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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Potrei sapere, se l'aggettivo qualificativo " minimo ", in questo caso ha funzione di avverbio: Marco è andato a fare la spesa e ha speso minimo 50 euro.
[2]
grazie.
[3]
linguista scrive:
[4]
28 settembre 2009 alle 14:56
[5]
In questo caso minimo sta per almeno, quindi si può dire che ha valore avverbiale.
[6]
Marcello Ravesi
[7]
Enrico scrive:
[8]
28 settembre 2009 alle 23:01
[9]
Mentre leggo un libro di medicina, ho notato questa frase: Nello studio di Rosemberg sono stati trattati in aperto 20 pazienti tra gli 8 e i 17 anni con un dosaggio medio di farmaco di 41 mg/die.
[10]
Nei pazienti che non rispondevano il farmaco poteva essere aumentato fino a un massimo di 60 mg giornalieri.
[11]
La mia domanda è questa: Se l'aggettivo, in questo caso " medio " viene posto dopo il nome, cioè " un periodo medio " vuol dire che appartiene alla sottocategoria dei periodi medi?
[12]
Stesso caso, quando scrive...fino a un massimo di.
[13]
Altrimenti non riesco a capire perchè si scrive "un massimo di.." generico, quando " massimo " credo possa essere solo unico e cioè " il più grande " e quindi bisognerebbe scrivere il massimo. grazie.
[14]
linguista scrive:
[15]
28 settembre 2009 alle 23:06
[16]
La "sottocategoria" (di "periodo") vale sia per "periodo medio" che per "medio periodo", che sono entrambe specificazioni del sostantivo.
[17]
Quanto all'uso di "massimo"/"minimo" , col significato di "parte più grande/piccola possibile (di qualcosa)" e simili, si osservi: "massimo di"/ "minimo di" richiedono l'articolo indeterminativo (ma "fino al massimo di 60 mg giornalieri" non sarebbe agrammaticale), laddove "massimo/minimo che" (per es. "è il massimo che posso concederti", "è il minimo che puoi fare") vogliono quello determinativo.
[18]
Massimo Arcangeli
[19]
Fausto Raso scrive:
[20]
28 settembre 2009 alle 23:44
[21]
Gentili linguisti,
[22]
solo ora ho letto, nella presentazione della rubrica, che è "Un servizio di consulenza dedicato soprattutto agli studenti in ansia per la maturità ma aperto a chiunque voglia sollevare questioni sulla nostra lingua".
[23]
"Sollevare" significa 'alzare da terra', mi sembra errato o per lo meno improprio l'uso del verbo nel significato di "suscitare", "proporre" e simili.
[24]
Sono in errore?
[25]
Grazie.
[26]
linguista scrive:
[27]
29 settembre 2009 alle 00:49
[28]
Fra gli svariati significati figurati di sollevare c'è anche 'portare all’attenzione o alla discussione' un problema, una questione (De Mauro).
[29]
Francesco Bianco
[30]
linguista scrive:
[31]
29 settembre 2009 alle 01:10
[32]
Per avvalorare ciò che scrive Francesco Bianco, riporto alla lettera il lemma sollevare (o almeno una parte di esso), tratto dal Dizionario della lingua italiana di Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, più volte citato in questo blog:
[33]
«3 fig. Provocare, far sorgere una qualche reazione [SIN] suscitare: lo scandalo ha sollevato l'indignazione generale ? s. un dubbio, un'eccezione, una questione, richiamare l'attenzione su qlco. che non è stato sufficientemente valutato o considerato: gli avvocati hanno sollevato alcune eccezioni formali (...)».
[34]
Rocco Luigi Nichil
[35]
Enrico scrive:
[36]
29 settembre 2009 alle 15:42
[37]
Completando il discorso col Dott.
[38]
Arcangeli, quindi le sottocategorie: " periodo minimo, periodo medio e periodo massimo", stanno ad indicare rispettivamente una quantità che appartiene a quella sottocategoria?
[39]
Nell'esempio, se scrivo: " devi mangiare la minestra per un periodo medio di una settimana"; significa che tra i periodi medi(quelli che appartengono alla sottoclasse dei medi), ho specificato uno qualunque "medio" di una settimana?
[40]
Stesso discorso se avessi scritto: periodo minimo o periodo massimo?
[41]
Questo vale anche se scrivo: un minimo, una media o un massimo.
[42]
Cioè, quando uso l'articolo indeterminativo, stanno ad indicare che sono una quantità che appartiene a quella sottocategoria?
[43]
Quindi "un minimo di una settimana" vuol dire che tra i " minimi",che sono le quantità più ridotte ammissibili, ne ho scelto uno di una settimana?
[44]
linguista scrive:
[45]
29 settembre 2009 alle 16:20
[46]
In pratica una "sottocategoria" è qualcosa che, come già dicevo, specifica un determinato elemento linguistico.
[47]
Se dico "periodo medio", invece di "periodo", intendo dire che ho a che fare con un periodo che non è "minimo" "massimo" ma, per l'appunto, "medio".
[48]
Si può dire la stessa cosa per espressioni come "un minimo" e "il minimo": è l'articolo (determinativo o indeterminativo), in questo caso, a specificare il sostantivo "minimo".
[49]
Massimo Arcangeli
[50]
Silvio scrive:
[51]
1 ottobre 2009 alle 13:29
[52]
In lingustica cosa vuol dire: posizione sintatica non marcata.
