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Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/6

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 10 gennaio 2014


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[1]
L'articolo va sempre inserito anche quando il nome è modificato, per esempio con un aggettivo: "E' un piacere passeggiare per l'incantevole Via Garibaldi".
[2]
Non c'è una regola sull'omissione dell'articolo: si tratta di un fenomeno legato all'uso.
[3]
Un elenco dei casi più comuni di omissione è nel capitolo di Lorenzo Renzi "L'articolo" della Grande grammatica italiana di consultazione, vol.
[4]
I, pp.
[5]
357-423.
[6]
Tra i tanti esempi del capitolo, in verità, manca una delucidazione esplicita sul caso in questione; ma è facile ricondurre questo ad altri casi simili.
[7]
Fabio Ruggiano
[8]
Luba scrive:
[9]
31 gennaio 2014 alle 14:10
[10]
:) Grazie mille della risposta!
[11]
Gentilissimi e molto competenti, complimenti per il blog, siete grandi!!!
[12]
Un grazie molto grande a Fabio Ruggiano.
[13]
Luba
[14]
Carla scrive:
[15]
31 gennaio 2014 alle 14:20
[16]
Buongiorno,
[17]
che differenza c'é tra l'uso di "anche se" e "se anche"?
[18]
Nella formazione della subordinata concessiva "anche se" puó essere sostituito senza sfumatura di significato da "se anche"?
[19]
Grazie
[20]
linguista_1 scrive:
[21]
31 gennaio 2014 alle 17:22
[22]
La congiunzione se rafforzata dalla congiunzione anche (che la segue) rimane ipotetica, non concessiva.
[23]
Rispetto al semplice se, l'espressione rafforzata introduce un'ipotesi in contrasto con il contenuto della proposizione reggente e, inoltre, aggiunge una sfumatura di partecipazione emotiva.
[24]
La differenza tra l'espressione ipotetica contrastiva e quella concessiva è sottile: "Se anche tu venissi, non cambierebbe niente" equivale a 'Nell'ipotesi in cui tu venissi (eventualità a cui guardo con speranza, paura, dolore o qualche altra emozione), comunque non cambierebbe niente"; "Anche se tu venissi, non cambierebbe niente" equivale a 'Ammettendo che tu venissi, non cambierebbe niente'.
[25]
Fabio Ruggiano
[26]
Fausto Raso scrive:
[27]
1 febbraio 2014 alle 00:33
[28]
Mi spiace, ma sono in totale disaccordo sulla risposta del dr Aresti data a Riccardo (28 gennaio) sul complemento di paragone.
[29]
Il "che" è accettabile quanto il "di", non si tratta, quindi, di un francesismo.
[30]
Il secondo termine di paragone, in italiano, può essere introdotto sia dal "che" sia dal "di".
[31]
Quest'ultimo, però, si usa solo davanti a un pronome o un nome non retti da preposizione (Mario è piú giovane 'di' me) o davanti a un avverbio (Luigi camminava piú lentamente 'di' me).
[32]
Negli altri casi, vale a dire davanti a un pronome o nome retti da preposizione o allorché si paragonano tra loro due due aggettivi, due verbi o due avverbi è obbligatorio il "che": è piú facile a dire 'che' che a fare; si comporta piú istintivamente 'che' razionalmente.
[33]
linguista_1 scrive:
[34]
1 febbraio 2014 alle 13:00
[35]
Gentile Fausto Raso, rilegga il quesito posto da Riccardo e si renderà conto che la mia risposta si limita, come in genere facciamo con le richieste di chiarimento su aspetti specifici, agli esempi da lui fatti.
[36]
Alessandro Aresti
[37]
Sergio scrive:
[38]
2 febbraio 2014 alle 09:33
[39]
Riguardo al complemento con la preposizione "per", quindi anche in questo caso è difficile la collocazione: "sono felice per Giovanni a causa del matrimonio".
[40]
Anche in questa situazione si potrebbe trattare solo di complemento di limitazione?
[41]
linguista_1 scrive:
[42]
2 febbraio 2014 alle 19:02
[43]
, siamo di fronte a un caso simile al precedente.
[44]
Nello stesso enunciato, eviterei la locuzione "a causa di" in riferimento a un evento che, per Giovanni, dovrebbe rappresentare uno dei più bei momenti della sua vita.
[45]
Alessandro Aresti
[46]
Riccardo scrive:
[47]
3 febbraio 2014 alle 09:30
[48]
