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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Potrei sapere se riguarda solo il superlativo assoluto o può essere considerato "sintetico" anche l'aggettivo al grado positivo?
[2]
linguista scrive:
[3]
5 novembre 2009 alle 14:17
[4]
Se interpreto bene la sua domanda, la definizione di forma sintetica per un aggettivo si usa per superlativi (ex: ottimo) e comparativi (ex: migliore) cui possono corrispondere - "grammaticali" o meno - forme analitiche (molto buono, più buono).
[5]
Yahis Martari
[6]
Gianluca scrive:
[7]
5 novembre 2009 alle 14:22
[8]
Si la risposta è quella che io chiedevo.
[9]
Quindi anche superlativi in "issimo" e relativi come " il maggiore",siamo sempre nella definizione di forma sintetica?
[10]
linguista scrive:
[11]
5 novembre 2009 alle 14:24
[12]
, certamente.
[13]
Yahis Martari
[14]
Giuseppe scrive:
[15]
6 novembre 2009 alle 19:10
[16]
Salve...capita sovente che scrivo cercando di mettere gli apostrofi il meno possibile perchè trovo che dal punto di vista fonetico sia più gradevole all'orecchio.
[17]
Quesito: è dunque giusto poter scrivere mettendo l'elisione con una certa dose discrezionalità?
[18]
Es.
[19]
"Tuo padre deve essere una brava persona"
[20]
In sostanza vorrei sapere quando è da considerarsi errore l'omissione dell'apostrofo.
[21]
Grazie.
[22]
linguista scrive:
[23]
6 novembre 2009 alle 20:13
[24]
L'apostrofo si usa nei casi di elisione, cioè quando una parola che termina con una vocale atona è seguita da una che inizia con una vocale.
[25]
Nella lingua scritta l'uso dell'apostrofo è obbligatorio con gli articoli "lo" e "la" e con le preposizioni articolate formate con essi.
[26]
In particolare, non si può dire, scrivere "lo orso", "dello inglese"; con "ci" davanti al verbo essere che cominciano con la lettera "e" (c'è/c'erano); con la forma "bello" (un bell'uomo) e "santo" (Sant'Antonio); con i singolari di "questo/a", "quello/a" (esempio: quell'epoca, quell'anello); con alcune formule fisse (tutt'altro, l'altr'anno, tutt'al più, eccetera).
[27]
Anche in questi casi dove l'uso dell'apostrofo è obbligatorio ci sono dei margini di discrezionalità: si può dire "quest'attrice", ma anche "questa attrice".
[28]
In tutti gli altri l'elisione è facoltativa e si fa sempre più rara nell'italiano contemporaneo: in particolare appare in declino rispetto all'uso di un secolo fa.
[29]
Le parole composte da una sola sillaba possono perdere la vocale finale (t'amo/ti amo), anche se "di" si elide sempre in espressioni come "d'accordo", "d'oro", "d'argento".
[30]
Non si elidono mai, invece, gli articoli e le preposizioni articolate che precedono parole che iniziano per semiconsonante ("lo iodio") e neppure i pronomi personali "li" e "le".
[31]
L'apostrofo è obbligatorio quando dico "un po' ", perché in questo caso si ha il troncamento di "poco": troppo spesso si vede scrivere "un " con l'accento, che invece è sbagliato.
[32]
Nell'esempio da Lei citato è possibile non utilizzare l'apostrofo.
[33]
Simonetta Losi
[34]
Giuseppe scrive:
[35]
6 novembre 2009 alle 20:26
[36]
Grazie Dott.ssa Losi è stata davvero esaustiva.
[37]
federico scrive:
[38]
7 novembre 2009 alle 15:02
[39]
vorrei ottenere da voi delle informazioni sul verbo "accudire", magari con l'ausilio di qualche esempio.
[40]
grazie.
[41]
linguista scrive:
[42]
7 novembre 2009 alle 16:16
[43]
"Accudire" si può costruire sia transitivamente, quando l'oggetto è "animato" (per es.: "accudire un malato"), sia intransitivamente, con la preposizione "a", quando l'oggetto è "inanimato" (per. es.: "accudire alla casa") o nuovamente - ma si tratta di un uso molto raro - animato (per es.: "accudire alla vita di qualcuno").
