Sentence view

Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


showing 2601 - 2700 of 7189 • previousnext


[1]
Provo a soddisfare tutte le sue curiosità:
[2]
1) L'elisione dell'articolo determinativo femminile singolare (la), davanti a vocale è sempre possibile ed è anzi da raccomandare.
[3]
2) Soprattutto nello scritto, eviti la forma Io, a Paolo, gli voglio bene, a meno che non voglia imitare certi tratti del parlato spontaneo poco sorvegliato (come potrebbero fare un romanziere o uno sceneggiatore cinematografico).
[4]
3) Io ai miei genitori li voglio bene.
[5]
Ancora meno accettabile: li, infatti, è un pronome riferibile a un complemento oggetto, non ammissibile col verbo voler bene.
[6]
Si vuole bene non qualcuno, ma a qualcuno.
[7]
4) A me piace il calciose non si era ancora capito.
[8]
Mi sembra, anche qui, un estratto di parlato spontaneo (o di scritto che lo imita), anche dal punto di vista della costruzione della frase (ancor più "parlato" sarebbe stato a me mi piace il calcio).
[9]
Il congiuntivo è senz'altro più corretto ed elegante.
[10]
5) L'elisione della a in alcuna, nessuna, ciascuna etc. davanti a vocale è possibile, ma non obbligatoria.
[11]
Quanto alla stampa quotidiana e periodica, tenga presente che i giornalisti tendono a limitare (rispetto all'uso corrente) perfino l'elisione dell'articolo determinativo una, che è invece raccomandabile.
[12]
6) No, va benissimo la versione col non.
[13]
In vendiamo fatti, non parole (mi pare che si tratti un tormentone pubblicitario di alcuni anni fa) c'è l'ellissi contestuale di un secondo predicato verbale uguale al primo: vendiamo fatti, non [vendiamo] parole.
[14]
Al limite, in alternativa, potrebbe dire vendiamo fatti, parole no (dove no è una profrase, che sta per 'non le vendiamo').
[15]
7) L'uso del congiuntivo, nei suoi esempi, non è legato al carattere "impersonale" della forma verbale (espressione per altro non del tutto corretta), quanto al fatto che la frase è subordinata (il fatto che +...).
[16]
La scelta fra congiuntivo e indicativo, nelle subordinate, è legata a una complessa molteplicità di fattori: tipo di frase, introduttore, semantica del verbo reggente, presenza o meno di una sfumatura dubitativa, eventuale, etc, registro stilistico... mi permetto di rimandarla ai numerosi interventi di questo blog che hanno trattato l'argomento, ivi compreso il contributo dell'utente Fausto Raso, che abbiamo ospitato e che ha dato vita a un interessante dibattito in rete.
[17]
Qualora volesse approfondire il tema le segnalo anche il volume di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, Viva il congiuntivo!
[18]
Come e quando usarlo senza sbagliare, Sperling & Kupfer, Milano 2009.
[19]
Probabilmente ritorneremo anche noi su questo tema in un prossimo articolo.
[20]
8) Può usare entrambe le forme: marrone, marroni.
[21]
Si tratta di normale evoluzione del lessico: marrone, usato come metafora cromatica, si è via via fissato nell'uso e ha perso il proprio legame con il sostantivo che indica un tipo di castagna, diventando un aggettivo suscettibile di flessione.
[22]
Possiamo schematizzare il processo come segue: 1) ho comprato un paio di scarpe color marrone; 2) ho comprato un paio di scarpe marrone (come dire: ho comprato delle scarpe [color] crema); 3) ho comprato un paio di scarpe marroni.
[23]
I dizionari (p. es. Zingarelli 2011) accolgono entrambe le forme (marrone/-i).
[24]
9) In questa casa è lui a fare il bello e il cattivo tempo.
[25]
Trattandosi di entità distinte, (il bel tempo vs il cattivo tempo), è opportuno ripetere l'articolo.
[26]
Se i due aggettivi coordinati riguardassero invece un'unica entità, l'articolo non andrebbe ripetuto: p. es. è una scusa bella e buona.
[27]
Molte delle sue domande investono i problemi del mutamento linguistico e del rapporto fra la grammatica (prescrittiva) e la prassi: non sempre l'una trova un effettivo riscontro nell'altra.
[28]
Anche su questo, spigolando nel nostro blog, troverà spunti (polemici, spesso) interessanti.
[29]
Francesco Bianco
[30]
Marco scrive:
[31]
20 febbraio 2011 alle 18:56
[32]
La frase " mi piace farmi osservare" come può essere analizzata a livello di analisi logica?
[33]
Si può considerare verbo fraseologico " farsi osservare" oppure è una forma di passivo?
[34]
linguista scrive:
[35]
20 febbraio 2011 alle 19:01
[36]
Fare + infinito è una costruzione cosiddetta "causativa" (in cui il verbo fare indica, da parte del soggetto, l'intenzione di favorire o di permettere il realizzarsi dell'azione espressa dal verbo all'infinito: mi faccio osservare 'lascio che mi si osservi').
[37]
