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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


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21 febbraio 2011 alle 16:45
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Nella frase " Fuori città si estendevano i campi a perdita d'occhio" l'espressione " a perdita d'" può essere considerata una locuzione prepositiva che introduce un complemento?
[3]
Grazie
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linguista scrive:
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21 febbraio 2011 alle 16:56
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L'espressione "a perdita d’occhio" va considerata una locuzione avverbiale.
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Marcello Ravesi
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linguista scrive:
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22 febbraio 2011 alle 21:05
[10]
In margine al commento della nostra lettrice Ines.
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Cara Ines, ha fatto bene a richiamare il criterio funzionale che, in linea di principio, può richiedere la presenza del pronome per fugare eventuali dubbi interpretativi.
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Facciamo attenzione, però, al contesto.
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Se dico "è la cosa più bella che abbia mai visto" l'interpretazione di questo enunciato - per default - è quasi sicuramente "è la cosa più bella che io abbia mai visto".
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Che io attribuisca a qualcun altro (un "tu", una "lei", un "lui") il giudizio espresso, parlando a suo nome, è circostanza possibile ma costituirebbe la classica eccezione alla regola; quel qualcuno, per es., dovrebbe avermi detto che ciò di cui si parla è la cosa più bella che lui abbia mai visto e io dovrei riferire questa affermazione a terzi: "è la cosa più bella che (lui) abbia mai visto".
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Non mi stancherò mai di ripeterlo: non applichiamo le regole al di fuori dei contesti appropriati.
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Che è poi un modo per non dimenticare l'importanza della lingua in situazione, anche in barba a norme attardate o obsolete o a posizioni indifendibili.
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Quelle, tanto per intenderci, che piacciono a tanti dannosi, e presuntuosi, laudatores temporis acti.
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Questi, infischiandosene non solo dell'italiano di milioni di utenti ma anche di quasi tutti i dizionari dell'uso corrente, possono arrivare seriamente a sostenere, attingendo a discutibili o impolverati testi grammaticali o a improvvisati manualetti del bello scrivere e del buon parlare, che "la sosia" o "una sosia" (quando il referente è naturalmente femminile) sono soluzioni da far rientrare senz'altro nella categoria dell'errore.
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Massimo Arcangeli
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Ana scrive:
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22 febbraio 2011 alle 21:15
[22]
Vorrei sapere perché si scrive il "lo" in una frase impersonale, per esempio:
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-non lo si vuole rappresentare in modo desolato.
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- non lo si parla ora nella mia famiglia attuale.
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Grazie mille
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linguista scrive:
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22 febbraio 2011 alle 21:33
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Il pronome in oggetto ha i suoi bravi antecedenti latini (può anche avere valore neutro e dunque significare 'ciò'; il corrispondente femminile è ovviamente "la") e riferirlo al valore impersonale dei due enunciati non è pertinente (è sempre "lo" anche in contesti diversi: "Non lo voglio rappresentare..."; "Non lo voglio parlare....").
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Sostituisce semplicemente un nome (un "quadro", un "ambiente", ecc., nel primo esempio, un certo dialetto, una certa lingua, ecc., nel secondo esempio), potendo svolgere, come costituente testuale, un ruolo anaforico (se rinvia a quanto è già stato detto) o cataforico (se anticipa quanto si dirà) anche in presenza del nome stesso: "Il francese non lo si parla..."; "Non lo si vuole rappresentare, questo ambiente...".
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Massimo Arcangeli
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gianmarco scrive:
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23 febbraio 2011 alle 14:12
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buon pomeriggio... vorrei chiedere cosa si intende per superlativo assoluto organico?..
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linguista scrive:
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23 febbraio 2011 alle 16:17
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Il superlativo assoluto organico, il superlativo relativo organico, il comparativo organico di un aggettivo (o di un avverbio) sono le alternative - spesso ereditate dal latino - alle corrispondenti forme regolari.
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Facciamo un paio di esempi.
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"Grande": il superlativo assoluto organico è "massimo" (quello regolare sarebbe "grandissimo"), il superlativo relativo organico è il maggiore (quello regolare sarebbe "il più grande"), il comparativo organico è "maggiore" (quello regolare sarebbe "più grande").
[39]
"Piccolo": il superlativo assoluto organico è "minimo" (regolare: "piccolissimo"), il superlativo relativo organico è "il minore" (regolare: "il più piccolo"), il comparativo organico è "minore" (regolare: "più piccolo").
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Massimo Arcangeli
[41]
Francesco scrive:
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23 febbraio 2011 alle 17:44
[43]
una frase che contenga un'espressione del tipo: "dimmi quello che hai detto di non potermi dire" costituisce una forma che ha una sua definizione o si tratta solo di una frase qualsiasi ?
