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Il sessismo linguistico: un contributo collettivo al dibattito

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 08 giugno 2009


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Lasciamo che il tempo dica la sua e vediamo cosa ne vien fuori.
[2]
Sarebbe anche una bella dimostrazione di democrazia, no?
[3]
vdgam scrive:
[4]
2 agosto 2009 alle 12:26
[5]
Quando ho iniziato a leggere il "blog" mi è sembrato un argomento affascinante.
[6]
Poi, siccome non sono molto intelligete ed oltretutto vecchio mi sono domandto: "Ma è proprio csì importante questo argomento?" e mi sono trovato d'accordo con Martina: "Lasciamo che il tempo dica la sua e vediamo cosa ne viene fuori" C redo che la parità tra i sesi si ottnga con ben altre azioni e non con l'innovazione linguistica, no?
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matteo scrive:
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4 agosto 2009 alle 11:09
[9]
Sono d’accordo con "le estensore" della lettera.
[10]
Non solo.
[11]
Quantunque abbiamo «sviluppato la consapevolezza» che alcune parole (negro, serva, monnezzaro) sono "latore" di pregiudizi e le abbiamo «coscientemente, volutamente» sostituite con altre più rispettose, altre ancora, purtroppo, rischiano di minare la nostra sensibilità.
[12]
Mi riferisco a termini odiosi come calvo (non sarebbe più opportuno usare "non chiomato"?) o impotente (non è forse meglio "svogliato"?), o peggio ancora bionda ossigenata (io suggerirei "non svedese").
[13]
E poi, quanto al sessismo linguistico, non sarebbe forse auspicabile riesumare il vocabolario (andato perduto, aihmé!) di un vecchio personaggio di Giorgio Faletti, ovvero lo stilista Franco Tamburino, che correva all’apparecchio telefonico gridando: «Mi sta squillando "la telefona"!» (per chi volesse rivederlo: http://www.youtube.com/watch?v=nK4aIoLd7iI).
[14]
Gradirei conoscere le vostre opinioni in merito.
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Per finire, vorrei ringraziare ancora "le autore" della lettera per aver sollevato "la coperchia" di un argomento così urgente.
[16]
linguista scrive:
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4 agosto 2009 alle 13:24
[18]
Se qualcuno dicesse di me che sono "non chiomato" - essendo io parzialmente "calvo" - potrei seriamente offendermi.
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La finta solidarietà di chi vorrebbe sistematicamente mascherare con l'edulcorazione formale la sostanza delle cose non mi piace.
[20]
Se vuole usare "portatore di adipe" per 'grasso' e "verticalmente svantaggiato" per 'basso' faccia pure.
[21]
Se a "gay" o "omosessuale" preferisce diversamente sessuale (già circolante sul Web), diversamente orientato in materia sessuale o, che so, diversamente portato a manifestare il proprio orientamento di genere nessuno può certo impedirle di seguire i suoi orientamenti verbali.
[22]
Per me i sordi resteranno sempre sordi e i ciechi sempre ciechi; perché è questo, della cruda ma schietta realtà, il linguaggio che useremmo per riferirci ai nostri parenti e amici se ne avessimo che non vedessero o non sentissero.
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Per amarli ancora di più, senza inutili infingimenti; per dimostrargli che il legame che ci unisce è un legame vero anche nelle parole.
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Massimo Arcangeli
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Nicola Fusco scrive:
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4 agosto 2009 alle 14:30
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Concordo con "linguista", e dico: basta con tutto 'sto inutile "politically correct", "sexistically correct"... e con tutti i discorsi "diversamente intelligenti"!
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;-)
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matteo scrive:
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4 agosto 2009 alle 14:38
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Forse ho spinto troppo in , fino a rovesciarne il senso, le punte del mio discorso antifrastico.
[32]
Chiedo scusa e cerco di spiegarmi meglio.
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Fuor di metafora (e di ironia), sottoscrivo appieno ciò che scrive, caro professor Arcangeli.
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Le direttive, da qualsiasi parte esse vengano, sono sempre un odioso esercizio retorico e violento.
[35]
Il rischio semmai, dinanzi a simili pretese, è quello della reazione.
