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Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 15 dicembre 2015


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[1]
3 settembre 2015 alle 12:15
[2]
Buongiorno.
[3]
Vi propongo 2 frasi:
[4]
a) Una parte della popolazione, 2 persone su 10, non ha lavoro.
[5]
b) 2 persone su 10 non hanno lavoro.
[6]
Le due frasi esprimono lo stesso concetto ma in forma diversa, è stato cambiato il soggetto e quindi la coniugazione del verbo.
[7]
Se omettessi il soggetto nella prima frase sarebbe altresì corretto conservare la coniugazione della terza persona singolare?
[8]
In questo modo:
[9]
"2 persone su 10 non ha lavoro"
[10]
linguista_1 scrive:
[11]
5 settembre 2015 alle 14:59
[12]
No: il soggetto è 2 persone, che in quanto plurale richiede il verbo ugualmente al plurale.
[13]
Alessandro Aresti
[14]
Ruggero scrive:
[15]
8 settembre 2015 alle 21:58
[16]
Salve, la frase in questione è la seguente:
[17]
"E glieli mandi pure sbagliati perché se io fossi nato nel 1994 verrebbe fuori che abbia 20 anni".
[18]
Al posto di abbia, avrei dovuto usare "avrei"?
[19]
Grazie
[20]
linguista_1 scrive:
[21]
9 settembre 2015 alle 20:24
[22]
Non necessariamente.
[23]
E aggiungo anche una terza soluzione: "che ho 20 anni".
[24]
Alessandro Aresti
[25]
Rita scrive:
[26]
10 settembre 2015 alle 16:21
[27]
Buonasera, vorrei chiedere una conferma riguardo a un dubbio ortografico.
[28]
Nella frase "Fa' che io porti l'amore" fa può anche non essere apostrofato?
[29]
Non è un imperativo con funzione esortativa?
[30]
Grazie mille
[31]
linguista_1 scrive:
[32]
11 settembre 2015 alle 20:39
[33]
Alcuni grammatici ritengono accettabile anche la forma non apostrofata.
[34]
Altri tacciono al riguardo (si limitano a proporre la sola forma apostrofata).
[35]
Non mi pare che qualcuno la condanni esplicitamente.
[36]
L'incertezza è riconducibile al fatto che le due soluzioni sono praticate (basterebbe una ricerca in Rete).
[37]
Da parte mia direi che non si possa censurare - in barba a tanti suoi oppositori - la forma senza apostrofo.
[38]
Alessandro Aresti
[39]
Rita scrive:
[40]
17 settembre 2015 alle 14:55
[41]
Il dubbio è sorto proprio nel vedere entrambe le forme in Rete!
[42]
La ringrazio molto!
[43]
Gabriella scrive:
[44]
19 settembre 2015 alle 15:45
[45]
Gradirei sapere il valore di "che" e il tipo di subordinata che introduce in frasi del seguente tipo:
[46]
- Sono in cucina che preparo il pranzo.
[47]
- E' in bagno che si sta lavando i capelli.
[48]
- E' a letto che dorme.
[49]
Grazie.
[50]
linguista_1 scrive:
[51]
21 settembre 2015 alle 22:40
[52]
Il "che" è spesso usato nel parlato informale con un generico valore subordinante (laddove il parlato formale preferisce congiunzioni più "precise").
[53]
Può assumere di volta in volta un valore causale ("Presto che è tardi"), finale ("Vieni che ti pettino"), ecc.
[54]
Nei nostri esempi ha un valore "pseudo-relativo".
[55]
Alessandro Aresti
[56]
Caterina scrive:
[57]
23 settembre 2015 alle 12:43
[58]
Escludendo «l’1 novembre» scorretto, in quanto esplicitamente le grammatiche indicano il primo del mese come ordinale, possono essere considerati corretti sia «il novembre» (che in modo più esplicito chiarisce trattarsi di ordinale) sia «il 1 novembre» (che si uniforma al modo di indicare le altre date del mese), oppure ci sono altri motivi che possono portare alla scelta di una soltanto di queste modalità?
[59]
Grazie!
[60]
Caterina
[61]
linguista_1 scrive:
[62]
23 settembre 2015 alle 22:52
[63]
Non ci sono ragioni valide che spingano a preferire una delle due soluzioni.
[64]
Alessandro Aresti
[65]
Claudio scrive:
[66]
27 settembre 2015 alle 16:22
[67]
Gentile Linguista,
[68]
Nella frase "Mario è dotato di grande moralità", " di grande moralità" è complemento di abbondanza o di qualità?
[69]
linguista_1 scrive:
[70]
28 settembre 2015 alle 09:52
[71]
In questo esempio il complemento partecipa di entrambe le tipologie.
[72]
Alessandro Aresti
[73]
Giovanni scrive:
[74]
28 settembre 2015 alle 15:17
[75]
Gentili linguisti,
[76]
nella frase "Si occupano di pollami e allevamenti", che tipo di complemento è "di pollami e allevamenti"?
[77]
linguista_1 scrive:
[78]
29 settembre 2015 alle 09:57
[79]
Può essere analizzato come complemento di specificazione.
[80]
Non sono infatti solo nomi a reggere questo tipo di complemento, ma anche verbi e aggettivi ("Marco abusa della nostra pazienza", "Luca si è dimenticato di me", "Il sig. Scrooge è avido di denaro", ecc.).
[81]
Alessandro Aresti
[82]
francesca scrive:
[83]
1 ottobre 2015 alle 10:13
[84]
Gentile linguista, le sottopongo un quesito: perché le parole che contengono il suono gn non si devono scrivere con la i (per intenderci: montagna e non *montagnia, ingegnere e non *ingegnIere ecc)?
[85]
Perché se la i si sente non la devo scrivere?
[86]
Da questa domanda escludo ovviamente i verbi come sognare alla persona del plurale indicativo.
[87]
La ringrazio.
[88]
linguista_1 scrive:
[89]
1 ottobre 2015 alle 18:08
[90]
In realtà nelle parole portate come esempio il suono "i" non c'è: "gn" è un digramma, cioè un gruppo di due lettere corrispondente a un unico suono.
[91]
Bisogna capovolgere la questione: perché in parole come scienza e figlio la "i" è presente pur non essendo pronunciata?
[92]
Per due diverse ragioni: nella parola scienza la "i" è solo grafica, e quindi del tutto ininfluente foneticamente (la sua presenza si spiega semplicemente con il fatto che si è conservata nel passaggio dal latino scientia(m) all'italiano scienza); nel secondo caso la "i" è diacritica: ciò significa che, pur non pronunciandosi, senza di essa non otterremmo il suono "gli" (palatale) ma il suono "gl" con "g" velare (quella di gatto, per intenderci).
[93]
Alessandro Aresti
[94]
kuki scrive:
[95]
1 ottobre 2015 alle 22:55
[96]
Nella frase : Che bei fiori, me ne vende un mazzo?
[97]
Che valore ha il "ne", è un complemento di specificazione oppure un partitivo?
[98]
Grazie
[99]
linguista_1 scrive:
[100]
2 ottobre 2015 alle 10:17

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