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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/5

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 ottobre 2012


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[1]
Gradirei anche degli esempi.
[2]
A me viene in mente l'uso del condizionale passato per esprimere l'idea di futuro nel passato, come nella frase "Sapevo fin dall'inizio che tu avresti vinto" e, dopo la congiunzione "se" per le interrogative indirette, come nella frase "Mi hanno chiesto se mi piacerebbe far parte del loro team".
[3]
Grazie per la pazienza.
[4]
linguista scrive:
[5]
19 ottobre 2012 alle 12:15
[6]
In generale possiamo dire che il condizionale è un modo verbale che viene usato per indicare un'azione o un evento che non si sono ancora prodotti o la cui realizzazione dipende dal concretizzarsi di altre condizioni.
[7]
Talvolta l'uso del condizionale rappresenta un modo per mitigare le nostre affermazioni (penso che sarebbe meglio aprire la finestra).
[8]
Dopo la congiunzione che il condizionale può essere usato nelle completive oggettive e nelle soggettive:
[9]
credo che faresti bene a uscire un po' (non lo hai ancora fatto, ma dovresti farlo);
[10]
credo che uscirebbe / è chiaro che uscirebbe (in questo caso è sottintesa una condizione: se dipendesse da lui, se ne avesse voglia, se avesse tempo. Ovviamente bisogna considerare il contesto comunicativo).
[11]
Nelle interrogative indirette introdotte da se il condizionale si usa per far riferimento a eventi che vengono soltanto ipotizzati:
[12]
non so se mi comporterei così al posto tuo.
[13]
Nelle subordinate infine, come lei osserva, il condizionale serve a esprimere l'idea di futuro nel passato, cioè a indicare un'azione successiva a quella espressa dalla reggente.
[14]
Tale valore è inscritto nella semantica del condizionale: anche il condizionale di futuro nel passato fa riferimento a eventi che non si sono ancora prodotti se si prende come punto di riferimento l'asse temporale codificato dalla reggente.
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Elisa De Roberto
[16]
Roberto scrive:
[17]
22 ottobre 2012 alle 10:30
[18]
Salve
[19]
è corretto dire "Ah, questi giovani d'Europa sempre a chiedere diritti, sempre a scioperare contro chi gli ha rubato il futuro; ( o "li ha rubato" il futuro)?
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linguista scrive:
[21]
22 ottobre 2012 alle 10:35
[22]
In uno scritto sorvegliato la forma corretta sarebbe contro chi ha rubato loro il futuro.
[23]
Occorre osservare, tuttavia, che il pronome dativale di 6a pers. oscilla in italiano fra gli e loro, e l’uso si orienta sempre più a favore della prima forma.
[24]
Non solo nel parlato gli si adopera comunemente in luogo di loro, ma quest’ultima forma è ormai minoritaria anche nello scritto.
[25]
Marcello Ravesi
[26]
Luca scrive:
[27]
22 ottobre 2012 alle 10:48
[28]
Oltretutto, l'avverbio "quando", è solo interrogativo, non si può considerare anche avverbio di tempo?
[29]
linguista scrive:
[30]
22 ottobre 2012 alle 10:53
[31]
Nelle frasi interrogative dirette quando è senz’altro avverbio interrogativo: Quando potrò venire?; mentre svolge funzione di congiunzione nelle interrogative indirette: Dimmi quando potrò venire.
[32]
Marcello Ravesi
[33]
Marco scrive:
[34]
22 ottobre 2012 alle 18:57
[35]
Quando si fa la tradizionale analisi logica, anche le frasi subordinate vengono scomposte in soggetto, predicato ed eventuali complementi e attributi?
[36]
Grazie
[37]
Sergio scrive:
[38]
22 ottobre 2012 alle 19:57
[39]
Come si fa l'analisi logica della frase:"Sono venuto qui per vederti"?
[40]
Nella subordinata finale "per vederti", la preposizione "per" si unisce al predicato, oppure viene analizzata da sola?
[41]
Es: per vedere= pred. verbale
[42]
linguista scrive:
