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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


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[1]
Grazie come sempre,
[2]
cari saluti
[3]
Paolo
[4]
linguista scrive:
[5]
16 giugno 2011 alle 11:29
[6]
A parte l'alta formalità inconsueta dell'espressione "vorrei chiedere se" (più comune è "vorrei sapere"), partendo dal presupposto che le interrogative indirette introdotte da se ammettono sia l'uso dell'indicativo che del congiuntivo, a seconda delle sfumature stilistico-contenutistiche, e che sarebbe meglio evitare ripetizioni del verbo potere (come nel suo Vorrei chiedere, se potessi, se potrei prendere), sono corrette:
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Vorrei chiedere se possa prendere in prestito delle foto per la rivista;
[8]
Vorrei sapere se sia disponibile a ricevermi.
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Anna Colia
[10]
Paolo scrive:
[11]
16 giugno 2011 alle 11:49
[12]
Buongiorno Colia, la ringrazio molto della risposta.
[13]
Dunque, sono corrette le versioni presentate dai miei colleghi.
[14]
Però, se ho capito bene, le frasi "Vorrei sapere se potrei prendere in prestito delle foto per la rivista" e "Vorrei sapere se sarebbe disponibile a ricevermi" sono corrette ma presentano una minore sfumatura stilistica, esatto?
[15]
Grazie come sempre,
[16]
cari saluti
[17]
Paolo
[18]
linguista scrive:
[19]
16 giugno 2011 alle 12:24
[20]
L'uso del condizionale nelle interrogative indirette è ammissibile solo se: la subordinata esprime un valore di cortesia (come sembra nel suo secondo esempio, che, dunque, è accettabile); la subordinata costituisce l'apodosi di un periodo ipotetico con protasi sottintesa (Mi chiedevo se avrebbe seguito ugualmente il consiglio (sottinteso: se glielo avesse dato un'altra persona); quando l’azione espressa dalla subordinata è proiettata nel futuro (Mi chiedo se lo direbbe di nuovo). A parte questi casi, l'uso del congiuntivo è quello più comune e, dunque, consigliabile. La maggiore difficoltà dell'accettabilità del suo primo esempio, invece, sta nella poca armonia anche di suono che è data dalla vicinanza dei due condizionali di prima persona (vorrei e potrei). In riferimento, poi, al suo ultimo esempio "Vorrei chiedere se potessi..." è inaccettabile per motivi di consecutio temporum non rispettata.
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Anna Colia
[22]
Pino scrive:
[23]
17 giugno 2011 alle 07:17
[24]
Tutt'ora o tuttora?
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E tuttoggi?
[26]
linguista scrive:
[27]
17 giugno 2011 alle 07:55
[28]
"Tuttora" ("tutt'ora" è ormai disusato) e "a tutt'oggi".
[29]
Massimo Arcangeli
[30]
Paolo scrive:
[31]
17 giugno 2011 alle 07:55
[32]
Buongiorno a tutti.
[33]
Un piccolo quesito del fine settimana.
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Riguarda la concordanza numerica.
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In TV ho sentito dire da una giornalista "Le ottantamila euro sottratte ai...".
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La domanda è la seguente: anche se mila è femminile non dovrebbe concordare con il sostantivo? quindi gli ottantamila euro, i diecimila uomini e simili?
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Io almeno ho sempre detto così.
[38]
Al femminile non dovrebbero andare solo in questo caso: "le centinaia di uomini presenti" "Le migliaia di euro spesi" (mica si dice le migliaia di euro spese)?
[39]
Grazie come sempre,
[40]
cari saluti
[41]
Paolo
[42]
linguista scrive:
[43]
17 giugno 2011 alle 08:14
[44]
Il numerale cardinale mila che ricorre solo in combinazione con altri numerali nella serie delle migliaia non è di per latore di una marca di genere.
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Il genere è determinato dai sostantivi cui tali aggettivi invariabili si legano: duemila cani assai apprezzati, le cento donne più belle.
[46]
Un caso a parte è poi l'impiego dei numerali in riferimento agli anni: si dice il duemila, il duemiladieci non perché il numerale sia di genere maschile, ma sottintendendo il sostantivo anno: l'anno duemiladieci e così via.
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È dunque sicuramente errato le ottantamila euro, mentre non lo è le migliaia di euro spese (se consideriamo che a essere spese siano le migliaia).
[48]
Si tratta comunque di cose diverse: centinaio e migliaio non sono numerali, ma nomi comuni indicanti un insieme di cento/mille elementi di uno stesso tipo.
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Marco Maggiore
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Paolo scrive:
[51]
17 giugno 2011 alle 10:18
[52]
Buongiorno Maggiore, grazie mille per le risposte!!
[53]
Io preferisco dire migliaia di euro spesi, in riferimento a euro.
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In realtà ho sentito dire anche i migliaia di euro... ma credo che sia un errore abbastanza grave.
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Cari saluti
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Paolo
[57]
raffa scrive:
[58]
18 giugno 2011 alle 09:53
[59]
In alcune scuole dove si insegna italiano agli stranieri, utilizzano il passato prossimo per indicare un'azione conclusasi da tempo,per esempio:"l'anno scorso sono andato in vacanza in Spagna", io avrei utilizzato il passato remoto, visto che l'azione è passata da un anno e non ha ripercussioni sul presente.
