Sentence view

Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/5

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 ottobre 2012


showing 1601 - 1700 of 6101 • previousnext


[1]
Buongiorno.
[2]
Nel periodo: "Non ti vergogni di aver fatto piangere tua sorella", aver fatto piangere è da ritenersi un unico predicato (verbo fraseologico)?
[3]
Se ,tale proposizione subordinata è oggettiva?
[4]
Grazie.
[5]
linguista scrive:
[6]
16 dicembre 2012 alle 19:48
[7]
La frase proposta è un’oggettiva implicita retta dal verbo pronominale vergognarsi.
[8]
Il verbo fare, in costruzione con l’infinito di piangere, assume valore causativo.
[9]
Marcello Ravesi
[10]
Alessio scrive:
[11]
16 dicembre 2012 alle 19:52
[12]
Dire metodo di idratazione di uno strato e metodo dello strato di idratazione è la stessa cosa? grazie :)
[13]
linguista scrive:
[14]
16 dicembre 2012 alle 19:55
[15]
Direi di no.
[16]
Nel primo caso si tratta di un metodo usato per idratare uno strato di qualcosa; nel secondo, di un metodo denominato, appunto, metodo dello strato di idratazione.
[17]
Marcello Ravesi
[18]
nicoletta scrive:
[19]
18 dicembre 2012 alle 17:03
[20]
"dentifricio" è un nome composto o derivato?
[21]
linguista scrive:
[22]
18 dicembre 2012 alle 18:02
[23]
È un latinismo (dentifricium); si tratta di un composto dotto formato da dens dentis + il tema di fricare '(s)fregare'.
[24]
Alessandro Aresti
[25]
sara scrive:
[26]
18 dicembre 2012 alle 20:13
[27]
d'accordo o daccordo?
[28]
linguista scrive:
[29]
18 dicembre 2012 alle 21:15
[30]
D'accordo.
[31]
Francesco Lucioli
[32]
Fausto Raso scrive:
[33]
18 dicembre 2012 alle 21:16
[34]
Gentile Dott.
[35]
Ravesi,
[36]
confesso che non ho mai sentito affermare che un verbo pronominale (vergognarsi) può reggere un complemento oggetto, nel caso specifico una proposizione oggettiva.
[37]
Il verbo non deve essere necessariamente transitivo?
[38]
Vergognarsi è intransitivo pronominale.
[39]
Grato se se mi illuminerà in proposito.
[40]
linguista scrive:
[41]
18 dicembre 2012 alle 21:51
[42]
Non essendo un astro di prima grandezza, mi permetterò di illuminarLa di sola luce riflessa citando Luca Serianni, Grammatica italiana, Torino 1989, cap.
[43]
XIV § 44 (a proposito delle proposizioni oggettive):
[44]
«Riuniamo qui alcuni verbi intransitivi o intransitivi pronominali con i quali [...] sono possibili entrambi i costrutti, esplicito e implicito (ad esempio: s’accorgeva che la sua allegria era impacciata e malsicura Tozzi; Tobia s’accorse di avermi fatto effetto Fenoglio [...]). Nel costrutto implicito richiedono il di (ma con persuadersi e vergognarsi l’infinito può essere retto anche da a [...]). Si tratta, fra gli altri, di: accontentarsi, accorgersi, congratularsi, convincersi, dimenticarsi, dolersi, gioire, pentirsi, persuadersi, rallegrarsi, rammaricarsi, ricordarsi, spaventarsi, stupirsi, vantarsi, vergognarsi».
[45]
Aggiungo due osservazioni:
[46]
1.
[47]
Stabilire un’equivalenza fra proposizione oggettiva e oggetto della frase semplice è quanto meno fuorviante, dal momento che a una reggenza sostantivale o aggettivale di una completiva sarebbe difficile applicare un complemento oggetto: ho l’impressione che tu mi nasconda qualcosa (ma non ho l’impressione + compl. ogg.); ero ansioso che Maria sfuggisse alle accuse (ma non ero ansioso + compl. ogg.).
[48]
2.
[49]
Per numerosi verbi intransitivi pronominali la presenza del pronome atono è facoltativa e può comportare una diversa sfumatura di significato (flettere/flettersi, ricordare/ricordarsi, sposare/ sposarsi, ecc.).
[50]
Ora, molti di questi verbi, accanto all’uso intransitivo, si adoperano anche come transitivi (per es. ricordare un torto).
[51]
Ciò comporta, per analogia, l’uso transitivo quindi con complemento oggetto anche di alcune forme intransitive pronominali (per es. ricordarsi), soprattutto per ottenere effetti colloquiali: Mi ricordo i precetti di madama Bignè (C. Goldoni, Le donne di buon umore, At. III, sc. II.9); de’ quali non mi ricordo il peso (G. Gozzi, Lettere familiari, in Opere, Milano 1832, vol. II, p. 497); Mi ricordo la grande affezione che le aveva la sua signora madre (E. De Amicis, Cuore, LXXIV. Il maestro di mio padre, cpv. 33); mi ricordo una scena che vidi da piccolo (S. Benni, L’ultima lacrima, Milano 1996, p. 107); Mi ricordo il giorno perché il sabato di mattina veniva il fornitore degli alimentari (A. Tabucchi, Racconti, Milano 2005, p. 61).
[52]
Ovviamente, per tutti questi intransitivi pronominali resta ferma la possibilità di reggere una completiva oggettiva: mi ricordo che sono ancora digiuno (A. Manzoni, I Promessi Sposi, cap. XXXV, cpv. 29); Io mi vergogno che troppo v’amai (G. Baretti, Poesie, Milano 1819, p. 91); mi vergogno che una parte de’ miei pensieri (P. Giordani, Epistolario, Milano 1854, vol. V, p. 169); e anche con costruzione implicita: Dico che mi vergogno a raccontarti questo (G. Leopardi, Lettere, 535, Ad A. Papadopoli, 1827).
