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Il sessismo linguistico: un contributo collettivo al dibattito

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 08 giugno 2009


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Un piccolo quanto modesto consiglio al Linguista: la grammatica italiana non è soggettiva, ha regole che vanno rispettate altrimenti (tornando all'esempio iniziale) scadiamo in quel giornalismo calcistico del dubbio fuorigioco: o lo è o non lo è.
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Daniela, Milano
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linguista scrive:
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18 ottobre 2009 alle 00:05
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Gentile Daniela,
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ognuno ha il diritto di esprimere l'opinione che crede (senza superare il limite della decenza, s'intende), compreso il gruppo di quegli utenti che ha criticato la lettera a cui lei fa riferimento.
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Peccato, peraltro, che lei sia a Milano.
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A Roma, alla Sapienza, è stato organizzato un incontro in cui si parlerà, ognuno dal suo punto di vista, di gender; all'incontro, nato proprio per iniziativa di alcune delle autrici di quella lettera, parteciperò anch'io (divenuto, nel frattempo, amico a distanza di altre di loro).
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Un piccolo esempio di come, sia pure partendo da posizioni apparentemente distanti, ci si possa confrontare democraticamente sul tema senza astio inutile e infruttuoso spirito polemico.
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Quanto alla grammatica, so bene naturalmente che ha regole "che vanno rispettate".
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Questo, col discorso sul femminile dei nomi, non c'entra però praticamente nulla; a essere coinvolto nella questione è piuttosto un fattore di natura sociale (o, se vuole, politico-sociale).
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Si abbia i miei più cordiali saluti e torni a scriverci
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Massimo Arcangeli
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Marco scrive:
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27 ottobre 2009 alle 15:56
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e quando al lavoro si ha un capo donna?
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"la capa"?
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linguista scrive:
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27 ottobre 2009 alle 17:23
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La forma capa esiste solo come variante scherzosa.
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E come tale viene infatti segnalata da alcuni dizionari.
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Alessandro Aresti
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Marco scrive:
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28 ottobre 2009 alle 13:58
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Per identificare un "capo" donna, come dobbiamo dire?
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linguista scrive:
[27]
28 ottobre 2009 alle 13:58
[28]
Il caso è lo stesso della donna ministro affrontato nel post di Massimo Arcangeli: le possibilità sono "il capo", anche per una donna, oppure "la capo"; per la forma "la capa" ha già risposto Alessandro Aresti il 27 ottobre.
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Francesco Lucioli
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roberta scrive:
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24 giugno 2010 alle 11:09
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l'argomento è intrigante anzichenò.
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le professioni declinate al femminile al mio orecchio non "stonano" affatto; anzi, suonano una dolce presa di posizione, raramente rivendicata, forse per questo più preziosa.
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provo a pronunciarle a voce alta:
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la ministra, la preside, la dottoressa, l'avvocatessa e la vigilessa, la notaia come l'operaia, la professoressa, la direttrice, la responsabile (perchè "capo", diciamocelo, non è un termine consono, quanto amichevole, e quindi vale pure "capa" o "capessa" se si dice per scherzare).
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se abbiamo sopportato una Commissaria, possiamo tranquillamente sopportare una Sindaca. se esiste un Presidente, può esistere benissimo una Presidentessa: nel caso di una società sportiva la cosa è accettata, ma immaginate una Presidentessa della Repubblica??
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non riesco a trovare professioni o titoli per cui il femminile non si riesca ad adattare.
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grammaticalmente parlando, fonicamente udendo, non c'è alcuna storpiatura.
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allora diciamocelo, che si è reticenti sui titoli e sulle professioni "alte", per puro sessismo inconscio. per forza d'abitudine. perché così ci è stato insegnato.
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le abbreviazioni effettivamente diventano scomode, prof.ssa o dott.ssa o avv.ssa, o addiritura impossibili come pres.ssa (!). però basterebbe usarle sempre neutre, come in effetti l'abbreviazione suggerisce già dal nome.
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elisabetta bertinotti scrive:
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3 settembre 2010 alle 15:46
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Ho letto a grandi linee l'articolo ma non gli innumerevoli commenti che seguono.
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Io pur essendo donna e sostenitrice del valore almeno paritario tra uomo e donna non trovo linguistamente bella la declinazione di alcune professioni.
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Non per sessismo linguistico, ma per musicalità della lingua italiana.
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E' questo il mio pensiero, una parola come avvocato diventa cosi' neutre, designa un professionista non specialmente un uomo o una donna ma una presona che fornisce i suoi servizi legali spero con valore, onestà ed efficienza.
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Nadia Crucitti scrive:
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14 ottobre 2010 alle 00:09
[49]
Sono una scrittrice e mi piace la musicalità delle parole.
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Seguire le regole grammaticali va benissimo e certamente l'uso fa perdere il senso della stranezza di termini a cui non siamo abituati (Avvocata è normale rivolgendosi alla Madonna o a una santa e non stupisce alcuno), ma ci sono nomi, avverbi, aggettivi, verbi che non mi piacciono e dunque mi astengo dall'usarli.
[51]
Io direi di aprire alle giuste regole e poi di lasciare alla sensibilità di ognuno (giornalisti, scrittori, docenti) la decisione di utilizzarli o no: se piacciono entreranno tranquillamente nell'uso comune, altrimenti moriranno.
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Come è sempre accaduto.
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Non credo che sia discriminante usare il maschile (discriminante è l'uso osceno che si fa del corpo della donna -su questo dovremmo dare battaglia-) , è semplicemente comodo e nel caso di "sindache" più musicale.
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Ma poi, dove li mettiamo gli animali?
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Se c'è una regola deve valere per tutti, anche per la volpe, per l'aquila, la tigre, altrimenti finiremmo noi donne dalla parte del torto.
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Mik scrive:
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22 luglio 2011 alle 15:32
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Salva a tutti,
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approfitto per postare qui un dubbio grammaticale, visto che non sono riuscito a postarlo nella sezione dubbi grammaticali in quanto credo sia chiusa.
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Secondo voi l'apodosi di un periodo ipotetico puo' avere l'imperativo ?
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Esempio
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Se qualcuno di voi avesse in programma colloqui , esami , presentazioni o qualsiasi altra situazione ansiogena ,
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non "esiti" asperimentarsi .
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Si dice esiti o esita?
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Perche' dovrebbe dirsi esiti?
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linguista scrive:
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22 luglio 2011 alle 16:45
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L'apodosi del periodo ipotetico può reggersi benissimo sull'imperativo, come avviene nei casi riconducibili a quello che le grammatiche tradizionali chiamano "periodo ipotetico della realtà": "se piove, ritira i panni".
[69]
Nell'esempio da lei citato la forma "esiti" (pienamente corretta) corrisponde a un congiuntivo presente di terza persona con valore esortativo.
[70]
Nonostante le apparenze, quindi, la frase rientra nel caso descritto poco fa: il congiuntivo esortativo, infatti, viene impiegato per sostituire l'imperativo nelle persone diverse dalla seconda ("esita!") e dalla quinta ("esitate!"), le uniche che questo modo possieda in italiano.
[71]
L'uso del presente indicativo "esita" non è sbagliato (l'indicativo è utilizzabile nelle apodosi), ma modifica il significato dell'ipotetica: mentre la versione con il congiuntivo esprime un invito, infatti, quella con l'indicativo presenta una dichiarazione oggettiva, la descrizione affermativa di un avvenimento.
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Marco Paciucci

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