Sentence view

Dubbi sull’italiano? Risponde il linguista/6

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 10 gennaio 2014


showing 1601 - 1700 of 6763 • previousnext


[1]
Chiedo venia al dr Ruggiano, ma la risposta data ad Eliana (23 gennaio)non mi convince. Lo zeugma non è una figura grammaticale che consiste nel far dipendere da un unico verbo piú termini che richiederebbero ciascuno un verbo proprio? Nell'esempio del Pascoli il verbo "si mostrò" può andar bene sia riferito a cielo sia a terra («E cielo e terra si mostrò qual era»).
[2]
linguista_1 scrive:
[3]
25 gennaio 2014 alle 17:01
[4]
Lo zeugma può essere definito come (riprendo l'Enciclopedia Treccani)
[5]
una figura retorica che consiste nel rapportare più membri coordinati e paralleli di una frase a un unico elemento che, in astratto, dovrebbe essere ripetuto per ciascuno di essi.
[6]
Mi sembra che la fattispecie del verso pascoliano rientri nella definizione.
[7]
Fabio Ruggiano
[8]
Luca scrive:
[9]
27 gennaio 2014 alle 10:00
[10]
Nella frase: "sono le otto"; il verbo essere ha un valore copulativo, oppure di predicato verbale?
[11]
Grazie
[12]
linguista_1 scrive:
[13]
27 gennaio 2014 alle 10:04
[14]
Qui, come come in altre espressioni temporali (per es. è l’ora di andare), il verbo essere ha valore predicativo.
[15]
Marcello Ravesi
[16]
luca scrive:
[17]
27 gennaio 2014 alle 17:21
[18]
Una puntualizzazione, per valore predicativo si intende il predicato verbale? grazie
[19]
linguista_1 scrive:
[20]
27 gennaio 2014 alle 18:34
[21]
, certamente.
[22]
Alessandro Aresti
[23]
Fausto Raso scrive:
[24]
27 gennaio 2014 alle 19:13
[25]
Cortese dr Ruggiano, non vorrei essere pedante a proposito dello "zeugma" ma mi sembra che "Sapere.it" (De Agostini) non sia dello stesso avviso della "Treccani":
[26]
n.m.
[27]
[pl. -i] figura retorica consistente nel far dipendere da un unico termine due o più parole o enunciati, di cui uno solo è logicamente pertinente; p.e. parlare e lacrimar vedrai insieme (DANTE Inf. XXXIII, 9), dove vedrai si adatta soltanto a lacrimar, non a parlare
[28]
Dal lat. tardo zeugma, neutro, che è dal gr. zêugma ciò che serve a unire, congiuntura’, deriv. di zeugnýnai aggiogare, unire’.
[29]
Inoltre:
[30]
Luca Serianni (linguista, accademico della Crusca): Zeugma, costrutto ellittico per il quale un solo verbo regge non solo il termine proprio ma anche altri termini coordinati che richiederebbero verbi specifici: "parlare e lagrimar vedrai insieme" (Dante); invece di: "udrai parlare e vedrai lagrimare".
[31]
Maurizio Dardano - Pietro Trifone: (zeugma) si ha quando uno stesso termine è riferito a due o piú termini, mentre potrebbe connettersi con uno solo di essi (e riportano l'esempio dantesco).
[32]
Vedrai si adatta bene a lagrimar a non a parlar, perché le parole non si possono vedere.
[33]
linguista_1 scrive:
[34]
27 gennaio 2014 alle 22:46
[35]
Ovviamente Serianni Dardano e Trifone sconfessano l'enciclopedia Treccani.
[36]
Il problema sta piuttosto nel duplice ambito d'uso dello zeugma: quello da lei richiamato, semantico, è rappresentato dall'esempio dantesco (ne conto anche la Treccani, proprio con lo stesso esempio); quello da me richiamato è, piuttosto, formale, o sintattico, come nell'esempio: "Io andai a Napoli, Claudia a Palermo", nel quale il verbo andai "aggioga" a tanto il soggetto di prima persona, io, quanto (indebitamente) quello di terza, Claudia.
[37]
Nel verso pascoliano, l'unico verbo alla terza persona singolare che concorda con due soggetti rappresenta, nella mia interpretazione, quell' "unico elemento che, in astratto, dovrebbe essere ripetuto per ciascuno di essi" della definizione.
[38]
Fabio Ruggiano
[39]
Fede scrive:
[40]
28 gennaio 2014 alle 13:10
[41]
Buongiorno, la frase "se ne ignora il senso e il peso" è comunque corretta oppure è necessario coniugare il verbo alla terza pers. plur?
[42]
Grazie
[43]
linguista_1 scrive:
[44]
28 gennaio 2014 alle 14:37
[45]
