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Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Il significato del termine "implementare" è, propriamente, "rendere operante, attivo, passando dalla fase di progetto alla realizzazione, detto spec. di impianti, sistemi, programmi informatici" (Zingarelli 2009).
[2]
Nel significato di "riempire, arricchire", il verbo (e il suo derivato "implementazione") è sicuramente usato con una certa disinvoltura, ma escluso dai vocabolari.
[3]
Io consiglierei quindi, di limitarne l'uso all'accezione più tecnica, dal momento che il termine è derivante dalla base latina IMPLERE 'riempire', ma attraverso l'inglese "to implement", che ha appunto il senso di "rendere operativo, attivare".
[4]
Alessandro Di Candia
[5]
mari scrive:
[6]
28 gennaio 2010 alle 19:58
[7]
Gentili linguisti,
[8]
ho un dubbio sul significato del verbo "soprassedere".
[9]
C'è chi dice: "rimandare ad un altro momento", chi invece: "tralasciare, andare oltre, ignorare".
[10]
Potreste aiutarmi?
[11]
Mille grazie.
[12]
mari
[13]
linguista scrive:
[14]
28 gennaio 2010 alle 20:12
[15]
Il verbo "soprassedere" indica, in generale, il rimandare una decisione o un'azione a un momento successivo, che si considera più idoneo.
[16]
Il verbo è usato comunque frequentemente per indicare il mettere da parte qualcosa, avendo l'intenzione di non tornarvi più sopra: si può ipotizzare, in questo senso, una funzione attenuante di "soprassedere" rispetto ad altri verbi che indichino il passar oltre.
[17]
Diciamo che, in base all'uso linguistico comune, possiamo usare il verbo in entrambi i significati, tenendo però conto che il senso proprio è, appunto, quello che ho detto all'inizio.
[18]
Alessandro Di Candia
[19]
Claudio scrive:
[20]
29 gennaio 2010 alle 00:31
[21]
Salve.
[22]
Quale è la differenza fra "familiare" e "famigliare"?
[23]
I due termini sono veramente equivalenti come ho compreso navigando su internet?
[24]
linguista scrive:
[25]
29 gennaio 2010 alle 11:38
[26]
, familiare e famigliare sono equivalenti: non presentano differenze di significato, anche se la seconda variante è meno frequente della prima.
[27]
Entrambe le forme sono corrette tanto nello scritto, quanto nell’orale.
[28]
Famigliare deriva dalla base nominale famiglia, normale sviluppo del latino FAMILIA (con palatalizzazione del nesso laterale + j).
[29]
Familiare costituisce la variante dotta dell’aggettivo: riprende la base latina FAMILIA e, infatti, non presenta palatalizzazione.
[30]
Le due forme costituiscono sviluppi distinti della stessa radice: la forma con palatalizzazione (famigliare) è la variante popolare che si è sviluppata dal latino volgare per trasmissione diretta (l’uso dei parlanti ne ha infatti determinato l'evoluzione fonetica); la forma senza palatalizzazione è invece la forma colta, di tradizione interrotta, passata dal latino all'italiano per via libresca.
[31]
La stessa oscillazione interessa anche la coppia familiarità / famigliarità.
[32]
Elisa De Roberto
[33]
Fausto Raso scrive:
[34]
29 gennaio 2010 alle 14:20
[35]
Vorrei aggiungere alla risposta di De Roberto (su familiarità) un distinguo che fanno alcuni linguisti.
[36]
Nell’uso entrambe le grafie sono corrette.
[37]
Volendo scrivere (e parlare) bene, però, inseriremo il digramma gl (famigliare) per i parenti e per gli aggettivi che si riferiscono a questi: i miei famigliari; gli affetti famigliari.
[38]
Con la sola l (familiare) l’aggettivo che sta per noto, conosciuto e simili: questo luogo mi è familiare.
[39]
Useremo lo stesso criterio per i sostantivi familiarità e famigliarità, facendo attenzione a non inserire la vocale e tra la i e la t.
[40]
Famigliarietà e familiarietà sono grafie errate.
[41]
linguista scrive:
[42]
30 gennaio 2010 alle 14:07
[43]
La ringrazio, in primo luogo, per il contributo fornito alla discussione.
[44]
Nel mio precedente intervento sull'oscillazione tra famigliare e familiare non ho ritenuto opportuno, per vari motivi, soffermarmi sull'aspetto da Lei richiamato.
[45]
I dizionari (Treccani, Zingarelli, Sabatini / Coletti, solo per citarne alcuni) non fanno riferimento a una diversa distribuzione delle due forme, tanto che sono riunite sotto lo stesso lemma (familiare).
[46]
Del resto, il secondo significato (noto, conosciuto) non è altro che un uso figurato, e tuttora trasparente, del primo significato (relativo alla famiglia).
[47]
Andiamo a vedere che cosa succede presso alcuni scrittori.
[48]
In un corpus di romanzi novecenteschi (Letteratura italiana Einaudi in cd-rom, vol. X), le due forme appaiono compresenti, anche se la forma familiare (-i) è più frequente (192 occorrenze) rispetto alla forma con laterale palatale (soltanto 26 occorrenze).
[49]
Probabilmente, la preferenza per la forma con la /l/ è dovuta alla censura della forma con palatale attuata nell'insegnamento scolastico (ancora oggi tanti insegnanti correggono famigliare in familiare).
[50]
Se analizziamo però le singole opere appare piuttosto chiaramente che la maggior parte degli scrittori tende a privilegiare una singola forma.
[51]
Pochi autori usano invece entrambe le varianti (Bacchelli, Pasolini, Ortese, Cardarelli, Levi).
