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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Con «in qualche altra particolare occasione» Lei si riferisce alla locuzione cristallizzata «ad esempio»?
[2]
In questo caso, invece, trattandosi d’una forma consolidata, è consigliato l’uso della d’ eufonica?
[3]
Un altro caso è quello di «ad essi»: «ad essi» è espressione caratteristica della lingua scritta.
[4]
Nella scrittura formale, mi domando, la forma «a essi» andrebbe evitata?
[5]
Buona domenica a tutti!
[6]
linguista scrive:
[7]
29 novembre 2009 alle 16:10
[8]
D'accordissimo.
[9]
Alle questioni eufoniche vanno senz'altro aggiunti i diversi casi di cristallizzazione che si potrebbero portare.
[10]
Personalmente uso "ad esempio" e "ad essi" (ma anche "a essi" non si può dire soluzione inadatta a un contesto formale).
[11]
Buona domenica anche a lei.
[12]
Massimo Arcangeli
[13]
Piero scrive:
[14]
29 novembre 2009 alle 17:02
[15]
Ho capito.
[16]
Grazie di tutto!
[17]
Gentilissimo.
[18]
Buona serata!
[19]
casper scrive:
[20]
30 novembre 2009 alle 22:08
[21]
Salve, sulla grammatica di Serianni che ho a casa c'è scritto che sia CI che NE possono essere entrambi pronomi dimostrativi col valore di "di cio" e "da ciò"; questo significa che ci sono casi in cui possono essere intercambiabili?
[22]
Al momento non mi vengono in mente degli esempi calzanti, se non il fatto che una volta un professore mi ha corretto la frase "non riesco a venirCI a capo" con "non riesco a venirne a capo": si tratta di un mio errore o di un suo eccesso di pedanteria?
[23]
linguista scrive:
[24]
1 dicembre 2009 alle 15:00
[25]
Entrambi i pronomi (atoni) a cui lei fa riferimento svolgono, a seconda dei contesti, funzioni diverse, di cui certo sarà informato se ha letto l'Italiano di Luca Serianni.
[26]
Sarà allora importante cogliere, nell'insieme dei valori che possono assumere ci e ne, il punto di intersezione.
[27]
Se consideriamo - a giusto titolo - come anello di congiunzione la funzione di pronome dimostrativo con valore neutro (e in particolare i valori 'di ciò', 'da ciò'), allora potremmo ritenere i due pronomi come sinonimi e quindi perfettamente intercambiabili, sia in posizione enclitica, che in proclisi: pensi ad esempio alla frase "le spese [...] sono a carico del gruppo di condomini che ne (o ci = da ciò) trae utilità" (Codice Civile, art. 1123), o ancora pensi al detto "mettiti con quelli più grandi di te e fanne (o facci = 'trai da ciò') le spese".
[28]
Non si può dire lo stesso per gli altri valori dimostrativi di ci (= a ciò, in ciò, su ciò): pensi ad esempio alle frasi "non ci penso" (= non penso a ciò) o "ci conto" (= conto su ciò), che non possono essere rese con il pronome ne ("*non ne penso", "*ne conto").
[29]
Date queste premesse l'esempio da lei citato, a dispetto delle remore del suo professore, apparirebbe perfettamente accettabile.
[30]
Ma non è proprio così.
[31]
Anche nei contesti in cui sarebbero corretti entrambi i pronomi esistono delle differenze, che operano in senso restrittivo e fanno propendere per la scelta di ne: fattori di ordine diafasico, cioè legati al contesto comunicativo e al registro formale / informale (veda l'articolo citato del Codice Civile), ragioni di ambiguità lessicale e sintattica (pensi ad esempio a "[?]ci siamo venuti a capo"), e soprattutto il fatto stesso che esistono delle locuzioni cristallizzate in cui il valore di ne appare attenuato, quasi irriconoscibile (per l'appunto, espressioni come "venirne a capo").
[32]
Allora, ne siamo venuti a capo?
[33]
Rocco Luigi Nichil
[34]
casper scrive:
[35]
1 dicembre 2009 alle 17:23
[36]
Grazie molte per l'esaurente risposta.
[37]
Quindi, riepilogando, il NE è preferibile al CI, in tutti quei casi in cui quest'ultimo rischia di esse ambiguo, data la sua varietà di significati, o nei contesti connotati da una maggiore formalità.
[38]
linguista scrive:
[39]
1 dicembre 2009 alle 17:49
[40]
Sottoscrivo.
[41]
Aggiunga solo il riferimento a locuzioni cristallizzate del tipo valerne la pena, non poterne più, dirne di tutti i colori e ne verremo a capo.
[42]
Rocco Luigi Nichil
[43]
davide scrive:
[44]
2 dicembre 2009 alle 10:59
[45]
buongiorno .. vorrei sapere le definizioni precise di pronome anaforico , cataforico e quindi anche di forma pleonastica e seè possibile anche i rispettivi esempi.. grazi mille
[46]
linguista scrive:
[47]
2 dicembre 2009 alle 11:45
[48]
Il pronome anaforico si riferisce alla ripresa di un elemento del discorso che sta dietro al pronome (nell’esempio Maria non la conoscono, la è un pronome anaforico).
[49]
Il pronome cataforico si riferisce invece ad un elemento che sta avanti rispetto al pronome (nell’esempio non la conosco Maria, la è un pronome cataforico).