Il verbo andrebbe al plurale, a meno che non si consideri il segmento "il senso e il peso" come un tutt'uno (e quindi, in tal caso, il verbo al singolare sarebbe giustificato).
[46]
Alessandro Aresti
[47]
Riccardo Imperiale scrive:
[48]
28 gennaio 2014 alle 22:58
[49]
Buonasera,
[50]
vorrei sapere se nelle frasi seguenti il termine di paragone 'che' è accettabile come alternativa all'uso standard di 'di'.
[51]
Grazie.
[52]
1.
[53]
Gianni lavora più seriamente che gli altri.
[54]
2.
[55]
Gianni è più serio che Mario.
[56]
3.
[57]
Mi piace ora più che prima.
[58]
Riccardo
[59]
linguista_1 scrive:
[60]
29 gennaio 2014 alle 18:46
[61]
Non è accettabile; si tratta di un francesismo (in francese il complemento di paragone è introdotto da que).
[62]
Alessandro Aresti
[63]
Sergio scrive:
[64]
29 gennaio 2014 alle 19:22
[65]
La frase: "una nuova sfida per me", contiene il compmento di vantaggio, oppure potrebbe essere "per me" complemento di limitazione?
[66]
linguista_1 scrive:
[67]
29 gennaio 2014 alle 21:58
[68]
Escluderei senz'altro l'opzione del complemento di vantaggio/svantaggio: non abbiamo il verificarsi di un fatto o il compimento di un'azione a vantaggio o a discapito di qualcuno.
[69]
Forse è più appropriato parlare di complemento di limitazione: mi pare comunque che nessuno dei vari complementi contemplati dalla tradizione grammaticale si attagli al nostro caso specifico.
[70]
Alessandro Aresti
[71]
Roberta scrive:
[72]
30 gennaio 2014 alle 20:22
[73]
Buongiorno.
[74]
Vorrei sapere se per introdurre il nome di una regione si usi sempre la preposizione "in" anche per le regioni di Paesi stranieri: in Ile de France, in Normandia...
[75]
Si il caso che, essendo assistente di lingua italiana in Francia, ho notato che la professoressa di italiano ha insegnato agli alunni a dire dove abitano, la regione in questione è Rhone-Alpes: ma si dice "Abito IN Rhone-Alpes"?
[76]
A me non "suona" per niente.
[77]
Perciò, onde evitare di far introdurre la regione con una preposizione sbagliata, quando parlano con me ho detto ai ragazzi di dire "Abito nella regione Rhone-Alpes".
[78]
Stessa cosa vale per il nome del quartiere dove abitano: agli studenti è stato insegnato "abito IN Montreynaud", che è un quartiere di Saint Etienne, dove sono assistente.
[79]
Io preferirei dicessero o "A" Montreynaud, o "nel quartiere..." Che ne pensate?
[80]
Grazie in anticipo
[81]
linguista_1 scrive:
[82]
30 gennaio 2014 alle 21:09
[83]
Non le suona perché l'orecchio non è abituato, a differenza di quanto accade con Normandia o, per citare altre regioni molto note (di cui non a caso esiste una forma italianizzata), Provenza o Lorena.
[84]
Di norma un nome di regione (salvo eccezioni) è introdotto dalla preposizione in: comunque in questo caso anch'io opterei per la soluzione "la regione di...".
[85]
Con i nomi di quartiere invece è più frequente la preposizione a.
[86]
Alessandro Aresti
[87]
Luba scrive:
[88]
30 gennaio 2014 alle 23:08
[89]
Salve,
[90]
ho una domanda riguardo all’omissione degli articoli con i nomi delle vie, piazze, palazzi ecc.
[91]
Perché si dice da piazza Navona a Palazzo Montecitorio e non dalla piazza Navona al Palazzo Montecitorio?
[92]
E come è corretto Piazza Navona è molto bella o La piazza Navona è molto bella?
[93]
Sarei molto grata per una citazione di una grammatica dove c'è la regola di uso degli articoli in questo caso.
[94]
Grazie
[95]
linguista_1 scrive:
[96]
31 gennaio 2014 alle 14:08
[97]
Alcuni nomi tendono a perdere l'articolo perché vengono assimilati ai nomi propri di persona.
[98]
Possiamo annoverare tra questi i nomi di vie, piazze, palazzi, ville.
[99]
La cancellazione dell'articolo, insomma, corrisponde ad una personificazione dell'oggetto (ovvero, ad un riconoscimento dell'unicità di quell'oggetto).
[100]
Ci sono delle restrizioni alla possibilità di omettere l'articolo; ad esempio, l'articolo va inserito se il nome è plurale: "Le vie Garibaldi e Cavour sono molto eleganti".

Text viewParagraph view