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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Fausto Raso scrive:
[2]
19 settembre 2009 alle 00:01
[3]
Se posso permettermi, con tutto il rispetto per il prof.
[4]
Di Candia, la spiegazione del vocabolario Sabatini Coletti mi sembra piú abbordabile:
[5]
anacoluto [a-na-co-lù-to] s.m.
[6]
gramm.
[7]
Combinazione di due espressioni linguistiche, collegate tra loro per il senso ma non armonizzate sintatticamente, così che la prima resta come sospesa (p.e., questa casa, non voglio più spenderci tanti soldi)
[8]
a.
[9]
1819
[10]
Classificato nelle grammatiche scolastiche come errore, l'anacoluto è in realtà molto diffuso nella nostra e in altre lingue.
[11]
Ha la sua ragion d'essere nello svolgersi di un discorso costruito dal punto di vista semantico ma non pianificato a livello sintattico.
[12]
È tipico della comunicazione parlata e risponde alla necessità di procedere più speditamente nella manifestazione e concatenazione delle idee
[13]
linguista scrive:
[14]
19 settembre 2009 alle 00:08
[15]
In realtà - è inevitabile che ciò accada per la stringatezza a cui si è costretti nelle definizioni delle voci di un dizionario - la "necessità di procedere più speditamente nella manifestazione e concatenazione delle idee" è solo una delle ragioni che stanno alla base dell'anacoluto.
[16]
Potremmo forse sostenere che non è nemmeno la più importante, perché alla base del fenomeno vi è soprattutto l'esigenza di far partire un enunciato con quel che ci sta più a cuore (tecnicamente lo definiremmo "tema"), tanto sentita da far saltare la regolarità sintattica che, in condizioni "normali", rispetteremmo.
[17]
Prendiamo il titolo di un libro (e un film) famoso: "Io speriamo che me la cavo".
[18]
Il bambino di Arzano a cui si deve quell'enunciato, divenuto quasi proverbiale, avrebbe potuto scrivere nel suo temino "Speriamo che io me la cavo" e non gli sarebbe costato nulla in termini di produzione linguistica (le parole sono esattamente le stesse dell'esempio precedente, solo diversamente disposte).
[19]
In quell'"io" in apertura c'è però tutto il dramma della concentrazione su di e sulla propria salvezza, il dramma di un'esistenza che il piccolo autore vorrebbe vedere sottratta al destino di povertà ed emarginazione dei tanti suoi sfortunati coetanei.
[20]
La logica si fa beffe della grammatica; è quell'"io" disperato a contare davvero, a doversi prendere la responsabilità di aprire quell'enunciato.
[21]
Se poi l'enunciato non fila, se non si è più in grado di governarlo, se il "progetto" salta, pazienza.
[22]
La cosa più importante era quella parola da gridare: "io".
[23]
L'avreste mai detto che la stupefacente bellezza delle lingue potesse consistere anche della "scorrettezza" di un anacoluto?
[24]
Massimo Arcangeli
[25]
Giovanni scrive:
[26]
19 settembre 2009 alle 17:55
[27]
Potrei sapere come viene considerato l'avverbio di negazione in analisi logica? grazie.
[28]
linguista scrive:
[29]
19 settembre 2009 alle 19:36
[30]
L'avverbio non rientra strettamente nel novero delle categorie logico-sintattiche (soggetto, predicato, complementi, ecc.) oggetto dell'analisi logica (si tratta di una parte del discorso - al pari di articolo, nome, pronome, verbo, ecc. - e, come tale, è individuato e descritto dalla cosiddetta analisi grammaticale).
[31]
Se stiamo però alle sue mansioni, esso può svolgere il ruolo di attributo di un verbo, un aggettivo, un sostantivo o un altro avverbio.
[32]
La considerazione vale anche per l'avverbio di negazione in contesti quali, rispettivamente: "non ho detto nulla", "non bello", "non docente", "non male"; a il caso in cui l'avverbio di negazione riassume il senso di un'intera frase: "Vuoi venire al cinema? No".
[33]
Alessandro Aresti
[34]
Giovanni scrive:
[35]
20 settembre 2009 alle 19:50
[36]
Grazie.
[37]
Quindi se analizzo una frase dove c'è una negazione nel predicato verbale, questa viene considerata in analisi logica insieme al predicato verbale e fa parte di esso?
[38]
linguista scrive:
[39]
20 settembre 2009 alle 21:25
[40]
Esattamente.
[41]
L'avverbio andrà considerato in tal caso un "modificatore" del verbo e perciò, nell'analisi logica, un suo attributo (un aggettivo, analogamente, è attributo del sostantivo a cui si riferisce).
[42]
Massimo Arcangeli
[43]
Giovanni scrive:
[44]
21 settembre 2009 alle 14:53
[45]
Nella frase:"Questo paesino è delizioso, ci vivo benissimo".
[46]
La particella avverbiale "ci", sta a significare "in questo luogo".
