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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Francesco Bianco
[2]
Luca scrive:
[3]
8 febbraio 2010 alle 12:18
[4]
Grazie.
[5]
Quindi, scrivendo: " I nemici "sconfitti" si diedero alla fuga; abbiamo una funzione sia di verbo che di aggettivo? Il tutto è una proposizione relativa?
[6]
linguista scrive:
[7]
8 febbraio 2010 alle 12:43
[8]
Come spesso accade, è il contesto a suggerirci la corretta interpretazione.
[9]
Potrei scrivere I nemici sconfitti si diedero alla fuga, quelli che non avevano preso parte alla battaglia invece non arretrarono.
[10]
In questo caso il valore sarebbe analogo a quello di una relativa "restrittiva"; se invece scrivessi I nemici, sconfitti, si diedero alla fuga, mi avvicinerei al significato di una relativa "appositiva", con un sottosenso causale (poiché erano stati sconfitti) o temporale (dopo essere stati sconfitti); sottosensi che, per altro, possono coesistere e che contribuiscono semmai a caratterizzare (nel senso di una certa indeterminatezza semantica, come osserva giustamente Serianni) il participio.
[11]
La frase relativa è una subordinata che funge da modificatore di un sostantivo, così come un aggettivo (o un participio) usato in posizione attributiva.
[12]
Per questa ragione si può assimilarli (mentre per altri aspetti ciò non è possibile).
[13]
Francesco Bianco
[14]
Sergio scrive:
[15]
9 febbraio 2010 alle 13:58
[16]
Normalmente diciamo: "Tizio ti vuole bene" oppure "Caio ti vuole male"; mi chiedo se con il verbo "volere", bene e male hanno valore avverbiale o di sostantivo?
[17]
Oltretutto,se dicessi: "io ti voglio male", mi sembra quasi che non "suoni bene".
[18]
linguista scrive:
[19]
9 febbraio 2010 alle 16:26
[20]
Nei costrutti da lei indicati bene e male hanno sicuramente valore avverbiale (si tratta nella fattispecie di due avverbi qualificativi o di modo).
[21]
Di più, voler bene e voler male nell'italiano contemporaneo sono espressioni cristallizzate dal valore composizionale, costituite secondo lo schema sintattico:
[22]
Sintagma Nominale (soggetto) + Sintagma Verbale [Verbo (volere) + Avverbio (bene o male] + Sintagma Preposizionale [Preposizione (a) + Sintagma Nominale (qualcuno)]. Pensi invece a come si costruisce una frase come Voglio il bene (o il male) di qualcuno, a cui lei mi pare voglia alludere: SN (io) + SV [V (voglio) + SN (il bene o il male)] + SP (di qualcuno). La differenza fra le due espressioni, che appare labile a prima vista, in realtà è decisiva: posso dire Voglio tutto il male possibile per Luca, ma non *Voglio tutto male possibile per Luca; allo stesso modo posso dire Ogni bene voglio per Luca, ma sarebbe quantomeno strana la frase Bene voglio a Luca; ancora, alla domanda Che cosa vuoi per Luca? si potrà rispondere Ogni bene, ma non *Bene (semmai, alla domanda Cosa provi per Luca, si potrà dire (Gli) voglio bene. Il sintagma voler bene / male soddisfa cioè i criteri di ininseribilità, di movimento e di enunciabilità in isolamento, che fanno dell'espressione una forma fissa, non dissimile da lessemi complessi come macchina da scrivere o da formule cristallizzate come abbandonare la nave.
[23]
Osservi ciò che scrive a proposito il Sabatini-Coletti 2007:
[24]
«In alcune locuzioni, provare un sentimento verso qlcu. ? v. bene a qlcu., amarlo, provare affetto verso di lui ? v. male a qlcu., odiarlo, desiderare il suo male».
[25]
Altro discorso meriterebbe la posizione del pronome enclitico con valore dativale in costrutti di questo tipo (su questo argomento la rimando volentieri al volume l'Italiano di L. Serianni (XII, 68-71)).
[26]
Rocco Luigi Nichil
[27]
Filippa scrive:
[28]
9 febbraio 2010 alle 20:36
[29]
"Claudio, Giacomo ed io?" oppure "Io, Giacomo e Cladio?"
[30]
Esiste una regola sulla posizione del soggetto "IO" nella frase?
[31]
linguista scrive:
[32]
9 febbraio 2010 alle 22:43
[33]
Il pronome, trovandosi con altri soggetti, si pone spesso all'ultimo posto (Claudio, Giacomo ed io), ma spesso può anche trovarsi in posizione iniziale (Io, Claudio e Giacomo) o, se i soggetti sono più di due, in posizione interna (Claudio, io e Giacomo).
[34]
Luca Serianni (Italiano, VII, 12) ricorda come la studiosa Jaqueline Brunet, in uno spoglio di 85 esempi tratti da narratori contemporanei, abbia «contato 57 casi del tipo mio padre ed io e 28 del tipo io e mio padre».
[35]
Spesso la posizione iniziale del pronome manifesta l'importanza che chi parla o scrive attribuisce a stesso rispetto agli altri (ancora Serianni cita a questo proposito un film di A. Blasetti del 1966, dal significativo titolo "Io, io, io... e gli altri").
