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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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[1]
6 marzo 2012 alle 13:37
[2]
La distinzione è sottile (perché in fondo partecipa di entrambe le due nature, verbale e aggettivale), ma a me pare che in questo caso il pendolo oscilli decisamente più verso un valore verbale.
[3]
Alessandro Aresti
[4]
Costanza scrive:
[5]
6 marzo 2012 alle 17:46
[6]
Come ci si comporta davanti ad un'insegnante di lettere di un liceo scientifico ke sostiene ke il passato prossimo del verbo splendere è "io ho spleso" ?
[7]
Grazie
[8]
Costanza scrive:
[9]
6 marzo 2012 alle 19:17
[10]
Chiedo umilmente scusa per aver scritto "ke" al posto di "che".
[11]
Influenze dei miei quattro figli!
[12]
Costanza
[13]
linguista scrive:
[14]
6 marzo 2012 alle 20:15
[15]
Magari si può segnalare all'insegnante l'esistenza di questa rubrica, in cui la questione del participio passato del verbo splendere - che ricordo essere difettivo del participio passato e dei tempi composti - è stata più volte affrontata, ricordando fra l'altro l'esistenza nel passato di un ormai disusato participio splenduto (e non *spleso).
[16]
Quanto alla k, scuse accettate!
[17]
Il suo commento dimostra che è perfettamente consapevole dei registri e degli ambiti d'uso di queste scritture rapide e meno controllate, ma è bene ricordare che quando si scrive è sempre importante prestare la massima attenzione.
[18]
Francesco Lucioli
[19]
Luca scrive:
[20]
7 marzo 2012 alle 07:56
[21]
Nella frase: "Devi fare un massimo di 10 giri", nell'analisi logica tradizionale, "un massimo" è complemento oggetto e "di dieci giri" complemento di quantità più attributo? grazie
[22]
linguista scrive:
[23]
7 marzo 2012 alle 10:58
[24]
, è corretto; quanto a "di dieci giri" si può parlare estensivamente di complemento di misura o quantità.
[25]
Francesco Lucioli
[26]
Riccardo scrive:
[27]
7 marzo 2012 alle 11:27
[28]
Buongiorno a tutti.
[29]
Sono in dubbio sull'uso o meno del congiuntivo nella seguente frase: " E' indubbio che Maria SIA intelligente, non ho mai pensato il contrario" Mi chiedo se anche in presenza di un verbo impersonale, come credo, ma dove il soggetto indica assoluta certezza di giudizio, sia ancora necessario il congiuntivo e non l'indicativo.
[30]
Grazie per la preziosa disponibilità
[31]
linguista scrive:
[32]
7 marzo 2012 alle 11:40
[33]
Concettualmente ha ragione, ma vediamo di analizzare la frase in un altro modo: "è indubbio che Maria sia intelligente" si può sciogliere come "non ci sono dubbi che Maria sia intelligente".
[34]
Da questa prospettiva è chiaro che la frase reggente ("non ci sono dubbi") è una frase negativa: quando la proposizione subordinata soggettiva ("che Maria è intelligente") è retta da una reggente negativa, la subordinata va al congiuntivo ("che Maria sia intelligente"), a prescindere dal grado di certezza o incertezza della frase.
[35]
Francesco Lucioli
[36]
Riccardo scrive:
[37]
7 marzo 2012 alle 12:19
[38]
Prof.
[39]
Lucioli,
[40]
la ringrazio per la sua risposta chiarissima e rapida.
[41]
Che altro aggiungere, siete davvero bravi.
[42]
Ancora tanti complimenti di cuore.
[43]
Sergio scrive:
[44]
8 marzo 2012 alle 08:57
[45]
Se scrivo: "Devi dirmi si", chiaramente non c'è differenza rispetto a "di si" pleonastico, ma che tipo di complemento è secondo l'analisi logica "si"?
[46]
linguista scrive:
[47]
8 marzo 2012 alle 09:10
[48]
Nell’espressione «ti dico » l’avverbio affermativo svolge la funzione di un complemento oggetto, dal momento che esprime un atto linguistico concreto.
[49]
È come se ci trovassimo di fronte a un discorso diretto, per cui la frase potrebbe essere reinterpretata così: «ti dico: ».