[47]
Vorrei sapere se si può considerare come complemento di stato in luogo? grazie.
[48]
linguista scrive:
[49]
21 settembre 2009 alle 15:20
[50]
In questo caso ci è un avverbio di stato in luogo.
[51]
Poiché la frase può essere riformulata con vivo benissimo in questo paesino, la particella può considerarsi logicamente un complemento di luogo.
[52]
Marcello Ravesi
[53]
Giovanni scrive:
[54]
21 settembre 2009 alle 16:24
[55]
grazie per la vostra tempestività e gentilezza.
[56]
Vorrei chiedervi un'altra cosa:in una frase dove c'è una congiunzione che collega due frasi semplici,in analisi logica la congiunzione non viene considerata come elemento da analizzare?. es:Davide mangiò un panino "perchè" era affamato.
[57]
linguista scrive:
[58]
21 settembre 2009 alle 17:11
[59]
La frase Davide mangiò un panino perché era affamato è un’unità comunicativa complessa in cui il connettivo perché introduce una proposizione causale (dunque: perché era affamato).
[60]
Marcello Ravesi
[61]
Giovanni scrive:
[62]
22 settembre 2009 alle 10:57
[63]
Buongiorno,Vorrei porre una domanda sulla posizione dell'aggettivo.
[64]
Se dico: "un cane dalmata di tre anni"; l'aggettivo "dalmata" contraddistingue tali cani e quindi uso l'articolo indeterminativo, oppure l'indeterminatezza dell'articolo dipende dal nome solamente?
[65]
linguista scrive:
[66]
22 settembre 2009 alle 11:13
[67]
Non mi è chiaro se la domanda riguardi la posizione dell'aggettivo oppure la scelta dell'articolo.
[68]
Riguardo quest'ultima, si può dire che la scelta fra l'articolo determinativo e quello indeterminativo è legata al contesto: si direbbe "il cane dalmata di tre anni" se ci si volesse riferire a un cane di cui si è già parlato in precedenza, mentre si userebbe il sintagma "un cane dalmata di tre anni" nel caso si trattasse di un cane cui non si è ancora mai fatto accenno.
[69]
Ho chiarito il suo dubbio?
[70]
Francesco Bianco
[71]
Giovanni scrive:
[72]
22 settembre 2009 alle 11:39
[73]
Grazie Dott.
[74]
Bianco.
[75]
Il dubbio riguardava l'articolo indeterminativo.
[76]
Quindi il fatto di scegliere l'articolo indeterminativo, non dipende dal fatto che il cane appartiene a quella categoria di cani?
[77]
linguista scrive:
[78]
22 settembre 2009 alle 12:20
[79]
La scelta dell'articolo dipende generalmente da due fattori: 1) il fatto che si stia parlando di un elemento nuovo o di un elemento noto; 2) il fatto che si stia parlando di una intera "classe" o di un suo unico membro.
[80]
Le fornisco degli esempi:
[81]
1.
[82]
Luigi ha comprato un cane (elemento nuovo) e un gatto.
[83]
Il cane (elemento noto, essendosene parlato nel periodo precedente) è di razza dalmata.
[84]
2.
[85]
Ho incontrato un cieco guidato da un cane (individuo singolo): è proprio vero che il cane (ovvero: la categoria dei cani) è il migliore amico dell'uomo.
[86]
Ci sono naturalmente anche altri elementi che regolano la scelta, ma la norma generale è questa.
[87]
Il fatto che il cane del suo esempio sia dalmata (e abbia tre anni), ad ogni modo, non crea nessun ostacolo.
[88]
Può infatti trattarsi tanto di un cane "nuovo" (un cane dalmata di tre anni) quanto di uno già noto (nel qual caso, essendone state già determinate la razza e l'età, si potrà forse dire semplicemente "il cane", a meno che non ci sia la necessità di distinguerne uno specifico da altri nominati in precedenza); allo stesso tempo, possiamo riferirci a un unico animale (ho visto un cane dalmata di tre anni), ma anche allintera categoria dei dei cani dalmata che hanno tre anni di età (il cane dalmata di tre anni è un animale particolarmente delicato).
[89]
Francesco Bianco
[90]
Giovanni scrive:
[91]
22 settembre 2009 alle 12:48
[92]
Vorrei chiedere un ultima cosa al Dott.
[93]
Bianco.
[94]
Nella frase: " Devi studiare un periodo minimo di tre giorni".
[95]
In questo caso quindi, si può dire che "un periodo minimo", appartiene alla categoria dei periodi minimi?
[96]
Un come succede quando si parla di categorie di pugilato etc.?
[97]
linguista scrive:
[98]
22 settembre 2009 alle 13:43
[99]
Quelli che ho enunciato in precedenza sono principi generali, che offrono un primo orientamento sulla questione della scelta dell'articolo.
[100]
Esiste poi una ricca e variegata casitica, alla quale le grammatiche dedicano più pagine di quelle che ci si potrebbe aspettare.

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