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Il sessismo linguistico: un contributo collettivo al dibattito

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 08 giugno 2009


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[1]
Per gli statunitensi la questione è vecchia di decenni, arrivando a risvolti quasi comici (quali il "he or she" o peggio ancora "s/he" ogni volta che si parla di un soggetto il cui sesso non sia noto a priori, o il "spokesperson", "salesperson").
[2]
Proprio per questo l'intera questione mi sembra un po' un'"americanata"!
[3]
Martina scrive:
[4]
1 agosto 2009 alle 18:43
[5]
Ipovedente.
[6]
Diversamente abile.
[7]
Transgender.
[8]
Genere (mio Dio non si usi la parola sesso!).
[9]
Operatore ecologico.
[10]
Afroamericano.
[11]
Aver paura delle parole significa riflettere il nostro pregiudizio nelle stesse.
[12]
Omnia munda mundis.
[13]
E poi... sara´ cosi´vero che tutte le parole maschili finiscono con "o" e tutte quelle femminili con "a"?
[14]
Si dice "il presidento"?
[15]
No.
[16]
Si dice pero´ "la presidentessa".
[17]
Forse.
[18]
Nello stesso modo non vedo perche´ si debba insistere per dire "la ministra".
[19]
Non potremmo fare pari e patta?
[20]
Lasciamo il presidente ai suoi dilemmi di genere, e al termine "ministro" lasciamo il solo incarico di definire un ruolo, senza implicazioni ulteriori?
[21]
Attenzione, lo propongo per ben tre motivi:
[22]
1) spesso mi domando se non siamo proprio noi donne ad auto-discriminarci ...
[23]
Io non mi sentirei assolutamente sminuita nel sentirmi chiamare "ministro" se ricoprissi tale ruolo, o "netturbino" se fosse il mio lavoro.
[24]
E sono molto miope.
[25]
Non ipovedente!
[26]
2) ma davvero vi piacciono le parole "sindaca", "ministra", "avvocata"?
[27]
3) per chi ha proposto "avvocata"... fa il paio con "dottora" o forse sarebbe meglio proporre "avvocatessa" (che credo sia quanto meno entrato nell´uso, se non nella norma)?
[28]
Chi dovrebbe decidere se sia meglio utilizzare "sindachessa" o "ministressa"?
[29]
Ma davvero tutta la nostra voglia di dimostrare quanto valiamo deve ridursi ad una questione "del genere"?
[30]
Stefano scrive:
[31]
1 agosto 2009 alle 19:54
[32]
Intervengo per dare due precisazioni senza le quali si continueranno a dire all'infinito cose inesatte... e poi per dire la mia.
[33]
Quando nella bellissima lettera si fa riferimento ai nomi terminanti in -o e in -a ci si riferisce esclusivamente a quei nomi le cui desinenze derivano dalle desinenze latine -us (per il maschile) e -a (per il femminile).
[34]
"Autista" (come "pianista", "purista", "comunista", "cineasta", etc.) è buono sia per il maschile che per il femminile semplicemente perché la desinenza -sta deriva da quella greca -ste (della prima decl.).
[35]
Così come molti nomi in -e ("agente", "preside", "docente" - III decl. latina) hanno desinenza unica sia per il maschile che per il femminile.
[36]
È chiaro che la lettera si riferiva a quei casi in cui il femminile sarebbe non solo linguisticamente accettabile ma anche più corretto.
[37]
Sono quelli i casi in cui sono solo pregiudizi di natura ideologica a impedirne l'uso (che altro, sennò?)
[38]
Un esempio lampante potrebbe essere la parola "maestro/a".
[39]
Questa parola dal punto di vista del prestigio sociale svolge (ahimé) un duplice ruolo.
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Può indicare sia chi insegna all'asilo e alle elementari, che grandi musicisti registi, attori e anche linguisti.
[41]
Uso il maschile in questo secondo caso perché NELL'ACCEZIONE SOCIALMENTE PIÙ "NOBILE" SI USA SEMPRE E SOLO IL MASCHILE, nonostante il femminile ESISTA E SIA DI USO CORRENTE.
[42]
Eppure avete mai sentito qualcuno/a rivolgersi a una grande regista chiamandola "maestra"??
[43]
Riflettete, riflettete, riflettete.
[44]
Qualcuno parlava poi della funzione di neutro che svolgerebbe il maschile.
[45]
È semplicemente falso.
[46]
In italiano non non è il caso della parole a svolgere la funzione di neutro, ma ci sono dei pronomi e dei sostantivi per questo ("ciò", "una cosa", etc.).
[47]
Nel caso di "ministro", non venitemi a dire che indica la carica, perché la carica del ministro è il MINISTERO (parola che indica ANCHE l'edificio in cui il ministro svolge le sue funzioni, ma non solo).
[48]
CONCLUSIONE
[49]
Il ministro: funzionario dello Stato di sesso maschile
[50]
La ministro: funzionaria dello Stato di sesso femminile che però se ne vergogna un po' e che deve far finta di essere uomo per stare dove sta.
[51]
Se è della Lega ce l'ha anche duro.
[52]
