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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/5

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 ottobre 2012


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3 giugno 2013 alle 13:53
[2]
Egregio Dott.
[3]
Aresti, volevo chiedere come sarebbe più coretto: "sono in studio" (a casa mia dove di solito lavoro) o "sono nello studio" (e cioè nello mio studio a casa mia).
[4]
Chiedo scusa di non essere stato preciso.
[5]
linguista scrive:
[6]
3 giugno 2013 alle 16:59
[7]
Se si parla dello studio della propria abitazione è preferibile la soluzione "sono nello studio".
[8]
Quando invece si parla di "studio" inteso come locale autonomo in cui si svolge la propria attività professionale (come lo studio di un dentista, di un avvocato, ecc.), è da preferire l'altra (si può dire infatti "sono in studio" come si può dire "sono in casa").
[9]
Alessandro Aresti
[10]
Arno scrive:
[11]
3 giugno 2013 alle 17:40
[12]
Dott.
[13]
Aresti, grazie mille della Sua cortese risposta.
[14]
Paola scrive:
[15]
3 giugno 2013 alle 17:59
[16]
Buongiorno!
[17]
Dire che una persona ha raggiunto "ottimi risultati" o "risultati molto buoni" è la stessa cosa?
[18]
Il molto rende l'aggettivo al grado superlativo con lo stesso valore di ottimo?
[19]
Grazie mille
[20]
linguista scrive:
[21]
3 giugno 2013 alle 18:11
[22]
Ottimo e molto buono sono due forme diverse per esprimere il superlativo di buono (la prima può essere definita "sintetica", la seconda "analitica"); hanno quindi lo stesso valore semantico, anche se bisogna ammettere che nella percezione comune molto buono sembra posizionarsi nella gerarchia semantica della "bontà" a un livello leggermente inferiore rispetto a ottimo (che si colloca nel punto più alto della scala).
[23]
Alessandro Aresti
[24]
Paola scrive:
[25]
3 giugno 2013 alle 18:35
[26]
Quale potrebbe essere un aggettivo intermedio tra buono e ottimo?
[27]
linguista scrive:
[28]
3 giugno 2013 alle 20:09
[29]
In generale, non c'è un aggettivo semanticamente intermedio fra i due.
[30]
Si potrebbe eventualmente trovarlo circoscrivendo il ragionamento a una specifica accezione di buono: se riferito a un compito scolastico, ad esempio, il punto intermedio è in genere occupato da distinto.
[31]
Alessandro Aresti
[32]
V.
[33]
P. scrive:
[34]
3 giugno 2013 alle 21:33
[35]
Gentili linguisti, a inizio di periodo le citazioni virgolettate hanno sempre la lettera iniziale maiuscola?
[36]
linguista scrive:
[37]
4 giugno 2013 alle 09:23
[38]
La prima parola di un periodo dovrebbe essere scritta sempre con l'iniziale maiuscola.
[39]
In certi tipi testuali (come quello del saggio scientifico), quando si inizia con una citazione e la prima parola della citazione ha nell'originale una lettera minuscola iniziale, si può scrivere l'iniziale in maiuscolo tra parentesi quadre (a indicare che c'è stata una modifica rispetto al testo di partenza); facciamo finta che debba citare, per qualche ragione, il suo quesito all'inizio di una frase, dopo un punto fermo: "[A] inizio di periodo le citazioni virgolettate hanno sempre la lettera iniziale maiuscola?".
[40]
Alessandro Aresti
[41]
V.
[42]
P. scrive:
[43]
4 giugno 2013 alle 10:29
[44]
La ringrazio per l'analitica chiarezza della sua risposta (Alessandro Aresti, 4 giugno 2013, ore 09:23).
[45]
Se il virgolettato si trovasse all'inizio di una nota a piè di pagina, si dovrebbe procedere nello stesso modo?
[46]
linguista scrive:
[47]
4 giugno 2013 alle 11:49
[48]
Nello stesso modo.
[49]
Alessandro Aresti
[50]
Luca scrive:
[51]
5 giugno 2013 alle 10:52
[52]
Ho letto il paragrafo sul superlativo della Treccani.
[53]
C'è una parte per me poco chiara:"Tuttavia, anche alla luce della sua estrema produttività, molto più vicina a quella della flessione prototipica (cfr. Gaeta 2003), si può concludere che il suffisso elativo è un caso di flessione (di tipo inerente), non prototipica per le sue restrizioni e per il suo impiego con più classi di parole.
[54]
"
[55]
Cosa si intende per "vicina a quella della flessione...." potrebbe essere un'errore di stampa? grazie
[56]
linguista scrive:
[57]
5 giugno 2013 alle 23:19
[58]
Non si tratta di un errore di stampa.
[59]
Semplificando al massimo, si intende qui che il suffisso -issimo del superlativo assoluto, che in precedenza l'autore ha definito suffisso elativo, pur essendo di impiego molto frequente in italiano, conosce significative restrizioni nell'uso, e pertanto non può essere considerato prototipico: cioè, per restare all'esempio, non rappresenta il modello flessionale di base che si applica naturalmente all'intera categoria dell'aggettivo per formare il superlativo.
[60]
