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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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[1]
12 febbraio 2012 alle 19:43
[2]
Seguendo una partita di calcio, spesso si sente dire: "era fallo, era rigore", ma è corretto utilizzare l'imperfetto quando il fatto non è avvenuto, bensì solamente desiderato o sperato?
[3]
linguista scrive:
[4]
12 febbraio 2012 alle 23:30
[5]
Fino all'Ottocento forme di questo tipo erano accettate.
[6]
Poi la grammatica normativa le ha bandite; oggi, nello scritto o nel parlato sorvegliato (ma non è il caso, il più delle volte, delle chiacchiere sul calcio), è consigliabile usare il condizionale.
[7]
Nei suoi esempi, tuttavia, la frase può essere interpretata anche in senso fattuale: era fallo può significare l'azione era fallosa e non necessariamente l'arbitro avrebbe dovuto fischiare il fallo.
[8]
Idem per l'altro esempio, se con rigore si intende 'fallo da rigore'.
[9]
Francesco Bianco
[10]
Marco scrive:
[11]
13 febbraio 2012 alle 11:45
[12]
Cosa si intende di solito per "avverbiale", un aggettivo che ha valore di avverbio?
[13]
In una risposta, citate l'avverbiale "possibile".
[14]
Grazie
[15]
linguista scrive:
[16]
13 febbraio 2012 alle 13:48
[17]
Gli avverbiali sono elementi che, non facendo parte del nucleo della frase, la arricchiscono, espandendo il significato del verbo.
[18]
Sono avverbiali, per esempio, quasi tutti i complementi: di tempo, di luogo, di causa, di materia, di compagnia, etc.
[19]
Stesso dicasi per le proposizioni subordinate che codificano le stesse relazioni logico-semantiche: proposizioni temporali, proposizioni modali, proposizioni causali, etc.
[20]
Sono avverbiali, ovviamente, anche gli avverbi.
[21]
P. es.:
[22]
Ha nevicato lungamente/a lungo.
[23]
Ha nevicato per tutto il giorno.
[24]
Ha nevicato mentre ero in settimana bianca.
[25]
Il termine avverbiale è usato anche nell'ambito della formazione delle parole per definire un avverbio derivato da un'altra parola: per esempio, di un avverbio che deriva da un aggettivo (p. es. lentamente < lento), si dice che è un avverbiale deaggettivale.
[26]
Francesco Bianco
[27]
stefano scrive:
[28]
14 febbraio 2012 alle 17:42
[29]
Come nominare lo studio di giuscibernetica?
[30]
Giusciberneta?
[31]
stefano scrive:
[32]
14 febbraio 2012 alle 17:43
[33]
Chiedo scusa.
[34]
Lo STUDIOSO di giuscibernetica.
[35]
linguista scrive:
[36]
14 febbraio 2012 alle 19:19
[37]
Non ho trovato, nei vari dizionari consultati (Treccani online, GRADIT, GARZANTI 2009, Devoto-Oli 2010, Sabatini-Coletti 2007, Gabrielli online), alcun riferimento allo studioso di giuscibernetica ('scienza che si occupa di sistemare e catalogare le norme giuridiche avvalendosi degli elaboratori elettronici', GRADIT); aiuta in questo caso il ricorso a Google, che ad esempio non presenta alcun rimando per la stringa di testo "studioso di giuscibernetica", a fronte dei circa 7100 link suggeriti per la parola "giuscibernetica" (risultati simili presenta anche il portale Google Libri).
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Il referente risulta quindi privo di un significante specifico.
[39]
Piuttosto che giusciberneta, tuttavia, mi sentirei di consigliare la forma giuscibernetico, esemplata sulla coppia cibernetica ? cibernetico, che con valore aggettivale indica 'qualcosa relativo alla cibernetica', ma in funzione nominale designa lo 'studioso di cibernetica'.
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Rocco Luigi Nichil
[41]
Riccardo scrive:
[42]
15 febbraio 2012 alle 11:48
[43]
Buongiorno.
[44]
Provo a fare una richiesta: probabilmente avrete già risposto, e me ne scuso, tuttavia la ripropongo.
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Quali sono i complementi che si determinano utilizzando le seguenti preposizioni semplici: DI e DEL nella frase che segue?
[46]
" Il profumo DI cioccolato mi piace tanto, il profumo DEL cioccolato mi piace tanto".
[47]
Credo che ci sia una sfumatura di significato anche importante,ma non trovo nelle grammatiche consultate una spiegazione esauriente.
[48]
Vi ringrazio tanto per la vostra eccezionale preparazione.
[49]
Grazie
[50]
P.s. vi chiederei gentilmente di correggere la mia richiesta qualora ravvisaste in essa delle inesattezze sintattiche.
[51]
Mi piace tanto imparare da voi.
[52]
linguista scrive:
[53]
15 febbraio 2012 alle 12:05
[54]
Bisogna innanzi tutto chiarire che di è una preposizione semplice, mentre del una preposizione articolata (formata dalla preposizione semplice di + l'articolo determinativo il).
[55]
In entrambi i casi si ha un complemento di specificazione, ma nell'esempio con la preposizione semplice l'assenza dell'articolo determinativo suggerisce una maggiore indeterminatezza, rendendo il complemento di specificazione quasi simile ad un complemento di materia.
[56]
Francesco Lucioli
[57]
Paolo scrive:
[58]
15 febbraio 2012 alle 15:49
[59]
Buongiorno prof.
