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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/3

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 19 agosto 2011


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[1]
Paolo
[2]
linguista scrive:
[3]
30 dicembre 2011 alle 09:09
[4]
"Ha plasmato".
[5]
Per quanto mi riguarda senza se e senza ma, anche se si tratta di un modulo sempre più diffuso nell'italiano parlato.
[6]
Massimo Arcangeli
[7]
stefano scrive:
[8]
30 dicembre 2011 alle 09:20
[9]
Buongiorno, vi sottopongo due sequenze del romanzo "Con gli occhi chiusi" di Tozzi:
[10]
1)"gli ossi dei bracci pareva che le volessero sfondare i gomiti"
[11]
2)"Perché si comportava così?
[12]
Sarebbe andato a trovarla anche in casa, dov’ella entrò soffermandosi prima con un piede su lo scalone!
[13]
"
[14]
Nel caso 1) si può parlare di anacoluto? e come si spiega la scelta del sostantivo "bracci" in luogo di "braccia"?
[15]
Nell'esempio 2) si può parlare di discorso indiretto libero?
[16]
Grazie
[17]
linguista scrive:
[18]
30 dicembre 2011 alle 09:30
[19]
1) Non c'è anacoluto, ma semplice anticipazione del sintagma nominale.
[20]
Si può infatti riscrivere Pareva che gli ossi dei bracci le volessero sfondare i gomiti.
[21]
La scelta dei plurali ossi e bracci per designare le ossa e le braccia di un essere umano può apparire inusuale, dal momento che questi plurali maschili si adoperano rispettivamente per designare gli 'ossi considerati separatamente', particolarmente quelli di un animale (viene in mente il titolo della prima silloge poetica di Eugenio Montale, Ossi di seppia), mentre col plurale bracci designiamo generalmente parti di oggetti, come i bracci del tavolo, della croce ecc.
[22]
(cfr. Serianni, Grammatica, III.118).
[23]
Si dovrà però tenere conto del fatto che la prosa del senese Tozzi, scrittore "espressionista" annoverato tra le principali personalità letterarie del primo Novecento, è spesso permeata da tratti di viva dialettalità toscana (cfr. P.V. Mengaldo, Il Novecento, Bologna, Il Mulino 1994, pp. 145-148).
[24]
Si osserverà col Rohlfs (Grammatica storica, § 365) che l'uso dei plurali «ovi anziché ova, ossi anziché ossa, bracci anziché braccia, diti anziché dita» è particolarmente diffuso, oltre che in Italia settentrionale e «nel canto nordoccidentale della Toscana (Lunigiana, Garfagnana)», anche «nella Toscana meridionale e orientale».
[25]
Potrebbe dunque trattarsi di uno stridente dialettismo impiegato a fini stilistici, in accordo con l'indirizzo espressionista dell'autore.
[26]
2) , si può.
[27]
Marco Maggiore
[28]
Riccardo scrive:
[29]
30 dicembre 2011 alle 11:02
[30]
Prof.
[31]
Marco Maggiore, mi tocca ringraziarLa due volte.
[32]
La prima per la sua disponibilità, la seconda per la gioia di avere ,grazie a Lei e ai suoi preziosissimi colleghi, imparato ancora qualcosa della nostra bellissima lingua.
[33]
Ancora un augurio di cuore a Lei e ai suoi cari,naturalmente anche ai suoi colleghi.
[34]
linguista scrive:
[35]
30 dicembre 2011 alle 15:55
[36]
La ringrazio a nome della redazione del blog, e ricambio con piacere i suoi auguri.
[37]
Marco Maggiore
[38]
Paolo scrive:
[39]
31 dicembre 2011 alle 00:20
[40]
Buongiorno a tutti, secondo voi qual è l'accoppiamento più "garbato"?