[50]
Diverso il caso dell’altra espressione presa in esame, «ti dico di », in cui non c’è questa resa mimetica della risposta, ma la normale reggenza del verbo «dire» con gli avverbi olofrastici (che cioè sostituiscono un’intera frase interpretando l’interrogativa come vera o falsa) «» e «no».
[51]
Alessandro Di Candia
[52]
carla scrive:
[53]
8 marzo 2012 alle 10:56
[54]
Scusate l’ignoranza..
[55]
è scorretto dire:
[56]
- mi chiedo cosa spinge Gigi a comportarsi in questo modo.
[57]
o sarebbe meglio dire:
[58]
- mi chiedo cosa spinga Gigi a comportarsi in questo modo.
[59]
o sono entrambi corrette?
[60]
grazie
[61]
carla scrive:
[62]
8 marzo 2012 alle 10:59
[63]
volevo scrivere.. entrambe corrette, scusate.
[64]
linguista scrive:
[65]
8 marzo 2012 alle 11:41
[66]
Con i verbi d'opinione è opportuno adoperare il congiuntivo (anche se è sempre più diffuso, in quest'àmbito, l'uso dell'indicativo).
[67]
Quindi: "mi chiedo cosa spinga Gigi a comportarsi in questo modo".
[68]
Rocco Luigi Nichil
[69]
rosa scrive:
[70]
8 marzo 2012 alle 11:56
[71]
Mia figlia si chiama Mariacristina (tutto attaccato) ; il nome viene abbreviato in questo modo: M.
[72]
Cristina ma è corretto?
[73]
Io credo che così abbreviato andrebbe bene se il nome fosse Maria Cristina.
[74]
E’ cosi’?
[75]
Grazie
[76]
Rossella Terrini
[77]
linguista scrive:
[78]
8 marzo 2012 alle 12:10
[79]
Ha ragione: il nome Mariacristina è un’unità, dal punto di vista grafico, per cui non può essere abbreviato, scorporandolo, in M.
[80]
Cristina.
[81]
Alessandro Di Candia
[82]
Marco scrive:
[83]
8 marzo 2012 alle 13:21
[84]
Leggevo in un libro la frase "c'andiamo", ma si può scrivere, è accettabile?
[85]
linguista scrive:
[86]
8 marzo 2012 alle 14:16
[87]
Sarebbe auspicabile evitare nella grafia l'elisione del pronome ci (che presuppone la pronuncia velare /kan'djamo/), sebbene essa non sia rara nell'uso e sembri sempre più in ascesa anche in àmbito giornalistico («Specie d' erba spontanea che distrattamente scostiamo quando andiamo per campi (se c' andiamo) senza sapere che è un cibo medicina, un probiotico naturale che alimenta la flora batterica da mangiare gratinato o in insalata», Antonella Gaeta, la Repubblica, 25.6.2010, p. 17, sezione Bari; pensi ancora all'espressione "che ci azzecca" erroneamente resa nella grafia con "che c'azzecca").
[88]
Il grafema C (ma lo stesso può dirsi anche per G) ha suono velare davanti a qualunque grafema, che non sia E ed I, che dal punto di vista fonetico hanno suono palatale (non mi dilungherò sul valore diacritico della lettera I, che serve a variare il suono di C e G, pur non avendo alcuna realizzazione fonica).
[89]
L'elisione del pronome o dell'avverbio ci è quindi possibile solo davanti ai grafemi E e I (o a grafemi stranieri che abbiano suono palatale): ci era (foneticamente [?i'?ra]) passa a c'era (['??ra]), ma ci ara ([?i'ara] non può elidersi in *c'ara, la cui resa fonetica sarebbe, più meno, la stessa dell'aggettivo cara (['kara]).
[90]
Rocco Luigi Nichil
[91]
Costanza scrive:
[92]
8 marzo 2012 alle 14:25
[93]
Buonasera a tutti e un grande grazie x questo sito interessantissimo, da me scoperto solo qualche giorno fa.
[94]
Uno dei miei quattro figli,Teo, in quinta elementare, mentre esegue le divisioni, si ostina a dire :<> perché la maestra dice così.
[95]
Gli ho spiegato che il verbo scendere é transitivo solo per scendere le scale.
[96]
Mi sbaglio?
[97]
Peró gli ho anche insegnato che deve fare ció che dice la maestra...
[98]
Aiuto!!
[99]
Grazie
[100]
Costanza scrive:

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