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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Se, come osserva giustamente anche lei, le strutture sintattiche (e quelle retorico-stilistiche) del romanzo manzoniano non sono certo di facile decifrazione da parte dei nostri studenti, e l'intento è di aiutarli a digerire meglio l'opera, a qual fine allestire un "monstrum" ibrido che ora mantiene e ora no le componenti dell'originale?
[2]
E come reagirebbero gli allievi alla riproposizione nel triennio della stessa opera affrontata nel biennio?
[3]
Sarei per una scelta più drastica: si aboliscano una buona volta i "Promessi Sposi" nei primi due anni delle superiori e li si leggano, se proprio li si deve leggere integralmente (ma tanti altri romanzi potrebbero prenderne tranquillamente il posto), nei tre anni successivi.
[4]
Massimo Arcangeli
[5]
Raffaella scrive:
[6]
23 settembre 2009 alle 20:16
[7]
E' possibile usare il verbo "allappare" nello scritto?
[8]
Esiste un sinonimo?
[9]
linguista scrive:
[10]
23 settembre 2009 alle 21:38
[11]
Il verbo allappare è presente da secoli nel lessico dell'italiano ed ha perciò piena cittadinanza nello scritto come nel parlato.
[12]
Si tratta di un "composto parasintetico" (che ha cioè subito un processo derivativo sia prefissale che suffissale), derivante dalla base lappa (altro nome della bardana, pianta medicinale delle Composite), con l'aggiunta simultanea del prefisso rafforzativo a(d) e del suffisso verbale -are.
[13]
Le propongo un florilegio di definizioni tratte da alcuni moderni dizionari dell'uso:
[14]
"Allegare, spec. le varie parti della bocca (anche assol.): allappare le labbra, la lingua, il palato; sentendo il sapore di qualcosa di allappante" (ALVARO) [Zingarelli 2010].
[15]
"Dal produrre sui denti o nella bocca quell’effetto astringente che hanno le sostanze acide o di sapore aspro, allegare (anche con la prep. a): l’uva acerba mi allappa la bocca; anche assol.: un frutto che allappa" [Devoto-Oli 2009].
[16]
"Detto di frutti acerbi, produrre in bocca una sensazione sgradevole, come se i denti fossero legati tra loro: a. la bocca, i denti; freq. con l'arg. sottinteso: il limone allappa" [Sabatini-Coletti 2008].
[17]
"(region.) allegare (i denti, la lingua, il palato); si dice specialmente di frutti acerbi: le banane acerbe allappano la bocca; una ciliegia che allappa [Garzanti 2006].
[18]
"Di cibi e bevande, provocare nella bocca la spiacevole sensazione di avere i denti legati: la nespola mi ha allappato la bocca; anche ass.: questa nespola allappa" [De Mauro 2000].
[19]
A titolo di curiosità, aggiungo che il vocabolo è presente, sebbene con un diverso significato (tanto da far pensare a tutt'altra parola), anche nell'incompiuta Quinta impressione (1863-1923, ferma alla lettera "O") del Vocabolario degli Accademici della Crusca; nel secondo volume dell'opera (segmento A-BUTURO), si legge (lascio inalterato, per quanto possibile il testo): "ALLAPPARE Att. Detto degli occhi vale Battere. Onde il modo In un allappare di occhi lo stesso che In un batter d occhi, In un istante. In molte parti della Toscana lappole si dicono i peli delle palpebre (...)".
[20]
Il DELIn (Nuovo Dizionario Etimologico della Lingua Italiana a cura di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli) indica come prima attestazione della voce un passo di Lorenzo Magalotti del 1693, che rimanda al significato oggi diffuso di "allegare, spec. le varie parti della bocca" (Lettere odorose).
[21]
Lo stesso riferimento a Magalotti, naturalista, oltre che letterato e diplomatico secentesco, parrebbe confortare la tesi che riporta l'etimologia della voce a lappa (per la caratteristica di attaccarsi alle vesti propria delle infiorescenze di tale pianta), contro coloro che pensano ad un'originaria forma espressivo-onomatopeica.
