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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/5

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 ottobre 2012


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24 dicembre 2012 alle 09:14
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Faccio un augurio di buon Natale a tutti i professori che collaborano al mantenimento di questo preziosissimo forum culturale sulla nostra amata lingua e naturalmente a tutti gli appassionati come il sottoscritto che spesso e volentieri rivolgono domande per ricevere una risposta sempre esaustiva ai propri dubbi.
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Ancora un sentito augurio di cuore a tutti.
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Arno scrive:
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24 dicembre 2012 alle 14:43
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Grazie, Dott.
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Ravesi, della Sua esauriente spiagazione.
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Buone feste!
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Daniele scrive:
[10]
27 dicembre 2012 alle 10:13
[11]
Buongiorno e buone feste!
[12]
Volevo chiedere quale sia la differenza di sfumatura, se ce n'è, tra "attingere a" e "attingere da".
[13]
Grazie come sempre per il vostro utilissimo contributo.
[14]
linguista scrive:
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27 dicembre 2012 alle 11:28
[16]
Il verbo attingere può reggere entrambe le preposizioni, senza differenze semantiche di sorta.
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In un caso, nell'accezione (di marca letteraria) 'giungere, arrivare', si lascia preferire la preposizione a (es.: "attingere alla verità").
[18]
Un caro augurio di buone feste anche a lei.
[19]
Alessandro Aresti
[20]
cassandra scrive:
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27 dicembre 2012 alle 15:44
[22]
Gentile dott.
[23]
Ravesi, ho già posto il quesito, ma ho ancora delle perplessità: nelle frasi borsa della spesa e toccò ogni centimetro del sacchetto, spesa e centimetro possono essere considerati nomi astratti?
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Perchè?
[25]
"Spesa" è nome collettivo?
[26]
grazie
[27]
linguista scrive:
[28]
27 dicembre 2012 alle 15:57
[29]
In linea di massima, si considerano concreti i nomi che si riferiscono alle entità direttamente percepibili dai sensi (gatto, forchetta, palla, ecc.), e astratti quelli che si riferiscono a entità raffigurabili solo in astratto dalla mente (amore, gloria, ecc.).
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Tuttavia, come osserva Luca Serianni (cfr. Grammatica italiana, Torino 1989, cap. III § 6), quella di nomi astratti e concreti è «una classificazione da non intendere in senso troppo rigido: non sempre è possibile assegnare un dato nome a questa o quella classe (una partenza, un disagio, un’arrabbiatura, una caduta si collocano su gradi per dir così intermedi di astrazione / concretezza)».
[31]
È dunque piuttosto difficile inserire fra i nomi concreti o fra quelli astratti parole come corsa, salto, caduta, arrivo, ecc., che indicano fatti percepibili dai sensi, ma privi di una consistenza materiale.
[32]
«Inoltre, un nome di solito usato come astratto può essere in altre accezioni concreto. Pensiamo agli astratti personalità, celebrità adoperati come concreti (le personalità del mondo dello spettacolo) [...]» (ibid.).
[33]
Aggiungo, a mo’ d’esempio, occhio: mi lacrima l’occhio (concreto) / Mario ha occhio per l’arredamento (astratto).
[34]
Così spesa, nel senso di insieme dei generi e dei prodotti acquistati’ o di acquisti che si fanno periodicamente di generi alimentari o di prodotti di uso domestico’, va considerato un nome concreto, ma nell’accezione di atto dello spendere’ andrebbe annoverato fra gli astratti.
[35]
C’è da dire, più in generale, che tutte le parole non rappresentano direttamente le cose, ma esprimono l’idea che delle cose abbiamo nella mente (un concetto).
[36]
Le parole, rappresentando sempre la nostra idea di un oggetto o di una condizione o di un fenomeno, sono dunque tutte segno di qualcosa di astratto.
[37]
Quanto a considerare spesa come nome collettivo, direi che con qualche forzatura è anche possibile, se si colloca il termine, nella sua accezione concreta (insieme dei generi e dei prodotti acquistati’), fra quelli che designano un insieme di più cose astraendo dalle unità componenti (come, per es., fogliame, paccottiglia, ecc.).
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Marcello Ravesi
[39]
Luca scrive:
[40]
28 dicembre 2012 alle 08:53
[41]
Cosa si intende per valore "destinativo"?
[42]
Grazie
[43]
linguista scrive:
[44]
28 dicembre 2012 alle 09:17
