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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


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[1]
14 marzo 2011 alle 11:07
[2]
Da solo, in strutture binarie del tipo "Più mangi più ingrassi"; in locuzione, con "di": "Si può dare di più", ma è sempre implicito un 'secondo termine': "di quanto già dato", ecc.
[3]
Andrea Viviani
[4]
Luca scrive:
[5]
14 marzo 2011 alle 11:59
[6]
La locuzione avverbiale "tutt'altro che", quindi in determinati contesti, può essere considerata un complemento indiretto di tipo modale?
[7]
Es: La guerra è tutt'altro che finita.
[8]
linguista scrive:
[9]
14 marzo 2011 alle 12:50
[10]
Non direi.
[11]
Tutt'altro che introduce, piuttosto, un valore eccettuativo, ossia l'eccezione a una quantificazione universale (tutto tranne/eccetto/salvo...): La guerra è tutt'altro che finita = della guerra si può dir tutto, ad eccezione che sia finita.
[12]
Si tratta, in questo caso, di un'espressione abbastanza cristallizzata (una forma alternativa per dire 'la guerra non è finita').
[13]
Francesco Bianco
[14]
Luca scrive:
[15]
14 marzo 2011 alle 13:51
[16]
Grazie Dott.
[17]
Arcangeli.
[18]
Quindi potrebbe intendersi "tutt'altro che" un complemento di modo in questo caso?
[19]
linguista scrive:
[20]
14 marzo 2011 alle 14:03
[21]
Si tratta di un equivalente semanticamente attenuato - ma stilisticamente più espressivo - dell'avverbio di negazione "non.
[22]
Massimo Arcangeli
[23]
Alberto scrive:
[24]
15 marzo 2011 alle 15:58
[25]
volevo sapere se al giorno d'oggi sbagliare il congiuntivo è verbalmente accettabile.in sostanza,se scerivendo uso il congiuntivo parlando posso usare il presente?
[26]
tipo:"spero che muori"
[27]
grazie
[28]
linguista scrive:
[29]
15 marzo 2011 alle 16:08
[30]
Sul tema, una volta tanto, sono un po' conservatore: dica e (naturalmente) scriva "spero che tu muoia".
[31]
Evitiamo però equivoci.
[32]
Se vuol sapere se "spero che muori" debba considerarsi un errore la mia risposta è no; si tratta di un enunciato sconsigliabile, ma ai piani bassi e medio-bassi dell'italiano odierno costrutti del genere sono estremamente diffusi (e dunque, per certi versi e in determinati contesti, socialmente accettabili).
[33]
Massimo Arcangeli
[34]
franco capra scrive:
[35]
15 marzo 2011 alle 18:47
[36]
ho due dubbi:
[37]
- etto: alcune grammatiche lo considefrano suffisso del vezzeggiativo, altre del diminutivo
[38]
- i nomi collettivi si possono considerare anche concreti?
[39]
linguista scrive:
[40]
15 marzo 2011 alle 19:32
[41]
1) Dipende.
[42]
Un "cerchietto" o un "foglietto" saranno presumibilmente un 'piccolo cerchio' e un 'piccolo foglio'.
[43]
Se dico però "Mi sono comprato una casetta" posso unire insieme l'idea che si tratti di una casa piccola e quella che io sia coinvolto emotivamente nel parlare dell'abitazione (magari perché posso aver speso anni per mettere da parte la somma necessaria all'acquisto); se dico "Il tuo cane ha un bel musetto" potrei non volere esprimere nulla sulle dimensioni del muso dell'animale, ma solo manifestare un moto di simpatia mista ad affetto; se dico "poveretti" non parlo certo di 'piccoli poveri' contrapposti a 'grandi poveri'.
[44]
2) Certamente.
[45]
Con "pentolame" non indico forse un insieme di concretissime pentole?
[46]
Massimo Arcangeli
[47]
Luca scrive:
[48]
16 marzo 2011 alle 11:12
[49]
Se il verbo "andare" è considerato intransitivo, è corretto scrivere "andiamoci a mangiare qualcosa"?
[50]
Ci dovrebbe avere in questo caso valore di complemento oggetto?
[51]
linguista scrive:
[52]
16 marzo 2011 alle 11:48
[53]
Il verbo andare è un verbo intransitivo.