[36]
Rocco Luigi Nichil
[37]
Sergio scrive:
[38]
10 febbraio 2010 alle 11:05
[39]
Leggevo sulla classificazione dei complementi; Come mai viene considerato complemento avverbiale il sintagma: " Ha invitato le amiche in campagna"; Praticamente "in campagna" viene considerato complemento avverbiale?
[40]
linguista scrive:
[41]
10 febbraio 2010 alle 12:10
[42]
Esattamente: la classificazione cui Lei fa riferimento è proprio quella che distingue i complementi avverbiali da quelli non avverbiali; soltanto i primi possono essere sostituiti da avverbi.
[43]
Consideri, a proposito del Suo esempio, il seguente scambio di battute:
[44]
- Ha invitato le amiche in campagna.
[45]
- Come?
[46]
Le ha invitate laggiù?
[47]
In questo dialogo la replica avviene tramite una parafrasi in cui l'avverbio laggiù è "coreferenziale" al complemento di luogo in campagna (vale a dire: entrambe le espressioni linguistiche si riferiscono, in questo caso, al medesimo luogo) e lo sostituisce.
[48]
Diverso è il caso del complemento oggetto le amiche (non avverbiale), che non può essere sostituito da un avverbio (infatti è sostituito dal pronome le).
[49]
Francesco Bianco
[50]
Donato scrive:
[51]
10 febbraio 2010 alle 12:22
[52]
Buongiorno.
[53]
A proposito dell'uso del Congiuntivo, come è meglio dire?
[54]
Non capisco perché, ogni volta che lui parla, voi non gli crediate...
[55]
(o credete?
[56]
)
[57]
"Non capisco" regge sempre il congiuntivo?
[58]
Nel negativo come nel positivo?
[59]
Non capisco perché tu non mi dica (o dici?) la verità...
[60]
Non capisco perché tu mi dica (o mi dici ?)queste cose...
[61]
Grazie.
[62]
linguista scrive:
[63]
10 febbraio 2010 alle 13:56
[64]
I fattori che influiscono sull'alternanza fra congiuntivo e indicativo nelle proposizioni completive e nelle interrogative indirette sono piuttosto complessi, tanto che non sembra possibile razionarlizzarli e ricondurli a una regola generale.
[65]
Tra questi fattori possiamo includere senza dubbio la forma negativa del verbo reggente, come nelle frasi da Lei proposte.
[66]
Consideri il seguente esempio: Non capisco perché tu non mi dica la verità, ma capisco perché non me la dice lui.
[67]
Tornando ai Suoi esempi, direi che è accettabile anche la forma con l'indicativo, soprattutto in contesti informali.
[68]
Francesco Bianco
[69]
Luca scrive:
[70]
11 febbraio 2010 alle 11:20
[71]
Riguardo all'uso transitivo o intransitivo di "interessare", si dovrebbe dire "interessare a qualcuno" o "interessare qualcuno"?
[72]
Nel caso: "la materia interessa la classe" o "la materia interessa alla classe"?
[73]
linguista scrive:
[74]
11 febbraio 2010 alle 11:46
[75]
Per il verbo interessare, correttamente, il Grande Dizionario Italiano d’Uso UTET distingue tra diverse sfumature di significato in relazione a diverse costruzioni.
[76]
Leggiamo in breve la casistica proposta:
[77]
v.tr. e intr.
[78]
1a v.tr. rendere partecipe, coinvolgere suscitando interesse: i ragazzi allo studio della musica.
[79]
2 v.tr. attirare, incuriosire, divertire provocando interesse: la sua storia ha interessato tutti, 3a v.tr. riguardare, concernere: un provvedimento che interessa milioni di lavoratori
[80]
[81]
4 v.intr.
[82]
(essere) costituire un importante elemento di interesse, importare: gli interessa solo il suo lavoro; non m'interessa assolutamente quel che fai.
[83]
Stando così le cose, bisogna distinguere: la materia interessa la classe è corretto nel senso di riguardare o anche incuriosire; la materia interessa alla classe è corretto solo nel senso di coinvolgere/suscitare interesse (e non nel senso di riguardare).
[84]
Yahis Martari
[85]
luca scrive:
[86]
11 febbraio 2010 alle 16:15
[87]
Può essere usato in senso riflessivo il verbo invecchiare?
[88]
Tipo: Luigi si è invecchiato.
[89]
linguista scrive:
[90]
11 febbraio 2010 alle 17:22
[91]
"Invecchiarsi" non è una forma riflessiva ma un verbo intransitivo pronominale, perfettamente consentito e coincidente con la forma base "invecchiare".
[92]
"Invecchiarsi" è dotato però di una maggiore connotazione affettiva.
[93]
Alessandro Di Candia
[94]
Luciano scrive:
[95]
14 febbraio 2010 alle 18:53
[96]
Gentili linguisti,
[97]
c'è una regola che stabilisce come si debbano scrivere i nomi degli stati stranieri in lingua italiana?
[98]
Se "France" diviene "Francia" e "England" diviene "Inghilterra", non sarebbe logico che Thailandia e Afghanistan si scrivessero senza l'acca?
[99]
Ossia Tailandia e Afganistan?
[100]
linguista scrive:

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