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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


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14 febbraio 2011 alle 20:40
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http://linguista.blogautore.repubblica.it/2011/02/10/dubbi-sullitaliano-risponde-il-linguista2/comment-page-8/#comment-6514
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Gentile Francesco, la ringrazio molto per la sua cortese e celere risposta.
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Tuttavia, non ho capito se, nell'esempio della scuola, la frase numero 1 è da evitare perché grammaticalmente scorretta o perché cacofonica.
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Grazie come sempre, saluti
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Pinc
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linguista scrive:
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15 febbraio 2011 alle 09:34
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Il problema è grammaticale: usando una coppia di aggettivi (singolari) coordinati in accordo con un sostantivo singolare, sembra che si stia parlando di un unico oggetto: Mi piace la casa calda e accogliente (= la stessa casa assomma le due caratteristiche).
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Quando invece ci si riferisce a qualità di oggetti diversi, la grammatica raccomanda di usare sostantivo plurale e aggettivi al singolare: I popoli italiano e francese sono simili (se dicessi il popolo italiano e francese sembrerebbe che io parlassi di un unico popolo italofrancese).
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Francesco Bianco
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Maja scrive:
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15 febbraio 2011 alle 09:59
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Salve,
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sto faccendo una ricerca sul rapporto sull'inglese degli italiani.
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Ho notato che la maggior parte degli italiani non parla così bene l'inglese e mi incuriosisce il perché?
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Perché non si dedica più attenzione all'inglese come lingua franca?
[18]
Grazie in aticipo.
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Saluti!
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linguista scrive:
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15 febbraio 2011 alle 10:44
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La questione, naturalmente, è molto complessa, e non può di certo essere affrontata, anche tangenzialmente, in uno spazio come questo.
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Sul banco degli imputati, con l’accusa di non fornire un’adeguata preparazione agli studenti nello studio delle lingue straniere, viene fatta sedere molto spesso la scuola, la quale costituisce per la maggior parte degli italiani l’unico canale di formazione linguistica.
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Anche il fatto che, a differenza di quanto accade in molti paesi (penso ai paesi scandinavi), ci sia in Italia una grande tradizione di doppiaggio dei film, avrà avuto e ha tuttora la sua incidenza.
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Alessandro Aresti
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renero scrive:
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16 febbraio 2011 alle 00:39
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Salve, ho in casa una grammatica del professor Serianni, di ormai una quindicina d'anni fa, e mi è stato riferito che la nuova grammatica di Patota può esserne considerata la degna erede: volendo, quindi, comprare una nuova grammatica, per aggiornarsi sui anche sui cambiamenti l'italiano negli ultimi anni, può considerarsi un valido acquisto o ci sono alternative migliori su cui orientarsi?
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linguista scrive:
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16 febbraio 2011 alle 01:58
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Non sono in grado di dire se il volume di Patota a cui lei fa cenno (Grammatica di riferimento dell'italiano contemporaneo, Milano, Garzanti, 2006) possa o no essere considerato il «degno erede» della grammatica di Luca Serianni (Grammatica italiana. Suoni, forme, costrutti, in collaborazione con Alberto Castelvecchi, Torino, Utet, 1989; quindi, Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi, Milano, Garzanti, 1997 [credo sia questa l'edizione da lei posseduta]).
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Di certo si tratta in entrambi i casi di opere estremamente utili per chi voglia districarsi nel non sempre semplice campo della grammatica italiana.
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Rocco Luigi Nichil
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Marcoaugusto scrive:
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16 febbraio 2011 alle 02:03
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"Comunque la si gira rimane di pessimo gusto, proprio perchè attrae "storpiature" ancor più pessime...."
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Ho letto questo commento ancora su un blog de 'La Stampa'.
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Trovo 'ancor piu' pessime'parecchio sgradevole.
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Che ne dite?
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Grazie e complimenti per la bella rubrica.
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linguista scrive:
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16 febbraio 2011 alle 02:25
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Confermo la sua impressione "parecchio sgradevole", derivante dall'uso improprio del superlativo pessimo ('cattivissimo'), avvertito probabilmente come aggettivo di grado positivo, e per questo impiegato erroneamente in un comparativo di maggioranza.
[44]
Pensi ad esempio a questa frase: "Mario è più cattivo di Francesco, ma Roberto è ancor più cattivo (di Francesco)" (*"ancor più cattivissimo").
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Per quanto errato, non è raro incontrare questo costrutto nel linguaggio giornalistico e televisivo, sia con superlativi organici (ottimo, pessimo, ecc.), sia con comparativi organici (minore 'più piccolo', maggiore 'più grande', migliore 'più buono', ecc.), entrambi di ascendenza latina: pensi a forme (scorrette) come *più ottimo, *più posteriore, *meno maggiore, *meno migliore, ecc.
