Sentence view

Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/5

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 ottobre 2012


showing 1001 - 1100 of 6101 • previousnext


[1]
Si ha invece un complemento di mezzo nella frase giocare a pallone.
[2]
Distinti saluti.
[3]
Dario
[4]
linguista scrive:
[5]
26 novembre 2012 alle 07:40
[6]
Gentile signor Gatto, la ringrazio molto delle utili osservazioni.
[7]
Nella risposta cui allude non ho dichiarato che a calcio sia un complemento strumentale; allo stesso modo a mio avviso ben difficilmente potremo definire a pallone come un complemento di mezzo tout-court: quando giochiamo a pallone stiamo infatti dicendo per antonomasia che giochiamo a calcio (o a calcetto), e non genericamente 'con un pallone' (per indicare altre attività sportive o ludiche in cui si usa il pallone dobbiamo infatti precisare che giochiamo a pallavolo, a basket, a palla ecc.).
[8]
Quanto alla definizione di complemento di modo che propone per casi simili, mi sembra che non sia applicabile senza qualche forzatura.
[9]
Mi permetto di precisare meglio ciò che dicevo: non sempre le categorie interpretative proposte dalle grammatiche tradizionali si adattano alla realtà della lingua, e talvolta il sistema dei complementi si rivela insufficiente.
[10]
Non è un caso che i linguisti abbiano elaborato e cerchino di diffondere modelli teorici alternativi e più elastici.
[11]
Marco Maggiore
[12]
LANGUAGEFINDER scrive:
[13]
26 novembre 2012 alle 08:26
[14]
Salve, vorrei chiedervi se il termine "gentile" viene usato, in italiano, per descrivere chi è ebreo o chi NON è ebreo.
[15]
In poche parole quando sentiamo dire "i Gentili", a chi si fa riferimento?
[16]
linguista scrive:
[17]
26 novembre 2012 alle 08:41
[18]
Nel linguaggio neotestamentario, gentile sta ad indicare chi non appartiene alla religione ebraica: le genti non giudaiche (e quindi pagane).
[19]
Per estensione, nel mondo greco-romano il termine venne usato anche per chi non era convertito al cristianesimo.
[20]
Di qui il senso più generico di pagano, infedele in contrapposizione sia a cristiano sia a israelita.
[21]
Nell’italiano corrente, tuttavia, il termine è usato prevalentemente per designare chi non è ebreo.
[22]
Marcello Ravesi
[23]
anna scrive:
[24]
26 novembre 2012 alle 10:50
[25]
buona sera , mi chiedevo se pasqua ,natale ,e i nomi di citta' sono concreti o astratti?
[26]
linguista scrive:
[27]
26 novembre 2012 alle 10:51
[28]
Occorre fare attenzione a non intendere in senso troppo rigido una classificazione quella fra nomi concreti e nomi astratti che non è applicabile in modo sistematico, vista anche la possibilità che molti nomi hanno di passare da una categoria all’altra al variare dei contesti in cui possono ricorrere, per es.: mi lacrima l’occhio (concreto) / "Mario ha occhio per l’arredamento" (astratto).
[29]
C’è da aggiungere, più in generale, che tutte le parole non rappresentano direttamente le cose, ma esprimono l’idea che delle cose abbiamo nella mente (un concetto).
[30]
Le parole, rappresentando sempre la nostra idea di un oggetto o di una condizione o di un fenomeno, sono dunque tutte segno di qualcosa di astratto.
[31]
Premesso dunque che la classificazione tra nomi astratti e nomi concreti è una falsa classificazione, il Natale concezione mentale, non direttamente percepibile dai sensi a rigore andrebbe considerato un nome astratto; d’altro canto, si tratta anche di un preciso giorno dell’anno.
[32]
Tutto sommato, per i nomi delle feste religiose, come per quelli delle città, mi pare più pertinente usare la classificazione di nome proprio, in quanto identifica uno specifico individuo fra tutti i membri di una stessa categoria: un giorno specifico rispetto a tutti gli altri (Natale, per antonomasia) o una città specifica fra le altre (Firenze).
[33]
Marcello Ravesi
[34]