[36]
Un po' come Croce, che da buon napoletano nelle proprie lettere si rivolgeva all'interlocutore dandogli del "voi" invece che del "lei", per poi ritornare sui propri passi, quando dapprima Cicognani sul Corriere della Sera, poi l'incomparabile Achille Starace, nei suoi Fogli di Disposizioni, decisero di scatenare una furiosa battaglia all'esotico "lei", a favore del nostrano (?) "voi".
[37]
E ciò che rischiamo di fare anche noi oggi, sommersi da inutili invettive, che da ogni parte vorrebbero "istituire" un modello unico, omologato e omologante, magari politically correct.
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Quale istituzione deciderà questa volta?
[39]
L'Accademia della Crusca?
[40]
Il Ministero della Pubblica Istruzione?
[41]
O un nuovo consesso di intellettuali chiamati alla bisogna?
[42]
Eppure avrebbero pur dovuto insegnarci qualcosa sulla democrazia linguistica i colpi della "frusta" di Baretti, o la "rinuncia davanti notaio" di Alessandro Verri.
[43]
Noi parliamo e intanto la lingua starà già mutando le sue strutture.
[44]
E allora viva la libertà del parlante di dire (per la Gelmini) il Ministro, o la Ministro, o, perché no, la Ministra.
[45]
Non passa anche da queste cose la democrazia?
[46]
PS- Anch'io mi arrabbierei non poco se mi dicessero "non chiomato".
[47]
linguista scrive:
[48]
4 agosto 2009 alle 15:00
[49]
Il suo discorso era chiaro, ma non al punto da essere inequivocabile.
[50]
Qualcuno l'avrà presa sul serio e se seguirà da ora in poi il suo "consiglio", dicendo e scrivendo "non chiomato" invece di "calvo", ce l'avrà sulla coscienza :-)
[51]
Massimo Arcangeli
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matteo scrive:
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4 agosto 2009 alle 15:10
[54]
Se ciò dovesse succedere, cercherò di portare con dignità il peso delle mie colpe :-)
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Marco B. scrive:
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4 settembre 2009 alle 02:04
[57]
Io concordo da un lato con Marina, dall' altro con Liana: è vero, verissimo che il sesso della persona di cui parliamo non è importante.
[58]
In questi casi io preferisco il neutro, anche se ha il difetto di confondersi col maschile.
[59]
Ma ormai devo ricredermi, l' esempio di "psicologa" mi ha convinto: è la realtà, qui, che modifica la lingua, ovvero l'idea che abbiamo del sesso predominante in un certo ruolo o mestiere, pura questione di numeri, insomma.
[60]
Pensiamoci, prendiamo lo stesso morfema, -logo/a ma pensiamo ad un mestiere tipicamente maschile come il dottore (parlo di tempo fa ma l'immaginario va più lento della realtà).
[61]
"Psicologa" oggi in Italia è accettato pacificamente...e ti credo bene.
[62]
Chi non ne è convinto veda quante donne ci sono nelle facoltà di psicologia.
[63]
Ma se fosse "ginecologa"?
[64]
(già meno).
[65]
"Urologa"?
[66]
(sembra uno scherzo).
[67]
"Politologa"?
[68]
(mai vista una).
[69]
Quindi sarei felice di usare il femminile solo se voglio evidenziare il sesso del referente e il neutro-maschile se voglio riferirmi ad un ruolo asessuato, tenedo conto che però si deve essere coerenti con una sola scelta per tutto il testo.
[70]
Es.
[71]
"Il ministro Gelmini ha diramato un comunicato", "La ministra Gelmini è una delle donne scelte per l' esecutivo Berlusconi IV"
[72]
Marco B. scrive:
[73]
6 settembre 2009 alle 16:08
[74]
"Non chiomato" come d'altronde "non vedente" (accettabile solo in virtù dell'uso frequente, che gli ha conferito un'aura di rispetto, ma concettualmente un abominio) sono atroci.
[75]
Uno dei concetti non voluti di queste espressioni, simili alle litoti, è di evidenziare, non di ridurre, gli aspetti di "devianza" dal modello "normale", identificando la persona in questione con una sua supposta mancanza, sventolando in faccia alla sua mente ciò che se fosse stata più fortunata (in base ai parametri imperanti, è ovvio) sarebbe potuta essere: un'operazione di tortura psichica.
