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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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14 febbraio 2010 alle 19:32
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Si tratta di una vecchia questione, che ogni tanto riaffiora.
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Fra Sette e Ottocento (l'età d'oro fu quella da Parini a Carducci) era costume diffuso italianizzare toponimi e antroponimi, specialmente in poesia: i poeti neoclassici accolsero "Austerlizze" e "Osterlizza" (per "Austerlitz"); Carducci arrivò a usare, in un componimento di "Giambi ed Epodi", "Versaglia" (per "Versailles") e "le Tuglierì" (per "les Tuileries"); nella poesia di Camerana leggiamo "Valalla" e "Chamonì".
[4]
Un fine letterato e filologo, Cesare De Lollis, scrisse nella prima metà del Novecento: "Italianizzare è nobilitare. È gittare un manto di porpora sulle spalle di un barbaro".
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Sarebbero più che logiche le scelte che propone.
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Le lingue, però, non rispondono sempre alla logica e, dai tempi qui rievocati a oggi, l'acqua passata sotto i ponti è stata davvero tanta: meglio, insomma, non mettere mano agli originali.
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Massimo Arcangeli
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luigi scrive:
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15 febbraio 2010 alle 16:50
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Ho una grande confusione in testa sui plurali dei nomi composti.
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C'e' qualche regola semplice da applicare?
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Grazie
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Luigi
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linguista scrive:
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15 febbraio 2010 alle 17:00
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Purtroppo una regola semplice da applicare non c’è.
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Il modo con cui i composti formano il plurale cambia a seconda del tipo e dell’ordine dei loro costituenti (sostantivo+sostantivo, aggettivo+aggettivo, sostantivo+aggettivo, ecc.) e a seconda del grado di fusione dei costituenti fra loro.
[18]
Tuttavia, in linea di massima, se un gruppo di costituenti è percepito come un’unica parola, il plurale si forma regolarmente modificando la vocale finale; se il composto, invece, è ancora percepito come tale, sono possibili varie soluzioni.
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La casistica è veramente ampia, e in questa sede mi pare di poter fornire solo delle coordinate generali.
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Osservando i composti sost.
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+sost., si può dire che quando i due nomi hanno il medesimo genere (masch.+masch. o femm.+femm.) normalmente si modifica solo il secondo elemento, per es.: pescecane > pescecani, cassapanca > cassapanche; ma va anche detto che si può avere, meno comunemente, pescicani, cassepanche.
[22]
Quando i due nomi mantengono una loro autonomia ( busta paga) si modifica di norma solo il primo elemento (buste paga).
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Se, invece, i due sostantivi sono di genere diverso, si modifica di preferenza solo il primo elemento (per es., pescespada > pescispada).
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Un caso a parte sono i composti con capo-.
[25]
Nel caso in cui il primo elemento indica colui che è a capo di qualcosa’, come in caporeparto e quindi il secondo nome ha la funzione di determinatore , i due membri non vengono percepiti come un blocco unico: si avrà quindi capireparto.
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Diversamente, quando capo indica colui che è a capo di un gruppo omogeneo’, come in capocontabile, il primo membro è in funzione appositiva rispetto al secondo nome e il composto viene inteso come blocco unitario: sicché si avrà capocontabili (ma al femm. resta invariato: la caporeparto > le caporeparto).
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Una simile funzione appositiva si ha quando capo segnala l’eccellenza fra oggetti omogenei: capolavoro > copolavori.
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Passando ai composti di sost.
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+agg., il plur. si forma, in genere, modificando le desinenze di entrambi i costituenti (cassaforte > casseforti); ma a smentire la regola generale troviamo caposaldo > capisaldi / caposaldi, e addirittura palcoscenico, che ammette solo palcoscenici.
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Il composto di agg.
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+sost. viene trattato come se fosse un nome semplice, sicché muta la desinenza del nome: francobollo > francobolli.
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Tuttavia, anche qui, possono esserci oscillazioni (specie nei composti con alto- e basso-): altoforno > altoforni / altiforni, bassorilievo > bassorilievi / bassirilievi; e contraddicono la norma i composti con mezza-: messaluna > mezzelune.
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Sempre in linea generale, nei composti agg.
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+agg. il nome viene sentito come un solo blocco, quindi: sordomuto > sordomuti.
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Marcello Ravesi
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Rosella scrive:
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18 febbraio 2010 alle 15:41
[38]
Ho letto, con estremo stupore, su più dizionari che la parola impapinare si scrive e pronuncia con due "P" "impappinare "
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Eppure nel lessico comune e in molteplici articoli di stampa si utilizza impapinare con una sola "P"
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E' un errore comune ??
[41]
grazie
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linguista scrive:
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18 febbraio 2010 alle 17:24
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Il verbo "impappinare" appartiene alla categoria dei cosiddetti parasintetici, verbi, cioè, formati a partire da una base nominale a cui viene aggiunto un prefisso e una flessione verbale.
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La base nominale di "impappinare" è il termine "pappina", che viene fatto precedere dal prefisso "in-".
[46]
Non c'è quindi ragione di credere che il verbo in questione debba scriversi e leggersi con la "p" scempia.
[47]
"Impappinare"(con due p) è quindi la forma corretta, mentre è del tutto da escludere la forma "impapinare" (con labiale scempia), come si evince dalla consultazione, ad esempio, del Grande Dizionario dell'Italiano dell'Uso (GRADIT) a cura di Tullio De Mauro, e dell'edizione 2009 dello Zingarelli.