[53]
Marcello Ravesi
[54]
gabriella scrive:
[55]
20 dicembre 2012 alle 15:16
[56]
Nella risposta data dal Professor Arcangeli il 27 ottobre 2012, ore 8:25, la definizione "complemento predicativo dell'oggetto" è un refuso al posto di "compl. predicativo del soggetto"?
[57]
Grazie per la risposta.
[58]
Arno scrive:
[59]
20 dicembre 2012 alle 15:35
[60]
Gentili Signore e Signori di Linguista, tanti auguri di buon Natale e tante belle cose nell`anno nuovo!!!
[61]
linguista scrive:
[62]
20 dicembre 2012 alle 17:42
[63]
Grazie molte per la segnalazione.
[64]
Ho corretto.
[65]
Massimo Arcangeli
[66]
cassandra scrive:
[67]
21 dicembre 2012 alle 16:35
[68]
nelle frasi "borsa della spesa" e "toccò ogni centimetro del sacchetto", "spesa" e "centimetro" sono nomi astratti o concreti?
[69]
linguista scrive:
[70]
21 dicembre 2012 alle 18:06
[71]
Ferma restando la aleatorietà dei concetti di astratto e concreto, i due termini sono più concreti che astratti, visto che designano oggetti che si possono percepire con i sensi.
[72]
Fabio Ruggiano
[73]
Ines Desideri scrive:
[74]
23 dicembre 2012 alle 18:50
[75]
Gentile professor Ravesi,
[76]
come mi è stato più volte suggerito in questo autorevole blog, anche per analizzare la frase proposta da Floriana dovremmo affidarci alla logica, più che ai testi (verso i cui autori nutro, comunque, un profondo rispetto) o alle citazioni letterarie.
[77]
"Non ti vergogni di aver fatto piangere tua sorella": "Non ti vergogni" è la frase principale, "di aver fatto piangere tua sorella" è una subordinata causale, in quanto spiega la causa/ragione per cui si verifica (o dovrebbe verificarsi) la situazione/condizione espressa nella frase principale: vergognarsi perché? vergognarsi per quale ragione?
[78]
Cordiali saluti
[79]
Ines Desideri
[80]
linguista scrive:
[81]
23 dicembre 2012 alle 18:52
[82]
Come si è detto (cfr. la risposta del 18/12/2012 ore 21:51) di aver fatto piangere tua sorella (retta da Non ti vergogni) è, sotto il profilo sintattico, una oggettiva implicita (e non si tratta di una mia opinione).
[83]
Quanto alle Sue osservazioni, occorre distinguere il piano grammaticale da quello logico-semantico.
[84]
Le faccio un esempio classico: Marco è stato picchiato da Giorgio.
[85]
Ora, Marco è senz’altro il soggetto formale (grammaticale) della frase, cioè l’elemento sintattico di riferimento del predicato; tuttavia non possiamo non riconoscere che il soggetto logico è espresso dal complemento d’agente, vale a dire Giorgio, che è appunto l’agente reale dell’azione.
[86]
Marcello Ravesi
[87]
Arno scrive:
[88]
23 dicembre 2012 alle 22:00
[89]
Egregi Professori, vorrei sapere come si chiama questo caso nella grammatica italiana (c`è un termine?) quando omettiamo gli articoli determinativi nelle espressioni come "giorno e notte", "marito e moglie", "sole e luna" ecc.
[90]
Grazie.
[91]
linguista scrive:
[92]
23 dicembre 2012 alle 22:07
[93]
Il termine tecnico è omissione dell’articolo, che si può considerare un caso particolare di ellissi.
[94]
Nei casi che Lei propone l’omissione dell’articolo è normale.
[95]
Si tratta infatti di binomi co-ordinativi, vale a dire espressioni che presentano solitamente un ordine relativo fisso o preferito e che sono formate quasi sempre da elementi nominali senza determinante (il determinante compare in pochissimi casi, per es. il diavolo e l’acqua santa).
[96]
Tra i due termini di un binomio coordinativo possono sussistere relazioni semantiche di vario tipo, per es.: fulmini e saette (quasi sinonimi); toccata e fuga (sequenziali); barba e baffi, arco e frecce (co-meronimi, cioè parole che indicano una parte di un tutto); gioie e dolori, amore e odio (opposti antonimi); vero e falso, vita e morte (opposti complementari); vincitori e vinti, fratello e sorella, marito e moglie (opposti conversi), ecc.
[97]
Va detto che non è sempre facile incasellare un binomio in un preciso tipo relazionale e che di frequente esso può rientrare in più di una categoria: giorno e notte, per es., rientra negli opposti complementari ma si può ricondurre anche ad altre categorie di opposti.
[98]
Si può aggiungere che i binomi coordinativi possono essere: irreversibili, cioè completamente fissi e lessicalizzati (per es. calma e gesso, mai gesso e calma); relativamente irreversibili, che se invertiti presentano differenze di tipo (per es. caffè e latte / latte e caffè); reversibili ma con un ordine preferito (per es. giorno e notte più frequente di notte e giorno, sale e pepe più di pepe e sa-le); completamente reversibili (per es. marito e moglie / moglie e marito).
[99]
Marcello Ravesi
[100]
Riccardo scrive:

Text viewParagraph view