Leggendo un interessante libro di Fabio Geda: Nel mare ci sono i coccodrilli, ho ravvisato un’espressione che mi lascia perplesso, e che ho riscritto in maiuscolo.
[49]
Sarà stato per com'ero vestito, perché ero pulito, sarà stata la pancia piena e il viso appagato che si mette su quando SI HA MANGIATO BENE, sarà stato quello che vuoi, fatto sta che allo sportello c'era una ragazza giovane e quando le ho chiesto il biglietto mi ha risposto: Trentotto euro. Io subito non ci credevo, così ho detto: Repeat?
[50]
Mi chiedo se, al di di un probabile refuso tipografico, si ha mangiato bene sia possibile in italiano.
[51]
Ricordo dai miei studi passati che la costruzione del si passivante, da voi più volte menzionato, richiederebbe nei tempi composti l’uso dell’ausiliare del verbo essere.
[52]
Chiedo gentilmente il vostro parere.
[53]
Saluto cordialmente per la vostra generosa disponibilità.
[54]
linguista_1 scrive:
[55]
3 febbraio 2014 alle 09:34
[56]
La costruzione è senz’altro estranea ad un italiano corretto.
[57]
Più che di un refuso tipografico, immagino che possa trattarsi del tentativo di riproduzione mimetica di un tratto morfosintattico proprio dell’italiano regionale del Meridione, cioè di un italiano che lascia trasparire in maniera più o meno marcata le caratteristiche delle parlate locali.
[58]
L’uso dell’ausiliare avere coi verbi pronominali e riflessivi è infatti normale in molti dialetti meridionali (abruzzesi, campani, siciliani, ecc.); si veda, per esempio, il siciliano lu carru s’à firmatu il carro si è fermato’, oppure il napoletano t’à scordate ti sei scordato’.
[59]
Marcello Ravesi
[60]
Davide scrive:
[61]
3 febbraio 2014 alle 10:00
[62]
Buonasera,
[63]
l'avverbio "piuttosto" unito a un aggettivo qualificativo può costituire un grado superlativo, es.
[64]
"piuttosto pallido"?
[65]
Grazie
[66]
linguista_1 scrive:
[67]
3 febbraio 2014 alle 10:06
[68]
L’avverbio piuttosto, usato senza un secondo termine di paragone, ha il valore quantitativo indefinito di alquanto’, un poco’, e non esprime in alcun modo il grado superlativo di un aggettivo, ossia nella fattispecie non può significare il più pallido (superlativo relativo), pallidissimo’ (superlativo assoluto).
[69]
Una frase come ti trovo piuttosto pallido, dunque, significa all’incirca ti trovo un po’ / alquanto pallido.
[70]
Marcello Ravesi
[71]
Davide scrive:
[72]
3 febbraio 2014 alle 10:13
[73]
Buongiorno,
[74]
"causa di quello scompiglio era un ragazzino piccolo e grassoccio", qual è il soggetto in questa frase?
[75]
Grazie
[76]
linguista_1 scrive:
[77]
3 febbraio 2014 alle 10:15
[78]
Il soggetto è "un ragazzino piccolo e grassoccio".
[79]
Marcello Ravesi
[80]
Davide scrive:
[81]
3 febbraio 2014 alle 20:10
[82]
Buonasera, nella frase "il cappotto era molle di pioggia", "di pioggia" che complemento è?
[83]
Grazie
[84]
linguista_1 scrive:
[85]
3 febbraio 2014 alle 22:12
[86]
Si tratta di un complemento di causa efficiente.
[87]
Marcello Ravesi
[88]
Fausto Raso scrive:
[89]
3 febbraio 2014 alle 23:18
[90]
Mi spiace, ma dissento totalmente dal dr Ravesi sulla risposta data a Riccardo (3 febbraio).
[91]
A mio modo di vedere siamo in presenza di un complemento di causa (completamente diverso da quello di causa efficiente).
[92]
Vediamo perché.
[93]
Il complemento di causa efficiente si ha con i verbi passivi, è introdotto dalla preposizione da (semplice o articolata) e risponde alla domanda sottintesa da che cosa?: la terra è riscaldata dal sole.
[94]
Nella frase in oggetto non abbiamo questi requisiti.
[95]
Non esiste, inoltre, un verbo mollire che possa diventare passivo.
[96]
Ancora.
[97]
Il complemento di causa efficiente è facilmente riconoscibile anche perché trasformando la frase da passiva in attiva il soggetto diventa oggetto e il complemento di causa efficiente diventa soggetto: la terra è riscaldata dal sole>il sole riscalda la terra.
[98]
Fausto Raso scrive:
[99]
3 febbraio 2014 alle 23:27
[100]
Chiedo scusa ho scritto Riccardo invece di Davide

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