[54]
Quello proposto è un caso di uso particolare della forma atona del pronome di 4a persona: il pronome è qui utilizzato con una funzione affettivo-intensiva, per sottolineare la partecipazione del soggetto all'azione espressa: si potrebbe tranquillamente dire andiamo a mangiare qualcosa, senza modificare il significato della frase.
[55]
Francesco Lucioli
[56]
Luca scrive:
[57]
17 marzo 2011 alle 15:49
[58]
Un dubbio sul verbo dire che è transitivo.
[59]
Perchè utilizziamo la preposizione in costrutti del tipo "dire a qualcuno".
[60]
Dovrebbe essere seguito dal complemento diretto?
[61]
Come "dire di no" o "dire no"?
[62]
Accettabili entrambi?
[63]
linguista scrive:
[64]
18 marzo 2011 alle 09:19
[65]
Si tratta di cose differenti.
[66]
1.
[67]
Nell'esempio "dire a qualcuno", a qualcuno è un complemento di termine retto dalla preposizione a.
[68]
Un verbo transitivo può reggere il complemento diretto, ma anche uno o più complementi indiretti: nella frase dico parolacce a mio zio, parolacce è il complemento oggetto, a mio zio il complemento di termine.
[69]
Inoltre il verbo dire ha anche un impiego intransitivo, nell'accezione di 'parlare'.
[70]
2.
[71]
Nell'oralità dire di no e dire no possono essere considerate intercambiabili.
[72]
Nel primo caso si tratta di una locuzione che ha paralleli in altre lingue romanze: ad es. francese dire que oui, dire que non; spagnolo decir que , decir que no.
[73]
L'italiano conosce anche la variante dire che , dire che no, oggi meno usata.
[74]
Oltre che in relazione a dire, ricorre con verbi esprimenti opinione o giudizio, come credere, ritenere, pensare, supporre, sperare ecc.
[75]
In questi casi di solito non si omette la preposizione (se non desultoriamente in contesti di oralità): suppongo di no, credo di , penso di no, ma non suppongo no ecc.
[76]
Marco Maggiore
[77]
Lorenzo scrive:
[78]
18 marzo 2011 alle 09:21
[79]
Ho un dubbio riguardo a maiuscole e minuscole in italiano.
[80]
È più corretto scrivere "Repubblica Italiana" o "Repubblica italiana"?
[81]
Da quel che leggo in giro, alcuni sostengono la maiuscola poiché è un nome ufficiale; altri sono per la minuscola in quanto "italiana" è un aggettivo.
[82]
Chiedo aiuto a voi esperti.
[83]
Grazie in anticipo.
[84]
linguista scrive:
[85]
18 marzo 2011 alle 09:35
[86]
L'ortografia italiana prevede l'obbligo dell'iniziale maiuscola con i nomi propri.
[87]
Nel presente caso, trattandosi della denominazione ufficiale della nostra Repubblica, si può forse propendere per l'iniziale maiuscola anche nell'aggettivo; tale uso si rinviene, tra l'altro, nel testo della nostra Costituzione, leggibile qui.
[88]
Marco Maggiore
[89]
giuseppe scrive:
[90]
18 marzo 2011 alle 17:48
[91]
buongiorno,
[92]
gradirei sapere come eseguire l'analisi del periodo di: "stabilirono/decisero di arrendersi".
[93]
Cioè mi chiedo: come è possibile distinguere gli infiniti retti da verbi servili o fraseologici - che quindi non costituiscono una proposizione- dagli infiniti che costituiscono una proposizione completiva (oggettiva, volitiva, ecc....
[94]
grazie
[95]
linguista scrive:
[96]
18 marzo 2011 alle 18:27
[97]
Ai fini dell'analisi del periodo l'infinito retto da un verbo servile (dovere, potere, volere con identità di soggetto con l'infinito, solere, sapere nel senso di 'essere capace di'), e quello retto da espressioni fraseologiche (stare per, stare + gerundio, continuare a, finire di ecc.) sono considerati parte del verbo reggente.
[98]
Il periodo "puoi passarmi il sale per favore?" va considerato, pertanto, come formato da una proposizione.
[99]
Fabio Ruggiano
[100]
giuseppe scrive:

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