[60]
Nichil, quindi, in relazione a questo commento http://linguista.blogautore.repubblica.it/2011/08/19/dubbi-sullitaliano-risponde-il-linguista3/comment-page-14/#comment-14500, possiamo affermare che vadano bene (ovvero corrette) tutte?
[61]
Anche se quelle al singolare potrebbero nascondere qualche ambiguità?
[62]
Io sono propenso per la 2 e la 3.
[63]
Grazie come sempre, saluti
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Paolo
[65]
linguista scrive:
[66]
15 febbraio 2012 alle 20:45
[67]
Non possiamo affermare che siano tutte "corrette", ma che siano tutte "accettabili".
[68]
Certamente, come già ho avuto modo di scrivere, il primo esempio ("profonda stima e passione") rappresenta una sorta di deroga alla norma, di cui tuttavia non mancano esempi (pensi, pur in un altro contesto, a formule accademiche come "Lingua e letteratura francese", in cui manca l'accordo di numero fra aggettivo e nomi).
[69]
Come le ho detto, io opterei per la quarta soluzione proposta ("profonda stima e profondo affetto"), sebbene, a questo punto, la scelta rientri nel campo dello stile, piuttosto che in quello della grammatica.
[70]
Rocco Luigi Nichil
[71]
remo scrive:
[72]
15 febbraio 2012 alle 20:58
[73]
Esiste un termine per indicare qualcosa di proprio di una lingua straniera, senza avere contempo la connotazione nazionalistica che il termine "straniero": qualcosa tipo xenoglotto che però non esiste.
[74]
linguista scrive:
[75]
16 febbraio 2012 alle 00:52
[76]
In mancanza di un possibile contesto, temo di non aver ben capito la domanda.
[77]
Se volesse indicare "qualcosa di proprio di una lingua straniera" (come scrive), non le resterebbe che adoperare il relativo aggettivo (francese, inglese, swahili, ecc.).
[78]
Se volesse invece designare un elemento estraneo alla nostra lingua, potrebbe parlare di forestierismo nel lessico (anche qui, tuttavia, si potrebbe specificare l'origine, quindi francesismo, anglicismo, ispanismo, ecc.) o, in altri àmbiti, di xenografema (grafema che non appartiene al nostro sistema grafico), xenofonema (fonema non appartenente al nostro sistema fonologico), ecc.
[79]
In generale, invece, potremmo adoperare l'aggettivo allogeno (dal greco allogen?s di altra razza’) per qualcosa che 'appartiene ad altra stirpe o nazione' o per 'un cittadino, che in uno stato, appartiene ad un'etnia diversa dalla maggioranza della popolazione, che conserva le proprie caratteristiche e la propria autonomia culturale' (analogamente, in àmbito linguistico parleremo di alloglotto per indicare 'chi in uno stesso territorio parla o documenta una lingua diversa da quella ufficiale della maggioranza').
[80]
I dizionari non registrano il lemma xenoglotto, ma riportano la voce xenoglossia, sebbene con una semantica ben diversa rispetto a quella a cui lei allude: (TS) parapsicologia (comp. di xeno– e –glossia) 'fenomeno medianico consistente nell'esprimersi, in particolari circostanze, in una o più lingue che normalmente non si conoscono' (GRADIT).
[81]
Dagli esempi portati potrà vedere tuttavia come il riferimento all'altro, allo straniero, sia connaturato a tutti i termini citati, che sia il "forestiero" in forestierismo, lo "straniero" nel confisso –xeno– (che è il greco ksénos 'straniero, ospite'), o ancora il "diverso" in –allo– (cfr. gr. állos 'diverso, altro').
[82]
A questo proposito, potremmo ancora parlare di termini come barbaro e ospite, ma il nostro discorso dovrebbe allontanarsi, più di quanto non abbia già fatto, dall'àmbito linguistico, per toccare aspetti filosofici e morali propri della nostra storia culturale.
[83]
E certo non basterebbe questo blog.
[84]
Rocco Luigi Nichil
[85]
pippo scrive:
[86]
16 febbraio 2012 alle 01:02
[87]
cos'è in analisi logica: ce la farà
[88]
linguista scrive:
[89]
16 febbraio 2012 alle 01:05
[90]
In analisi logica 'ce la farà' è predicato verbale.
[91]
Deriva dal verbo procomplementare (costituito da particelle utili a dare un significato specifico rispetto a quello del verbo di base) farcela.
[92]
Anna Colia
[93]
remo scrive:
[94]
16 febbraio 2012 alle 13:43
[95]
Ha ragione il sig.
[96]
Nichil non ho fornito un contesto, diciamo che in una conversazione sulla pronuncia di un termine straniero avrei avuto bisogno di una parola in grado di chiarire il concetto che la pronuncia da lui perorata corretta ma non italiana, mentre io proponevo come corretta una pronuncia italianizzata (scorretta diciamo in un contesto madrelingua, ma non in una italiano).
[97]
E mi sono stupito di come non ci fosse un termine per designare il concetto di 'qualcosa che è proprio di una lingua' senza specificarne una in particolare, così come un termine per designare il concetto di 'qualcosa che non è proprio di quella lingua' senza, anche qui, doverne specificare una in particolare; è l'unica cosa che mi è venuta in mente per definire la sua pronuncia era "pronuncia xenoglotta".
[98]
Riccardo scrive:
[99]
16 febbraio 2012 alle 18:35
[100]
Buona sera.

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