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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


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[1]
Esempi:
[2]
-Sarei dovuto essere più spigliato per accedere alle selezioni per animatore (giudizio personale)
[3]
- Secondo alcuni esaminatori avrei dovuto essere più spigliato per accedere alle selezioni per animatore (era un requisito)
[4]
Infine, potrebbe trattarsi di un'interferenza di ipercorrezione dal campidanese?
[5]
L'ausiliare in sardo è avere.
[6]
Spero di essere stato sufficientemente chiaro nell'esplicazione dei miei dubbi, attendo risposta.
[7]
Saluti.
[8]
Alessandro Meloni
[9]
linguista scrive:
[10]
6 dicembre 2010 alle 22:04
[11]
Ragionamenti analoghi ai suoi sono stati fatti da tanti e hanno, ovviamente, un fondamento di verità.
[12]
La norma corrente, però, esige (ancora) che si preferisca "avrei voluto essere" a "sarei voluto essere"; se l'uso - come è probabile - semplificherà la doppia possibilità ("avrei"/"sarei") a favore di "avere" (per le ragioni addotte da Moretti), "sarei voluto essere" potrebbe addirittura scomparire.
[13]
Non si guardi bene dal dire, in presenza dell'infinito "essere", "che la forma normativa è quella con avere".
[14]
Segua invece Manzoni: "avrebbe voluto esser cento braccia sotto terra" (I Promessi Sposi, IX, 76).
[15]
Massimo Arcangeli
[16]
Sergio scrive:
[17]
7 dicembre 2010 alle 09:45
[18]
Una frase di questo tipo, si può considerare proposizione relativa con ellissi della principale?: " L'Italia che protesta".
[19]
Ho una curiosità che riguarda l'imperfetto.
[20]
Spesso nel parlato può capitare di sentire per es:"non eri andato in palestra oggi", utilizzando "eri" in luogo di "saresti".
[21]
Penso sia una forma non corretta.
[22]
Grazie
[23]
linguista scrive:
[24]
7 dicembre 2010 alle 15:01
[25]
"L’Italia che protesta" potrebbe essere in effetti una proposizione relativa, ellittica tuttavia non dell'intera proposizione reggente, ma del solo verbo principale (un verbo che per inciso sarà transitivo ed avrà come argomento interno (il complemento oggetto) "l'Italia").
[26]
Il verbo, d'altro canto, sarà facilmente desumibile dal contesto: pensi ad esempio al commento di una foto in cui si vedono delle persone protestare, che potrebbe suonare grosso modo così: "[Guarda] l'Italia che protesta".
[27]
In determinate situazioni, tuttavia, la frase potrebbe essere legata ad un modo di dire o ad uno slogan, come nella canzone "Viva l'Italia" (1979) di Francesco De Gregori: "L'Italia derubata e colpita al cuore, viva l'Italia, l'Italia che non muore [...] l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura, viva l'Italia, l'Italia che non ha paura [...] viva l'Italia, l'Italia che resiste").
[28]
Proprio l'espressione "X che (verbo)" rientra in numerose formule ripetitive, tipiche del parlato (ma non solo), che hanno avuto un certo successo nell'italiano contemporaneo, come intuì fin dal 1975 Enzo Jannacci, che allora scrisse "Quelli Che...", titolo di una canzone (e di un intero album) che molti anni dopo avrebbe ispirato un fortunato programma televisivo di Fabio Fazio.
[29]
Spero di essere stato esaustivo nella mia risposta, anche perché non potrò esserlo altrettanto per ciò che concerne la seconda parte della sua domanda, che - ammetto - non ho ben capito.
[30]
Se si tratta di sapere se le due forme verbali (trapassato prossimo e condizionale passato) sono intercambiali, provi a riflettere sulle due frasi: "(mi hai detto che) non saresti andato in palestra oggi" // "(mi hai detto che) non eri andato in palestra oggi".
[31]
Come capirà bene, le due proposizioni in esame sono completamente diverse.
[32]
Nel primo caso si tratta di un'apodosi di un periodo ipotetico dell'irrealtà, ellittico della protasi, che potrebbe essere ad esempio "se avessi avuto la febbre, non saresti..."; in questo caso, il problema rientra nella complessa questione del periodo ipotetico dell'irrealtà, in cui "l'italiano dell'uso medio" - come lo ha definito Francesco Sabatini - spesso sostituisce il condizionale passato ed il congiuntivo trapassato con il doppio imperfetto indicativo ("se me lo avessi detto, sarei venuto" ? "se me lo dicevi, venivo").
[33]
Nel secondo degli esempi proposti, al contrario, siamo di fronte ad una proposizione oggettiva, che completa il significato del verbo principale (semmai in questo contesto, appare preferibile il passato prossimo, che maggiormente rispetta la consecutio temporum: "(mi hai detto) che non sei andato in palestra oggi").
[34]
Rocco Luigi Nichil
[35]
Alessandro scrive:
[36]
8 dicembre 2010 alle 11:27
[37]
La ringrazio per la tempestiva risposta, vorrei sapere se questa risposta è appoggiata da tutte le teorie linguistiche o se è una delle tante; cioè se l'uso di sarei voluto essere è stato o è riconosciuto come normativo o se solo è normativo l'uso di avrei voluto essere.
[38]
Lo dico perchè mi appoggio molto alla grammatica descrittiva del Moretti e non sono solito consultare quelle normative.
[39]
Saluti.
