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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Grazie
[2]
linguista scrive:
[3]
12 settembre 2009 alle 17:07
[4]
Fra "appoggio" e "apporto", è preferibile il primo (eventualmente, al suo posto, "aiuto" o "sostegno") ma anche il secondo è usabilissimo.
[5]
In casi del genere è utile prendere un esempio concreto, senza però esagerarne la portata risolutiva - perché, con altri esempi, la cosa potrebbe prendere una piega diversa -, e giocare un po' con le varie, possibili sostituzioni.
[6]
Se parto dall'enunciato "Per la tua bella iniziativa puoi contare sul mio supporto (morale)" e intervengo a modificarlo sostituendo "supporto (morale)" con le voci che stiamo discutendo ottengo: "Per la tua bella iniziativa puoi contare sul mio appoggio"; "Per la tua bella iniziativa puoi contare sul mio aiuto"; "Per la tua bella iniziativa puoi contare sul mio sostegno"; "Per la tua bella iniziativa puoi contare sul mio apporto" (quest'ultimo suona forse un po' meno efficace dei tre precedenti ma è inappuntabile).
[7]
Massimo Arcangeli
[8]
antonella scrive:
[9]
14 settembre 2009 alle 09:51
[10]
Chiedo cortesemente quale sia l'articolo più appropriato al nome "suocero": "lo" suocero, oppure "il" suocero?
[11]
Per quanto mi riguarda va usato "lo", ma ho visto che la maestra di mio figlio ha usato "il"....
[12]
Grazie
[13]
linguista scrive:
[14]
14 settembre 2009 alle 10:06
[15]
Davanti ai nomi maschili che iniziano con consonante - tranne z, x, h, s + consonante, ps, gn - si usa l'articolo "il".
[16]
L'uso di "lo" davanti a "suocero" è da interpretarsi come regionalismo.
[17]
Marco Gargiulo
[18]
Gianluca Erriu scrive:
[19]
14 settembre 2009 alle 11:19
[20]
Chiedo gentilmente di risolvermi un dubbio nella frase: "Una volta raggiunto il risultato terapeutico atteso, il trattamento va protratto per un periodo minimo di 1-2 anni".
[21]
In questa frase "di 1-2 anni" risulta essere complemento di qualità o di quantità? oppure se è corretto ritenerlo interpretabile da un giudizio di merito.
[22]
Inoltre mi piacerebbe sapere se l'aggettivo "minimo" della suddetta frase, conferisce una certa caratteristica al sostantivo "periodo", facendolo quindi rientrare in una categoria, in questo caso nella categoria "i periodi minimi" e quindi per questo motivo si usa l'articolo indeterminativo scrivendo nella frase: un periodo minimo di...
[23]
Ugualmente vorrei capire il significato quando viene usato il sostantivo " un minimo di..." dovrebbe appartenere alla categoria dei " minimi" quindi di quelle quantità più ridotte ammissibili? grazie.
[24]
linguista scrive:
[25]
14 settembre 2009 alle 11:40
[26]
Il complemento di 1-2 anni può essere classificato tra i complementi di quantità.
[27]
Rientrano in questa categoria i complementi di peso o misura ("Luca pesa più di un quintale"), di abbondanza e privazione ("La mia città abbonda di viali alberati"), di estensione ("Il parco si estende per molti chilometri"), di distanza ("La casa di Mario dista due chilometri dal centro"), di stima ("Il quadro è stato valutato diecimila euro") e di prezzo ("La sua automobile costa ventimila euro").
[28]
Poiché l'estensione temporale indica ovviamente un quantità, è legittimo ritenere che anche la specificazione del tempo sia espressa mediante un complemento di quantità.
[29]
La selezione dell'articolo indeterminato non dipende tanto dalla presenza dell'aggettivo minimo, quanto dal fatto che l'entità individuata dal nome periodo ha un valore indeterminato (non se ne conosce ad esempio la data di inizio).
[30]
Se però avessimo già avuto modo di parlare di questo periodo, avremmo potuto dire "Il trattamento va protratto per il periodo minimo di 1-2 anni cui si è già fatto riferimento nel paragrafo precedente".
[31]
Vengo alla sua terza domanda.
[32]
L'espressione un minimo di individua come lei stesso osserva una quantità più ridotta possibile.
[33]
Questo superlativo sintetico, passibile di essere usato sia in senso assoluto sia in senso relativo, trova un corrispondente nel superlativo analitico piccolissimo o nel superlativo relativo analitico il più piccolo.
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Elisa De Roberto
[35]
Antonio S.
[36]
Macrì scrive:
[37]
14 settembre 2009 alle 12:05
[38]
Buongiorno,
[39]
negli ultimi anni è sempre più diffuso, nel linguaggio parlato e scritto, l'utilizzo delle forme "certo che !" e "certo che no!";
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ad orecchio mi sembrano forme scorrette, ma non ho trovato alcuna conferma o smentita alla mia "sensazione"...
