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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/2

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 14 agosto 2011


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[1]
Metonimia e ossimoro: sono accettate entrambe le varianti: quella "alla greca", vale a dire metonìmia e ossìmoro, e quella con l'accento piano (la posizione più comune nei vocaboli italiani), cioè metonimìa e ossimòro.
[2]
Con valuto immagino intenda la prima persona del presente indicativo di valutare: la pronuncia vàluto, considerata meno corretta (Treccani), è assai più comune di valùto.
[3]
Quest'ultima è fra l'altro omofona di un valùtoche il GRADIT registra come forma obsoleta del participio passato di valere.
[4]
Dica pure vàluto senza alcun timore: nessuno la correggerà.
[5]
La questione della corretta posizione dell'accento, come vede, è piuttosto complessa e riguarda aspetti diversi della storia delle parole; in generale, fra etimologia e uso concreto si genera spesso un campo di tensione che non sempre è facile governare con indicazioni univoche.
[6]
Le scelte dei lessicografi, del resto, sono determinate dalla loro impostazione e dal tipo di strumento che essi vogliono offrire: il dizionario Treccani, espressione dell'Istituto della Enciclopedia Italiana, assume un profilo "istituzionale" ed ha un taglio normativo/conservativo; al polo opposto si trova il GRADIT, la cui funzione è quella non tanto di orientare il fruitore verso scelte corrette, quanto di testimoniare nella maniera più fedele e "avalutativa" possibile lo stato attuale della lingua.
[7]
In una posizione intermedia si trova un dizionario d'uso monovolume come il Sabatini/Coletti, opera fra l'altro necessariamente più sintetica.
[8]
Francesco Bianco
[9]
Sergio scrive:
[10]
10 gennaio 2011 alle 13:44
[11]
Nel caso in cui "quanto" si considera avverbio interrogativo,appunto come giustamente scrivete, nelle frasi interrogative dirette,come nell'esempio, Quanto costa il biglietto per Roma?, l'avverbio interrogativo "quanto" preso singolarmente non ha nessun valore in analisi logica essendo l'avverbio una categoria grammmaticale?
[12]
linguista scrive:
[13]
10 gennaio 2011 alle 13:53
[14]
Nessuna parola, fuori dal contesto della frase, può essere oggetto di analisi logica.
[15]
Francesco Bianco
[16]
Giacomo Carmosino scrive:
[17]
10 gennaio 2011 alle 13:54
[18]
Nei testi di grammatica la forma implicita delle proposizioni subordinate finali (in particolare quella con verbo all’infinito) si ritiene di regola - ammissibile solo quando il soggetto della proposizione principale è lo stesso della proposizione subordinata:
[19]
mangio per nutrirmi.
[20]
Sono però numerose ed importanti le eccezioni a tale regola, nelle quali il soggetto della proposizione finale implicita non coincide con quello della frase reggente, costituendone invece il complemento oggetto o di termine:
[21]
a) Marco obbligò (o costrinse o esortò o autorizzò o invitò etc.) Luigi ad andarsene;
[22]
b) Marco impose (o ordinò o permise o consentì etc.) a Luigi di andarsene.
[23]
Nel primo esempio (lett.a) Luigi è il soggetto (non espresso) della subordinata (ad andarsene) ma costituisce il complemento oggetto della proposizione principale (Marco obbligò Luigi).
[24]
Nel secondo esempio (lett.b) Luigi è il soggetto (non espresso) della subordinata (di andarsene) ma costituisce il complemento di termine della proposizione principale (Marco impose a Luigi).
[25]
Inoltre la proposizione principale nel primo esempio (lett.a) può essere resa in forma passiva in modo da farne coincidere il soggetto con quello della secondaria (Luigi fu obbligato, da Marco, ad andarsene) mentre non può essere trasformata in forma passiva nel secondo esempio (lett. b).
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Volevo sapere:
[27]
- se, negli esempi dianzi indicati, la mia analisi logica e del periodo è corretta e come si giustificano le eccezioni alla regola della coincidenza dei soggetti;
[28]
- oppure se le proposizioni su riportate e i relativi elementi devono in realtà essere qualificati diversamente sul piano grammaticale.
[29]
Ringrazio sin d’ora per i chiarimenti che vorrete fornirmi.
[30]
linguista scrive:
[31]
10 gennaio 2011 alle 14:30
[32]
L'analisi logica, rispetto a Luigi nelle due frasi, è corretta: oggetto diretto nel primo caso e oggetto indiretto (o complemento di termine, secondo la dicitura della grammatica scolastica) nel secondo.
[33]
Non classificherei però ad/di andarsene come proposizione finale, bensì come completiva (sull'argomento le segnalo la risposta del 27/09/2010 alle 14:15:39), poiché è strettamente legata alla reggenza verbale: costringere, esortare, invitare qualcuno a (fare) qualcosa; ordinare, permettere, consentire a qualcuno (di fare) qualcosa.
[34]
Ciò non toglie che alcuni di questi verbi, nel loro significato, possano includere una sfumatura finale; ben diversa, tuttavia, è una proposizione finale canonica come (vado al mare) per abbronzarmi, il cui status è quello di frase circostanziale.
[35]
Francesco Bianco
[36]
maria teresa lecci scrive:
[37]
12 gennaio 2011 alle 09:18
[38]
Buongiorno,