[60]
Insomma,per tali accademie, il passato remoto, viene utilizzato solo in riferimento a fatti storici.
[61]
Qual'è l'uso corretto di queste due forme verbali?
[62]
Grazie
[63]
linguista scrive:
[64]
19 giugno 2011 alle 15:59
[65]
Come indicato dal nome, il passato "prossimo" è un passato "vicino", quello "remoto" è un passato "lontano".
[66]
In teoria si dovrebbe utilizzare il passato prossimo per azioni avvenute fino a "stamani" o comunque collocate in un passato molto recente, il passato remoto per le azioni avvenute da "ieri" fino alle epoche più lontane.
[67]
L'uso di questi due tempi, è, tuttavia, molto variegato.
[68]
Al di delle considerazioni sulla relazione di questi due tempi con il presente, sulla variazione del loro uso sono da prendere in esame vari fattori.
[69]
Uno di questi è dato dalle variazioni diatopiche dell'italiano: al nord si tende ad usare il passato prossimo anche quando la distanza nel tempo suggerirebbe di utilizzare il passato remoto (es. "L'anno scorso sono andata al mare in Sardegna"); al sud succede il contrario, con alcune particolarità nella costruzione della frase.
[70]
Oltre a queste differenze, entrano in gioco anche fattori personali, psicologici, legati all'emotività e alle percezioni individuali.
[71]
Se io dico: "Nel 1990 sono andata in Spagna", significa che questa esperienza è ancora viva e presente dentro di me; l'uso, nella stessa frase, del passato remoto indica che l'evento è collocato nella categoria della memoria e del ricordo.
[72]
Molti insegnanti di italiano asseriscono che "il passato remoto non è più usato nella lingua parlata".
[73]
L'affermazione è errata: se è vero che la tendenza generale è quella di attualizzare gli avvenimenti, soprattutto nel linguaggio dei media, è pur vero che in Toscana e nel Meridione in generale esiste un significativo utilizzo di questo tempo verbale.
[74]
Come è noto, nella lingua scritta il passato remoto è largamente utilizzato: è il tempo della storia, del racconto, della biografia.
[75]
Collegato alla questione dei tempi del passato è anche il presente storico, che aggiunge complessità e ricchezza all'espressione sia orale che scritta.
[76]
Simonetta Losi
[77]
Silvia scrive:
[78]
19 giugno 2011 alle 16:16
[79]
Salve,
[80]
Devo preparare una presentazione orale per un corso di Sintattica inglese che sto seguendo in Germania.
[81]
La professoressa mi ha chiesto di parlare delle differenze tra l'uso dei tempi del passato tra italiano e inglese.
[82]
In particolare l'uso dell'imperfetto e del passato prossimo.
[83]
La mia presentazione sarà una sorta di "spiegazione" e di risposta ad lcuni dubbi e domande specifiche per studenti non italiani, dell'uso che in italia facciamo di questi verdi che per loro sono difficili da capire.
[84]
Potrebbe darmi suggerimenti?
[85]
La ringrazio in anticipo!
[86]
Si
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linguista scrive:
[88]
19 giugno 2011 alle 16:41
[89]
Rispondendo al Suo quesito vorrei andare al di delle regole che si trovano sulle grammatiche e proporle una spiegazione più semplice ma secondo la mia esperienza più efficace per gli stranieri.
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Intanto bisogna dire che nella spiegazione delle forme verbali e delle strutture grammaticali è sempre utile partire dal nome: il passato prossimo - di cui si è parlato anche in un recente post - è un tempo "perfetto", in quanto indica un'azione compiuta, conclusa.
[91]
L'imperfetto, in quanto tale, lascia spazio e aperture molto maggiori rispetto a ciò che è avvenuto "prima" e a ciò che è avvenuto "dopo" ciò che esprime.
[92]
Esempio: "Da piccola andavo a scuola".
[93]
Per visualizzare l'uso dell'imperfetto, possiamo spiegarlo come un tempo che serve a descrivere lo scenario in cui si svolge un'azione, espressa invece dal passato prossimo.
[94]
Esempio: "Era un bel giorno di primavera, il sole brillava, sono uscita di casa cantando".
[95]
L'idea dello scenario riguarda sia il mondo esterno, ma anche quello interno, individuale.
[96]
Esempio: "Avevo fame e ho mangiato un panino", "ero triste/allegra/emozionata eccetera".
[97]
Con l'imperfetto possiamo fare una sorta di "fotografia" del passato: "Da giovane, Laura era una ragazza molto bella".
[98]
L'impefetto viene utilizzato anche per esprimere due avvenimenti contemporanei: "Mentre mangiavo, guardavo la tv".
[99]
Tuttavia posso dire: "Mentre aspettavo l'autobus leggevo il giornale" e anche "Mentre aspettavo l'autobus ho letto il giornale".
[100]
La prima frase "fotografa" una situazione nel passato, la seconda ha un senso di compiutezza.

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