[76]
Riprendendo il tema dei sessi sarebbe come se le donne, in una società maschilista che si finga tollerante, venissero chiamate "non maschi" :-O ...
[77]
nickriddle scrive:
[78]
14 settembre 2009 alle 14:25
[79]
Io ho quotidianamente questo problema in relazione alle professioni: non sopporto l'uso dei termini che finiscono per "essa" - e.g. dottor"essa" - perché mi paiono decisamente sessisti (fosse almeno dottor"ella").
[80]
Le soluzioni che adotto sono generalmente due: uso l'abbreviazione del titolo o della carica (e.g. dott.)oppure tendo a considerare la funzione impersonale, come nella lingua inglese (e.g. "il procuratore della Repubblica" in luogo di "la procuratora della Repubblica"). Tuttavia resta il problema nella lingua parlata, perché non posso certo interloquire a voce: "avv Tizia, la prego...", ma devo scegliere per forza tra "avvocato","avvocata", "avvocatessa"; quando posso ometto il titolo utilizzando il cognome (sia per i maschi e sia per le femmine). Resta, però,il problema che l'uso del maschile "impersonale" viene da taluni percepito come sessista, pensando, erroneamente, che lo usi perché per me inconcepibile che tale funzione possa essere svolta da una donna, mentre l'omissione del titolo è spesso percepita come se venisse dato minore importanza alla titolata di sesso femminile, la quale non sa che utilizzo tale sistema anche con il corrispondente di sesso maschile, a meno di non trovarmi in un ambiente misto. Insomma: un gran bel guazzabuglio, che ritengo sarebbe risolvibile con l'introduzione del valore neutro per tali termini, quali: i gradi militari, le professioni, i titoli professionali, le cariche e tutto ciò che un tempo era pensato solo per i maschi "o" per le femmine (anche chiamando "infermiera" il maschio ed utilizzando "infermiere" solo per il plurale). Che ne pensate?
[81]
linguista scrive:
[82]
14 settembre 2009 alle 14:51
[83]
L'introduzione del neutro è naturalmente una possibilità, ma non tutti sono d'accordo per i motivi che abbiamo discusso anche su questa rubrica.
[84]
Circa la soluzione (radicale e molto creativa) che propone alla fine, se intendo bene, non la vedo come una scelta percorribile; non credo che chiamare "infermiera" un infermiere troverebbe i necessari consensi.
[85]
Senza contare che sarebbe difficile giudicare casi come "segretaria" 'addetta a mansioni di segreteria in un ufficio e sim.', professione tradizionalmente femminile, e "segretario" (di Stato, di un partito, ecc.): chiamiamo tutti "segretaria" chi svolge la prima funzione e "segretario" chi svolge la seconda (perché si tratta di incarico affidato più di frequente a uomini)?
[86]
Ma c'è un'altra cosa, che lei mostra di aver colto perfettamente: il plurale dei nomi delle professioni può costituire un problema.
[87]
Io propongo il tipo "il medico" / "la medico", ma mi rendo conto che chi storce il naso di fronte a "la medico" lo storcerebbe ancora di più di fronte a "le medico" (anche se, tuttavia, diciamo e scriviamo "le flebo" o "le virago" senza avvertire nessuna difficoltà).
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Massimo Arcangeli
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Daniela scrive:
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17 ottobre 2009 alle 23:04
[91]
Non esito a schierarmi con le insegnanti che, con la loro lettera, ci hanno portato a riflettere.
[92]
Un esempio: le calciatrici.
[93]
Il loro sport è definito Calcio femminile.
[94]
Eppure non è un calcio diverso da quello maschile, ha le stesse identiche regole della FIGC, tanto che si avvale degli stessi arbitri.
[95]
Mio padre, come giornalista, ha spesso criticato questo termine suggerendo Campionato femminile di calcio.
[96]
La risposta è stata: Ma si è sempre detto così.
[97]
Emblematico.
[98]
Questa è la risposta ben indirizzabile a chiunque, nella formazione del femminile, ne fa una questione d’abitudine.
[99]
Termino questa lettera ringraziando dunque quel gruppo di docenti che, con la loro analisi, ci hanno insegnato.
[100]
Il tempo l’hanno perso invece coloro che hanno voluto mettere in ridicolo un messaggio davvero importante: che si parli un italiano corretto.

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