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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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20 gennaio 2012 alle 22:21
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La locuzione congiuntiva "a meno che" vale 'eccetto che, salvo che'; logicamente ci aspetteremmo quindi "Stasera uscirò, a meno che (tranne che, salvo che) piova".
[3]
Tuttavia, la presenza della negazione nella frase "Stasera uscirò, a meno che non piova" (formula sicuramente maggioritaria nell'uso) presuppone la possibilità di "non uscire", nel caso "dovesse piovere", o di "uscire", nel caso "non dovesse piovere": "Stasera uscirò, a meno che non piova" ?
[4]
"se non pioverà, (allora) uscirò", "se pioverà, non uscirò".
[5]
In altre parole la frase "Stasera uscirò, a meno che non piova" vale "Stasera uscirò, se non piove" (ipotesi proiettata nel futuro).
[6]
Stia attento inoltre alla forma apocopata dell'aggettivo-pronome interrogativo quale, che andrà scritto qual (quindi "qual è [...]", non *"qual'è [...]").
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Rocco Luigi Nichil
[8]
Paola scrive:
[9]
20 gennaio 2012 alle 22:43
[10]
Buonasera, avrei una domanda da porre sulla giusta denominazione dei caratteri di scrittura: è corretto parlare di STAMPATO e di stampatello?
[11]
O si può parlare solo di STAMPATELLO MAIUSCOLO e stampatello minuscolo?
[12]
Il dizionario sembra escludere la prima opzione, ma molti libri per le scuole elementari la usano....
[13]
linguista scrive:
[14]
21 gennaio 2012 alle 01:59
[15]
Confesso di non aver mai incontrato la parola stampato con il significato di stampatello.
[16]
Se fossi in lei, continuerei senz'altro ad usare il termine stampatello ('carattere di scrittura manuale a lettere staccate che imita il carattere della stampa'), anche per evitare possibili sovrapposizioni semantiche con stampato, voce che designa (fra le altre cose) 'testi a stampa', non 'testi che imitano la stampa'.
[17]
Rocco Luigi Nichil
[18]
Nicoletta scrive:
[19]
21 gennaio 2012 alle 16:35
[20]
Buonasera.
[21]
E' corretta la frase seguente: "Mi ha detto che avrebbe letto il giornale, non appena ne avesse avuto il tempo" ?
[22]
Grazie
[23]
linguista scrive:
[24]
21 gennaio 2012 alle 17:04
[25]
, è corretta: Mi ha detto che avrebbe letto il giornale, non appena ne avesse avuto il tempo = Mi ha detto che avrebbe letto il giornale, non appena avesse avuto il tempo (di farlo).
[26]
Rocco Luigi Nichil
[27]
Sergio scrive:
[28]
21 gennaio 2012 alle 18:04
[29]
Ho notato che il Serianni nell'indicare il valore dei superlativi organici nell'esempio della sua grammatica scrive: "Il massimo direttore della banca d'Italia",attribuendo a "massimo" in questo caso solamente valore "assoluto".
[30]
Infatti specifica che il suo utilizzo è preferibile a "grandissimo".
[31]
Le grammatiche tradizionali non sempre seguono il significato dei dizionari?
[32]
linguista scrive:
[33]
21 gennaio 2012 alle 20:15
[34]
Serianni - come potrà notare - concorda in questo caso con il GRADIT, che alla voce massimo scrive:
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"1a agg. superl. di grande, il più grande, il più elevato (abbr. max.): la massima velocità consentita sull'autostrada, il livello m. raggiunto dall'acqua | il più esteso: la massima parte del terreno | che ha la maggior durata: la massima parte della giornata
[36]
1b agg. estens., che è al suo più alto grado di diffusione e di sviluppo: il periodo di m. splendore dell'Impero Romano | che ha rilevanza essenziale, fondamentale: un problema di massima importanza.
[37]
1c agg. fig., intensissimo, vivissimo, profondissimo: le usa la massima attenzione, la massima benevolenza; il m. sforzo, la massima applicazione allo studio, il m. amore, il m. sconforto
[38]
1d agg. che è il più elevato in una scala di valori: m. vantaggio, m. utile; ottenere il voto m.
[39]
1e agg. che è il più importante, il più famoso, il più eccelso: le massime autorità
[40]
[...]
[41]
SINONIMI: [...] assoluto (1), estremo (1), [...]".
[42]
Su questo posso risponderle, sul resto no: possibili accordi o disaccordi fra grammatici e lessicografi andrebbero analizzati volta per volta.
[43]
Del resto, com'è ovvio, ogni autore ha le proprie convinzioni e a queste si attiene.
[44]
Rocco Luigi Nichil
[45]
Sergio scrive:
[46]
21 gennaio 2012 alle 21:25
[47]
Cosa significa "uso particolarmente "marcato" dell'articolo determinativo" riferito alla formazione del superlativo relativo?
[48]
linguista scrive:
[49]
22 gennaio 2012 alle 17:24
[50]
Rileggiamo insieme il passo della Grammatica di Serianni (V 61), a cui lei fa riferimento:
[51]
«L'idea di 'totalità dei termini di riferimento' è conferita al superlativo da un uso particolarmente marcato dell'articolo, che svolge, in combinazione con esso, una funzione simile a quella di un pronome o aggettivo dimostrativo: "il più bravo" ('quello, di tutti, più bravo')».
