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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


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Andrea Viviani
[2]
Chicca scrive:
[3]
27 marzo 2011 alle 16:16
[4]
vorrei sapere l'analisi grammaticale del verbo''Saranno finiti''(infinito,coniugazione,transitivo o intransitivo,attivo o passivo,modo,tempo e persona)mi serve entro oggi!
[5]
linguista scrive:
[6]
28 marzo 2011 alle 08:12
[7]
Le categorie pertinenti sono: futuro anteriore (indicativo, ma va da essendo il futuro tempo solo di questo modo) di terza persona plurale del verbo 'finire' (se, come in questo caso, intransitivo; se transitivo - "finire un compito" - l'ausiliare sarebbe "avere" e non ci sarebbe accordo in numero e genere col participio passato: "[quando] avranno finito [la pasta serviremo il secondo]").
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Andrea Viviani
[9]
Luca scrive:
[10]
28 marzo 2011 alle 09:46
[11]
Grazie, quindi nel caso di avverbio di negazione, nell'analisi logica nella frase "la gara ha il risultato non certo", quel "non", si evidenzia come negazione, quindi in analisi logica sarà " non=negazione", oppure assume valore modale?
[12]
Es: la gara ha il risultato "non certo=in modo dubbio".
[13]
linguista scrive:
[14]
28 marzo 2011 alle 09:48
[15]
Propenderei per il modale, per non scindere il senso globale della locuzione.
[16]
Andrea Viviani
[17]
raffaella scrive:
[18]
28 marzo 2011 alle 11:15
[19]
I fatti degli ultimi tempi, mi spingono a chiederle l'etimologia dei termini "profugo" e "clandestino".
[20]
Grazie Raffaella
[21]
linguista scrive:
[22]
28 marzo 2011 alle 11:22
[23]
Profugo 'chi è costretto ad abbandonare il proprio paese, specialmente in seguito a eventi bellici, a persecuzioni politiche o razziali, a calamità naturali' (GRADIT) deriva dal lat. profugum, derivato a sua volta da profugere 'fuggire via'.
[24]
Si tratta di una voce dotta: con questa espressione si designano quei vocaboli che non fanno parte del patrimonio lessicale italiano che l'italiano ha mutuato dal latino fin dalle proprie origini, ma che, in epoche successive, sono state attinte al serbatoio del latino classico per colmare un vuoto lessicale o per esigenze di vario genere (il latino ha mantenuto nei secoli un grande prestigio culturale e ha prestato molti vocaboli al lessico intellettuale europeo).
[25]
Le prime attestazioni risalgono al XIII secolo.
[26]
Riporto un passo tratto da un testo del XIV secolo: diverrai sanza signoria, e sarai profugo, fuori d'onore e di gloria.
[27]
Clandestino (aggettivo) 'fatto di nascosto, in segreto, spec. di ciò che viola le leggi vigenti o non ha l'approvazione di un'autorità' (GRADIT) viene invece attribuito o al francese clandestin (Cortelazzo-Zolli) o direttamente all'etimo di quest'ultimo (Battaglia), il lat. clandestinus (si tratterebbe anche in questo caso di voce dotta).
[28]
Fra le prime attestazioni c'è quella di Bernardo Davanzati (XVI secolo), che se ne serve nella locuzione matrimonio clandestino 'contratto senza l'osservanza delle forme prescritte per la celebrazione' (Battaglia): Confessò d'avere innanzi alle nozze del Re contratto altro matrimonio clandestino.
[29]
Come sostantivo, col significato di 'passeggero imbarcato di nascosto su nave o aereo', il vocabolo è registrato dai repertori a partire dalla metà del secolo scorso.
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Luca scrive:
[31]
28 marzo 2011 alle 11:28
[32]
Un dubbio: Se scrivo "Giovanni è il più bravo di tutti", si attua un superlativo relativo, il secondo termine, viene ugualmente considerato complemento di paragone?
[33]
Chiedo questo perchè di solito nelle grammatiche, la regola paragona due termini di confronto.
[34]
Sicuramente "Giovanni è più bravo di tutti", dovrebbe essere un comparativo o almeno credo, anche se abbiamo "tutti" come riferimento.