Come osserva l’autore, infatti, il suffisso -issimo va bene con aggettivi come bello e intelligente, ma si applica molto meno adeguatamente ad aggettivi come significativo e innovativo; al contrario, possiamo dire ugualmente bene molto bello, molto intelligente, molto significativo, molto innovativo.
[61]
Un altro concetto "difficile" usato dall'autore è quello di flessione inerente: in soldoni, si parla di flessione inerente quando l’informazione morfologica è contenuta nello stesso lessema, considerato indipendentemente dal contesto.
[62]
Per fare un esempio, l'informazione di genere in italiano è inerente al nome (parole come fratello, cagna e gallo contengono già in l'informazione del genere) ma non all'articolo e all'aggettivo, che hanno bisogno di legarsi a un elemento del contesto (il nome) da cui riprendono il genere: il gallo piccolo, il fratello intelligente.
[63]
Si può quindi parlare di flessione inerente per casi come bellissimo e intelligentissimo, ma anche ottimo o massimo, in quanto questi aggettivi contengono già in l'informazione grammaticale legata al concetto di superlativo, senza bisogno di combinarsi con altre parole per esprimerlo: infatti sono impossibili *molto ottimo, *molto massimo.
[64]
Marco Maggiore
[65]
Elisa scrive:
[66]
5 giugno 2013 alle 23:21
[67]
Nella frase "riceve un pugno da Andrea"
[68]
da Andrea non e' complemento di agente, e di questo ne sono conscia.
[69]
Ma che tipo di complemento e'?
[70]
Grazie per l'assistenza
[71]
linguista scrive:
[72]
5 giugno 2013 alle 23:34
[73]
Si può parlare di complemento di origine o provenienza.
[74]
L'imbarazzo, comprensibile, deriva dal fatto che anche in questo caso, come in quello del complemento d'agente, siamo di fronte a un'azione che sul piano logico è subita dal soggetto, e tuttavia il verbo è formalmente attivo.
[75]
Marco Maggiore
[76]
Luca scrive:
[77]
7 giugno 2013 alle 18:15
[78]
Grazie Dott.
[79]
Maggiore per la spiegazione.
[80]
Finalmente ho capito.
[81]
Le chiedo solo una precisazione: come mai anche l’articolo?
[82]
Se il genere è maschile il, non contiene in l’informazione? grazie
[83]
Collegandomi alla domanda di prima, cosa si intende per la morfologia flessiva è di solito produttiva in maniera categorica?
[84]
Per capire l’esempio, molto bello, molto intelligente.., sarebbero flessioni prototipiche?
[85]
Chiedo una conferma, credo di aver capito cosa si intende per flessione prototipica: è la flessione che viene utilizzata per formare i generi e il numero con nomi e aggettivi.
[86]
Ad esempio se dico: "la rosa rossa", l'aggettivo "rossa" è una flessione prototipica.
[87]
Se dico la rosa "rossissima", il superlativo "rossissima" è inerente perchè esprime già in se il suo valore grammaticale senza bisogno di combinazioni.
[88]
Non dovrebbe esistere una flessione del superlativo prototipica perchè ad es:"molto rossa" non rappresenta una flessione.
[89]
Questo è quello che mi sembra di aver capito, grazie sopraattutto alla risposta del Dott.
[90]
Maggiore
[91]
linguista scrive:
[92]
7 giugno 2013 alle 18:20
[93]
Ho unificato i suoi quesiti, che ruotano intorno a una porzione del complicato linguaggio degli "addetti ai lavori"; in questa sede non possiamo affrontare esaustivamente argomenti complessi, su cui talvolta neppure importanti studiosi sono completamente d'accordo tra loro, ma possiamo provare a discutere sinteticamente alcuni problemi.
[94]
L'articolo, che ha naturalmente le sue forme flesse nel genere e nel numero, ha bisogno necessariamente di un nome che gli faccia da "testa" per essere utilizzato.
[95]
Citerò un caso limite come la parola soprano, che è un sostantivo di genere grammaticale maschile che designa solitamente una persona di sesso femminile.
[96]
La scelta dell'articolo dipenderà dal genere che vogliamo attribuire al nome: diremo allora la soprano o (più correttamente) il soprano per indicare la cantante, a seconda che decidiamo che si tratti di un nome maschile o di un nome femminile.
[97]
Per applicazione categorica intendevo che quel tipo di flessione si applica uniformemente a un'intera categoria grammaticale (ad es., gli aggettivi).
[98]
Quanto ai dubbi terminologici generali, la flessione, come ben sappiamo, è quel processo per cui le parole assumono forme diverse per esprimere "ruoli" morfologici e sintattici diversi: ad esempio il verbo piangere ha la sua flessione verbale, che gli permette di esprimere a seconda dei casi informazioni diverse su persona, modo, tempo ecc. dell'azione che esprime.
[99]
Come detto, i linguisti parlano di flessione inerente quando, in sostanza, queste informazioni sono contenute già all'interno della parola, che non ha bisogno di combinarsi con altre parole che la completino o le attribuiscano un determinato valore (flessione contestuale).
[100]
Il concetto di prototipo morfologico è un po' più complesso e risente anche dei diversi approcci teorici.

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