[52]
Credo che l'esempio portato dall'autore renda piuttosto bene ciò che egli intende per "uso particolarmente marcato dell'articolo determinativo".
[53]
Rocco Luigi Nichil
[54]
Paolo scrive:
[55]
23 gennaio 2012 alle 14:00
[56]
Buonasera.
[57]
E' corretta la seguente espressione?:
[58]
"Penso che sia ingiusto offendersi l'un l'altro".
[59]
Grazie
[60]
linguista scrive:
[61]
23 gennaio 2012 alle 14:33
[62]
Direi che è un'espressione corretta.
[63]
Marcello Ravesi
[64]
Sergio scrive:
[65]
23 gennaio 2012 alle 14:52
[66]
Grazie per le risposte.
[67]
Vi chiedo una precisazione: il termine "marcato" in linguistica cosa significa?
[68]
Non è proprio quello che intende nell'esempio Serianni?
[69]
linguista scrive:
[70]
23 gennaio 2012 alle 15:36
[71]
Il termine "marcato" riveste più significati in linguistica.
[72]
Ad esempio, una frase può essere marcata:
[73]
- fonologicamente, quando possiede un andamento intonativo diverso da quello normale;
[74]
- sintatticamente, quando non è rispettato l'ordine basico dei costituenti;
[75]
- pragmaticamente, quando si evidenziano alcuni elementi piuttosto che altri.
[76]
«In senso stretto si dice marcato il termine di una coppia di fonemi che possiede una certa marca di correlazione: per esempio, in una coppia come /p/ e /b/ il secondo termine è marcato perché possiede la marca di sonorità. In un senso meno specifico, non marcato vuol dire meno informativo, più facilmente prevedibile. Per esempio, in italiano il genere maschile è meno marcato rispetto al femminile: espressioni come i miei figli, i miei fratelli, dal momento che ciascuna di esse può comprendere individui dei due sessi, sono meno specifiche rispetto a le mie figlie, le mie sorelle» (Maurizio Dardano, Pietro Trifone, Nuova grammatica della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1995 [Glossario, s.v. marcato /non marcato]).
[77]
Come potrà constatare, il termine "marcato" adoperato da Serianni nel passo citato (Grammatica, V 61) potrebbe essere ricondotto a quest'ultima accezione (che non è poi lontana dal significato comune dell'aggettivo, ovvero 'particolare, rilevato, accentuato', contro 'consueto, ordinario, normale').
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Rocco Luigi Nichil
[79]
Lisa scrive:
[80]
23 gennaio 2012 alle 15:50
[81]
Ho un dubbio che le grammatiche non riescono a risolvere, anzi, se possibile aumentano, circa le proposizioni incidentali.
[82]
Alcune grammatiche infatti considerano il verbo introduttivo del discorso diretto come proposizione incidentale, e riportano nella parte normativa come esempi frasi in cui il verbo è inserito all'interno del DD:
[83]
Sono stanco -disse Mario- di fare i compiti.
[84]
Negli esercizi a corredo della parte teorica è richiesto di individuare come proposizioni incidentali le frasi introduttive del DD anche nel caso in cui precedano o seguano le parole riportate:
[85]
Mario disse: - Sono stanco...
[86]
-Sono stanco ...
[87]
- disse Mario
[88]
Partendo dal presupposto che sia corretta quest'interpretazione di proposizione incidentale, come si analizza una frase di questo genere:
[89]
Mario chiuse i libri e disse: - Sono stanco di fare i compiti
[90]
in cui non c'è un semplice verbo introduttivo di DD ma un vero e proprio periodo?
[91]
grazie
[92]
linguista scrive:
[93]
23 gennaio 2012 alle 15:54
[94]
Il discorso diretto, il più delle volte, è accompagnato da un verbo del dire, o in forma incidentale (Sono stanco disse Mario di fare i compiti) o in sede introduttiva (Mario chiuse i libri e disse: Sono stanco di fare i compiti).
[95]
In quest’ultimo caso disse è una proposizione che sta in rapporto di coordinazione copulativa con la precedente: Mario chiuse i libri e (Mario) disse.
[96]
È evidente che al di della coordinazione Mario disse: Sono stanco ha lo stesso statuto sintattivo di ... e (Mario) disse: Sono stanco, vale a dire quello di una principale che introduce il DD servendosi dei due punti in funzione segmentatrice del discorso.
[97]
Si noti che la differenza fra Sono stanco disse Mario ... e Mario disse: Sono stanco è rimarcata anche dalla struttura topologica; infatti negli incisi con funzione didascalica, generalmente, il verbo precede il nome, poiché la sequenza abituale in italiano prevede l’ordine noto (= disse, verbo del dire, implicito nella presenza stessa di un discorso diretto) + nuovo (= Mario, ossia il nome del personaggio a cui va attribuita la battuta).
[98]
Marcello Ravesi
[99]
Marina scrive:
[100]
23 gennaio 2012 alle 16:37

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