[52]
In questo caso tuttavia non emerge nessun indizio a favore di una distribuzione semantica dei due aggettivi.
[53]
Ad esempio familiari (nel senso di 'relativo alla famiglia') è usato da Cardarelli nell'espressione "motivi familiari", da Levi in "conflitti familiari" (quelli che esplodono in famiglia) e in "tutti i familiari vivi", da Bacchelli "in faccende familiari".
[54]
Gli stessi autori usano familiari anche nel significato di 'noti, conosciuti' (per motivi di spazio mi limito a citare Baccheli "parole e dottrina [...] pur così familiari e consuete le rendeva loro come nuove" e Levi "odori familiari comuni a tutte le ferrovie del mondo").
[55]
La forma famigliare è usata nell'accezione di 'noto, conosciuto' da Cardarelli ("un nome così antico per me e così famigliare"), da Pasolini ("atmosfera famigliare"); entrambi usano la forma con palatale nel significato di "relativo alla famiglia".
[56]
Natalia Ginzburg, in Lessico famigliare, usa la variante con palatale soltanto nel titolo; nel testo ricorre soltanto familiare in entrambe le accezioni.
[57]
Mi fermo qui (non riporto il materiale inerente a famigliarità e familiarità perché presenta la stessa sovrapposizione d'uso) e concludo la seconda parte del mio intervento, evidenziando come nei romanzi spogliati, laddove presente, l'oscillazione tra le due forme non sia riconducibile a differenze di significato.
[58]
Da quanto detto sinora, dovrebbe risultare chiaro perché nella risposta a Claudio ho affermato l'equivalenza semantica delle due forme.
[59]
La distinzione cui fa riferimento il Dott.
[60]
Raso non è accolta nei dizionari, non compare nelle grammatiche (almeno in quelle più autorevoli), non emerge nell'italiano letterario (per non parlare della stampa e della lingua delle amministrazioni).
[61]
Per questo non mi sento di dire che chi vuole scrivere "bene" deve distinguere tra le due accezioni e usare la forma palatale in un senso e quella senza palatale nell'altro.
[62]
Ovviamente, alternare le due forme è possibile e non è scorretto; se lo si ritiene più "elegante", lo si può fare.
[63]
Il pericolo però (ma questa è una riflessione personale) è quello di voler a tutti i costi razionalizzare la polimorfia intrinsecamente presente nella lingua (e soprattutto nell'italiano), proponendo spiegazioni e indicazioni d'uso forse troppo logicizzanti.
[64]
Non è detto che a un significato o a un referente corrisponda una sola parola o una sola forma, così come non è detto che a un significante corrisponda un solo significato.
[65]
Elisa De Roberto
[66]
Lidia S. scrive:
[67]
31 gennaio 2010 alle 14:34
[68]
1)si dice: " a parte questo" o " apparte questo "?
[69]
2)in caso di pluralità di persone omonime si può dire ad es.
[70]
" i due Danieli "?
[71]
Grazie
[72]
linguista scrive:
[73]
31 gennaio 2010 alle 15:09
[74]
1) "A parte questo"; assolutamente da evitare "apparte".
[75]
2) Forse ricorderà la vicenda di Simona Torretta e Simona Pari; giornali e tv parlarono allora sia delle "due Simona" sia delle "due Simone" (è interessante notare come le due soluzioni, su Google, si equivalgano).
[76]
L'italiano corrente, quando a essere in causa è il nome di battesimo, consente di ricorrere all'uno e all'altro modello (i cognomi, invece, è bene lasciarli invariati); io preferisco in genere, salvo casi particolari, evitare il plurale.
[77]
Massimo Arcangeli
[78]
Serpico scrive:
[79]
31 gennaio 2010 alle 22:21
[80]
Com'è possibile che esista l'aggettivo-participio "indaffarato", che sta sui dizionari, e non il relativo verbo "indaffarare"
[81]
linguista scrive:
[82]
31 gennaio 2010 alle 23:20
[83]
In realtà "indaffarato" è un aggettivo, non un aggettivo-participio.
[84]
La sua origine, cioè, non è propriamente verbale (come quella, perlopiù, degli aggettivi in "-ato": "avvitato" < "avvitare", "impiegato" < "impiegare", "perseguitato" < "perseguitare", ecc.), sebbene si tratti di forma discesa da una locuzione verbale: "(aver) da fare".
[85]
Non è d'altronde l'unico caso di aggettivo "orfano" del verbo; "malintenzionato", per esempio, condivide la sua stessa sorte (e cfr. lo stesso "intenzionato", che è adattamento del francese "intentionné").
[86]
Massimo Arcangeli
[87]
lidia s scrive:
[88]
1 febbraio 2010 alle 00:22
[89]
salve, si posson scrivere "buongiorno" e "buonasera" o è necessario staccare le parole?
[90]
Grazie
[91]
linguista scrive:
[92]
1 febbraio 2010 alle 10:13
[93]
Come formula di saluto (cioè come "interiezione") può usare entrambe le forme: buon giorno/buongiorno, buona sera/buonasera; come sostantivo si usa normalmente la forma univerbata: dare la buonanotte, bacio della buonanotte; cfr. anche la locuzione signorine buonasera, usata un tempo per designare le annunciatrici televisive: Le signorine buonasera hanno dato un tocco di novità all' immagine, tagliando improvvisamente i capelli.
[94]
(«La Repubblica», 29/12/1984, p. 21).
[95]
Francesco Bianco
[96]
raffaella scrive:
[97]
1 febbraio 2010 alle 10:48
[98]
Vorrei sapere se il termine "asola" oltre al significato corrente segnalato dai dizionari, può indicare anche "fiocco", "laccio".
[99]
Grazie
[100]
linguista scrive:

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