[41]
1)Era conosciuto per la sua famosa caparbietà e costanza
[42]
2) Era conosciuto per le sue famose caparbietà e costanza
[43]
3)Era conosciuto per le famose caparbietà e costanza
[44]
4)Era conosciuto per la famosa caparbietà e costanza
[45]
Secondo me possono andare bene tutte (tranne forse la 2)
[46]
Grazie come sempre, saluti
[47]
Paolo
[48]
linguista scrive:
[49]
2 gennaio 2012 alle 17:05
[50]
Io direi: "Era conosciuto per la sua caparbietà e la sua costanza".
[51]
Oppure: "Era conosciuto per le sue famose doti di caparbietà e costanza".
[52]
Entrambe le frasi mi sembrano più eleganti dell'ipotesi numero 1 che Lei propone e che è comunque accettabile.
[53]
Le altre non mi convincono.
[54]
Simonetta Losi
[55]
Enzo scrive:
[56]
4 gennaio 2012 alle 17:49
[57]
Buon pomeriggio,
[58]
sfogliando il vocabolario alla ricerca di altro, mi sono imbattuto nel lemma «reboante», che veniva ivi indicato come l'unica versione corretta in luogo del ben più utilizzato «roboante» (a onor del vero, io ho sempre utilizzato - e sentito - quest'ultima variante).
[59]
Gradirei avere un vostro chiarimento.
[60]
Grazie in anticipo della risposta.
[61]
linguista scrive:
[62]
4 gennaio 2012 alle 19:19
[63]
In effetti la versione corretta è reboante, participio presente del verbo reboare ([dal lat. r?b??re, comp. di re– con valore iter. e boare "gridare, rimbombare"] 'rimbombare, risuonare; pronunciare ad alta voce', Grande dizionario italiano dell'uso (GRADIT), ideato e diretto da Tullio De Mauro), divenuto per "conversione" aggettivo con il significato di 'rimbombante, fragoroso; (fig.) spreg., espresso in modo altisonante e pomposo, ma privo di contenuto' (ancora dal GRADIT).
[64]
Se la forma etimologica è largamente attestata nell'Ottocento («È voce di biasimo; ma l'orig. bestiale e i clamori politici lo fanno diventare tra poco di lode», Dizionario della lingua italiana, a cura di Niccolò Tommaseo e Bernardo Bellini, vol. IV, pt. 1), la variante roboante (con RE- > RO-) appare tutto sommato recente, forse rimodellata foneticamente su rombo, rombare, ecc., come avvertiva già nel 1942 Alfredo Panzini nel Dizionario Moderno (VIII edizione): «forse è per farlo più reboante che alcuni scrivono e dicono roboante (1934)» (ma non mancano anche per questa variante attestazioni già ottocentesche, rinvenibili ad esempio nell'Archivio storico del quotidiano La Stampa: «Così sull'etimologia di questo nome roboante varie sono le opinioni [...]», Gazzetta piemontese, 20 aprile 1873, p. 2).
[65]
Non possiedo dati statistici sicuri per dire quanto oggi siano diffuse le due forme, tuttavia una breve ricerca su GoogleWeb mostra l'assoluta preminenza di roboante (243.000 occorrenze) su reboante (17.300); ancora, dall'Archivio storico del Corriere della sera risulta come negli ultimi dieci anni (2001-2011) il rapporto fra le due forme sia di 16 a 232, a favore della variante non etimologica.
[66]
In altre parole, forse è ancora presto per sancire la scomparsa della forma reboante dal nostro lessico (anche perché i dizionari dell'uso continuano a indicare questa come la variante principale); di certo però oggi reboante appare in decisa flessione rispetto a roboante, che lentamente, ma inesorabilmente, sta facendo breccia nell'uso dei parlanti, fino a sopraffare la forma etimologica.
[67]
A margine, si noti come curiosamente il correttore automatico di Word ® (OFFICE 2007) marchi come "letteraria" la forma roboante, suggerendo all'utente di sostituirla con il più "comune" reboante.
[68]
Come dire, una conclusione che fa rumore!