[44]
Il verbo, evidentemente, quando ha valore transitivo significa 'assistere', quando ha valore intransitivo significa 'badare, avere cura'.
[45]
Massimo Arcangeli
[46]
Giuseppe scrive:
[47]
8 novembre 2009 alle 19:52
[48]
Salve.
[49]
Vorrei sapere quale delle due forme è esatta:
[50]
"Alcuni poeti venivano detti maledetti"
[51]
"Alcuni poteri erano detti maledetti"
[52]
linguista scrive:
[53]
8 novembre 2009 alle 20:44
[54]
Sono corrette entrambe.
[55]
Sia "venire" che "essere" svolgono, nei due casi, mansioni di verbi ausiliari.
[56]
Massimo Arcangeli
[57]
silvia scrive:
[58]
8 novembre 2009 alle 20:50
[59]
Vorrei qualche chiarimento in merito alla frase "In quel campo non è cresciuto niente perchè è passato il fuoco".
[60]
Mi sembra che l'utilizzo del verbo "passare", riferito al fuoco, sia una traduzione dal dialetto.....
[61]
(sardo in questo caso).
[62]
linguista scrive:
[63]
8 novembre 2009 alle 21:00
[64]
Sono moltissimi i casi, accertabili lungo tutta la nostra penisola, di più o meno perfetta equivalenza fra termine italiano e voce dialettale.
[65]
"Passare" è effettivamente presente in diverse varietà del sardo (dal campidanese al sassarese alla parlata di Alghero) ma, nel contesto indicato, è anche perfettamente italiano.
[66]
Massimo Arcangeli
[67]
silvia scrive:
[68]
8 novembre 2009 alle 22:12
[69]
Grazie!
[70]
federico scrive:
[71]
9 novembre 2009 alle 15:54
[72]
perdonatemi se suscito in voi scandalo, ma vi chiedo esplicitamente quale sia la forma più o meno corretta fra "d'accordo" e "daccordo"; e se è indifferente scrivere "" su o "lassù", "da capo" o "daccapo".
[73]
grazie.
[74]
linguista scrive:
[75]
9 novembre 2009 alle 16:23
[76]
Nessuno scandalo, ci mancherebbe.
[77]
"D'accordo" e "lassù" sono le uniche forme corrette, senza se e senza ma (" su" è morta da un pezzo).
[78]
"Daccapo" (più elegante) e "da capo" (più informale) può invece usarle entrambe.
[79]
Massimo Arcangeli
[80]
federico scrive:
[81]
9 novembre 2009 alle 20:24
[82]
D'ACCORDO, ma il fatto che l'espressione " su" (a mio parere più formale, perché ORALMENTE risulta più facile dire "lassù") sia "morta" non significa che sia errata, vero?
[83]
grazie.
[84]
linguista scrive:
[85]
9 novembre 2009 alle 20:39
[86]
In questi casi bisogna essere drastici: se è una forma è morta, conseguentemente, va considerata errata (sebbene si debbano tenere perlopiù distinti, per così dire, i "decessi" più recenti da quelli più lontani nel tempo); eventuali eccezioni andrebbero, di volta in volta, giustificate.
[87]
Se nella "Divina Commedia" leggiamo "lo mio maestro", per esempio, nessuno può certo pensare di usare oggi l'articolo "lo", in contesti analoghi, giustificandosi col fatto che lo abbia adoperato addirittura Dante.
[88]
Massimo Arcangeli
[89]
Chiara scrive:
[90]
9 novembre 2009 alle 22:54
[91]
Ho sentito tante volte la parola 'destrorso' per indicare il contrario di mancino.
[92]
Può essere considerata corretta?
[93]
Oppure è giusta 'destrimane'?
[94]
O 'destrimano'?
[95]
A volte ho sentito anche 'destro'..
[96]
linguista scrive:
[97]
9 novembre 2009 alle 23:17
[98]
"Destrorso" per 'destro' (di mano) è piuttosto diffuso nell'uso corrente.
[99]
Si dovrebbe però adoperare per indicare piuttosto qualcosa che tende, gira, procede verso destra ("scrittura destrorsa", "movimento destrorso", ecc.); il termine giusto per riferirsi a chi usa generalmente la mano destra per scrivere, impugnare un oggetto o fare una infinità di altre cose è "destrimano" (o "destrimane").
[100]
Massimo Arcangeli

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