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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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[1]
linguista scrive:
[2]
30 marzo 2012 alle 14:11
[3]
È preferibile usare la virgola.
[4]
Rocco Luigi Nichil
[5]
John scrive:
[6]
30 marzo 2012 alle 14:21
[7]
Al Senato parve la domanda di costui temeraria; nondimeno, ei, pensando, che s' ella se gli negasse e nel popolo si fusse dipoi saputa la sua chiesta, che non ne nascesse qualche tumulto, invidia e mal grado contro all'ordine senatorio, gliene concessono: volendo più tosto mettere a pericolo tutti coloro che lo seguitassono, che fare surgere nuovi sdegni nel popolo; sapendo quanto simile partito fusse per essere accetto, e quanto fusse difficile il dissuaderlo.
[8]
(Niccolò Machiavelli, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio)
[9]
Ho tentato di analizzare sintatticamente una parte di questo brano, ossia:
[10]
pensando che (subordinata implicita di grado)
[11]
s’ella se gli negasse (subordinata di grado)
[12]
e nel popolo si fusse dipoi saputa la sua chiesta (coordinata alla sub. di ) grado
[13]
che non ne nascesse qualche tumulto, invidia e mal grado contro all’ordine senatorio subordinata di grado)
[14]
ei gliene concessono (principale)
[15]
Mi chiedo:
[16]
(1) è possibile che "pensando" significhi "temendo" (dal latino) nella lingua italiana del Cinquecento?
[17]
(2) qual è l'apodosi della subordinata di grado?
[18]
Potreste farne una parafrasi?
[19]
Grazie infinite per l'aiuto.
[20]
John
[21]
linguista scrive:
[22]
30 marzo 2012 alle 15:12
[23]
Per quanto riguarda la prima domanda, la risposta è, in linea di massima, affermativa.
[24]
Bisogna comunque tenere presente che la semantica di 'pensare' ha sempre contenuto in (per influenza del latino, come da lei giustamente sottolineato) il riferimento potenziale al dubbio, all'incertezza, pur non concretizzandosi mai in un significato autonomo.
[25]
Potremmo dire che il riferimento al dubbio, pur presente, resti nella maggioranza dei casi implicito nell'attività del pensiero; questa situazione semantica è ben presente all'italiano antico, che spesso infatti utlizzava in coppia (e spesso al gerundio: "pensando e temendo") i verbi 'pensare' e 'temere', in modo che il secondo specificasse di da ogni dubbio il valore di incertezza del primo, avvertito come solo implicito.
[26]
L'apodosi della subordinata ipotetica ("se egli se gli negasse...") è rappresentata dalla frase "che non ne nascesse qualche tumulto".
[27]
La difficoltà di individuarla come tale per un parlante italiano moderno è data dal "che" introduttivo, possibile in questi casi nell'italiano antico: diciamo che la ripetizione del "che" serve a riprendere il discorso in modo inequivocabile, sottolineando la dipendenza della frase dalla subordinata di primo grado.
[28]
Una possibile parafrasi del suo brano potrebbe perciò essere:
[29]
"Ciò nonostante [il Senato], temendo che scoppiasse qualche sommossa in odio ai senatori se le si fosse opposto un rifiuto [alla domanda] e si fosse poi conosciuto tra il popolo il contenuto della sua richiesta, gli diede una risposta affermativa".
[30]
Marco Paciucci
[31]
Ame scrive:
[32]
1 aprile 2012 alle 09:47
[33]
Come analizzare.
[34]
Sono capace di volare in analisi periodo.
[35]
Controllate se ho chiuso la porta.
[36]
Ame scrive:
[37]
1 aprile 2012 alle 10:06
[38]
Permetti che ti dica una cosa.
[39]
In analisi periodo e 1 unica prop.?
[40]
Ame scrive:
[41]
1 aprile 2012 alle 11:11
[42]
Sono capace di volare , di volare e oggettiva, ma non puo esser conseguenza Dell essere capace?
[43]
Sono indegno di stare con il re, di stare con il re e cosec, allora perche' non puo' essere consec anche di volare ?
[44]
linguista scrive:
[45]
1 aprile 2012 alle 13:07
[46]
Le subordinate degli esempi da lei proposti rientrano tutte nella categoria delle proposizioni completive; in controllate se ho chiuso la porta al verbo della principale segue un'interrogativa indiretta introdotta da se, mentre a tutte le altre frasi dipendenti si applica l'etichetta di proposizioni oggettive (anche in permetti che ti dica una cosa distinguiamo la principale permetti dall'oggettiva che ti dica una cosa).
[47]
Benché le frasi di questo tipo siano spesso passibili di interpretazioni alternative, non mi pare si ravvisino elementi per parlare di proposizioni consecutive.
[48]
Queste ultime indicano la conseguenza dell'azione o del fatto contenuto dalla reggente: ho tanta fame che mangerei un elefante intero; è così grasso che il suo peso e il suo numero telefonico coincidono.
