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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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[1]
Ho preso il seguente periodo da un articolo di oggi di un quotidiano in cui mi sembra che il verbo in maiuscolo (SAREBBE) sia stato usato con l'ausiliare sbagliato.
[2]
"La prima conseguenza prevedibile consiste nella difficoltà/impossibilità da parte degli esperti di redigere un rapporto di valutazione, che SAREBBE dovuto essere inviato in bozza alla Santa Sede ai primi di marzo 2012, a fronte di un quadro normativo completamente innovato".
[3]
Riporto integralmente la sapiente spiegazione del prof.
[4]
Aresti:
[5]
"12 aprile 2011 alle 09:22
[6]
Tendenzialmente, l’ausiliare di un verbo servile è lo stesso del verbo retto: ho mangiato, quindi ho dovuto mangiare; sono partito, quindi sono dovuto partire.
[7]
Tuttavia:
[8]
a) se l’infinito è un verbo intransitivo, il verbo reggente può costruirsi anche con avere: non aveva più dovuto ritornare.
[9]
b) se l’infinito è essere, l’ausiliare del verbo reggente è avere: avrebbe dovuto essere qui un’ora fa.
[10]
c) se l’infinito è passivo, l’ausiliare del verbo reggente è quello proprio dei verbi transitivi, cioè avere: Marco ha dovuto essere impiegato nei lavori più umili.
[11]
Alessandro Aresti ".
[12]
Ho ragione leggendo alla lettera C) del suo intervento a dire che è sbagliato l'uso del suddetto ausiliare?
[13]
Vi ringrazio di cuore per il nobilissimo servizio che regalate alla nostra bellissima lingua.
[14]
linguista scrive:
[15]
16 febbraio 2012 alle 20:21
[16]
Ha certamente ragione.
[17]
La ringrazio per le parole di stima a nome di tutta la redazione.
[18]
Alessandro Aresti
[19]
antonio (quello della prosopopea) scrive:
[20]
16 febbraio 2012 alle 22:43
[21]
Più leggo codesta pagina più mi rendo conto quanto io sia ignorante, giammai bramerei nel profondar nell'abbisso dell'ignoranza, lungi da me a non voler migliorar ma, ahimè, trovo molto difficile imparare senza aver avuto un continuo metodo di studio però riesco a capire quanto sia importante e un ''diritto'' a saper usare il congiuntivo e quant'altro.
[22]
Scusate il mio sfogo, ma è necessario che io esterni la mia rabbia di non aver continuato gli studi anzi, considerando che sono arrivato in prima media, dico pure scuola.
[23]
Devo fare sfoggio di un improvero a coloro che, in ambito docente, non riescono ad intuire chi possa avere il ''talento'' di studiare e a chi farlo cuocere nell'ignoranza...
[24]
In poche parole, voglio dire: non hanno dato fiducia di poter continuare la scuola.
[25]
Bene, finisco questo suddetto tedio per arrivare a conclusione di rinnovarmi nuovamente i miei sinceri congratulazione per il vostro immenso lavoro.
[26]
Per me, la lingua italiana è un'arte.
[27]
Per dare attinenza a questa pagina vi chiedo un piccolo favore, foss'anche ripetitivo, di scrivere un concetto su cui la parola''prosopopea'' è compresa; oltretutto non capisco perchè questa parola (a me suona aulica) debba avere due significati.
[28]
antonio (quello della prosopopea) scrive:
[29]
16 febbraio 2012 alle 22:49
[30]
Ah,dimenticavo.
[31]
Potreste linkarmi qualcosa su cui poter studiare per imparare un corretto italiano anche usando parole desuete?
[32]
Grazie e buon lavoro a tutti
[33]
linguista scrive:
[34]
17 febbraio 2012 alle 00:43
[35]
La parola "prosopopea" discende da un composto greco che contiene al suo interno un termine equivalente al nostro "volto"; quando quel volto si atteggia a gravità e presunzione non è più il volto di una semplice persona ma quello di una persona tutta compresa di .
[36]
Per le parole "desuete" consiglio di andare su http://paroledesuete.wordpress.com o su http://dizionarioparoleperdute.splinder.com.
[37]
Massimo Arcangeli
[38]
Arno scrive:
[39]
17 febbraio 2012 alle 13:57
[40]
Salve!
[41]
Volevo sapere se c`è differenza fra le frasi "Pietro racconta di aver passato le vacanze in campagna" e "Pietro racconta che ha passato le vacanze in campagna".
[42]
Se non c`è nessuna differenza allora quale frase è più corretta?
[43]
Grazie.
[44]
linguista scrive:
[45]
17 febbraio 2012 alle 14:32
[46]
Non ci sono differenze semantiche tra le due frasi: il significato è lo stesso.