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Come si può individuare con facilità il complemento predicativo del soggetto e dell'oggetto?
[40]
Grazie
[41]
linguista scrive:
[42]
12 gennaio 2011 alle 09:26
[43]
Il complemento predicativo del soggetto è un nome o un aggettivo riferito al soggetto della proposizione; è retto da verbi detti copulativi, che si possono distinguere in effettivi (è diventato bravo), appellativi passivi (fu soprannominato il Terribile), elettivi passivi (è stato eletto deputato) ed estimativi passivi (è considerato un signore).
[44]
Il complemento predicato dell'oggetto è invece un nome o un aggettivo riferito al complemento oggetto della proposizione: è retto dagli stessi verbi appellativi, elettivi ed estimativi ma attivi (cioè gli stessi che nella forma passiva sono completati dal complemento predicativo del soggetto); rispettivamente: lo soprannominano il Terribile; lo hanno eletto deputato; lo considerano un signore.
[45]
Per riconoscere il tipo di complemento si deve dunque fare attenzione al tipo di verbo da cui è retto; per distinguere fra predicativo del soggetto e dell'oggetto occorre invece analizzare a che cosa è riferito (soggetto oppure oggetto) all'interno della frase.
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Francesco Lucioli
[47]
Gabbiano scrive:
[48]
12 gennaio 2011 alle 10:09
[49]
qual'è l'etimologia di "quisquilie"?
[50]
linguista scrive:
[51]
12 gennaio 2011 alle 11:12
[52]
Quisquilia è una voce dotta derivante dal nominativo plurale latino quisquiliae "rifiuti, immondizie", di origine espressivo-onomatopeica.
[53]
Approfitto per ricordare che qual è si scrive senza apostrofo.
[54]
Francesco Lucioli
[55]
Arpalice scrive:
[56]
12 gennaio 2011 alle 19:38
[57]
Esiste il participio passato di "discernere"?
[58]
linguista scrive:
[59]
12 gennaio 2011 alle 19:42
[60]
Sarebbe "discreto", ma nella tradizione italiana è attestato anche "discernuto".
[61]
Il primo non è più avvertito come tale, l'altro è assolutamente da evitare.
[62]
In sostanza, se facciamo riferimento all'uso corrente: non c'è.
[63]
Massimo Arcangeli
[64]
Ines Desideri scrive:
[65]
12 gennaio 2011 alle 19:50
[66]
Desidero porre due quesiti sui complementi.
[67]
Nella frase il sintagma "fuori pericolo" a quale complemento corrisponde esattamente?
[68]
In quale caso un complemento (diretto o indiretto) è ritenuto "circostanziale"?
[69]
Ringrazio anticipatamente e porgo distinti saluti.
[70]
Ines Desideri
[71]
Ines Desideri scrive:
[72]
12 gennaio 2011 alle 20:15
[73]
Chiedo scusa se intervengo nuovamente, ma il mio commento (in attesa di moderazione) non riporta la frase da me proposta:
[74]
"La donna, sottoposta a intervento, è ora considerata fuori pericolo".
[75]
Grazie
[76]
Ines Desideri
[77]
linguista scrive:
[78]
12 gennaio 2011 alle 20:48
[79]
"Fuori pericolo" è un complemento di luogo figurato.
[80]
Un complemento circostanziale è un qualunque complemento che indichi, per l'appunto, le circostanze di svolgimento di una determinata azione (tempo, luogo, ecc.).
[81]
Massimo Arcangeli
[82]
gabriella scrive:
[83]
13 gennaio 2011 alle 20:51
[84]
Salve, in sintassi, nell'analisi ad albero di una frase come posso riconoscere di quale "sintagma" si tratta?
[85]
(non riesco a capire, sono molto confusa) Se un ST, SV, SP, SC?
[86]
E cosa sono i verbi inergativi?
[87]
Grazie mille!
[88]
linguista scrive:
[89]
13 gennaio 2011 alle 21:52
[90]
La sua domanda richiederebbe una risposta equivalente allo sviluppo di un intero trattato di grammatica generativa.
[91]
In una frase semplice (che chiameremo F) come "L'ingegnere ha progettato un palazzo", comunque, avremo un sintagma nominale soggetto (composto da un determinante più un nome) e un sintagma verbale (composto da un verbo e un sintagma nominale, a sua volta formato da un determinante più un nome).
[92]
In sintesi: [F [SN [Det L'] [N ingegnere] ] [SV [V ha progettato] [SN [Det un] [N palazzo] ] ] ].
[93]
Quanto ai verbi inergativi - non c'è però totale accordo fra le diverse scuole -, sono i verbi a un solo argomento (il soggetto).
[94]
Si tratta, per alcuni, di verbi transitivi privi di oggetto diretto (usati cioè assolutamente) o di verbi intransitivi privi di oggetto indiretto; così, per es., "leggere", "dormire", "funzionare" in "Luigi legge", "Gianni dorme", "Il televisore non funziona" (cfr., invece. "Luigi legge il giornale", con oggetto esterno; "Gianni dorme sonni tranquilli", con oggetto interno; "Il televisore non funziona bene", con oggetto avverbiale).
[95]
Altri ritengono invece, a partire dalla distinzione fra "inergativi" e "inaccusativi", che nel primo caso si sia di fronte a verbi intransitivi che si costruiscono con l'ausiliare "avere" e che esprimono, in genere, azioni compiute dal soggetto: "Maria ha riflettuto", "Carlo ha votato"), nel secondo che si abbia invece a che fare con verbi intransitivi che si costruiscono con l'ausiliare "essere" e che esprimono, in genere, azioni subite dal soggetto ("Lucia è caduta"; qualcosa, o qualcuno, l'ha cioè fatta cadere).
[96]
Massimo Arcangeli
[97]
gabriella scrive:
[98]
13 gennaio 2011 alle 22:25
[99]
Grazie per la risposta!
[100]
Mi saprebbe dire qual è la differenza che intercorre tra: enunciato, proposizione e frase.

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