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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


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[1]
Anche qui, nelle frasi de lei citate nei suoi primi interventi, il suo impiego non cambia il senso della frase.
[2]
Ma naturalmente le cose cambiano in presenza di altri contesti particolari, come il suo ultimo finché non c’è vita c’è speranza.
[3]
In questo caso forse non mi sono spiegato bene nella precedente risposta, concentrandomi soltanto sul particolare contesto frasale da lei proposto.
[4]
Marco Paciucci
[5]
renzo scrive:
[6]
26 febbraio 2011 alle 11:25
[7]
Salve, volevo porre due domande sulla terminologia grammaticale:
[8]
1) esiste in grammatica una termine tecnico per definire tutte queste forme "ridotte" dovete a elisione (l'), troncamento (buon) e 'sto (non so come si chiama)?
[9]
2)esiste un termine che definisce l'uso di "il" rispetto a "lo" o di "un" rispetto a "uno", cioè in cui la prima forma sembra quella standard da usare sempre, mentre la seconda una variante eccezionale da usare solo in determinati contesti?
[10]
linguista scrive:
[11]
28 febbraio 2011 alle 08:13
[12]
Aferesi: indica la caduta di una vocale o di una sillaba in inizio di parola.
[13]
Non esiste un termine che includa le altre due modalità di "riduzione" ed è forse un bene perché si tratta di fenomeni ben distinti che danno adito, se confusi, a infrazioni alla norma fortemente censurate (cfr. sotto un/una).
[14]
Quanto al destino della vocale degli articoli determinativo singolare maschile e indeterminativo maschile, il riferimento è all'iniziale delle parola che segue:
[15]
se vocale: l'/un albero, imbuto
[16]
se s+consonante: lo/uno z, gn, ps, pn, x, y: sciocco, gnomo, psichiatra, pneumatico ecc.
[17]
se altre consonanti: il/un cane, gelato, mobile ecc.
[18]
Ricordi che la caduta dalla o di uno non vuole apostrofo, quella della a di una : un'anatra, un'oca ecc.
[19]
Andrea Viviani
[20]
laura scrive:
[21]
28 febbraio 2011 alle 11:36
[22]
Buongiorno,
[23]
spero che questa domanda non sia stata già rivolta, in caso contrario chiedo scusa.
[24]
In un dialogo del tipo A: Sei un insegnante?
[25]
B: No, sono un dottore, volendo trasformarlo in discorso riportato e al passato remoto, quale delle due formule è corretta?
[26]
"Gli chiese se fosse un insegnate e lui rispose DI no, che era un dottore"/"Gli chiese se fosse un insegnate e lui rispose CHE no, che era un dottore".
[27]
Mi capita di leggerle entrambe, ma la costruzione con il "che" non mi convince molto... sono corrette entrambe?
[28]
Ringrazio in anticipo per la disponibilità e l'aiuto, ci regalate consulenze preziosissime...
[29]
laura
[30]
linguista scrive:
[31]
28 febbraio 2011 alle 12:09
[32]
A.
[33]
Gli chiese se fosse un insegnate e lui rispose di no, (che) era un dottore.
[34]
B.
[35]
Gli chiese se fosse un insegnante e lui rispose che no, era un dottore.
[36]
C.
[37]
Gli chiese se fosse un insegnante e lui rispose di no: era un dottore.
[38]
In A, se mette il che, sottintende un secondo predicato rispose/disse: lui rispose di no, [rispose/disse] che era un dottore.
[39]
Francesco Bianco
[40]
laura scrive:
[41]
28 febbraio 2011 alle 12:52
[42]
La ringrazio moltissimo per la spiegazione, in B. l'inghippo era la ripetizione del "che" allora...
[43]
Così mi suona senz'altro meglio...
[44]
Grazie ancora.
[45]
Alla prossima.
[46]
Marcoaugusto scrive:
[47]
1 marzo 2011 alle 09:18
[48]
"A me la malinconia assaliva quando..."o "A me la malinconia mi assaliva...".Trovo piu' equilibrio nella seconda versione....ma penso di sbagliare...o no?
[49]
Grazie ancora
[50]
linguista scrive:
[51]
1 marzo 2011 alle 11:44
[52]
La seconda, per la presenza dell'elemento pleonastico "mi", è più tipica del parlato e dello scritto informali.
[53]
La scelta va quindi effettuata tenendo conto delle sue (personali o contestuali) esigenze espressive.
[54]
Alessandro Aresti
[55]
Marcoaugusto scrive:
[56]
1 marzo 2011 alle 12:39
[57]
La ringrazio per il tatto della risposta.
[58]
Ma,volendo essere brutali,con il 'mi'e' un vero e proprio errore?
[59]
Saro' forte...
[60]
Grazie e complimenti.
[61]
linguista scrive:
[62]
1 marzo 2011 alle 12:46
[63]
Eviterei di usarlo in un contesto di parlato e (soprattutto) di scritto formale (ad esempio in un elaborato universitario).
[64]
In tutte le altre situazioni il suo uso non dovrebbe, contrariamente a quanto spesso accade, scandalizzare nessuno.
[65]
Alessandro Aresti
[66]
Luca scrive:
[67]
2 marzo 2011 alle 09:50
[68]
Che complemento è "di essere" in una interrogativa diretta di questo tipo?
[69]
= "Chi credi di essere?".
[70]
Oppure ha valore di subordinata?
[71]
linguista scrive:
[72]
2 marzo 2011 alle 10:00
[73]
Non si tratta di un complemento, ma di una proposizione completiva.
[74]
Francesco Lucioli
[75]
enrica scrive:
[76]
2 marzo 2011 alle 11:23
[77]
Come si chiama la figura retorica per cui si può accostare un aggettivo di senso opposto rispetto al sostantivo di riferimento?
[78]
es: "silenzio assordante"
[79]
Grazie
[80]
linguista scrive:
[81]
2 marzo 2011 alle 11:32
[82]
Ossimoro.
[83]
Francesco Lucioli
[84]
enrica scrive:
[85]
2 marzo 2011 alle 11:33
[86]
Grazie infinite!!!
[87]
Sergio scrive:
[88]
2 marzo 2011 alle 12:04
[89]
"Ho scritto la lettera in francese".
[90]
Il sintagma "in francese", è complemento di modo o di qualità?
[91]
linguista scrive:
[92]
2 marzo 2011 alle 12:19
[93]
Nella sua Grammatica Luca Serianni afferma che con i nomi di lingua un complemento introdotto da in ha un valore che si colloca tra la limitazione e il mezzo-strumento.
[94]
Personalmente non escluderei del tutto il valore di modo; comunque non di qualità.
[95]
Francesco Lucioli
[96]
Sergio scrive:
[97]
2 marzo 2011 alle 12:47
[98]
Grazie.
[99]
Quindi se dovessi scrivere: il programma sta andando "in diretta", in questo caso dovrebbe essere complemento di modo?
[100]
linguista scrive:

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