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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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[1]
Avrei dovuto usare "protagonisti"?
[2]
Secondo me si può usare il singolare, come senso astratto.
[3]
saluti
[4]
linguista scrive:
[5]
27 settembre 2011 alle 09:12
[6]
Sono d'accordo con lei.
[7]
Alessandro Aresti
[8]
Valeria scrive:
[9]
27 settembre 2011 alle 09:29
[10]
Gentile Linguista
[11]
nel tema in classe post-vacanziero ho utilizzato all'interno di un colloquio trascritto l'aferesi di "aspetta": 'spe (con apostrofo) un attimo, era l'affermazione. Mi è stato corretto con rimozione dell'apostrofo, più l'aggiunta dell'accentazione grave sulla "e", seguita poi dall'apostrofo. La correzione è esatta o la forma da me usata inizialmente è preferibile?
[12]
linguista scrive:
[13]
27 settembre 2011 alle 10:14
[14]
Nella prassi scrittoria comune l'aferesi è segnalata dall'apostrofo, ma può anche non essere segnalata da alcun segno interpuntivo.
[15]
Nel troncamento, a queste due soluzioni se ne aggiunge una terza: l'uso dell'accento sulla vocale finale.
[16]
La diversità delle soluzioni, nella resa grafica di fenomeni fonetici che si producono in genere nella catena parlata, è dovuta all'assenza di istruzioni precise da parte della norma.
[17]
Di volta in volta ci si deve affidare agli usi invalsi: un po', 'ndo vai?, aspè (ma anche aspe'), ecc.
[18]
Alessandro Aresti
[19]
Fausto Raso scrive:
[20]
27 settembre 2011 alle 14:20
[21]
Forse è il caso di aggiungere - alla risposta di Aresti - che l'aferesi e il troncamento non sono la stessa cosa.
[22]
L'aferesi è la caduta di una lettera o di una sillaba all'inizio di una parola; il troncamento è la caduta dell'ultima vocale o dell'ultima sillaba alla fine di una parola.
[23]
linguista scrive:
[24]
27 settembre 2011 alle 17:41
[25]
Forse.
[26]
Nel caso in cui l'utente abbia evinto dalla mia risposta che aferesi e troncamento sono la stessa cosa o non abbia dissipato i propri dubbi (ma ne dubito - anche rileggendo ciò che ho scritto -, se non altro per l'assenza di nuovi quesiti chiarificatori), ringrazio lo scrupoloso Fausto Raso per il suo contributo.
[27]
Alessandro Aresti
[28]
Arno scrive:
[29]
28 settembre 2011 alle 20:59
[30]
IN stazione o ALLA stazione?
[31]
Come e` corretto?
[32]
Grazie.
[33]
linguista scrive:
[34]
29 settembre 2011 alle 11:35
[35]
Anche se nell'uso corrente risultano intercambiabili, la scelta migliore dipenderà dal contesto e, quindi, dal verbo che precede l'espressione.
[36]
Per esempio, con il verbo entrare sarà più opportuno usare la preposizione in, mentre con il verbo andare sarà giusto usare la preposizione articolata alla.
[37]
Anna Colia
[38]
Lorenzo scrive:
[39]
29 settembre 2011 alle 20:48
[40]
Salve.
[41]
Avrei due dubbi di italiano.
[42]
Intanto volevo sapere se effettivamente esiste il verbo "bavazzare": è contenuto nel testo di una canzone del 1933, ma da una rapida ricerca su Google compare solamente .
[43]
L'altro dubbio: è corretto dire "Uno degli aspetti più interessanti e rilevanti che si è venuto a generare" oppure "Uno degli aspetti più interessanti e rilevanti che si son venuti a generare"?
[44]
Mi verrebbe da dire la seconda opzione, ma ritengo che il soggetto della frase sia "uno".
[45]
Grazie in anticipo della risposta.
[46]
linguista scrive:
[47]
30 settembre 2011 alle 10:09
[48]
La ricerca di bavazzare su Google, come lei osserva, fornisce come sola attestazione l'occorrenza che compare in una canzone del 1933 di Rodolfo de Angelis, intitolata "Ma cos'è questa crisi?".
[49]
In realtà il motivetto, tristemente attuale, riporta gavazzare , parola che può trovare in un qualsiasi dizionario dell'uso e che vuol dire 'godere, lasciarsi andare al divertimento'.
[50]
In effetti il De Angelis usa questo vocabolo in riferimento a un giocatore d'azzardo, dedito alla frequentazione di casinò e sale da giochi; il cantante suggerisce al giovanotto: "lasci stare il gavazzare, cerchi un po' di lavorare".
[51]
Il bavazzare cui lei accenna è quindi un errore di trascrizione, difficile dire se dovuto a un'errata digitazione o a una sorta di lectio facilior, in base alla quale chi copia o trascrive un testo sostituisce una parola che non conosce con un'altra che gli sembra più plausibile (e che riconduce a una famiglia lessicale d'uso più comune).
