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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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Marco Maggiore
[2]
Sergio scrive:
[3]
13 gennaio 2012 alle 10:34
[4]
La costruzione verbale: "fare fatica" es: faccio fatica a capire la situazione....
[5]
" corrisponde ad un verbo fraseologico oppure si tratta di verbo più complemento?
[6]
Invece la costruzione "farsi capire" per esempio "mi faccio capire da te" corrisponde ad un verbo pronominale "farsi" in unione ad un infinito?
[7]
linguista scrive:
[8]
13 gennaio 2012 alle 10:50
[9]
Entrambi i dubbi traggono spunto dalla fortissima polisemia del verbo italiano fare, che si presta a una grande varietà d'usi e ha largo impiego in locuzioni verbali.
[10]
Nell'ordine:
[11]
1) La locuzione verbale fare fatica è pressoché equivalente nell'uso al verbo intransitivo faticare, nell'accezione 'incontrare difficoltà (nel fare qualcosa)' (faccio fatica a crederti = fatico a crederti).
[12]
2) Seguito da un verbo all'infinito, fare ha valore causativo, ricorrendo spesso nella forma tronca far: far credere, far entrare, far guadagnare (GRADIT).
[13]
Rientra in questa tipologia farsi capire, dove si enclitico ha funzione di pronome complemento oggetto (letteralmente, 'far capire sé').
[14]
Marco Maggiore
[15]
Sergio scrive:
[16]
13 gennaio 2012 alle 11:55
[17]
Grazie Dott.
[18]
Maggiore.
[19]
Quindi "fare fatica" è un unico predicato verbale?
[20]
linguista scrive:
[21]
13 gennaio 2012 alle 13:43
[22]
La locuzione fare fatica funziona come una sorta di verbo: fare è un verbo supporto, cioè un verbo semanticamente vuoto, o debole, che esprime persona, numero, tempo e modo dell'azione verbale; il nome fatica determina il contenuto lessicale dell'intera unità (e quindi il suo significato).
[23]
Tuttavia i costrutti a verbo supporto non sono predicati verbali veri e propri.
[24]
Infatti il predicato verbale deve esprimere una relazione tra un soggetto e un oggetto diretto o indiretto: ciò avviene nella frase io faccio la torta (la torta è fatta da me); mentre nella frase io faccio fatica il soggetto non produce qualcosa (la riformulazione passiva suonerebbe infatti alquanto strana: la fatica è fatta da me).
[25]
Al tempo stesso fare fatica non può essere definito un predicato nominale, perché quest'ultimo deve riferire una qualità o una proprietà (espressa dalla parte nominale mediante la funzione mediatrice della copula) al soggetto della frase: io sono stanco.
[26]
La distinzione tra predicato verbale e predicato nominale non permette dunque di considerare in maniera specifica le locuzioni verbali a verbo supporto.
[27]
Alcuni linguisti hanno dunque proposto di classificare espressioni come fare fatica, fare schifo, fare pena, dare voce, rendere conto, prendere parte ecc. come predicati verbo-nominali: tale denominazione permette infatti di indicare che l'espressione dei tratti grammaticali e semantici dell'azione è affidata congiuntamente all'unione del verbo e del nome.
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Elisa De Roberto
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Sergio scrive:
[30]
13 gennaio 2012 alle 16:30
[31]
Grazie Dott.ssa De Roberto per la risposta.
[32]
Come sempre molto gentili ed esaurienti nel trattare gli argomenti.
[33]
Arno scrive:
[34]
14 gennaio 2012 alle 13:16
[35]
Buongiorno!
[36]
Vorrei sapere se "è capitato (è successo)" è una forma impersonale?
[37]
Grazie.
[38]
linguista scrive:
[39]
14 gennaio 2012 alle 14:43
[40]
Dipende.
[41]
In una frase come: "È capitato un imprevisto/un colpo di fortuna (ecc.)", dove è preferibile specificare l'esperiente: "Mi/gli (ecc.) è capitato un imprevisto", il verbo ha un soggetto.
[42]
Ma il verbo ammette anche una costruzione impersonale, come in: "È capitato in passato che arrivasse in ritardo".
[43]
Fabio Ruggiano
[44]
Arno scrive:
[45]
14 gennaio 2012 alle 16:11
[46]
Grazie, Dott.
[47]
Ruggiano!
[48]
Ho capito.
[49]
Sergio scrive:
[50]
15 gennaio 2012 alle 10:43
[51]
Sono tutte corrette queste forme: "Ho telefonato a loro;ho telefonato loro; gli ho telefonati"?
[52]
linguista scrive:
[53]
15 gennaio 2012 alle 13:01
[54]
Sono corrette le prime due.
[55]
Nella terza il problema non è rappresentato dal pronome (gli in luogo di (a) loro è largamente accettato), ma dall'accordo del participio passato, che non può certo avvenire con il complemento di termine.
