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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
claudia scrive:
[2]
23 febbraio 2010 alle 22:13
[3]
Buonasera,
[4]
vorrei sapere qual è la professione della persona il cui compito è controllare che non ci siano frodi, per esempio in campo alimentare.
[5]
Grazie,
[6]
Claudia
[7]
linguista scrive:
[8]
24 febbraio 2010 alle 07:15
[9]
L'esperto che si occupa di sicurezza in materia alimentare (e relative frodi) è il (dottore) alimentarista.
[10]
Si tratta però di denominazione troppo blanda e, per di più, generatrice di equivoci.
[11]
Se ne potrebbe escogitare una specifica: per esempio "antisofisticatore", che pure, mi rendo conto, non è il massimo.
[12]
Massimo Arcangeli
[13]
raffaella scrive:
[14]
24 febbraio 2010 alle 15:42
[15]
Molte grammatiche segnalano come preferibile " stesso" accentato rispetto a "se stesso" senza accento: qual è la versione più corretta?
[16]
Grazie Raffaella
[17]
linguista scrive:
[18]
24 febbraio 2010 alle 17:58
[19]
A detta di alcuni grammatici il pronome (e non : si tratta infatti di una e chiusa) non va accentato nei casi in cui sia seguito da stesso o medesimo perché non può generare confusione con l'omonima congiunzione.
[20]
Secondo altri, invece, è meglio accentarlo anche in questi casi.
[21]
Secondo altri ancora, non si dovrebbe accentarlo quando è seguito da stesso eccetto che al plurale, poiché se stessi e se stesse potrebbero essere confusi con se (io) stessi e se (egli) stesse.
[22]
Di fronte a tanta incertezza, forse è meglio accentarlo sempre.
[23]
Alessandro Aresti
[24]
Fausto Raso scrive:
[25]
24 febbraio 2010 alle 18:31
[26]
Se chiamassimo "antifrodiano" o "antifrodista"
[27]
colui che controlla che non ci siano frodi (in generale e in particolare)?
[28]
Andrea scrive:
[29]
28 febbraio 2010 alle 14:19
[30]
Buongiorno.
[31]
Ascoltando un telegiornale ho sentito il cronista dire "hanno dovuto scappare".
[32]
La formula mi è suonata strana in quanto io avrei utilizzato il verbo essere, tale da ottenere "sono dovuti scappare".
[33]
Qualcuno di noi sbaglia o si può scegliere?
[34]
Grazie
[35]
Andrea
[36]
linguista scrive:
[37]
28 febbraio 2010 alle 15:26
[38]
Nell'italiano grammaticale, in circostanze del genere, l'accordo richiesto è con il verbo che segue il modale ("potere", "dovere", ecc.): se diciamo "sono scappato" dovremmo anche dire "sono dovuto scappare".
[39]
Un'"eccezione" alla regola si ha quando l'infinito è "essere": "ha dovuto essere" e non "è dovuto essere".
[40]
Fin qui la norma; nell'uso corrente, tuttavia, è frequente che si dica, per esempio, "ho dovuto partire" o "sono potuto essere" (eviterei senz'altro entrambi).
[41]
Massimo Arcangeli
[42]
SILVIA scrive:
[43]
2 marzo 2010 alle 13:39
[44]
Si dice "familiare" o "famigliare"?
[45]
linguista scrive:
[46]
2 marzo 2010 alle 14:00
[47]
Le due forme sono equivalenti.
[48]
Qui trova la illuminante risposta di Elisa De Roberto alla medesima domanda posta di recente da un altro utente (oltre a un altro intervento successivo della stessa De Roberto in forma di replica a un'obiezione sollevata da Fausto Raso).
[49]
Alessandro Aresti
[50]
Sergio scrive:
[51]
3 marzo 2010 alle 07:06
[52]
Non riesco a capire bene la differenza fra i pronomi "lui" e "egli", quando usare uno e quando l'altro...
