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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


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Rocco Luigi Nichil
[2]
luigi scrive:
[3]
29 marzo 2011 alle 22:13
[4]
vorrei gentilmente chiedere chiarimenti sul non pregnante. grazie
[5]
linguista scrive:
[6]
29 marzo 2011 alle 22:46
[7]
Confesso di non aver compreso la domanda.
[8]
Potrebbe cortesemente riformularla?
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Rocco Luigi Nichil
[10]
luigi scrive:
[11]
29 marzo 2011 alle 23:11
[12]
una persona mi ha rivolto questa frase:" sei più pallido di quel ch'io non pensassi" che mi sembra equivalga a " sei pallido e io pensavo che tu non lo fossi" e cercando in una vecchia grammatica ho trovato che quel non si definisce pregnante, ma non ho capito il perchè.
[13]
Grazie.
[14]
linguista scrive:
[15]
30 marzo 2011 alle 03:25
[16]
Innanzitutto le posso dire che le due frasi a cui lei fa riferimento non si equivalgono, perché la prima ("sei più pallido di quel ch’io non pensassi") presuppone che il soggetto creda "pallido" il proprio interlocutore (sebbene lo sia "più" di quanto egli avesse pensato in precedenza), mentre la seconda ("sei pallido e io pensavo che tu non lo fossi") implica l'assoluta novità dell'informazione (non di "più" o di "meno").
[17]
Aggiungo che la forma quel, che compare nella prima frase, deriva da un'apocope (o troncamento) del pronome quello, variante ormai uscita d'uso, ma ancora presente in formule cristallizzate come quel che ("Ma quel che il presidente Bashar dovrà capire è che ora le parole non bastano", Corriere della sera, 28 marzo 2011, p. 10) o in quel di ("Giulio Giustiniani, giornalista di lungo corso e di brillante carriera, oggi gentiluomo di campagna in quel di Percoto [...]", Corriere della sera, 27 marzo 2011, p. 41).
[18]
Non riesco tuttavia a capire il significato del termine "pregante", che - a quanto mi pare di capire dalle sue parole - assume un valore specialistico in àmbito grammaticale.
[19]
Potrei concludere che "non pregnante", in questo senso, possa valere "locuzione cristallizata, formula fissa" (pensi ad esempio alle frasi idiomatiche), ma senza ulteriori ragguagli (di quale grammatica si tratta? quale significato attribuisce tale grammatica alla parola?) non riuscirei a trovare per il termine "pregnante" un'accezione (figurata) che esuli dal consueto valore di "testo, linguaggio, parola e sim., denso di significati o che assume un significato specifico a seconda del contesto": accezione che tuttavia sembra avere a che fare con la retorica, piuttosto che con la grammatica.
[20]
Rocco Luigi Nichil
[21]
Sabrina scrive:
[22]
30 marzo 2011 alle 12:00
[23]
Vorrei che mi aiutaste a risolvere un dubbio: si scrive "Ho parlato con Patrizia, a cui piacciono le fragole come a me" o "Ho parlato con Patrizia, a cui come a me piacciono le fragole"?
[24]
Grazie!
[25]
linguista scrive:
[26]
30 marzo 2011 alle 12:09
[27]
Le due espressioni sono perfettamente equivalenti, sotto il profilo della correttezza grammaticale e sintattica.
[28]
L'unica differenza è di tipo stilistico: il secondo esempio, con il complemento di paragone che interrompe la sequenza sintattica, ponendosi così come incidentale, innalza lievemente il livello di formalità dell'espressione rispetto al primo caso.
[29]
Alessandro Di Candia
[30]
Luca scrive:
[31]
30 marzo 2011 alle 13:52
[32]
Nel caso di una frase di questo tipo : Chi sono i ragazzi", "chi" svolge funzione di complemento predicativo avverbiale?
