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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
m'attanaglia un dubbio: svolgo funzioni di correttore su un sito web di apprendimento linguistico, in modo del tutto dilettantesco.
[2]
Sovente, quando revisiono i risultati di uno specifico esercizio, correggo quello che quasi tutti scrivono " sono della ( nome della nazione, p.es. Germania ) " , indicando "sono tedesco " o "vengo dalla Germania", " scrivo dalla Germania ".
[3]
Altri "colleghi" invece , lasciano tutto così com'è .
[4]
Qual è il più consono atteggiamento?
[5]
Confido in lumi :)
[6]
linguista scrive:
[7]
8 dicembre 2009 alle 09:23
[8]
Fa benissimo a intervenire.
[9]
Molto meglio, stilisticamente parlando, le varie soluzioni che propone.
[10]
Il modello "essere di" + nome di luogo funziona benissimo con i nomi di città, abbastanza bene per quelli di zone e regioni, assai meno bene per quelli di nazioni.
[11]
Massimo Arcangeli
[12]
Denchu scrive:
[13]
8 dicembre 2009 alle 10:02
[14]
Salve ho un dubbio tra congiuntivo e condizionale.
[15]
E' giusto scrivere "Vorrei sapere se e quando ci POTESSIMO incontrare per discutere".
[16]
E se avessi messo POTREMMO è del tutto sbagliato?
[17]
Altra frase (sentita mi pare in tv) è: "pensavo a che cosa sarebbe successo quando sarei rimasta sola". è giusto questo SAREI o andrebbe meglio un FOSSI?
[18]
E' possibile ottenere una regola generale per evitare di incorrere nuovamente in tali dubbi/errori? grazie mille!
[19]
linguista scrive:
[20]
8 dicembre 2009 alle 12:20
[21]
L'uso del condizionale, del congiuntivo e dell'indicativo è regolato, in una certa quantità di casi, da fattori stilistici.
[22]
Cominciamo però col dire che non è così per il secondo esempio che lei fa: "Pensavo a che cosa sarebbe successo quando/se FOSSI (e non SAREI) rimasta sola".
[23]
Qui il condizionale, per poter essere adoperato, dovrebbe svolgere mansioni - vicine a quelle di un verbo anziché di un modo - di futuro nel passato (come in questo enunciato: "Gianni ha lasciato detto che SAREBBE tornato presto"; l'azione di tornare è successiva a quella di lasciar detto qualcosa), il che manifestamente non è: il fatto che la donna rimanga sola precede (e non segue) quel che potrebbe eventualmente accaderle.
[24]
Per il resto è sufficiente, di volta in volta, tener conto delle diverse sfumature che può assumere una frase se sostituiamo tempi e modi, senza però omettere di considerare anche la congiunzione che introduce la subordinata: "Vorrei sapere se e quando POSSIAMO / POTREMO incontrarci per discutere"; "Vorrei sapere se POTESSIMO incontrarci per discutere" (la presenza del congiuntivo rende più incerta la possibilità che l'incontro abbia luogo; con "quando" o "se e quando" invece di "se" l'esempio non sarebbe accettabile perché "quando" avrebbe qui inequivocabilmente valore temporale); "Vorrei sapere se e quando POTREMMO incontrarci per discutere (saremmo allora di fronte a un cosiddetto condizionale di cortesia) e via dicendo.
[25]
Massimo Arcangeli
[26]
casecci scrive:
[27]
8 dicembre 2009 alle 22:33
[28]
Stilisticamente è meglio apostrofare o no l'articolo "la" davanti a vocale?
[29]
linguista scrive:
[30]
9 dicembre 2009 alle 08:55
[31]
La sua domanda non mi è molto chiara.
[32]
Immaginando che intenda dire l’articolo la davanti a vocale uguale (es. la amica, l’amica), direi che, al di di motivi stilistici, è obbligatorio, anzi normale nella prassi scrittoria moderna.
[33]
Così come lo è l’elisione (cioè la caduta) della vocale atona finale degli articoli determinativi (e delle preposizioni articolate formate con essi) di fronte alla vocale iniziale della parola successiva (che si indica appunto con l’apostrofo).
[34]
Se ho interpretato male il suo dubbio, la prego vivamente di riscriverci.
[35]
Debora de Fazio
[36]
casecci scrive:
[37]
10 dicembre 2009 alle 12:50
[38]
In tendevo l'elisione davanti a vocale diversa, ieri per esempio ho sentito dire in televisione "la opposizione" del posto di "l'opposizione".
[39]
Mi chiedo quindi se meglio elidere o meno l'articolo femminile in questi casi, visto che so che in quello maschile è sempre obbligatoria.