[53]
Grazie
[54]
Sergio
[55]
linguista scrive:
[56]
3 marzo 2010 alle 09:42
[57]
Gentile utente,
[58]
la sua domanda presupporrebbe ben più spazio che una rapida risposta sul nostro blog.
[59]
Cercherò di essere essenziale e di esporle le principali situazioni in cui è preferibile usare l’uno o l’altro.
[60]
Sintetizzando, tenga presente, a parte alcuni casi che le suggerirò, che nell’uso vivo e familiare e nella lingua parlata (ma sempre di più in alcuni settori della lingua scritta, a partire dalla stampa) come pronome soggetto di terza persona si usa lui, mentre egli è caratterizzato da un uso più "letterario" e utilizzato di preferenza in accordo con uno stile più formale (o usato in situazioni ritenute tali, come una tesi di laurea, una relazione, un saggio scientifico, ecc.).
[61]
Inoltre lui è favorito dall’impiego in funzione deittica (il pronome serve cioè ad indicare, a mostrare qualcosa; es. è con lui che sto parlando) e all’interno del discorso diretto.
[62]
In secondo luogo a favorire l’impiego di lui contribuisce l’incidenza del registro espressivo, che spiega molte delle occorrenze in funzione intensiva e marcata del pronome.
[63]
Detto questo, ci sono alcuni casi in cui la forma obliqua, cioè lui, è consigliata o richiesta dalle grammatiche al posto di egli:
[64]
- quando il pronome è in funzione di predicato (es. se io fossi lui);
[65]
- con i complementi di paragone (es. ho studiato quanto lui);
[66]
- quando il verbo è al gerundio o al participio (es. venendo lui, non c’era più bisogno di chiamarlo);
[67]
- dopo alcune congiunzioni come pure, anche, nemmeno (es. anche lui viene domani; ma con minore sistematicità);
[68]
- quando si vuole mettere in rilievo il soggetto, caso in cui il pronome si pone dopo il verbo (es. l’ha detto lui)
[69]
Debora de Fazio
[70]
Claudio scrive:
[71]
4 marzo 2010 alle 17:00
[72]
Come si chiama una parola che non fa parte del vocabolario?
[73]
L'utilizzo di quest'ultima è da considerare come errore?
[74]
O lo è soltanto se utilizzata in situazione formali (esempio un esame)?
[75]
Grazie per l'attenzione
[76]
linguista scrive:
[77]
4 marzo 2010 alle 17:15
[78]
Esiste sempre uno scarto temporale tra l'ingresso di una nuova parola in un dato sistema linguistico e il suo ingresso nei vocabolari.
[79]
Ovviamente, proprio in base a ciò, il fatto che un termine non sia attestato non significa che il suo uso non sia corretto.
[80]
Solo una valutazione caso per caso ci può dire se un dato termine non registrato dai lessici sia un nuovo ingresso in italiano o un banale errore.
[81]
Per rispondere alla prima parte della sua domanda, possiamo tranquillamente parlare di termine non ancora attestato.
[82]
Alessandro Di Candia
[83]
claudia scrive:
[84]
6 marzo 2010 alle 13:54
[85]
C'è una parola italiana per "reception"?
[86]
Ed è corretto dire "recezionista"?
[87]
Grazie
[88]
linguista scrive:
[89]
6 marzo 2010 alle 15:08
[90]
"Ricezione" (o "recezione") e "ricezionista" (o "recezionista") sono due buoni equivalenti italiani di "reception" e "receptionist".
[91]
Non sarebbe male se, di tanto in tanto, li adoperassimo.
[92]
Massimo Arcangeli
[93]
Fausto Raso scrive:
[94]
6 marzo 2010 alle 15:32
[95]
Concordo totalmente con il prof.
[96]
Arcangeli anche se, mi sembra, 'ricezionista' (o 'recezionista') non è attestato nei vocabolari.
[97]
I lessicografi ci pensino...
[98]
Alessia scrive:
[99]
7 marzo 2010 alle 20:57
[100]
Buongiorno, ho questo dubbio sulla congiunzione "finché" e sulle locuzioni analoghe "fino a quando" ecc.

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