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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/6

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 10 gennaio 2014


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[1]
Buonasera, inanzitutto vorrei ringraziarLa per le risposte esaustive che mi ha dato precedentemente, sono riuscito a togliermi alcuni sassolini dalla scarpa grazie a lei!
[2]
Avrei pero' bisogno di chiederle ancora una cosa.
[3]
Sto leggendo il libro "Due di due" di Andrea De Carlo dove un ragazzo viene invitato a cena a casa di un suo compagno di classe.
[4]
A tavola i genitori del compagno di classe gli fanno parecchie domande e nonostante il suo atteggiamento un po' particolare se la cava abbastanza bene.
[5]
La frase è la seguente: "Guido non sembrava particolarmente a disagio: mangiava, rispondeva alle domande di mia madre sulla scuola. Aveva un'attenzione piu' fluida DI QUANDO eravamo seduti al nostro banco, meno difficile da seguire, ma per il resto non cercava di nascondere le sue idee".
[6]
È quel "di quando" che mi confonde le idee perche' non è l'unica volta nel libro dove viene usato.
[7]
Sarà anche per la mia stanchezza, ma non sarebbe altrettanto corretto scrivere "che quando"?
[8]
linguista scrive:
[9]
28 ottobre 2013 alle 11:02
[10]
In casi come questo, il secondo termine di paragone nell’italiano corrente è di preferenza introdotto dalla preposizione di.
[11]
Tuttavia, non si può dire che l’uso di che sia scorretto.
[12]
Marcello Ravesi
[13]
Eliana scrive:
[14]
30 ottobre 2013 alle 12:40
[15]
Gentile professore,
[16]
quale delle seguenti due frasi è preferibile utilizzare?
[17]
1) Gli raccontai di come lei mi aveva persuaso.
[18]
2) Gli raccontai di come lei mi avesse persuaso.
[19]
Grazie per l'aiuto!
[20]
linguista scrive:
[21]
30 ottobre 2013 alle 15:22
[22]
E' una questione di formalità: il congiuntivo è preferibile in contesti formali e mediamente formali.
[23]
La scelta del congiuntivo, inoltre, si accorda meglio con il passato remoto, che nell'italiano contemporaneo è sempre meno comune, quindi sentito come ricercato.
[24]
Fabio Ruggiano
[25]
Eliana scrive:
[26]
30 ottobre 2013 alle 19:07
[27]
Gentile professore, un altro dubbio legato al congiuntivo.
[28]
Quale delle seguenti due frasi è corretta?
[29]
1) Lamento l'assenza di mezzi che favoriscono le attitudini.
[30]
2) Lamento l'assenza di mezzi che favoriscano le attitudini.
[31]
Grazie ancora!
[32]
linguista scrive:
[33]
1 novembre 2013 alle 09:35
[34]
Le frasi sono entrambe corrette.
[35]
Il congiuntivo aggiunge alla proposizione relativa una sfumatura eventuale, che le conferisce un valore consecutivo.
[36]
Mentre la relativa con l'indicativo descrive oggettivamente "i mezzi", quella con il congiuntivo vale grosso modo: "Lamento l'assenza di mezzi tali da favorire le attitudini".
[37]
Fabio Ruggiano
[38]
Daniele scrive:
[39]
1 novembre 2013 alle 14:58
[40]
Buongiorno, volevo sapere se è possibile impiegare il gerundio come predicato in una costruzione come questa: "Un modo in cui puoi riuscirci è battendo il chiodo col martello".
[41]
Non si dovrebbe usare la forma all'infinito (battere)?
[42]
Grazie.
[43]
Spero passiate un buon ponte nel frattempo.
[44]
linguista scrive:
[45]
1 novembre 2013 alle 16:54
[46]
La frase con il gerundio appare incorretta dal punto di vista grammaticale, anche se motivata sul piano logico.
[47]
La inaccettabilità del costrutto emerge se parafrasiamo il gerundio, in questo caso dal valore modale-strumentale, con il complemento corrispondente: *"Un modo in cui puoi riuscirci è per mezzo del battere il chiodo col martello".
[48]
E ancora più chiaramente se capovolgiamo la frase: *"Per mezzo del battere il chiodo è un modo in cui puoi riuscirci".
[49]
Il problema si può aggirare in diversi modi: "Un modo in cui puoi riuscirci è battere il chiodo col martello"; "Ci puoi riuscire battendo il chiodo col martello"; "Ci si può riuscire battendo il chiodo col martello" e simili.