[40]
linguista scrive:
[41]
10 dicembre 2009 alle 13:08
[42]
Meglio optare senz'altro per l'elisione, ancora modello di un buon italiano.
[43]
Massimo Arcangeli
[44]
Gianluca scrive:
[45]
13 dicembre 2009 alle 15:57
[46]
E' sbagliato scrivere " la meglio gioventù", come il titolo del film, oppure, anche se poco utilizzato, a livello grammaticale non è scorretto?
[47]
linguista scrive:
[48]
13 dicembre 2009 alle 18:07
[49]
L'uso dell'avverbio "meglio" in funzione di aggettivo, che ha trovato talora accoglienza in certa prosa letteraria, è tipico dell'italiano popolare, o basso-colloquiale, di area centrale e meridionale.
[50]
Si tratta perciò di un modello da non importare nell'italiano "grammaticale".
[51]
Massimo Arcangeli
[52]
luca scrive:
[53]
13 dicembre 2009 alle 22:33
[54]
Vorrei sapere cosa significano "produttivo" e "non produttivo" con riferimento alla grammatica di una lingua.
[55]
Grazie
[56]
Luca
[57]
linguista scrive:
[58]
13 dicembre 2009 alle 22:45
[59]
Ogni linguaggio ha una serie finita di elementi che combinati tra loro diventano produttivi, nel senso che possono produrre infinite possibilità reali.
[60]
Per fare un esempio molto semplice con la lingua italiana, nel processo di derivazione (cioè quando la lingua produce nuovi elementi da elementi già esistenti) esistono suffissi molto produttivi come -ismo e -ista (illuminismo, illuminista; trasformismo, trasformista; buonismo, buonista; ecc...) e altri meno produttivi come -ita (mescita; vendita; vincita), considerato oramai non produttivo.
[61]
Marco Gargiulo
[62]
dori scrive:
[63]
13 dicembre 2009 alle 23:28
[64]
sono giusti il comparativo e il superlativo assoluto di molto in rispettivamente più e il più? il superlativo assoluto non è moltissimo?
[65]
dori scrive:
[66]
13 dicembre 2009 alle 23:33
[67]
il mio libro di grammatica dice che il comparativo ed il superlativo assoluto di molto sono rispettivamente: più e il più.
[68]
E' esatto?
[69]
linguista scrive:
[70]
14 dicembre 2009 alle 08:20
[71]
Il comparativo di molto è "più", mentre "il più" è il superlativo relativo.
[72]
Marco Gargiulo
[73]
Sergio scrive:
[74]
14 dicembre 2009 alle 11:18
[75]
Si può dire : la mia squadra ha perso a casa...oppure in questo caso il complemento di stato in luogo regge solo: la mia squadra ha perso in casa....
[76]
linguista scrive:
[77]
14 dicembre 2009 alle 11:58
[78]
La frase corretta è la mia squadra ha perso IN casa, ma la ragione non ha a nulla a che fare col fatto che si tratti di stato in luogo.
[79]
Se dico Giovanni è A casa produco una frase corretta in cui il complemento di stato in luogo è retto dalla preposizione a.
[80]
Le espressioni in casa, in trasferta, proprie del gergo sportivo, sono locuzioni cristallizzate; pertanto non sono soggette a possibili modifiche da parte del parlante o dello scrivente.
[81]
Un po' come i proverbi e i modi di dire, che vengono ripetuti sempre uguali a se stessi.
[82]
Francesco Bianco
[83]
Simona scrive:
[84]
14 dicembre 2009 alle 16:50
[85]
Salve, volevo una conferma su come si scrive "equipe" nella frase "alcune equipe di medici".
[86]
Siccome la parola è francese, e in francese si scrive "équipe" e il plurale è con la s in fondo, volevo sapere se in italiano si mantiene l'accento sulla prima "e" e se si tralascia la "s" del plurale francese, visto che la parola è ormai entrata nel nostro linguaggio comune.
[87]
Grazie
[88]
linguista scrive:
[89]
14 dicembre 2009 alle 17:00
[90]
Direi che la tendenza a mantenere invariati i plurali dei forestierismi, almeno quelli di circolazione più corrente, è saldamente acclimata in italiano.
[91]
Per cui è corretto usare la forma équipe al plurale (manterrei l’accento sulla é).
[92]
Naturalmente, in un testo scritto in italiano che però faccia espresso riferimento alla cultura francese, è pienamente giustificato il mantenimento della -s finale.
[93]
Marcello Ravesi
[94]
Chiara scrive:
[95]
14 dicembre 2009 alle 21:48
[96]
È corretto dire "non mi riesce?"
[97]
linguista scrive:
[98]
14 dicembre 2009 alle 22:09
[99]
Correttissimo.
[100]
Massimo Arcangeli

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