[56]
La formulazione corretta è: "Gli ho telefonato", che si tratti di aver telefonato ad una persona o a più persone.
[57]
Nel caso si voglia chiarire che si è telefonato a più persone, si deve fare ricorso al pronome tonico (a) loro.
[58]
Fabio Ruggiano
[59]
LAILA scrive:
[60]
16 gennaio 2012 alle 10:46
[61]
Salve, vorrei sapere se e' sbagliato dire "partire a (luogo)" anziche' "partire per".
[62]
linguista scrive:
[63]
16 gennaio 2012 alle 10:51
[64]
, è scorretto.
[65]
Francesco Bianco
[66]
Sergio scrive:
[67]
17 gennaio 2012 alle 08:24
[68]
Si può accettare "una volta la settimana, una volta l'anno", oppure è corretta solo la forma "una volta alla settimana, una volta all'anno"? grazie
[69]
linguista scrive:
[70]
17 gennaio 2012 alle 10:36
[71]
Sono corrette entrambe le soluzioni.
[72]
Alessandro Aresti
[73]
Arno scrive:
[74]
17 gennaio 2012 alle 13:51
[75]
Buongiorno.
[76]
Ho dei dubbi a proposito di pronuncia della consonante "n" in parole "inverno", "invece" ecc.
[77]
Si pronuncia "iNverno", "iNvece" oppure "iMverno", "iMvece"?
[78]
Grazie.
[79]
linguista scrive:
[80]
17 gennaio 2012 alle 15:24
[81]
La nasale dentale /n/ in effetti si approssima al suono della consonante seguente: avremo quindi una /n/ davanti a consonante dentale (/t, d/: un tale [un'tale]) e una /m/ davanti a consonante bilabiale (/p, b/: un pasto [um'pasto]).
[82]
Più complicato risulta l'incontro fra la nasale /n/ e le consonanti labiodentali /f, v/, rispettivamente sorda e sonora, che luogo ad una variante di posizione (o allofono): in questi casi, la nasale si approssima al suono della consonante successiva realizzandosi come una nasale labiodentale [?], che tuttavia non appartiene al sistema fonologico dell'italiano (non rappresenta cioè un tratto distintivo e non crea di conseguenza coppie minime); dal punto di vista fonologico avremo quindi, restando ai suoi esempi, /in'v?rno/, /in've?e/, mentre foneticamente realizzeremo tali suoni come [i?'v?rno], [i?'ve?e], approssimando le nasali alla fricativa labiodentale /v/ (e non come *[im'v?rno], *[im've?e], che invece presupporrebbero una consonante bilabiale).
[83]
Lo stesso si potrebbe dire inoltre per le consonanti velari /k, g/, che comportano una realizzazione velare della nasale (indica foneticamente con [?]: angolo /'angolo/, ['a?golo]), e per le alveopalatali /?, ?
[84]
/, davanti alle quali la nasale si approssima alla realizzazione alveopalatale ([?]: pancia /'pan?a/, ['pa??a]).
[85]
Se volesse approfondire l'argomento, la invito a consultare i due volumi di Luciano Canepari Mauale di pronuncia italiana (MaPI) e Dizionario di pronuncia italiana (DiPI), da cui ho tratto gli esempi e le relative trascrizioni fonetiche.
[86]
Rocco Luigi Nichil
[87]
Arno scrive:
[88]
17 gennaio 2012 alle 15:30
[89]
La ringrazio, Dott.
[90]
Nichil, della Sua cortese risposta.
[91]
Daria scrive:
[92]
17 gennaio 2012 alle 15:44
[93]
In latino il verbo hortor si costruisce con l'ut e il congiuntivo e va tradotto con una completiva :"esorto Mario a impegnarsi".
[94]
Ma se viene tradotto con una finale: "esorto Mario affinchè si impegni" è considerato errore.
[95]
In italiano è corretto dire " esorto qualcuno affinchè faccia qualcosa"?
[96]
linguista scrive:
[97]
17 gennaio 2012 alle 16:09
[98]
In esorto Mario a impegnarsi possiamo sicuramente ravvisare (anche) una finale implicita (spesso il discrimine tra oggettive e finali non è poi così netto); a essa corrisponde, in forma esplicita, "esorto Mario affinché si impegni" (la finale è l'unica proposizione dipendente che può essere costruita in forma implicita anche quando il suo soggetto non coincide con quello della reggente).
[99]
In alcune grammatiche di latino, questo tipo di proposizione retta da hortor (altri verbi che si prestano alla stessa funzione sono suadeo, cogo, induco, ecc.) è classificato come proposizione complementare con ut con valore volitivo, una tipologia affine a quella delle proposizioni finali.
[100]
Alessandro Aresti

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