[43]
22 ottobre 2012 alle 20:57
[44]
(La risposta è relativa agli ultimi due quesiti).
[45]
Si capisce che l'analisi logica non può essere fatta se la subordinata è in forma implicita: si dovranno quindi esplicitare le diverse componenti della frase: il soggetto (nell'esempio proposto, "[affinché] io"), il predicato ("veda"), l'oggetto ("te"), ecc.
[46]
Alessandro Aresti
[47]
Fabiana scrive:
[48]
22 ottobre 2012 alle 22:42
[49]
Mi è sorto un dubbio.
[50]
Quand'è che posso utilizzare l'aggettivo "filantropo" e quando "filantropico"?
[51]
Quando devo usare gli aggettivi che terminano in "-o" e quando quelli che terminano in "-ico"?
[52]
linguista scrive:
[53]
23 ottobre 2012 alle 09:44
[54]
Non è semplice tracciare un confine tra i territori d'uso dell'uno e dell'altro aggettivo (e ancor meno tra gli aggettivi che terminano in -o e in -ico in generale).
[55]
In alcuni casi i due aggettivi sembrano intercambiabili, in altri no: occorrerebbe quindi valutare di volta in volta ciascun singolo caso.
[56]
Sicuramente, filantropico è solo aggettivo: "spirito filantropico (= da filantropo)", "un'associazione filantropica (= che svolge opere di filantropia)".
[57]
Filantropo, oltre a essere sostantivo, è usato in alcuni casi come aggettivo, e in genere in riferimento a un sostantivo che indica una persona: si dice infatti "un medico filantropo" piuttosto che "un medico filantropico"; "una donna filantropa" piuttosto che "una donna filantropica".
[58]
Si può dire poi che, quando è usato come aggettivo, filantropo assume più il significato di 'che è un filantropo', 'che ha spirito di filantropo', ecc.; filantropico, oltre a poter essere usato in tali accezioni (ma, ribadisco, bisogna valutare ciascun caso singolo: a uomo filantropico va infatti preferito uomo filantropo), ha in più quella più generica di 'relativo alla filantropia'.
[59]
Alessandro Aresti
[60]
Sergio scrive:
[61]
23 ottobre 2012 alle 11:12
[62]
Quindi nella frase: "affinchè" è congiunzione della proposizione finale esplicita? grazie
[63]
linguista scrive:
[64]
23 ottobre 2012 alle 11:13
[65]
.
[66]
Alessandro Aresti
[67]
Marco scrive:
[68]
23 ottobre 2012 alle 15:33
[69]
Scusate se vi chiedo una conferma; quindi in un periodo, quando si deve fare l'analisi logica, è necessario se la frase è subordinata implicita, renderla sempre esplicita per individuare gli elementi?
[70]
Grazie
[71]
linguista scrive:
[72]
23 ottobre 2012 alle 16:28
[73]
, confermo.
[74]
Alessandro Aresti
[75]
Luca scrive:
[76]
23 ottobre 2012 alle 16:54
[77]
La locuzione "a che ora" è corretta in italiano?
[78]
Es: A che ora vieni?
[79]
Si usa solo nel linguaggio parlato?
[80]
Che tipo di locuzione dovrebbe essere?
[81]
linguista scrive:
[82]
23 ottobre 2012 alle 17:31
[83]
Il suo uso è corretto e non marcato come basso o informale.
[84]
Che ha valore di aggettivo interrogativo ed è equivalente di quale.
[85]
A che ora può essere considerata una locuzione avverbiale con valore interrogativo.
[86]
Alessandro Aresti
[87]
Tiziana scrive:
[88]
23 ottobre 2012 alle 18:06
[89]
gentili signori,
[90]
per la frase io vado a sciare tutti gli anni è corretto dire:
[91]
io soggetto
[92]
vado a sciare pred.verbale
[93]
tutti gli anni compl.di tempo continuato + attr.
[94]
grazie mille
[95]
linguista scrive:
[96]
23 ottobre 2012 alle 19:55
[97]
In un esempio come "vado a Cortina a sciare", "a sciare" sarebbe da analizzare come una proposizione finale ("vado a Cortina per/col fine di sciare").
[98]
Ma il nostro esempio è diverso: "a sciare" ("dove vado?" "a sciare") assume qui un valore locativo (la frase è accostabile ad altre come "vado al mare", "vado in montagna", ecc.) e quindi deve essere analizzato come complemento di moto a luogo.
[99]
Alessandro Aresti
[100]
Elena scrive:

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