[33]
Ne avevate già scritto, posso avere una definizione di questo complemento? grazie
[34]
linguista scrive:
[35]
30 marzo 2011 alle 14:00
[36]
"Chi" è semplicemente un pronome interrogativo, ammettendo che la frase da lei ipotizzata preveda un punto interrogativo alla fine.
[37]
I complementi predicativi sono solo di due tipi, cioè del soggetto e dell'oggetto, e consistono in un nome o un aggettivo, riferiti rispettivamente al soggetto e al complemento oggetto, che completano il significato del predicato.
[38]
Probabilmente lei, con l'espressione "complemento predicativo avverbiale", intende un complemento predicativo in cui l'aggettivo è sostituito da un avverbio, come, ad esempio, in una frase del tipo "Mario lo guardava tristemente" in luogo di "Mario lo guardava triste" (complemento predicativo del soggetto).
[39]
In ogni modo, non si tratta del caso della frase da lei presa in considerazione nella domanda.
[40]
Alessandro Di Candia
[41]
Paola scrive:
[42]
30 marzo 2011 alle 22:52
[43]
Buonasera.
[44]
Volevo chiedere se scrivere i nomi dei giorni della settimana e dei mesi con la lettera maiuscola è considerato errore.
[45]
C'è qualche regola particolare per quanto riguarda le date?
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Vi ringrazio.
[47]
linguista scrive:
[48]
30 marzo 2011 alle 23:00
[49]
L'ortografia italiana prevede obbligatoriamente l'uso della maiuscola in due casi: dopo un punto fermo, a inizio frase, e con i nomi propri, tanto di persona quanto di luoghi geografici, corpi celesti, ecc.
[50]
In altre circostanze è tuttavia frequente, ma in funzione disambiguante.
[51]
In tutti gli altri casi, l'uso della maiuscola è dettato da scelte stilistiche (es. la maiuscola di cortesia nel pronome personale "lei/Lei" nell'uso epistolare) e, soprattutto, da abitudini individuali.
[52]
Da ciò deriva che per i nomi dei mesi non vi sia alcun obbligo, e men che meno per i giorni della settimana, per cui mi sentirei di sconsigliarla del tutto, così da non correre il rischio di apparire pedanti.
[53]
Nessuna regola è formulata infatti per i casi da lei considerati, visto che si tratta di semplici nomi comuni per cui è normale l'uso dell'iniziale minuscola.
[54]
Alessandro Di Candia
[55]
Sergio scrive:
[56]
31 marzo 2011 alle 10:05
[57]
Una domanda sull'avverbio di negazione.
[58]
Scrivendo: "Possiedo una casa non bella", "non" diventa negazione dell'attributo del complemento oggetto "bella"?
[59]
Grazie
[60]
linguista scrive:
[61]
31 marzo 2011 alle 18:41
[62]
"Non" è negazione dell'aggettivo "bella", attributo del complemento oggetto "una casa".
[63]
A margine, si tratta di una litote, una perifrasi in cui si afferma qualcosa (attenuandone comunque il significato) attraverso la negazione del suo contrario.
[64]
Alessandro di Candia
[65]
Mondy scrive:
[66]
31 marzo 2011 alle 23:01
[67]
Chiedo gentilmente una risposta a questo dubbio: è corretto scrivere "ci ho fame", "ci ho sete" "lui ci ha la macchina nuova" ecc...
[68]
Preciso che, essendo un'insegnante i miei alunni scrivono come parlano e perciò mi ritrovo nei quaderni forme come ciò fame, ciò sete, cià la macchina nuova.
[69]
Io correggo lasciando solamente il verbo avere per iscritto ma li correggo anche quando lo usano nel linguaggio parlato perchè non lo sbaglino nella forma scritta, faccio bene oppure dire "ciò fame" è considerato giusto?
[70]
Ai miei tempi non era così.
[71]
Grazie
[72]
linguista scrive:
[73]
1 aprile 2011 alle 00:11
[74]
Non era corretto ai suoi tempi come non lo è ora.