[22]
Quanto ai sinonimi, pochi a dire il vero, segnalo il verbo allegare, nell'accezione di "produrre sulle mucose interne della bocca e sui denti una sensazione fastidiosa, come fossero legati (in particolare in riferimento ai frutti aspri o acidi)".
[23]
Rocco Luigi Nichil
[24]
marco scrive:
[25]
25 settembre 2009 alle 19:02
[26]
Visto che si parla dei Promessi Sposi, mi sono spesso chiesto leggendo a scuola autori italiani se la lingua italiana di oggi e quella di tanti secoli fa sono la stessa cosa...
[27]
linguista scrive:
[28]
25 settembre 2009 alle 20:46
[29]
Non so a quali autori si riferisca, ma la invito a fare un piccolo esperimento.
[30]
Prenda un'edizione della Divina Commedia, la apra a caso e provi a leggere qualche verso.
[31]
Capirà più di quanto non si aspetti.
[32]
Non voglio negare che l'italiano abbia subito dei mutamenti, come qualsiasi lingua "viva"; tuttavia lo "zoccolo duro" delle strutture grammaticali e del lessico restano ancor oggi quelli dell'italiano di Dante, di Petrarca e di Boccaccio.
[33]
Non va dimenticato che l'italiano, a differenza di altre lingue, è stato per secoli una lingua dell'uso scritto, una lingua letteraria (fondata su un modello arcaizzante) cui si opponeva, nel parlato, la pluralità dei dialetti.
[34]
Per questa ragione la nostra lingua è abbastanza conservativa e consente a noi italiani del XXI secolo di leggere un canto della Commedia, un sonetto del Canzoniere o una novella del Decameron con maggiore facilità di quanta non ne abbia, per esempio, un inglese che si cimenti con i racconti di Chaucer (1343–1400).
[35]
Il problema, semmai, è la disabitudine alla lettura e il conseguente impoverimento del lessico dei parlanti attuali, dovuto a molteplici fattori (fra cui, senza dubbio, certe carenze della scuola italiana).
[36]
Su quest'ultimo argomento le segnalo il recentissimo articolo di Massimo Arcangeli S.
[37]
O.
[38]
S.
[39]
Salviamo le nostre belle parole.
[40]
Francesco Bianco
[41]
Laura scrive:
[42]
26 settembre 2009 alle 18:51
[43]
Salve,avrei bisogno del vostro aiuto!
[44]
Mentre studiavo la sintassi del periodo mi è sorto un dubbio.
[45]
La sintassi studia le relazioni sintattiche che intercorrono fra le proposizioni che compongono un periodo.
[46]
Queste relazioni possono essere di due tipi: coordinative e subordinative.
[47]
Come faccio a riconoscere se si tratta di coordinative avversative o se invece si tratta di subordinative avversative?
[48]
linguista scrive:
[49]
26 settembre 2009 alle 19:45
[50]
In primo luogo è opportuno ricordare che, quando sono coordinate, due proposizioni, a prescindere dal tipo di relazione che intrattengono (che sia avversativa o di altro genere), presentano ciascuna un'autonomia sintattica e semantica che non è invece prerogativa di una frase subordinata.
[51]
Detto questo, è vero che dal punto di vista logico-semantico una subordinata avversativa è equivalente a una coordinata avversativa: difatti la scelta tra un costrutto ipotattico o uno paratattico riguarda spesso solo il lato formale (ne è riprova il fatto che posso passare da una frase come "tu insisti ma dovresti tacere" [coord. avv.] a una come "tu insisti quando invece dovresti tacere" [princ. + sub. avv.] senza rivoluzionarne la forma o comprometterne il significato di partenza).
[52]
Tuttavia, almeno di massima, le due tipologie sono distinguibili sulla base dell'elemento che funge da introduttore: mentre una coordinazione è in genere realizzata mediante le congiunzioni ma, però, tuttavia (nei casi più tipici), una subordinata avversativa è introdotta da quando, invece, quando invece, laddove, ecc.
[53]
Alessandro Aresti
[54]
Luca scrive:
[55]
27 settembre 2009 alle 19:57
[56]
buona sera, potrei sapere perchè viene omesso l'articolo quando si dice per es.nel gergo calcistico: "se non sbaglio dovrebbe essere rigore".
[57]
Cioè, perchè il sostantivo " rigore ", rimane senza articolo? grazie.