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linguista scrive:
[36]
28 marzo 2011 alle 12:30
[37]
, è complemento di paragone (si paragona un individuo X a tutti gli individui che compongono un insieme di cui anche X fa parte).
[38]
Francesco Bianco
[39]
morena scrive:
[40]
28 marzo 2011 alle 12:42
[41]
Nomi che indicano quantità come "un sacco" "un mucchio" usati al singolare e seguiti dal complemento partitivo (come nelle frasi "un mucchio di debiti" , "un sacco di animali")vogliono il verbo coniugato al singolare o al plurale? Si dice, cioè, " ci sono un sacco di animali" o "c'è un sacco di animali?". Vorrei sapere qual è la forma corretta e perchè. Grazie
[42]
linguista scrive:
[43]
28 marzo 2011 alle 13:38
[44]
Il tema è stato variamente trattato più volte: le segnalo, fra gli altri, quattro interventi di Massimo Arcangeli (16/02/2011, 16:41:10; 04/11/2009, 23:14:53; 10/08/2009, 23:26:30; 01/08/2009, 16:39:11).
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In breve: le due opzioni rispondono a due tipi di concordanza diversi: morfologico (sostantivo singolare = verbo singolare: ho visto una moltitudine di persone che si dirigeva verso Montecitorio) e ad sensum (ho visto una moltitudine di persone che si dirigevano verso Montecitorio): si considera, in pratica, non già la forma singolare del nome che funge da testa del sintagma (mucchio, sacco, moltitudine, etc.), ma la natura collettiva dell'espressione, che si riferisce a una pluralità di individui.
[46]
La prima opzione è senz'altro ineccepibile sul piano grammaticale; la seconda, salvo che dai grammatici più intransigenti, è comunque tollerata.
[47]
Io consiglio il buon senso: attenersi, come criterio generale, all'accordo grammaticale, evitando però possibili cortociruiti semantici: nel caso di c'è un sacco di animali, per esempio, il verbo al singolare mi suggerisce l'immagine (un po' bizzarra) di alcune bestie rinchiuse, materialmente, dentro un sacco.
[48]
Ancor più ambigua sarebbe l'espressione un sacco di noccioline, che potrebbe riferirsi, senza alcuna difficoltà, tanto a un sacco riempito di arachidi (ho comprato un sacco di noccioline da cinque chili), quanto a una grande quantità di noccioline (ho mangiato un sacco di noccioline).
[49]
La concordanza a senso (possibile, ovviamente, solo nella seconda ipotesi), in questo caso, aiuterebbe a disambiguare la frase: è stato rubato un sacco di noccioline [= un sacco pieno di noccioline] vs sono state rubate un sacco di noccioline [= molte noccioline].
[50]
Francesco Bianco
[51]
morena scrive:
[52]
28 marzo 2011 alle 16:15
[53]
Gentilissimo ed esaustivo Dott.
[54]
Bianco.
[55]
Grazie mille
[56]
franco piluzza scrive:
[57]
29 marzo 2011 alle 15:37
[58]
grddirei avere un'informazione sull'analisi logica di questa frase: la sala era ornata di fiori; era ornata che predicato è?
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linguista scrive:
[60]
29 marzo 2011 alle 19:11
[61]
Direi predicato nominale (con ornata in funzione di aggettivo), ma ovviamente dipende dal contesto.
[62]
Provi ad esempio a volgere al passivo la frase "I camerieri ornavano la sala di fiori" e avrà la proposizione (certo un po' forzata, ma assolutamente grammaticale) "la sala era ornata di fiori dai camerieri".
[63]
Il dubbio deriva dalla doppia natura della voce ornato in relazione ad una voce del verbo essere: participio passato (? predicato verbale di forma passiva) o aggettivo (? predicato nominale).
[64]
La decisione andrà presa di volta in volta, a seconda del contesto.
[65]
Rocco Luigi Nichil
[66]
Paolo scrive:
[67]
29 marzo 2011 alle 20:30
[68]
Buongiorno a tutti, tempo fa avevo postato questo commento http://linguista.blogautore.repubblica.it/2011/02/10/dubbi-sullitaliano-risponde-il-linguista2/comment-page-8/#comment-6448
[69]
con i seguenti dubbi: ""1) Nella pagina viene mostrato l’utilizzo della memoria e dell’unità centrale.