[75]
La ridondanza pronominale del ci attualizzante (questo è il nome del fenomeno) rappresenta un classico tratto dell'"italiano dell'uso medio" - com'è stato definito qualche anno addietro da Francesco Sabatini -, varietà che nel repertorio linguistico si situa, per prestigio e per correttezza formale, al di sotto dell'italiano standard (ovvero l’italiano formale, più attento a rispettare la norma linguistica): «L’italiano dell’uso medio è sia orale e scritto (purché questo non sia formale), ma prevalentemente orale; in concreto, ciò vuol dire che mentre tutti i suoi fenomeni distintivi sono presenti nell’orale, non tutti lo sono nello scritto []. La differenza dallo standard sta soprattutto nel fatto che l’italiano dell’uso medio accoglie in tratti del parlato che a loro volta spesso coincidono con fenomeni attestati anticamente nell’italiano scritto, prima che la norma classicistica li escludesse (o li confinasse nell’italiano popolare o ai dialetti) e nonostante questa sopravvissuti []» (Pier Vincenzo Mengaldo, Storia della lingua italiana: Il Novecento, Bologna, Il Mulino 1994: 94).
[76]
Qualche altro tratto dell'uso medio:
[77]
- lui, lei, loro usati come soggetti;
[78]
- gli generalizzato al dativo (anche col valore di le e loro);
[79]
- costrutti ridondanti del tipo a me mi;
[80]
- uso del che polivalente con valore temporale, finale, consecutivo;
[81]
- anacoluti ("Il coraggio chi non ce l'ha non se lo può dare");
[82]
- imperfetto indicativo nel periodo ipotetico dell’irrealtà, al posto del congiuntivo e del condizionale ("se me lo dicevi, venivo"), fenomeno che rientra nel quadro, più ampio, della perdita di terreno del congiuntivo a favore dell’indicativo;
[83]
- accordo "a senso" fra soggetti collettivi e verbi al plurale ("la maggior parte dei presenti non si sono accorti di nulla").
[84]
Ora, tali fenomeni, che come ha dimostrato Paolo D'Achille sono attestati già in epoca remota nell’italiano scritto, riemergono ogni volta che il controllo sulla norma viene meno: in altre parole, quando le agenzie della lingua - come la scuola e l'università - non riescono più a bilanciare le spinte centrifughe che minano l'unità della lingua.
[85]
Non possiamo dire che cosa accadrà in futuro, e se gli errori di oggi diventeranno la norma di domani (com'è già accaduto nel passato).
[86]
Di certo, il suo ruolo di insegnante le conferisce un compito importante nella tutela della norma linguistica, almeno finché essa sarà tale.
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Rocco Luigi Nichil
[88]
Mondy scrive:
[89]
1 aprile 2011 alle 08:53
[90]
Grazie per la risposta molto esauriente, io continuerò a correggere allora data anche l' età degli alunni (10 - 11 anni), momento importante per capire il senso di ciò che si scrive e perchè va scritto così.
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Mondy
[92]
Sergio scrive:
[93]
2 aprile 2011 alle 09:38
[94]
Una frase con "tutti" pronominale, es:"Occorre cibo per tutti", da luogo ad un complemento di limitazione oppure un complemento di fine?
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linguista scrive:
[96]
2 aprile 2011 alle 10:22
[97]
Io cambierei prospettiva e considererei le valenze/reggenze del verbo 'occorrere': "a qualcuno occorre qualcosa"; vista così, "per tutti" esula dalla tassonomia dei complementi perché indica (anche se la preposizione cambia) a chi è che "[il] cibo" "occorre".
[98]
Non sono infrequenti casi dubbi come questo che si illuminano nella prospettiva delle valenze/reggenze verbali.
[99]
Pensi a "Mi fido di te": se la sentirebbe di affermare che "di te" è complemento di specificazione?
[100]
Ma cambiando prospettiva: "qualcuno di fida di qualcun altro"...

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