[58]
linguista scrive:
[59]
27 settembre 2009 alle 21:32
[60]
In italiano, come in tantissime altre lingue, esistono espressioni più o meno "cristallizzate", cioè espressioni che si sono fissate nella norma più o meno esattamente in un certo modo.
[61]
Il caso che lei segnala rientra parzialmente in questa tipologia: l'italiano, non solo quello del gergo calcistico, opta generalmente per "essere rigore" (o per "essere fallo"), salvo che il sostantivo venga preceduto o seguito da altri elementi: "questo è (un) rigore, "è un rigore grande come una casa", ecc. Si aggiunga che, in una radiocronaca o telecronaca di calcio, la cancellazione di forme linguistiche "superflue" (quale potrebbe essere un articolo o una preposizione) risulta essere di grande comodità per chi, come il cronista, ha la necessità di risparmiare il più possibile, soprattutto nei momenti di maggiore velocità nello svolgimento di un'azione di gioco, sui tempi di enunciazione.
[62]
Massimo Arcangeli
[63]
mariarosaria scrive:
[64]
28 settembre 2009 alle 07:56
[65]
Salve,
[66]
si dice e si scrive "tematiche afferenti ALLA realtà del territorio" oppure "tematiche afferenti LA realtà..."
[67]
Grazie
[68]
linguista scrive:
[69]
28 settembre 2009 alle 07:58
[70]
Sono accettabili entrambi i costrutti; usi pure quello che le piace di più.
[71]
Massimo Arcangeli
[72]
luca scrive:
[73]
28 settembre 2009 alle 13:35
[74]
Avrei una richiesta che riguarda la posizione dell'aggettivo.
[75]
Se dico " una rosa gialla di due giorni ", si comunica che è "qualsiasi rosa gialla di due giorni", quindi che appartiene a tali rose, oppure che è una rosa qualunque che ha la caratteristica di essere gialla e avere due giorni di vita?
[76]
grazie.
[77]
linguista scrive:
[78]
28 settembre 2009 alle 14:13
[79]
Non so se ho capito bene la sua domanda.
[80]
Avrei bisogno di conoscere la frase in cui l'espressione "una rosa gialla di due giorni" ricorre.
[81]
In genere quando l'aggettivo qualificativo segue il nome tende ad assumere una funzione restrittiva, tende cioè a veicolare una qualità ritenuta distintiva, che si applica a uno o più oggetti della classe indicata dal nome.
[82]
Quindi, se dico "Regalami una rosa gialla di due giorni" sto comunicando al destinatario che desidero non una rosa qualsiasi, ma una rosa che è gialla e che è sbocciata da due giorni.
[83]
All'interno della classe delle rose, seleziono un singolo membro che presenta le caratteristiche X (essere gialla) e Y (essere sbocciata da due giorni).
[84]
L'intera sequenza indica un'idea complessa.
[85]
Elisa De Roberto
[86]
luca scrive:
[87]
28 settembre 2009 alle 14:23
[88]
l'esempio era questo: se vorrai entrare, porta una rosa gialla di due giorni.
[89]
Quindi,la classe è decisa dal sostantivo "rose", e non dalle rose gialle.
[90]
Cioè le rose gialle non sono una categoria?
[91]
linguista scrive:
[92]
28 settembre 2009 alle 14:52
[93]
La ringrazio per la precisazione.
[94]
Le rose gialle sono una sottocategoria all'interno della classe generale delle rose.
[95]
Mediante l'uso di due determinazioni in successione restringo progressivamente il tipo di referenti, cioè di oggetti extralinguistici, cui voglio riferirmi.
[96]
In realtà l'interpretazione dipende molto dalle conoscenze che i parlanti condividono.
[97]
Ad esempio se la frase "Se vorrai entrare, porta una rosa gialla di due giorni" rispondesse alla domanda "Quale tipo di rosa gialla devo portare?", sarebbe la stessa situazione comunicativa a dirci che il riferimento va inteso nell'insieme "rose gialle", che dunque è già presupposto come categoria distinta.
[98]
Elisa De Roberto
[99]
Silvio scrive:
[100]
28 settembre 2009 alle 14:53

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