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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/6

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 10 gennaio 2014


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[1]
Come sostantivo indeclinabile niente/nulla vale per lo più nessuna cosa’ ed è preceduto dall’articolo: Dio ha creato dal nulla tutte le cose, la partita si è conclusa con un niente di fatto.
[2]
Spesso ha il significato di quantità del tutto trascurabile’: ci manca un niente, te lo vendo per un nulla, ecc.; o, in senso meno concreto, di pochezza’: quell’uomo è un niente, un uomo venuto su dal niente (cioè di umili origini’).
[3]
Si noterà che, come sostantivo, nulla presenta una maggiore autonomia rispetto a niente; in particolare nel linguaggio filosofico il nulla significa il non essere’: al di della vita c’è il nulla (difficilmente il niente).
[4]
Come avverbio niente/nulla esprime di solito assenza o negazione di valori quantitativi apprezzabili (quindi in nessuna quantità o misura’, in nessun modo’, e simili): non m’importa niente, questo libro non vale nulla.
[5]
In frasi ellittiche niente (ma non nulla) può sostituire un verbo con avverbio negativo che si intuisce facilmente dal contesto: non abbiate paura > niente paura!; in questo caso niente assume il valore di aggettivo invariabile (equivale di fatto a nessuna paura’).
[6]
Marcello Ravesi
[7]
Arno scrive:
[8]
12 maggio 2014 alle 11:55
[9]
Gentili Linguisti, si dice "Grazie per tutto ciò che mi hai fatto".
[10]
Volevo sapere se si può dire "Grazie di tutto ciò che mi hai fatto" ?
[11]
Vi ringrazio in anticipo.
[12]
linguista_1 scrive:
[13]
12 maggio 2014 alle 12:00
[14]
In casi come quello proposto, grazie di e grazie per sono ugualmente legittimi.
[15]
Marcello Ravesi
[16]
Arno scrive:
[17]
12 maggio 2014 alle 13:07
[18]
Egregi Professori, chiedo scusa il disturbo però non posso capire perché in italiano si dice "grazie di tutto" e non si dice "grazie per tutto".
[19]
C'è solo un'abitudine o c'è una regola?
[20]
Grazie.
[21]
linguista_1 scrive:
[22]
12 maggio 2014 alle 13:09
[23]
In questo caso, diciamo così, è un fatto di "abitudine".
[24]
Alessandro Aresti
[25]
John scrive:
[26]
12 maggio 2014 alle 13:47
[27]
Dott.
[28]
Aresti,
[29]
mi scuso per non aver proposto esempi concreti sin da subito.
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Eccoli:
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(1)
[32]
A: Mio padre ama passeggiare.
[33]
Fa venti chilometri al giorno.
[34]
B: Ma quanti anni ha?
[35]
A: Ne ha 80 ed è in gran forma.
[36]
Se li porta bene gli anni che ha.
[37]
Dice che non se li sente.
[38]
Mi interessava sapere se il verbo portarseli può considerasi procomplementare dato che (a) si caratterizza per la combinazione di due pronomi clitici (si e li) e si discosta per significato dal verbo di partenza; (b) rafforza semanticamente il verbo di partenza, dandogli un’espressività che non aveva.
[39]
Analisi analoga per il verbo sentirseli.
[40]
(2)
[41]
Marco è davvero testardo.
[42]
Non accetta consigli.
[43]
Se le porta sempre a casa le preoccupazioni dell’ufficio.
[44]
La mia analisi del verbo portarsele è analoga a quella proposta per l’esempio (1).
[45]
Nel caso non si trattasse di verbi procomplementari, ritiene che, in un registro informale, le frasi proposte siano accettabili o totalmente scorrette?
[46]
Grazie.
[47]
linguista_1 scrive:
[48]
12 maggio 2014 alle 13:58
[49]
Non sono verbi procomplementari: le forme verbali "di partenza" sono rispettivamente portarsi bene gli anni (che si hanno) e portare (-se- = con ; -le = le preoccupazioni).
[50]
Le frasi sono accettabilissime, anche se nello scritto formale andrebbero evitate le due "anticipazioni" pronominali li e le: 1) "Si porta bene gli anni che ha"; 2) "Si porta a casa le preoccupazioni dell'ufficio".