[52]
Bavazzare è quindi parola inesistente, nata per un errore che la rete ha poi moltiplicato.
[53]
Passando al suo secondo dubbio, va detto che entrambe le frasi sono corrette: se opto per una relativa con verbo al singolare (che si è venuto a creare), riferisco la qualità espressa dalla subordinata all'antecedente uno; se invece uso la relativa con verbo al plurale, estendo la proprietà "essere interessante" anche agli altri aspetti.
[54]
Di norma la relativa e l'antecedente (cioè il nome a cui si riferisce) dovrebbero essere a contatto, cioè vicini.
[55]
Tuttavia nella frase che lei cita il complemento partitivo non disturba la relativizzazione, perché è una determinazione dell'antecedente uno e forma con esso un unico sintagma, al quale la relativa aggiunge un'ulteriore determinazione.
[56]
Se lei quindi ha bisogno di dire che un aspetto in particolare si è venuto a generare, accordi pure la relativa a uno.
[57]
Mi permetta infine un consiglio: forse sarebbe meglio sostituire la perifrasi venire a generarsi (grammaticalmente corretta, ma forse un po' "pesante") con emergere od originarsi (uno degli aspetti più interessanti e rilevanti che è emerso / che si è originato).
[58]
Elisa De Roberto
[59]
Enrico Casti scrive:
[60]
30 settembre 2011 alle 11:37
[61]
Buongiorno.
[62]
Vorrei sapere se è giusto o sbagliato concordare il participio nell'infinito passato.
[63]
Nel caso specifico : "ricordo di averne avuto due" o "di averne avute due".
[64]
Grazie mille
[65]
linguista scrive:
[66]
30 settembre 2011 alle 13:16
[67]
Quando il participio è preceduto da un pronome oggetto o, come in questo caso, partitivo viene accordato al complemento oggetto o al nome cui si riferisce il ne partitivo: quindi nella frase (di monete) ricordo di averne avute due, l'accordo è certamente corretto.
[68]
Nel caso in cui l'antecedente del pronome ne partitivo e il complemento oggetto non presentino lo stesso genere o numero, si hanno tre possibilità: di aranciata, ricordo di averne bevuta due litri / di aranciata, ricordo di averne bevuto due litri / di aranciata, ricordo di averne bevuti due litri.
[69]
Non so bene però a che cosa si riferisca quel ne nelle frasi che lei propone: se infatti ne rimanda a un altro tipo di complemento indiretto (ad esempio di argomento o specificazione) "(della mostra) ricordo di averne avuto impressioni contrastanti", non si segnala l'accordo con il nome a cui ne si riferisce (non *ricordo di averne avuta impressioni contrastanti, ma ricordo di averne avuto impressioni contrastanti).
[70]
Elisa De Roberto
[71]
paolo scrive:
[72]
30 settembre 2011 alle 15:28
[73]
Durante uno scambio di messaggi con un interlocutore, non so perchè, ho risposto:"...ma sono altrettanto sicuro che... ne vale la pena!
[74]
".
[75]
Si può dire anche così?
[76]
(Avrei dovuto dire "che ne valga la pena"!)
[77]
linguista scrive:
[78]
30 settembre 2011 alle 16:25
[79]
I verbi e le espressioni di opinione richiedono la costruzione con il congiuntivo.
[80]
L'uso dell'indicativo al posto del congiuntivo in questi casi è molto comune, ma andrebbe limitato al parlato e allo scritto informale.
[81]
Fabio Ruggiano
[82]
Rossana nesi scrive:
[83]
30 settembre 2011 alle 18:22
[84]
Vorrei sapere in analisi grammaticale se i nomi rigurdanti la misura del tempo ( secolo, anno ...)
[85]
sono da considerarsi astratti o concreti.
[86]
Grazie
[87]
linguista scrive:
[88]
30 settembre 2011 alle 19:51
[89]
Questi nomi possono essere considerati concreti, in quanto i loro designati si possono misurare con strumenti come orologi o simili, quindi sono in qualche modo percepibili dai sensi.
[90]
L'attribuzione della qualità "astratto" o "concreto" ad un nome (ma ovviamente non è il nome, ma l'oggetto che il nome designa, ad essere inquadrato in una delle due categorie) è, comunque, spesso dubbia, perché questa dicotomia risulta troppo rigida per abbracciare tutta la gamma degli oggetti che si possono designare con nomi.
[91]
Fabio Ruggiano
[92]
Enrico Casti scrive:
[93]
30 settembre 2011 alle 23:44
[94]
La frase esatta è: "...ognuno a turno racconta una storia del terrore. Un certo Douglas, dopo averne sentito/a una riguardante...".
[95]
Posto che, se lei me lo conferma, tutt'e due le opzioni sono possibili e corrette, qual'è quella preferibile?
[96]
Io propendo per "averne sentito" e, se non ricordo male, il Prof.
[97]
Arcangeli diceva lo stesso.
[98]
Grazie ancora
[99]
linguista scrive:
[100]
1 ottobre 2011 alle 16:18

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