[70]
2) 1) Nella pagina vengono mostrati l’utilizzo della memoria e dell’unità centrale.
[71]
3) Nella pagina vengono mostrati gli utilizzi della memoria e dell’unità centrale.
[72]
""
[73]
Ora la mia domanda è la seguente:
[74]
Si può usare il singolare in questo caso (o simili):"Nella pagina viene mostrato l’utilizzo e lo scopo della memoria e dell’unità centrale.
[75]
" Oppure possiamo/dobbiamo concordare al plurale: "Nella pagina vengono mostrati l’utilizzo e lo scopo della memoria e dell’unità centrale".
[76]
Secondo quesito: l'uso di particelle come "quale, come" e il congiuntivo
[77]
1) questo evento ci permette di capire quali siano i benefici del buon cibo.
[78]
2) questo evento ci permette di capire quali sono i benefici del buon cibo.
[79]
Come si ci comporta, come la 1 o come la 2?
[80]
Oltre a quale e come ci sono altre particelle soggette a tale regole (mi sembra che la particella "CHE" sia esente)
[81]
1) questo evento ci permette di capire che il buon cibo apporta benefici.
[82]
2) questo evento ci permette di capire che il buon cibo apporti benefici.
[83]
Grazie come sempre, saluti
[84]
Paolo
[85]
linguista scrive:
[86]
29 marzo 2011 alle 21:28
[87]
Andiamo per ordine.
[88]
(1) La frase corretta è Nella pagina vengono mostrati l’utilizzo e lo scopo della memoria e dell’unità centrale (accordo del verbo con i due soggetti "l'utilizzo e lo scopo").
[89]
(2) Sia come sia quale ammettono l'uso dell'indicativo, come quello del congiuntivo.
[90]
In questo, come in molti altri casi, l'uso dell'indicativo o del congiuntivo segnala diverse sfumature di significato.
[91]
In realtà, le due "particelle" - come scrive lei - hanno funzioni differenti: come rappresenta può rappresentare un avverbio interrogativo ed esclamativo ("Come stai?"), ma anche una congiunzione che può introdurre un secondo termine di paragone, un condizionale ottativo ("Come vorrei partire!"), un'oggettiva ("Notiamo come lo scrittore abbia rinunciato alla sua attività"), una proposizione o un costrutto causale ("addormentato com'era, non si accorse di nulla"), o ancora una temporale ("Come arrivi, avvisami") o una comparativa ("Non fa freddo come pensavo"); quale può essere invece un aggettivo o un pronome indefinito (e in questa funzione può introdurre una proposizione comparativa), un pronome relativo (se preceduto dall'articolo determinativo) o un aggettivo interrogativo ed esclamativo.
[92]
Le alternative da lei proposte, in cui quali introduce una subordinata oggettiva, sono entrambe corrette, seppur la prima (al congiuntivo) appaia più formale.
[93]
(3) Veniamo all'ultima questione.
[94]
Non è facile scrivere in poche righe quali siano le restrizioni modali legate all'uso delle diverse congiunzioni o ai verbi impiegati (per questo sarebbe necessario scrivere un'intera grammatica).
[95]
Mi limito a segnalare i casi in cui è necessario usare il congiuntivo, vale a dire:
[96]
1) con alcune congiunzioni subordinanti, quali affinché, benché, sebbene, quantunque, a meno che, nel caso che, qualora, prima che, senza che;
[97]
2) con aggettivi o pronomi indefiniti (qualunque, chiunque, qualsiasi, ovunque, dovunque);
[98]
3) con espressioni impersonali, come è necessario che, è probabile che, è bene che;
[99]
4) in formule ormai fissate nell’uso (vada come vada; costi quel che costi).
[100]
In altri casi, si dovrà distinguere tra verbi che reggono il congiuntivo, l’indicativo o entrambi con significato diverso (cfr. Luca Serianni, Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria, Torino, UTET, capitolo XIV, paragrafi 49-52).

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