[69]
Rocco Luigi Nichil
[70]
Luca scrive:
[71]
5 gennaio 2012 alle 13:12
[72]
Nell'uso dell'articolo determinativo con nomi stranieri, è corretto dire nel caso "i who" o "gli who"? grazie
[73]
linguista scrive:
[74]
5 gennaio 2012 alle 16:31
[75]
Sempre che lei intenda con il suo esempio il noto gruppo musicale, propenderei senz'altro per gli who (pronuncia [?i'hu:] o [?i'hu], meno correttamente [?i'u]).
[76]
In generale, i prestiti inglesi in W- (+ Vocale) rispettano la fonetica italiana e non sono diversi da parole come uomo (gli uomini), in cui l'iniziale U- ha funzione di semiconsonante ('articolazione di transizione, che in italiano forma i cosiddetti dittonghi ascendenti '). In questo caso, poi, la fonetica della parola semplifica ulteriormente la soluzione poiché suggerisce un accostamento con la vasta serie di maschili in U- (l'uccello / gli uccelli, l'ufficiale / gli ufficiali, l'untore / gli untori, ecc.). Non osta tale interpretazione la pronuncia aspirata della h, che non appartiene al sistema fonetico italiano e che soventemente non viene realizzata nel parlato.
[77]
In linea di massima, quindi, non è errato applicare anche ai prestiti stranieri (in base alla loro fonetica) le norme grammaticali che valgono per le parole italiane, sebbene non manchino anche in questo campo delle oscillazioni nell'uso: scriveranno (e diranno) l'whisky / gli whisky i cultori della norma, mentre gli altri useranno il whisky / i whisky, variante meno formale, ma probabilmente più diffusa.
[78]
Rocco Luigi Nichil
[79]
Fausto Raso scrive:
[80]
5 gennaio 2012 alle 17:00
[81]
A proposito di soventemente, adoperato dal dr Nichil, forse è il caso di chiarire che siffatto avverbio è attestato e marcato "BU" (basso uso)solo dal GDU. Il Treccani scrive, infatti:«sovènte avv. [dal fr. ant. sovent (fr. mod. souvent), che è il lat. sub?nde «subito dopo, ripetutamente» (comp. di sub «sotto» e inde «quindi, dipoi»)]. Spesso, frequentemente. Sentito come letter. e ricercato, non è tuttavia raro nella lingua dell’uso: ci vediamo s., m’accade s. di dimenticare l’ombrello; Facea s. pe’ boschi soggiorno (Poliziano); Lungo il cammino stramazzar s. (Parini); mi invitavano s. a cena (Bassani). Ant. e raro come agg., frequente: soventi battaglie (G. Villani); su questo si è formata un’ant. e rara forma avverbiale, soventeménte».
[82]
linguista scrive:
[83]
5 gennaio 2012 alle 17:17
[84]
La ringrazio per la segnalazione.
[85]
Rocco Luigi Nichil
[86]
Silvia scrive:
[87]
5 gennaio 2012 alle 18:01
[88]
Buonasera a tutti e buon anno.
[89]
Chiedo un vostro parere sul termine cioccolato o cioccolata.
[90]
Quando va usato l'uno anzichè l'altro?
[91]
Ed in particolare, volendo dire la frase "mangio troppa cioccolata" sbagglio?
[92]
Mi sono posta la questione in quanto sto scrivendo delle storie ed una in particolare fa riferimento alle uova di cioccolata.
[93]
Quale la posizione della lingua italiana?
[94]
Cercando on line mi sono resa conto che Google contiene molti più risultati sulla parola cioccolato anzichè cioccolata.
[95]
Possiamo dire che Google ci la misura di come si sta evolvendo la lingua?
[96]
Quanto influisce il mercato, la cosiddetta industria sulla terminologia e sull'evoluzione della lingua (vedi caso del cioccolato)?
[97]
Grazie per l'aiuto che potrete darmi.
[98]
Saluti, Silvia.
[99]
linguista scrive:
[100]
5 gennaio 2012 alle 18:41

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