Quanto all'analisi logica della frase, secondo la terminologia della grammatica tradizionale: mi = complemento di termine; piace = predicato verbale; farmi osservare = soggetto.
[38]
Francesco Bianco
[39]
Pinc scrive:
[40]
20 febbraio 2011 alle 21:47
[41]
Ciao a tutti!
[42]
Vorrei chiedere se è scorretto apostrofare la X e la Y (l'H di solito è con apostrofo).
[43]
Si può dire: "l'X6 della Bmw" oppure "Il gas usato è stata l'Yprite"?
[44]
grazie e buon inizio settimana
[45]
Pinc
[46]
linguista scrive:
[47]
20 febbraio 2011 alle 22:00
[48]
Dipende dal valore fonico del grafema: nel caso di Yprite (variante grafica del più comune iprite), valendo come vocale /i/, va benissimo l'apostrofo.
[49]
Nel caso in cui abbia un valore semiconsonantico (nel dittongo /j/ + vocale), come in yogurt, l'elisione non è possibile: lo yogurt (sbagliato *l'yogurt).
[50]
La x ha generalmente il valore consonantico /ks/ e come tale si comporta, non ammettendo l'elisione: la xilografia (sbagliato *l'xilografia).
[51]
Il caso che lei cita è invece quello di una sigla, in cui x non può che leggersi /iks/ (diversamente, il nome di quest'automobile sarebbe impronunciabile); in questi casi si può elidere.
[52]
Tuttavia possono agire anche altri meccanismi (tanto più nel caso di sigle e acronimi, spesso assimilabili ai nomi propri).
[53]
Nel caso specifico, la X6 potrebbe essere il risultato dell'ellissi di un sostantivo: la [vettura] X6, la [BMW] X6.
[54]
La prassi, in questo caso, è oscillante.
[55]
Qualcosa del genere è ipotizzabile nel caso di la [lettera] ypsilon/ipsilon.
[56]
Francesco Bianco
[57]
Ines Desideri scrive:
[58]
20 febbraio 2011 alle 23:31
[59]
Gentile Professor Arcangeli,
[60]
quanto alla domanda posta da Pinc (omettere oppure no il pronome "io") ritengo che la scelta sia dettata, più che dalla volontà di chi scrive o parla di attribuire maggior rilievo al soggetto, dalla necessità (in alcuni contesti comunicativi) di chiarire "chi ha visto", considerato che la forma verbale "abbia visto" può corrispondere alla prima, alla seconda e alla terza persona singolare del congiuntivo.
[61]
Cordialmente
[62]
Ines Desideri
[63]
Paolo scrive:
[64]
21 febbraio 2011 alle 11:31
[65]
È corretta la frase "Una caratteristica che le permetterebbe di farle acquisire una certa popolarità" oppure è sgrammaticata?
[66]
linguista scrive:
[67]
21 febbraio 2011 alle 11:55
[68]
Direi una caratteristica che le permetterebbe di acquisire una certa popolarità o una caratteristica che le farebbe acquisire una certa popolarità.
[69]
Francesco Bianco
[70]
Paolo scrive:
[71]
21 febbraio 2011 alle 12:08
[72]
La ringrazio molto gentilissimo Bianco della sua risposta, ma, indipendentemente dallo stile, non ho capito se è sbagliata o no?
[73]
Grazie della sua attenzione.
[74]
Paolo
[75]
http://linguista.blogautore.repubblica.it/2011/02/10/dubbi-sullitaliano-risponde-il-linguista2/comment-page-9/#comment-6646
[76]
linguista scrive:
[77]
21 febbraio 2011 alle 13:52
[78]
Non è una questione di stile, ma di correttezza.
[79]
Quelle che le ho indicato sono le uniche forme possibili in relazione al significato che lei vuole esprimere:
[80]
1) [sto parlando di una donna X] una caratteristica che le permetterebbe di acquisire una certa popolarità [= che permetterebbe a X di acquisire una certa popolarità]
[81]
2) [sto parlando di una donna Y] una caratteristica che le farebbe acquisire una certa popolarità [= che farebbe acquisire a Y una certa popolarità].
[82]
Una caratteristica che le permetterebbe di farle acquisire una certa popolarità sarebbe una espressione accettabile (ancorché involuta) se il primo e il secondo le si riferissero a persone diverse.
[83]
Mi spiego con un esempio:
[84]
[Sto parlando di X, madre della ragazza Y] Se [X] avesse dei contatti nel mondo della politica o dello spettacolo!
[85]
Ciò le [le = a X] permetterebbe di farle [le = a Y] acquisire una certa popolarità!
[86]
Francesco Bianco
[87]
Flavia scrive:
[88]
21 febbraio 2011 alle 15:00
[89]
Il mio dubbio non è legato alla grammatica, in realtà non è nemmeno un dubbio.
[90]
Vediamo se può aiutarmi.
[91]
Avete presente quella specie di sacchetto legato ad un bastone con cui è spesso raffigurato Calimero?
[92]
Il mio professore di italiano mi ha detto che si chiamasse "sporta", ma nel vocabolario ho trovato che la sporta è una borsa a due manici, quindi non può essere.
[93]
Potete aiutarmi?
[94]
..
[95]
Grazie!
[96]
linguista scrive:
[97]
21 febbraio 2011 alle 15:20
[98]
Mi pare che l’involto di roba che Calimero porta legato ad un bastone poggiato sulla spalla possa rientrare nella definizione di fagotto.
[99]
Marcello Ravesi
[100]
Maria scrive:

Text viewParagraph view