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).
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Rocco Luigi Nichil
[48]
Luca scrive:
[49]
16 febbraio 2011 alle 02:30
[50]
L'analisi logica di questa frase è corretta?
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"sale ne abbiamo".
[52]
Noi=soggetto; abbiamo= predicato verbale; sale=complemento oggetto; ne= complemento di specificazione (di ciò).
[53]
Il mio dubbio è sul valore di "" pronominale.
[54]
Grazie
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linguista scrive:
[56]
16 febbraio 2011 alle 02:56
[57]
Si tratta di una costruzione particolare, di ordine marcato (cioè non corrispondente all'ordine consueto con cui si presentano in italiano i costituenti della frase), frequente nel linguaggio parlato, meno in quello scritto, soprattutto di registro formale.
[58]
La costruzione non marcata vedrebbe il complemento oggetto ("sale") in posizione postverbale e l'assenza del pronome personale con valore partitivo ne (= "di sale"), che risulta ridondante, ossia inutile; la frase di base sarebbe quindi "(noi) abbiamo (del) sale", ovvero Soggetto-Verbo-Oggetto.
[59]
Poiché il complemento oggetto ("sale") risale a sinistra, in posizione iniziale, si parla in casi come questo di "dislocazione a sinistra, con ridondanza pronominale".
[60]
Nel linguaggio parlato la dislocazione a sinistra (ma anche, al contrario, quella a destra) rientra in quei meccanismi di "focalizzazione" utilizzati dal parlante per mettere in evidenza un determinato elemento: "sale (= non pepe, non pasta, non zucchero, ecc.) ne abbiamo".
[61]
Diverso sarebbe il valore del pronome ne in contesti come il seguente: "Abbiamo del sale?", ", ne abbiamo".
[62]
In quest'ultimo caso il pronome ne rappresenta il complemento oggetto della seconda frase ("del sale") .
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Rocco Luigi Nichil
[64]
linguista scrive:
[65]
16 febbraio 2011 alle 13:09
[66]
L'argomento è stato più volte affrontato in questo blog: è il caso, ad esempio, di un articolo di Fausto Raso del 18 06 2009, che è stato poi criticato da un altro utente perché, pur affermando l’obbligatorietà del congiuntivo quando si esprime un fatto incerto, ha usato l'espressione non è sicuro che lo farete invece di non è sicuro che lo facciate.
[67]
Di fatto, se la regola generale riconosce nel congiuntivo una certo grado di allontanamento dalla realtà, l'alternanza fra indicativo e congiuntivo non riflette necessariamente e in modo rigido l'opposizione fra certezza e incertezza.
[68]
Le locuzioni proposte, pertanto, non richiedono obbligatoriamente il congiuntivo e, anzi, i più fedeli difensori della dicotomia fra indicativo e congiuntivo consiglierebbero l'uso dell'indicativo.
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Francesco Lucioli
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Sergio scrive:
[71]
16 febbraio 2011 alle 12:25
[72]
Ho notato che spesso si tende a precisare con i superlativi non organici e in particolare "massimo e minimo", se essi abbiano valore assoluto o relativo.
[73]
Ma nel significato della frase, se il suo valore è assoluto e quindi senza nessun paragone o se è relativo (quindi rispetto ad altri), mi sembra non modifichi di tanto il senso della frase, ma diventa piuttosto solo un fatto grammaticale.
[74]
Cosa ne pensate?
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Chiaramente ho visto che avete affrontato altre volte l'argomento.
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linguista scrive:
[77]
16 febbraio 2011 alle 12:29
[78]
Sono d'accordo, però per essere precisi ricordiamo che massimo e minimo sono superlativi organici.
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Francesco Lucioli
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Pinc scrive:
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16 febbraio 2011 alle 12:33
[82]
Cari amici del Linguista, buongiorno.
[83]
"è certo", "è noto", "è chiaro", "è sicuro" "è probabile", "è evidente" e simili, seguiti da CHE, vogliono sempre il congiuntivo?
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sicuro che sia bello
[85]
sicuro che tu sia bello
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sicuro che egli sia bello
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chiaro che sia così
[88]
chiaro che tu sia...
[89]
chiaro che egli sia...
[90]
Grazie e saluti
[91]
Pinc
[92]
Pinc scrive:
[93]
16 febbraio 2011 alle 13:18
[94]
Quindi si possono usare (volendo) entrambe le forme (è sicuro che sia - è sicuro che è? Ho capito bene?
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La saluto cordialmente caro Francesco
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linguista scrive:
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16 febbraio 2011 alle 13:19
[98]
, ma in base alla sfumatura di significato che si vuol conferire alla frase.
[99]
Francesco Lucioli
[100]
Paolo scrive:

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