La ministra: funzionaria dello Stato di sesso femminile, emancipata, che difende la dignità del genere cui appartiene e che si arrabbia terribilmente coi mezzi d'informazione quando viene chiamata "ministro".
[53]
Stefano scrive:
[54]
1 agosto 2009 alle 20:00
[55]
P.
[56]
S.: per le persone transgender è chiaro che dovremo utilizzare il genere che essi/e vogliono si attribuisca loro!
[57]
P.
[58]
P.
[59]
S.: per lo stesso motivo Wladimir Luxuria non è UN transgender, ma UNA transgender, etc...
[60]
Nicola Fusco scrive:
[61]
1 agosto 2009 alle 21:13
[62]
E' così importante, questo dibattito, che non posso trattenermi dell'intervenire ulteriormente...
[63]
Se mi capitasse d'entrare in un pronto soccorso, non sapendo da chi, in quel momento, presidiato, potrò chiedere del "dottore"?
[64]
E se poi la scoprissi essere una "dottora", dovrò scusarmi per il "sessismo"?
[65]
E se, infine, 'sto laureato/a in medicina fosse pure transgender, ed io ignorassi a qual sesso egli/ella avesse deciso d'appartenere, come la risolverei?
[66]
"Scusi signor/signora dottore/a, avrei, è vero, alcuni urgenti problemi di salute, ma prima mi dica chiaramente qual sesso (reale o virtuale) ha tra le gambe, così da consentirmi di appellarla correttamente..."
[67]
In effetti, non è chi non veda qual nozione fondamentale sia il sapere, ad esempio, cosa abbia tra le gambe la persona che mi cura, o che mi progetta casa...
[68]
mmmm....... scrive:
[69]
1 agosto 2009 alle 21:29
[70]
Una domanda sorge spontanea...
[71]
Come mai le persone che hanno firmato questo "accorato" appello contro il sessismo linguistico hanno dimenticato - al momento di apporre le firme - ciò per cui scrivevano?
[72]
Tra di loro ci sono molti "docente", qualche "professoressa", qualche divertente "prof.ra" (ma perchè? professoressa è così brutto?), e anche un presidente donna.
[73]
E la presidentessa?!
[74]
Già dimenticata?!
[75]
Cos'è?!
[76]
Si predica bene e si razzola male?
[77]
Oppure al momento di firmare... la questione "sessismo" era stata già dimenticata?!?!
[78]
:)
[79]
Nicola Fusco scrive:
[80]
1 agosto 2009 alle 21:32
[81]
Un'ultima considerazione, se mi è concesso.
[82]
Chiaramente, io reputo essere questa, al più, una battaglia di retroguardia...
[83]
Però, laddove così non fosse, e dovessimo credere che l'imposizione (come effettuata?) di certe soluzioni linguistiche avesse davvero la facoltà di modificare il contesto sociale, non saprei se gioirne o temere...
[84]
A nessun'altro oltre che a me viene in mente la "neolingua", di orwelliana memoria?
[85]
Solidea scrive:
[86]
2 agosto 2009 alle 02:06
[87]
concordo con liana verney, anch'io vivo in Brasile e trovo molto giusto che nella lingua portoghese vi siano médica, ministra, diretora, etc.
[88]
Martina scrive:
[89]
2 agosto 2009 alle 09:14
[90]
Nota a margine.
[91]
Si dice "uomo" (e non "uomo e la donna") come nome comune quando ci si riferisce alla specie (es. Homo sapiens o a una categoria tassonomica analoga), cosi´ come si parla di "cane" "gatto" "mucca" e "scimmia".
[92]
Quindi "uomo viveva raccogliendo frutti e radici", ma anche "gli uomini andavano a caccia e le donne raccoglievano frutti e radici" perche´in questo caso si specifica, in Homo sp., quale fosse il ruolo di ciascun sesso.
[93]
ovvio che nel momento in cui diventa significativo rimarcare o differenziare la presenza/partecipazione/attivita´di uomini (in quanto sesso maschile) e donne (in quanto sesso femminile) vale la pena menzionarli entrambi.
[94]
Questo vale sia per la specie Homo sapiens ("la Rivoluzione stata condotta dagli uomini e dalle donne che vi hanno creduto", "gli uomini amano il calcio, le donne la danza") sia per le altre specie in cui il nome comune permetta di fare distinzioni.
[95]
Ad esempio "mio zio ha le pecore e le mucche. Ha quattro mucche, un toro e un bue, sei pecore e un montone".
[96]
Siccome non esistono ne´ "la coralla" ne´ "il gorgonio" (e "il baleno" un´altra cosa) in questi casi il problema non si pone.
[97]
Dopodiche´ un commento da non linguista.
[98]
Mi sono sempre sentita dire che la lingua in continua evoluzione.
[99]
Mi aspetto quindi che la lingua che parleremo (o parleranno "i nostri/le nostre" discendenti) sara´ il risultato del confronto fra norma e uso: da un lato la regola che dice "-a", dall´altro abitudine/l´orecchio/ il significato sociale / blablabla.
[100]
Imporre per legge che si dica in un modo piuttosto che nell´altro sarebbe ridicolo (mi vengono in mente le leggi francesi, ma anche del Ventennio, sull´uso di termini stranieri!).

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