[50]
Fabio Ruggiano
[51]
Andrea scrive:
[52]
2 novembre 2013 alle 14:02
[53]
Buon pomeriggio, mi è venuto un altro dubbio circa una frase, piu' che altro vorrei avere una conferma se è corretta, ecco la frase:
[54]
"Mi sono accorto di non essere stato l'unico ad aver perso la trasmissione mercoledi' scorso"
[55]
oppure
[56]
"Mi sono accorto di non essere l'unico ad aver perso la trasmissione..."
[57]
Quale delle due frasi sarebbe quella da preferire?
[58]
linguista scrive:
[59]
3 novembre 2013 alle 10:01
[60]
Entrambe le frasi sono corrette.
[61]
L'infinito presente mette in evidenza l'attualità della condizione dell'essere l'unico; il passato riporta la condizione (quindi la sua rilevanza) al momento dell'avvenimento.
[62]
Fabio Ruggiano
[63]
Flavio scrive:
[64]
3 novembre 2013 alle 12:48
[65]
Buongiorno Egregi.
[66]
Ho questo dubbio che mi attanaglia.
[67]
Nella frase: Come Giovanni, io odio cucinare
[68]
Che cos'e' COME?
[69]
Mi verrebbe da pensare ad una preposizione ma, in italiano, non mi risulta he COME sia annoverata tra le preposizioni.
[70]
Grazie mille
[71]
John scrive:
[72]
4 novembre 2013 alle 00:49
[73]
Buongiorno.
[74]
(a) Sono stato uno sciocco a credere alle sue bugie.
[75]
(b) Sono stato uno sciocco ad aver creduto alle sue bugie.
[76]
Se l'infinito presente serve ad istituire una relazione di contemporaneità o di posteriorità rispetto alla principale, e se l'infinito passato serve invece ad istituire una relazione di anteriorità, come possono essere entrambe corrette le frasi che ho proposto?
[77]
linguista scrive:
[78]
4 novembre 2013 alle 17:12
[79]
La contemporaneità e l'anteriorità si possono instaurare tanto al presente quanto al passato.
[80]
Negli esempi da lei proposti, "Sono stato uno sciocco ad aver creduto alle sue bugie" indica che l'azione del credere alle bugie è avvenuta (e presumibilmente è terminata) precedentemente rispetto alla percezione di essere stato uno sciocco.
[81]
Invece, in "Sono stato uno sciocco a credere alle sue bugie" l'azione del credere è data come ancora in corso al momento della percezione di essere stato uno sciocco.
[82]
Fabio Ruggiano
[83]
linguista scrive:
[84]
4 novembre 2013 alle 17:58
[85]
Ci sono le preposizioni proprie (di, a, da, in, con, su, per, fra/tra) e le preposizioni improprie (parole che sono in primo luogo avverbi ma che vengono impiegate in funzione preposizionale: in tale casistica rientra il nostro come).
[86]
Alessandro Aresti
[87]
John scrive:
[88]
6 novembre 2013 alle 00:15
[89]
Dottor Ruggiano, anzitutto grazie per la risposta.
[90]
A volte certe sfumature della grammatica italiana (che amo) mi fanno davvero scervellare.
[91]
La sua analisi mi porta a fare la seguente riflessione:
[92]
Sono stato uno sciocco a credere alle sue bugie
[93]
Il suo commento: l’azione del credere è data ancora in corso al momento della percezione di essere stato uno sciocco.
[94]
Mi chiedo: se riconosco di essere stato uno sciocco, come può l’azione del credere alle sue bugie essere ancora in corso?
[95]
A me pare che, dopo aver appurato (nel passato) che il soggetto è un bugiardo, (ora, al presente) non gli credo più.
[96]
Solo se dicessi Sono [presente] uno sciocco a credere [presente] alle sue bugie significherebbe che continuo a credergli.
[97]
Mentre Sono stato [passato] uno sciocco ad aver creduto [passato] alle sue bugie non mi problemi: sono stato uno sciocco, l’ho riconosciuto e non gli credo più.
[98]
Il mio dilemma riguarda quella che ritengo una incompatibilità fra passato (sono stato uno sciocco) e presente (a credere alle sue bugie).
[99]
Le due frasi seguenti, invece, non mi creano problemi per quanto riguarda il risultato, nonostante via sia ancora quella che percepisco come una incompatibilità di tempi (anche se, in tutta sincerità, preferisco e userei solamente la prima).
[100]
Sono stato fortunato ad averlo conosciuto all’apice della carriera.

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