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Alessandro Di Candia
[49]
g. scrive:
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19 febbraio 2010 alle 18:02
[51]
perchè diciamo per lo meno e per lo più e non per il meno e per il più?
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linguista scrive:
[53]
19 febbraio 2010 alle 18:14
[54]
Si tratta del residuo di un uso arcaico, anteriore alla stabilizzazione, piuttosto recente, degli ambiti di impiego di il e lo.
[55]
L'arcaicità dei due costrutti è testimoniata anche dal fatto che normalmente si scrivono come un'unica parola, perché la loro origine di perifrasi si è offuscata e sono divenuti degli avverbi univerbali.
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Fabio Ruggiano
[57]
Lorenzo scrive:
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19 febbraio 2010 alle 19:21
[59]
Salve.
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Volevo sapere se c'è differenza tra "organizzazione comunistica" e "organizzazione comunista".
[61]
Grazie.
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linguista scrive:
[63]
19 febbraio 2010 alle 19:29
[64]
, la differenza è che la seconda espressione si riferisce alla dottrina filosofica elaborata da Marx e messa in pratica in alcuni Paesi del mondo (come l'Unione sovietica e Cuba), mentre la prima è più generica e si può applicare a qualsiasi dottrina che si richiami ad idee comunitaristiche (compreso il Comunismo).
[65]
Fabio Ruggiano
[66]
raffaella scrive:
[67]
22 febbraio 2010 alle 10:56
[68]
Vorrei sapere se "specificatamente" e "specificamente" possono esssere usati come sinonimi; così come "decadente" e "decadentistico" o "universale" e "universalistico".
[69]
Grazie Raffaella
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linguista scrive:
[71]
22 febbraio 2010 alle 12:43
[72]
Nel caso di specificatamente siamo di fronte a un non perfetto equivalente semantico di specificamente, sebbene i due avverbi siano spesso usati nel linguaggio corrente come sinonimi (e, di fatto, hanno molti "semi" in comune): il secondo vale 'in modo specifico', il primo piuttosto 'in modo dettagliato'.
[73]
Decadente, potendosi riferire anche genericamente alla decadenza, copre un'area semantica più ampia di decadentistico(e di decadentista), che si usa con specifico riferimento alla corrente (artistica, letteraria) del decadentismo; in riferimento alla quale, in alcuni contesti, l'uso sinonimico è possibile.
[74]
Universale ha molti significati, tutti legati in qualche modo al concetto di totalità: degli uomini, degli esseri viventi, delle conoscenze, etc.
[75]
Universalistico è invece connesso a universalismo, nelle sue varie accezioni (p. es. ' tendenza a riconoscere il carattere universale di tutti gli uomini e la loro parità di diritti a prescindere dalla razza, cultura, religione, etc.').
[76]
Francesco Bianco
[77]
Luca scrive:
[78]
23 febbraio 2010 alle 10:26
[79]
Si può definire un complemento esclamativo un sintagma che potrebbe non essere rilevante nel discorso?
[80]
Es: "Egli è "come dire" una brava persona.
[81]
linguista scrive:
[82]
23 febbraio 2010 alle 11:00
[83]
Il complemento di esclamazione, che esprime un particolare stato d'animo (dolore, gioia, sorpresa, ecc.), è, a rigore, costituito da una interiezione primaria o secondaria (per una trattazione di questa parte invariabile del discorso La rinvio a una buona grammatica dell'italiano).
[84]
Non mi pare che questo sia il caso dell'esempio proposto.
[85]
Il "come dire", invece, desemantizzato (privato cioè del suo valore semantico, del suo significato), a mio avviso svolge qui una particolare funzione pragmatica (di attenuazione della portata dell'affermazione), che lo fa rientrare nel novero di quelle particolari particelle discorsive (tecnicamente "segnali discorsivi") di cui si fa uso quotidianamente nei discorsi orali e scritti con le più svariate funzioni (fondamentalmente di tipo pragmatico-testuale e sintattico).
[86]
Un'ultima cosa: credo che la marcatura grafica più adeguata per questo tipo di segnale discorsivo non siano le virgolette alte ma le virgole ("Egli è, come dire, una brava persona").
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Alessandro Aresti
[88]
Luca scrive:
[89]
23 febbraio 2010 alle 11:33
[90]
Gradirei inoltre una conferma da parte vostra.
[91]
Ho letto che una frase, può in certi casi non avere soggetto e predicato.
[92]
Es: "Buongiorno".
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Qui praticamente rimane solo il nome che potrebbe essere il complemento oggetto della frase completa.
[94]
Es: "(Ti auguro) un buon giorno!".
[95]
In questo caso: Io=soggetto- auguro= predicato- a te= complemento di termine.
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Se il tutto rimane "sottinteso", resta solo la parola "buongiorno".
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linguista scrive:
[98]
23 febbraio 2010 alle 11:59
[99]
Una frase può essere sfrondata di tutta una serie di elementi (anche il soggetto e il predicato) che, per le particolari circostanze contestuali e cotestuali (ad esempio sulla base di quanto è stato già detto), riteniamo inutile esplicitare: è il fenomeno dell'ellissi.
[100]
Alessandro Aresti

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