[50]
Una forma pleonastica è un’espressione ridondante, non necessaria (es. a me quel discorso non mi è piaciuto, in cui l’alternanza dei pronomi a me e mi non fanno altro che ripetere due volte la stessa valenza, per cui basta usarne uno solo; oppure di questo ne riparleremo in cui di questo e ne sono ridondanti e anche qui bisogna usarne uno solo).
[51]
Debora de Fazio
[52]
gianni scrive:
[53]
2 dicembre 2009 alle 19:39
[54]
ciao a tutti volevo sapere come si scrive capoterra in sardo
[55]
cabuderra o caputerra
[56]
linguista scrive:
[57]
2 dicembre 2009 alle 19:50
[58]
La Sardegna è un'area caratterizzata da una certa varietà dialettale, quindi è sempre più opportuno parlare di "dialetti sardi" piuttosto che usare il singolare.
[59]
Comunque, il fenomeno a cui lei si riferisce si chiama sonorizzazione, e mi risulta essere assente in area campidanese (cioè in Sardegna centromeridionale), dove, non a caso, esiste appunto il toponimo Capoterra.
[60]
La sonorizzazione (cioè, nel caso specifico, il passaggio da "p" a "b") si verifica invece in un'area della Sardegna nordorientale (poco a sud del golfo di Olbia) di dialetto logudorese, dove la parola potrebbe effettivamente essere pronunciata "cabuderra": in quell'area abbiamo, ad esempio, il toponimo "Posada".
[61]
Alessandro Di Candia
[62]
luigino scrive:
[63]
4 dicembre 2009 alle 09:30
[64]
è più corretto dire 'fuori di' o 'fuori da'? i dizionari le mettono tutte e 2 ma se che spesso inseriscono per completezza anche quelle forme diffuse ma non proprio corrette e quindi ho un dubbio.
[65]
luigino scrive:
[66]
4 dicembre 2009 alle 09:40
[67]
Ho un'altra domanda sempre sulle preposizioni, si dice 'grazie di' o 'grazie per'? dipende dal tipo di complemento se è di causa o di limitazione?
[68]
linguista scrive:
[69]
4 dicembre 2009 alle 10:04
[70]
Sono tutte forme corrette e spesso (ma non sempre, "fuori di testa" e non "fuori da testa") intercambiabili.
[71]
Veda anche la risposta di Massimo Arcangeli.
[72]
http://linguista.blogautore.repubblica.it/2009/10/24/dubbi-sull%e2%80%99italiano-risponde-il-linguista/comment-page-8/#comment-421
[73]
Mattia Mela
[74]
gianni biasini scrive:
[75]
6 dicembre 2009 alle 21:39
[76]
Che differenza c'è fra una lingua e un dialetto?
[77]
Ho provato a leggere qualche definizione di vocabolari ma non è che mi sia fatto un'idea chiarissima....
[78]
linguista scrive:
[79]
7 dicembre 2009 alle 08:38
[80]
La questione è molto semplice, ma complessa al tempo stesso.
[81]
Nel senso comune un dialetto è una delle varietà locali di una lingua; si pensi all’italiano, lingua nazionale, e ai tanti dialetti riconosciuti come varietà diatopiche o varietà geografiche.
[82]
Traendo esempio proprio dalla situazione italiana, basti pensare alla varietà del fiorentino, o se preferisce del toscano, che diventa lingua letteraria e poi nazionale, lasciandosi dietro una corte di dialetti (varietà con cui condivide la medesima origine romanza), diremmo, politicamente meno fortunati.
[83]
Da un punto di vista più strettamente linguistico, invece, semplificando al massimo, non si ha alcuna differenza e, per evitare ambiguità, si preferisce parlare di codici, idiomi, varietà linguistiche, ecc.
[84]
Marco Gargiulo
[85]
LucaP scrive:
[86]
7 dicembre 2009 alle 09:01
[87]
"Una Lingua non è altro che un Dialetto con un'armata e una marina alle spalle", è una citazione presa da un vecchio libro di linguistica inglese che mi viene in mente e mi piace riportare a proposito della risposta di Marco Gargiulo sulla differenza fra lingua e Dialetto.
[88]
Proprio a sottolineare la mera differenza "politica" fra le due entità....
[89]
Gianluca scrive:
[90]
7 dicembre 2009 alle 09:43
[91]
buongiorno, in una frase di questo tipo: "ho visto Giovanna fare la spesa", il participio passato va sempre al maschile,oppure si potrebbe pure dire: ho vista Giovanna fare la spesa.
[92]
Praticamente il mio dubbio è se quando il complemento oggetto è al femminile, il participio passato possa ugualmente andare al femminile, senza necessariamente essere un errore. grazie.
[93]
linguista scrive:
[94]
7 dicembre 2009 alle 10:13
[95]
Si ha la possibilità di accordare il participio passato con il complemento oggetto, anche se la tendenza odierna è quella di lasciarlo invariato, nella forma maschile.
[96]
Sicuramente occorre accordare il participio quando il complemento è espresso attraverso un pronome e precede il verbo: Hai visto Giovanna? , l’ho vista!.
[97]
Marco Gargiulo
[98]
paolodeck scrive:
[99]
8 dicembre 2009 alle 08:07
[100]
Gentile consesso,

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