[53]
linguista scrive:
[54]
1 ottobre 2009 alle 14:19
[55]
Nella lingua standard ci sono costruzioni sintattiche frequenti e che caratterizzano quindi lo standard stesso.
[56]
Un costrutto che si allontana da esse viene definito marcato.
[57]
Un esempio classico: se l'ordine dei costituenti verbali in italiano è spesso Soggetto Verbo Oggetto, una costruzione come una dislocazione a sinistra dell'oggetto è considerata "marcata": Carlo (S) mangia (V) la mela (O) > La mela (O) Carlo (S) la mangia (V).
[58]
Yahis Martari
[59]
renzo scrive:
[60]
2 ottobre 2009 alle 10:15
[61]
Sul dizionario della Treccani online vedo spesso dei plurali maschili con una I finale che ha l'accento circonflesso, vorrei sapere quale criterio usano per metterla e non metterla.
[62]
linguista scrive:
[63]
2 ottobre 2009 alle 10:54
[64]
L'accento circonflesso, nel caso indicato, segnala tradizionalmente i plurali in "-ii", come "odi" (= "odii").
[65]
Nella scrittura corrente, che opta in genere per "-i", è perlopiù omesso; questo vale anche per gli omografi qual è appunto "odi" (per quanto possa confondersi con la voce verbale "odi").
[66]
Massimo Arcangeli
[67]
renzo scrive:
[68]
2 ottobre 2009 alle 17:21
[69]
Mi sono spiegato male.
[70]
Avevo capito che era usato per i plurali delle parole in -io (cioè -ii) però ho visto che non è tutte le volte: in una definizione c'era scritto "vizi" senza l'accento circonflesso, eppure al singolare fa "vizio" quindi ci dovrebbe essere, e ho notato la stessa cosa anche in altre parole che terminavano con la Z; per questo mi chiedevo qual è il criterio col quale va messo.
[71]
linguista scrive:
[72]
2 ottobre 2009 alle 17:43
[73]
I ragionamenti da fare sono sostanzialmente due (le parole che terminano in "-ìo", naturalmente, formano il plurale in "-ìi": "addìo"/"addìi", "restìo"/"restìi", ecc.):
[74]
1) se il plurale di un termine in "-io" è omografo di un altro termine si potrebbe eventualmente decidere di distinguerlo da quest'ultimo con l'accento circonflesso (non è però il caso di "vizio", o di "inizio", o di "servizio"...); un dizionario dell'italiano potrebbe perciò decidere di consigliare quest'uso (magari accanto a quello corrente);
[75]
2) in tutti gli altri casi l'accento circonflesso, oltreché in via d'estinzione, è anche inutile; se un dizionario decidesse tuttavia di ammetterlo anche qui dovrebbe, coerentemente, farlo sempre.
[76]
Massimo Arcangeli
[77]
loredana scrive:
[78]
2 ottobre 2009 alle 18:17
[79]
Si può andare a capo con l'apostrofo in fondo alla riga?
[80]
linguista scrive:
[81]
2 ottobre 2009 alle 18:29
[82]
La prassi attuale preferisce evitare l'apostrofo a fin di riga, per cui è consigliabile ricorrere alle soluzioni permesse dalla divisione in sillabe.
[83]
Tuttavia andare a capo con l'apostrofo in fondo alla riga non può essere considerato un errore, perché è un uso antico e perché nella tecnica tipografica, per esigenze di composizione del testo, viene impiegato regolarmente.
[84]
Sempre da evitare è il ripristino della vocale elisa: sono assolutamente da evitare le forme "lo-uomo", "alla amica" e simili, che producono un suono sgradevole.
[85]
Nella pratica direi che è opportuno spezzare la parola prima dell'elisione ("al-l'animale", "quel-l'idea").
[86]
Simonetta Losi
[87]
Luca scrive:
[88]
4 ottobre 2009 alle 10:40
[89]
Nella frase: Giovanna è una ragazza di circa 30 anni; abbiamo il complemento di età "di 30 anni".
[90]
Potrei sapere se anche l'avverbio "circa" fa parte del complemento di età ( dato che in analisi logica l'avverbio non viene analizzato come tale, almeno che non prenda la funzione di un alttro complemento).
[91]
linguista scrive:
[92]
4 ottobre 2009 alle 13:17
[93]
In questo caso all'avverbio, dato che introduce una specificazione fondamentale, deve essere sicuramente riconosciuta la funzione di attributo del complemento di tempo (veda anche, a completamento di questa, la risposta che ho dato a un altro utente il 19/9 alle 19:36 sullo stesso argomento).
[94]
Alessandro Aresti
[95]
Sergio scrive:
[96]
5 ottobre 2009 alle 08:12
[97]
La domanda è se un superlativo possa essere preceduto da un articolo indeterminativo, o più precisamente se il sintagma nominale modificato da un sintagma aggettivale al superlativo possa essere non definito.
[98]
Per es.
[99]
"Alla luce della normativa di legge e contrattuale oggi vigente i dipendenti a tempo determinato possono essere assunti dal medesimo ente, nella medesima qualifica, per un periodo massimo di 48 mesi. Siccome "massimo" vuol dire " il più grande ammissibile"; come si giustifica l'articolo indeterminativo? oppure questo sottoinsieme indica una categoria(i periodi più grandi ammissibili) e ne viene scelto " uno più grande ammissibile " nella categoria di appartenenza?
[100]
Come nel caso in cui si scrive: l'atleta può fare un tempo massimo di tre minuti.

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