[49]
Nel caso di sono capace di volare e di sono indegno di stare con il re può trarre in inganno il fatto che la subordinata appaia retta da un aggettivo.
[50]
Marco Maggiore
[51]
Riccardo scrive:
[52]
2 aprile 2012 alle 09:29
[53]
"Se sapessi che fossi stato gabbato resterei davvero male".
[54]
Mi chiedo se la frase con FOSSI STATO è corretta nel senso della anteriorità dello stato GABBATO prima del momento enunciativo del verbo SAPESSI.
[55]
Nell'esempio che faccio,credo, correggetemi se sbaglio, che il tempo dell'enunciazione sia il presente.
[56]
Il dubbio mi viene sempre quando devo individuare correttamente il momento dell'enunciazione da cui dipende la correlazione dei tempi.
[57]
Vi chiederei una delle vostre esaurienti spiegazioni.
[58]
linguista scrive:
[59]
2 aprile 2012 alle 09:44
[60]
Poiché c'è continuità di soggetto grammaticale è da preferirsi la soluzione implicita: se sapessi di essere stato gabbato...
[61]
Francesco Bianco
[62]
John scrive:
[63]
2 aprile 2012 alle 10:28
[64]
Egregio prof.
[65]
Paciucci,
[66]
la sua risposta è davvero illuminante e chiarissima.
[67]
Approfitto della sua cortesia e competenza per fugare due ulteriori dubbi.
[68]
Io credo che il "non" in "che non ne nascesse qualche tumulto", sia necessario e non pleonastico.
[69]
Sbaglio?
[70]
E ancora: del brano in questione, ho fatto una parafrasi che è la seguente:
[71]
tuttavia, pensando che se (esso / il Senato) vi si fosse opposto e il popolo ne fosse venuto a conoscenza, affinché (il rifiuto) non provocasse qualche tumulto, invidia e disapprovazione nei confronti del Senato, esso (il Senato) l’accettò.
[72]
Qui, mi si è fatto notare, manca l'apodosi di "se vi si fosse opposto" e, riflettendoci, credo che sia vero.
[73]
Ma per quale motivo il secondo "che" non potrebbe corrispondere ad "affinché"?
[74]
Che cosa non funziona nella mia parafrasi?
[75]
Spero di essere stato chiaro.
[76]
Non so come adeguatamente ringraziarla.
[77]
John
[78]
Paolo scrive:
[79]
2 aprile 2012 alle 10:46
[80]
Buon giorno agli amici del Linguista e buon inizio di settimana.
[81]
Vorrei chiedervi, come sempre, un parere su alcune frasi.
[82]
1) "Il farmaco XY è un aiuto concreto per il tumore al seno, al colon, alla prostata".
[83]
2) "Il farmaco XY è un aiuto concreto per il tumore al seno, quello al colon, quello alla prostata".
[84]
3) 2) "Il farmaco XY è un aiuto concreto per i tumori al seno, al colon, alla prostata".
[85]
Quali sono corrette sia da un punto di vista grammaticale sia da un punto di vista dello stile?
[86]
Grazie come sempre, saluti
[87]
Paolo
[88]
linguista scrive:
[89]
2 aprile 2012 alle 10:55
[90]
Il "non" nella frase da lei citata rimanda direttamente, in questo caso, alla costruzione latina del verbo timeo (timeo ne = 'temo che...', con valore affermativo: timeo ne venias = 'temo che tu venga'; la forma negativa era introdotta da ne non: timeo ne non venias = 'temo che tu NON venga'); ferma restando la valutazione che le ho già esposto sulla semantica generale di "pensare", quindi, non si può dire che l'uso di "non" sia necessario (nel senso che esprima effettivamente un valore di negazione), ma piuttosto che rappresenti il relitto grammaticale di un costrutto latino, che l'italiano di Machiavelli riproduce fedelmente di da una vera necessità di significato, per pure ragioni di eleganza formale (una prosa che ricordi anche nella forma il latino era considerata più raffinata e colta).
[91]
A mio parere, il punto debole della sua parafrasi (del tutto corretta per il resto) risiede proprio nell'intenzione di voler "salvare" la sfumatura negativa della frase incriminata: questo l'ha effettivamente portata a rendere con 'affinché' il "che" iniziale della frase, eliminando di fatto l'apodosi dell'ipotetica precedente e lasciando in sospeso tutto il periodo.
[92]
Come le dicevo in precedenza, il secondo "che" del suo brano ha un valore di rinforzo nella correlazione subordinante della frase rispetto alla subordinata introdotta da "pensando": riprende la correlazione già espressa sottolineando la dipendenza, ma non ha nessun valore finale, compatibile con l'uso di "affinché".
[93]
Marco Paciucci
[94]
John scrive:
[95]
2 aprile 2012 alle 11:15
[96]
Prof.
[97]
Paciucci,
[98]
grazie per la risposta, davvero chiarissima e convincente.
[99]
John
[100]
linguista scrive:

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