[40]
Alessandro Meloni
[41]
linguista scrive:
[42]
8 dicembre 2010 alle 11:58
[43]
La norma attuale, ribadisco, imporrebbe "avrei voluto essere" (è l'unica soluzione accolta, per fare un esempio, dalla grammatica di Luca Serianni), ma la questione è molto dibattuta.
[44]
Come quasi sempre accade in questi casi, comunque, a dire l'ultima parola saranno i parlanti e gli scriventi (prossimi) venturi.
[45]
Massimo Arcangeli
[46]
andrea mario scrive:
[47]
8 dicembre 2010 alle 12:00
[48]
Sul participio due questioni:
[49]
come distinguere l'aggettivo dal participio in analisi grammaticale, specie nell'uso predicativo quando ci si può confondere con le forme verbali composte con l'ausiliare essere?
[50]
nella sintassi del periodo, quando il participio da' origine ad una subordinata implicita e quando invece no in quanto può essere considerato semplice attributo?
[51]
Grazie mille.
[52]
linguista scrive:
[53]
8 dicembre 2010 alle 13:27
[54]
1) Nel sistema grammaticale dell’italiano, entrambi i tipi di participio (presente e passato) sono andati spesso incontro a processi di sostantivazione e aggettivazione che ne hanno obliterato l’originaria natura verbale (es.: sost.: cantante, sorgente, camminata, ecc.; agg.: un ragazzo sorridente, un bambino educato, ecc.).
[55]
Non c’è, è lapalissiano, un procedimento formale che consenta di discriminare, sempre e in modo netto, tra le due condizioni: soltanto la sensibilità linguistica dell’utente, facendo leva sulla semantica della frase, può, di volta in volta, farlo.
[56]
2) Sperando di interpretare correttamente il suo quesito, le propongo le due frasi seguenti: Nella mia vita ho visto molte persone convinte, Nella mia vita ho visto molte persone convinte di avere ragione; nel secondo caso, rispetto al primo, l’aggettivo (in origine participio) regge una subordinata (implicita).
[57]
In entrambi i casi, comunque, l’elemento in questione è da considerare attributo.
[58]
Alessandro Aresti
[59]
andrea mario scrive:
[60]
8 dicembre 2010 alle 18:44
[61]
Riprendo i quesiti sui partecipi per verificare di aver capito bene (e mi scuso).
[62]
1.
[63]
Si tratta dunque di sensibilità: ad uno studente posso dire che entrambe le scelte sono accettate; nell'es.
[64]
"tutti i miei compagni sono annegati" non c'è dunque una unica soluzione, posso interpretare "annegati" come aggettivo in funzione predicativa o "sono annegati" come passato prossimo; e, in analisi logica, "sono annegati" può essere un predicato o nominale o verbale.
[65]
E' corretto così?
[66]
2.
[67]
Per la sintassi del periodo mi sono espresso male.
[68]
Le faccio un es.
[69]
"Questo è un caso documentato" Documentato è da intendersi proposizione subordinata implicita o siamo di fronte, nell'es., ad una unica proposizione con il participio "documentato" da intendersi come aggettivo e non predicato.
[70]
Anche in questo caso entrambe le scelte sono corrette?
[71]
Grazie mille.
[72]
linguista scrive:
[73]
8 dicembre 2010 alle 19:41
[74]
1) .
[75]
2) Si può interpretare documentato sia come semplice aggettivo (col significato "attestato a seguito di un'accurata indagine dei fatti") sia come participio, ad esempio come parte di una relativa ellittica (es.: "questo è un caso [che è stato] documentato).
[76]
Alessandro Aresti
[77]
[78]
Clodomiro.poletti scrive:
[79]
15 dicembre 2010 alle 13:06
[80]
Buongiorno,
[81]
vorrei conoscere la sua opinione su queste due frasi:
[82]
" maledetto il giono che ti ho incontrato"
[83]
" vorrei tenerla nelle mie proprie mani"
[84]
Secondo lei sono corrette?
[85]
La ringrazio
[86]
linguista scrive:
[87]
15 dicembre 2010 alle 13:16
[88]
Entrambe le frasi sono state già analizzate e commentate in questo blog.
[89]
La rinvio pertanto, per la prima, alla risposta di Debora De Fazio del 03/06/2009, che ricorda che la frase rappresenta un tipico caso di che polivalente, fenomeno molto diffuso nell’italiano contemporaneo, specialmente nel parlato e nello scritto poco sorvegliato.
[90]
Sulla seconda si è soffermato invece Massimo Arcangeli il 19/01/2010, osservando come la presenza di pronome possessivo + proprio crei una "fastidiosa ridondanza".
[91]
Francesco Lucioli
[92]
Luca scrive:
[93]
22 dicembre 2010 alle 12:55
[94]
In Una frase di questo tipo: "sto preparando da mangiare", può definirsi proposizione finale "da mangiare" oppure può ritenersi una oggettiva tipo: sto preparando "il mangiare".
[95]
Vi ringrazio anticipatamente.
[96]
linguista scrive:
[97]
22 dicembre 2010 alle 12:58
[98]
In generale, la preposizione da non introduce proposizioni oggettive implicite, mentre può introdurre proposizioni finali implicite.
[99]
Nel caso proposto, tuttavia, si tratta di una sfumatura di significato in cui non si può escludere il valore oggettivo: la frase si può infatti percepire sia come sto preparando per mangiare, sia come sto preparando (qualcosa) da mangiare.
[100]
Francesco Lucioli

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