[45]
In soldoni, si parla di valore "destinativo" di un costrutto quando questo, riferendosi a un determinato elemento, specifica la funzione o la modalità d'impiego cui è destinato o che più gli si addice.
[46]
Sulla scorta di studi precedenti, ad esempio, Luca Serianni nella sua Grammatica italiana (VIII.60-63) riconosce un valore 'destinativo-vincolativo' a complementi retti dalla preposizione da come arma da fuoco, carta da lettera, crema da barba ecc., così come ad altri in cui da significa 'che si addice a': discorsi da bar, tipo da spiaggia, questo comportamento non è da te ecc.
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Marco Maggiore
[48]
lupo alberto scrive:
[49]
28 dicembre 2012 alle 09:46
[50]
il sostantivo "biscotto" è nome primitivo o composto?
[51]
"formaggio" è derivato di forma?
[52]
linguista scrive:
[53]
28 dicembre 2012 alle 09:54
[54]
Biscotto è il diretto continuatore del latino bisc?ctu(m), 'cotto (c?ctum) due volte (bis)'.
[55]
Un'antica connessione tra forma e formaggio in effetti esiste: la parola deriva dal latino volgare *form?ticu(m) 'cacio messo in forma', per il tramite del fr. fromage che giustifica l'esito -aggio della voce italiana.
[56]
La voce latina c?seu(m) 'formaggio' è comunque sopravvissuta nel continuatore diretto cacio (che corrisponde in vari dialetti al tipo ?caso?/?casu?), oltre che in parole dotte come caseario, caseoso e simili.
[57]
Marco Maggiore
[58]
alessandro scrive:
[59]
1 gennaio 2013 alle 10:24
[60]
Buonasera, è più corretto l'uso del termine "legittimo" o "leggittimo"?
[61]
Grazie
[62]
linguista scrive:
[63]
2 gennaio 2013 alle 10:39
[64]
L'unica forma corretta è legittimo.
[65]
Francesco Lucioli
[66]
DG scrive:
[67]
2 gennaio 2013 alle 16:00
[68]
Gentile Professor Ravesi,
[69]
mi permetto una notazione sulla Sua risposta del 23 u.s., ore 18.
[70]
52, in merito alla frase non ti vergogni di aver fatto piangere tua sorella.
[71]
L’opinione di Serianni, da Lei citata, non è unanime.
[72]
Secondo altri autori le «proposizioni causali di forma esplicita, oltre che all’indicativo, possono avere il verbo: a) al congiuntivo, specie in dipendenza dei cosiddetti verbi affettivi (indicanti cioè uno stato d’animo quali rallegrarsi, godere, dolersi [e quindi anche vergognarsi]) o nelle frasi negative; es.: godo che tu stia bene» (R. Giomini-P. Cosi, Analysis, Roma, 1986, p. 214).
[73]
A mio avviso va preferita la tesi di Serianni poiché, «Rispetto alle congiunzioni dedicate, il complementatore che [...] esprime un legame causale meno forte, avvicinandosi talora al valore di un subordinante generico. Lo si trova soprattutto in contesti illocutivi (Dardano & Trifone 1997: 405): (20) sbrigati, che è tardi!» (F. Bianco, voce Causali, frasi, in Enciclopedia dell’Italiano, in http://www.treccani.it).
[74]
Ecco perché di aver fatto piangere tua sorella ha valore oggettivo anziché causale: per una ragione semantica.
[75]
Si consideri ora il caso in cui si trasformi la causale contenuta in mi vergogno perché ho mentito in una frase all’infinito.
[76]
Esso, al fine di evitare una discrasia grammaticale, deve essere introdotto da per; quindi: mi vergogno per aver mentito.
[77]
Infatti, laddove si usasse la preposizione di, la subordinata verrebbe ad assumere al contempo valore oggettivo e causale: il che è un controsenso.
[78]
Oltretutto per è «l’abituale elemento introduttore di una causale implicita» (L. Serianni, Sulla reggenza di grazie, in http://www.accademiadellacrusca.it; in senso analogo F. Bianco, op. cit.).
[79]
Inserita in tale ottica la frase non ti vergogni di aver fatto piangere tua sorella, il piano grammaticale viene a coincidere con quello logico-semantico.
[80]
Distinti saluti.
[81]
Dario
[82]
linguista scrive:
[83]
2 gennaio 2013 alle 16:15
[84]
La ringrazio per la precisazione.
[85]
Come è evidente dalla mia precedente risposta, anche per me va preferita l’analisi di Serianni.
[86]
Quindi, da un punto di vista grammaticale, una cosa è mi vergogno per aver mentito (causale implicita), altra non ti vergogni di aver fatto piangere tua sorella (completiva oggettiva implicita).
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Marcello Ravesi
[88]
DG scrive:
[89]
2 gennaio 2013 alle 16:30
[90]
Gentile Professor Ravesi,
[91]
nella Sua precedente risposta Lei aveva sostenuto la necessità di distinguere il piano grammaticale da quello logico-semantico: da qui la mia osservazione critica.
[92]
Grazie a Lei per la Sua cortese risposta.
[93]
Distinti saluti.
[94]
Dario
[95]
cassandra scrive:
[96]
2 gennaio 2013 alle 17:00
[97]
egr. dott.
[98]
Ravesi secondo me "centimetro" è astratto, in quanto unità di misura. sono fuori strada?
[99]
linguista scrive:
[100]
2 gennaio 2013 alle 17:11

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