[51]
Alessandro Aresti
[52]
Elena scrive:
[53]
12 maggio 2014 alle 14:56
[54]
Buongiorno,
[55]
ho un dubbio sulla coniugazione del verbo pensare all'interno di questa frase:
[56]
-Adesso non puoi scegliere ma domani spero penserai che se avessi potuto farlo, avresti scelto...
[57]
oppure.
[58]
-Adesso non puoi scegliere ma domani spero pensi che se avessi potuto farlo, avresti scelto...
[59]
linguista_1 scrive:
[60]
12 maggio 2014 alle 16:32
[61]
Sperare regge preferibilmente il congiuntivo, anche se l'azione indicata dal verbo retto si colloca nel futuro.
[62]
Alessandro Aresti
[63]
zora scrive:
[64]
12 maggio 2014 alle 18:10
[65]
Analisi del periodo:
[66]
"ti ho scritto questa lettera perché tu capisca quanto ti voglio bene"
[67]
quanto ti voglio bene: è un'oggettiva retta dalla finale?
[68]
Grazie
[69]
linguista_1 scrive:
[70]
12 maggio 2014 alle 20:12
[71]
, è così.
[72]
Alessandro Aresti
[73]
John scrive:
[74]
12 maggio 2014 alle 21:31
[75]
Grazie dott.
[76]
Aresti.
[77]
Mi permetto di esprimere un dubbio che nasce dalla sua risposta.
[78]
Probabilmente si tratta di un cavillo.
[79]
Che differenza c’è fra portarseli/e e viaggiarsela?
[80]
Quest’ultimo, mi pare, è un verbo procomplementare.
[81]
Prendiamo come esempio la frase (non impeccabile) Te la viaggi, eh? Anche in questo caso il nuovo verbo non si discosta dall’originale viaggiare (spostarsi, muoversi da una parte ad un’altra).
[82]
Però vi aggiunge qualcosa di nuovo, gli conferisce un’indubbia espressività (che non aveva).
[83]
E veniamo al verbo di cui abbiamo discusso nei messaggi precedenti: portarseli/e.
[84]
Anche qui è vero, come lei giustamente sostiene, che non si discosta dal verbo di base.
[85]
Eppure a me pare che vi aggiunga qualcosa che non ha, una partecipazione solo emotiva, qualcosa che va oltre la concretezza del verbo di partenza (portare un oggetto, una persona, un nome, un veicolo).
[86]
Purtroppo, lo ammetto, la debolezza del mio ragionamento sta proprio nel fatto che i dizionari riportano anche significati figurati di questo verbo che mi tormenta.
[87]
E allora si ritorna al punto di partenza: che differenza c’è tra portarseli/e (gli anni, le preoccupazioni, i segni del dolore, della fatica, ecc.) e viaggiarsela o anche farcela?
[88]
O meglio: perché non lo si fa rientrare nella categoria dei verbi procomplementari?
[89]
Grazie per la pazienza.
[90]
linguista_1 scrive:
[91]
13 maggio 2014 alle 19:40
[92]
Ribadisco: la differenza tra le due tipologie è molto sottile e a seconda delle scuole di pensiero alcuni verbi possono partecipare, esclusivamente o non, di entrambe le categorie (nella classificazione più larga, forse anche il portarseli [gli anni] del primo esempio ma non certamente il portarsele [le preoccupazioni] del secondo potrebbe rientrare nella categoria dei procomplementari).
[93]
Limitiamoci pertanto a ragionare sui verbi citati.
[94]
La differenza fra le due tipologie non sta tanto in una maggiore o minore distanza semantica del verbo procomplementare (rispetto a quello intransitivo pronominale semplice) dal verbo di base (che comunque dev’esserci), o nell’espressione di una maggiore partecipazione emotiva (che comunque dev’esserci), quanto nel fatto che il pronome atono nei verbi procomplementari (la, in viaggiarsela come in spassarsela e farcela) non è riferibile a un particolare elemento della frase ha un valore semantico ben definito (mentre, in portarseli, li sta appunto per l’elemento anni): è insomma del tutto desemantizzato, svuotato di significato.
[95]
Alessandro Aresti
[96]
Paolo scrive:
[97]
13 maggio 2014 alle 21:56
[98]
Salve,
[99]
vi sottopongo alcuni quesiti di analisi logica:
[100]
"Mi ha regalato un orologio"

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