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linguista scrive:
[45]
23 febbraio 2011 alle 18:35
[46]
L'enunciato, a mezzo fra uno scioglilingua e un gioco di parole, è costruito sulla figura retorica del poliptoto, cioè sulla variazione morfologico-sintattica di una stessa unità lessicale (nel nostro caso "dire": "dimmi", "detto", "dire"); un po' come "Io so che tu sai che io so", titolo di un famoso film interpretato da Alberto Sordi (che ne fu anche il regista) e Monica Vitti.
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Massimo Arcangeli
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Luca scrive:
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23 febbraio 2011 alle 19:05
[50]
La preposizione "su", introduce il complemento di relazione in questo caso?
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"Egli trionferà sulla morte".
[52]
Grazie
[53]
linguista scrive:
[54]
23 febbraio 2011 alle 23:51
[55]
La preposizione su, nell'esempio da lei fatto, introduce un complemento di stato in luogo figurato in cui il senso originario di "posizione soprastante" rende l'idea della supremazia che un soggetto ha acquisito sull'altro.
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Anna Colia
[57]
Marco scrive:
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23 febbraio 2011 alle 23:52
[59]
Nelle interrogative, come viene analizzato "dove" in analisi logica?
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Es: "Dove è Maria?"
[61]
linguista scrive:
[62]
23 febbraio 2011 alle 23:53
[63]
Dove, nell'esempio da lei fatto, ha valore di complemento di stato in luogo.
[64]
Anna Colia
[65]
Riccardo scrive:
[66]
24 febbraio 2011 alle 17:14
[67]
Ripropongo il mio quesito perché credo che non sia pervenuto alla vostra attenzione.
[68]
Il bravissimo Benigni ha usato la seguente espressione nell'ulltima apparizione televisiva, a proposito delle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia; e parlando ha detto:" ...queste sono donne alle quali bisogna volerGLI bene...
[69]
".
[70]
Ora il mio cruccio è capire se è anche possibile l'accordo con il LE al posto del GLI, rivolto alle donne.
[71]
Premetto che a orecchio suona meglio l'accordo di Benigni.
[72]
Ma mi chiedo come funziona la regola sintattica.
[73]
Vi ringrazio cordialmente per la sapiente spiegazione che vorrete fornirmi.
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linguista scrive:
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24 febbraio 2011 alle 19:27
[76]
Nel caso specifico, trattandosi di un dativo in dipendenza dalla struttura volere bene a q., non c’è altra possibilità oltre l’uso del pronome atono gli.
[77]
Il pronome atono in posizione enclitica le sarebbe possibile nel caso di un verbo transitivo che regge (come è ovvio) un complemento oggetto, come nel caso, ad esempio, della frase (ricalcata su quella di Benigni) le donne, bisogna amarle.
[78]
Faccio notare, a margine, che Benigni ha commesso un errore, scusabilissimo in quanto causato dalla sua torrenziale oratoria sorretta dall’entusiasmo, usando quel gli enclitico in modo ridondante dopo aver già utilizzato, pochi istanti prima, un complemento di termine (alle quali).
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Alessandro Di Candia
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riccardo scrive:
[81]
24 febbraio 2011 alle 22:12
[82]
Professor Candia, la ringrazio di cuore.
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Adesso mi è chiarissimo il significato del pronome atono "gli".
[84]
Mi mancava proprio questa precisa spiegazione.
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Complimenti a Lei e a tutti i suoi colleghi.
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Bravi,davvero bravi,
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Ancora grazie
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Emanuele scrive:
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25 febbraio 2011 alle 14:29
[90]
"Aspettare finche' l'acqua bolle, dunque scolare."
[91]
Cosa vuol dire secondo la grammatica?
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E` possibile che il significato dipenda dal contesto e non dalla grammatica come suggerito dai due esempi seguenti?
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1) "Spegnere il fuoco, aspettare finche' l'acqua bolle, dunque scolare."
[94]
2) "Accendere il fuoco, aspettare finche' l'acqua bolle, dunque scolare."
[95]
(nel primo caso si passa alla scolatura quando l'acqua smette di bollire, nel secondo quando l'acqua inizia a bollire).
[96]
O uno dei due usi e` scorretto (sebbene diffuso)?
[97]
Esistono altri casi in cui il significato grammaticale di una frase dipende dal contesto in cui e` inserita?
[98]
(Nel caso che ho proposto l'interlocutore deve sapere che la presenza del fuoco, innalzando la temperatura, induce il bollore).
[99]
Mi chiedo cioe` se questo e` un raro esempio in cui sintassi e prassi non possono essere separate o se tale legame, al contrario, e` frequente.
[100]
Grazie mille

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