Giulia scrive:
[35]
27 novembre 2012 alle 08:26
[36]
Ho un dubbio sull'analisi del periodo:
[37]
D'un tratto tre squilli di tromba: le piume dei cimieri sussultarono nell'aria ferma come a uno sbuffo di vento: principale
[38]
e tacque subito quella specie di mugghio: coordinata
[39]
che si era sentito fin qui: sub
[40]
ed era, ????
[41]
si vede,:incidentale
[42]
un russare di guerrieri, ????
[43]
incupito dalle gole metalliche degli elmi: sub.
[44]
Grazie
[45]
linguista scrive:
[46]
27 novembre 2012 alle 08:54
[47]
Completo:
[48]
che si era sentito fin qui = proposizione relativa di primo grado
[49]
e (che) era [...] un russare di guerrieri = proposizione relativa di primo grado (coordinata alla precedente)
[50]
(che era) incupito dalle gole metalliche degli elmi = proposizione relativa di secondo grado, dipendente da quella di primo grado precedente.
[51]
Alessandro Aresti
[52]
Gaetano scrive:
[53]
30 novembre 2012 alle 13:33
[54]
Volevo chiarimenti circa l'utilizzo del termine "vicino" nella seguente frase:
[55]
"Restiamo vicini/o"
[56]
linguista scrive:
[57]
30 novembre 2012 alle 13:34
[58]
Nella frase restiamo vicini l'aggettivo vicino declinato al plurale funge da complemento predicativo del soggetto: si lascia perciò interpretare come 'restiamo vicini l'uno all'altro'.
[59]
L'impiego di vicino indeclinato potrebbe anche configurarne un utilizzo in funzione avverbiale, come equivalente di 'qui vicino', 'nei paraggi'.
[60]
La frase restiamo vicino potrebbe perciò equivalere anche a non allontaniamoci da qui, restiamo nei paraggi.
[61]
Marco Maggiore
[62]
giuliano scrive:
[63]
30 novembre 2012 alle 13:50
[64]
anche se rimanere è un verbo intransitivo ed è sicuramente più corretto dire: te li ho lasciati !si può anche dire:" te li ho rimasti ?
[65]
grazie
[66]
linguista scrive:
[67]
30 novembre 2012 alle 13:58
[68]
No, non si dovrebbe dire.
[69]
L'uso transitivo di verbi intransitivi come rimanere, scendere, uscire ecc. è scorretto e marcatamente regionale.
[70]
Marco Maggiore
[71]
gabriella scrive:
[72]
30 novembre 2012 alle 16:02
[73]
Nella formule "Ti battezzo nel nome del Padre..." e "Parlo a nome di..." che complementi sono "nel nome" e "a nome"?
[74]
Grazie
[75]
linguista scrive:
[76]
30 novembre 2012 alle 18:01
[77]
In nome di, "Nel nome di", "a nome di" sono locuzioni preposizionali che introducono un complemento di sostituzione o scambio.
[78]
Esso indica che il soggetto opera al posto di qualcun altro.
[79]
Fabio Ruggiano
[80]
Francesco scrive:
[81]
30 novembre 2012 alle 18:09
[82]
Ho un dubbio su ausiliari e verbi servili.
[83]
Qual è la forma "corretta" -o comunque la forma più indicata per un testo scritto formale- di questa frase?
[84]
C'è una regola per questi casi?
[85]
- Maria avrebbe dovuto essere consapevole di ciò che stava facendo
[86]
- Maria sarebbe dovuta essere consapevole di ciò che stava facendo
[87]
Grazie
[88]
linguista scrive:
[89]
30 novembre 2012 alle 19:05
[90]
A proposito dell'ausiliare con i verbi servili, riporto la risposta di Alessandro Aresti del 12/04/2011.
[91]
Il caso che riguarda l'esempio da lei riportato è alla lettera b):
[92]
«Tendenzialmente, l’ausiliare di un verbo servile è lo stesso del verbo retto: ho mangiato, quindi ho dovuto mangiare; sono partito, quindi sono dovuto partire. Tuttavia:
[93]
a) se l’infinito è un verbo intransitivo, il verbo reggente può costruirsi anche con avere: non aveva più dovuto ritornare.
[94]
b) se l’infinito è essere, l’ausiliare del verbo reggente è avere: avrebbe dovuto essere qui un’ora fa.
[95]
c) se l’infinito è passivo, l’ausiliare del verbo reggente è quello proprio dei verbi transitivi, cioè avere: Marco ha dovuto essere impiegato nei lavori più umili.
[96]
»
[97]
Fabio Ruggiano
[98]
DG scrive:
[99]
30 novembre 2012 alle 19:50
[100]
Gentile Professor Maggiore,

Text viewParagraph view