[47]
Tuttavia, quando il soggetto della subordinata completiva coincide con quello della principale si preferisce optare per la forma implicita, cioè dotata di infinito.
[48]
In questo modo infatti la struttura frasale risulta più leggera: la forma verbale finita della subordinata presenterebbe le stesse marche di persona e numero rispetto al verbo della principale.
[49]
Mediante l'uso dell'infinito si evita di ripetere informazioni morfosintattiche già espresse.
[50]
Elisa De Roberto
[51]
Arno scrive:
[52]
17 febbraio 2012 alle 14:33
[53]
Cara Prof.
[54]
De Roberto, La ringrazio della Sua cortese ed esauriente risposta.
[55]
Cordiali saluti dalla Lituania!
[56]
Arno (Arnoldas).
[57]
Tiziana scrive:
[58]
17 febbraio 2012 alle 20:07
[59]
Buongiorno,
[60]
due dubbi linguistici.
[61]
Il formaggio prodotto "dal caseificio" è complemento d'agente o di causa efficiente?
[62]
I partecipanti "alla manifestazione" è complemento di termine o di luogo?
[63]
Grazie mille
[64]
Tiziana
[65]
linguista scrive:
[66]
17 febbraio 2012 alle 20:08
[67]
1) [formaggio prodotto] dal caseificio è da considerarsi complemento d'agente, in quanto caseificio qui sta per 'le persone che lavorano nel caseificio'.
[68]
C'è uno spostamento di significato lungo l'asse della contiguità (quella che, in retorica, è chiamata metonimia): si usa la parola che designa il luogo di lavoro per riferirsi alle persone che vi lavorano;
[69]
2) [i partecipanti] alla manifestazione è complemento di termine.
[70]
Francesco Bianco
[71]
Nicolas scrive:
[72]
17 febbraio 2012 alle 20:33
[73]
Salve,
[74]
avrei un dubbio riguardante un determinato utilizzo dei segni di interpunzione.
[75]
E' piu' corretto scrivere: Mario disse,riferendosi a me,:"Ha i capelli scuri",o scrivere: Mario disse, riferendosi a me:"Ha i capelli scuri"?
[76]
Molte grazie
[77]
linguista scrive:
[78]
17 febbraio 2012 alle 20:34
[79]
Mario disse, riferendosi a me: «Ha i capelli scuri».
[80]
Francesco Bianco
[81]
Paolo scrive:
[82]
18 febbraio 2012 alle 09:49
[83]
Buongiorno prof.
[84]
Nichil, ritornando su questo commento http://linguista.blogautore.repubblica.it/2011/08/19/dubbi-sullitaliano-risponde-il-linguista3/comment-page-14/#comment-14500, ho letto che quando l'aggettivo precede la concordanza si fa con il sostantivo più vicino.
[85]
Quindi avrei potuto dire anche: "Era legato a lui da profonde stima e affetto"?
[86]
Non so, mi sembra macchinoso, così come macchinoso mi sembra il fatto di considerare gli esempi "accettabili" e non "corretti".
[87]
Mi spiego meglio: non riesco a capire come formare la frase, ecco.
[88]
Per ovviare conviene, secondo lei, sempre posporre l'aggettivo accompagnatorio (e quindi eliminare ogni dubbio)?
[89]
Saluti
[90]
Paolo
[91]
Paolo scrive:
[92]
18 febbraio 2012 alle 09:51
[93]
Oltre ovviamente all'esempio 4, forse il più indicato in questo caso.
[94]
linguista scrive:
[95]
18 febbraio 2012 alle 14:42
[96]
Nel sito http://grammatica-italiana.dossier.net, leggo: «Quando l'aggettivo precede, la concordanza si fa sempre con il sostantivo più vicino: bellissime case e palazzi; immensi boschi e foreste».
[97]
Gli autori, in realtà, citano alla lettera il volume Grammatica italiana descrittiva su basi storiche e psicologiche di Moritz Regula e Josip Jerne (M?nchen, Francke, 1975 [2a ed.]): «Quando l'aggettivo precede, la concordanza si fa sempre col sostantivo più vicino: con infinita gioia e piacere; altissime grida e lamenti».
[98]
Come potrà vedere, tuttavia, nel primo caso, che mostra l'accordo dell'aggettivo con il genere femminile del primo sostantivo, i due nomi dell'esempio non solo sono astratti, ma costituiscono anche un'endiadi (figura retorica con cui si esprime un concetto per mezzo di due sostantivi coordinati).
[99]
Del resto, i nomi astratti, come lei ben saprà, hanno un particolare statuto grammaticale, sul quale non vorrei soffermarmi oltre.
[100]
La regola, mi rendo conto, risulta macchinosa (non così però la differenza fra esempi "accettabili" ed esempi "corretti", che rivendico).

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