[41]
Qualcuno può aiutarmi?
[42]
Grazie.
[43]
linguista scrive:
[44]
14 settembre 2009 alle 13:34
[45]
Vediamo se riesco ad aiutarla.
[46]
Le espressioni certo che ! e certo che no! rientrano nel dominio della pragmatica: sono infatti forme rafforzate di assenso o diniego, il cui statuto è legato alla situazione comunicativa più che a fattori grammaticali.
[47]
Ragionare in termini normativi può essere fuorviante, ma possiamo comunque interrogarci sul grado di formalità/informalità di queste espressioni, che comunque compaiono nel Grande dizionario italiano dell'uso diretto da Tullio De Mauro senza che ne sia specificata la marca d'uso.
[48]
Ora, in quanto rafforzativi, certo che ! e certo che no! si rivelano particolarmente frequenti nei registri informali della lingua o nei discorsi che vogliono essere enfatici; nei registri più formali o nelle situazioni comunicative in cui si richiedono toni misurati e neutri le due espressioni si rivelano marcate, perché troppo "affettive".
[49]
Non si tratta di innovazioni recenti: dallo spoglio della Letteratura italiana Zanichelli risulta che la prima attestazione di certo che ! compare nelle Prediche senesi di Bernardino da Siena (1427).
[50]
Altre occorrenze si ritrovano nella Ricreazione del savio di Daniello Bartoli, nelle commedie di Goldoni e di Pirandello, nello Zibaldone di Leopardi e in molte altre opere (specialmente nei discorsi diretti).
[51]
Alcuni di questi testi (le prediche di Bernardino, le commedie di Goldoni e di Pirandello) si caratterizzano per la notevole adesione ai moduli del parlato; altri (le opere di Bartoli e di Leopardi) mostrano invece come anche nei testi maggiormente orientati all'argomentazione l'autore possa sfruttare a fini persuasivi e stilistici l'affettività insita in alcune espressioni linguistiche.
[52]
Non stupisce dunque che le due modalità di affermazione e diniego che stiamo analizzando abbondino nei testi scritti contemporanei, sia come mezzi di riproduzione del parlato, sia come strumenti per dare enfasi al discorso.
[53]
Se ci rivolgiamo ad aspetti più propriamente grammaticali, certo che ! e certo che no! richiedono varie riflessioni.
[54]
Sebbene non esistano studi specifici su tali strutture, è possibile ipotizzare che siano nate dall'espressione certo che... seguita da un predicato verbale o nominale ("Vieni alla festa?" "Certo che vengo!").
[55]
In un secondo momento il predicato verbale o nominale (che in genere riprende quello della domanda posta dall'interlocutore) sarebbe sostituito dagli avverbi e no, denominati del resto "olofrastici" proprio perché possono rimpiazzare un'intera frase o proposizione.
[56]
Questa è però soltanto un'ipotesi, che dovrebbe essere convalidata da studi più approfonditi.
[57]
Un'ultima annotazione.
[58]
La stessa struttura ricorre nello spagnolo: Claro que (ma, come mostra l'attestazione in Bernardino da Siena, è da escludere qualsiasi ipotesi di calco).
[59]
Elisa De Roberto
[60]
Gianluca Erriu scrive:
[61]
15 settembre 2009 alle 10:46
[62]
In riferimento alla risposta della Dott.ssa De Roberto, grazie per la risposta riguardo al complemento di quantità e le altre domande da me fatte.
[63]
Avevo il dubbio perchè il Tantucci considera queste determinazioni come complemento di qualità.
[64]
Es.: una fossa di quindici piedi; una flotta di ventisette navi; un macigno di ottanta chili; un giovane di diciotto anni.
[65]
Gradirei oltrettutto sapere, se l'aggettivo "minimo" è da ritenersi superlativo assoluto nella frase:"Una volta raggiunto il risultato terapeutico atteso,il trattamento va protratto per un periodo minimo di 1-2".
[66]
Per quanto riguarda l'altra domanda sul sostantivo " un minimo di...." es: devi stare a letto un minimo di tre giorni".
[67]
In questo caso il sostantivo "minimo" appartiene alla categoria delle quantità più ridotte possibili?
[68]
Dico questo perchè nella sua risposta leggo che "minimo" individua UNA QUANTITA' PIU'RIDOTTA POSSIBILE e lei usa l'articolo indeterminativo.
[69]
Grazie pe la Vs. cortese attenzione.
[70]
linguista scrive:
[71]
15 settembre 2009 alle 14:08
[72]
Mi sembra molto interessante il fatto che il Tantucci consideri tali sintagmi nell'ambito dei complementi di qualità (che rispondono alle domande "di che qualità?", "come?", "con quali caratteristiche?").
[73]
Mi riservo di approfondire la questione.
[74]
I superlativi minimo e massimo possono essere usati con valore relativo se non è espresso il gruppo cui si riferisce la qualificazione: la frase "Ha lavorato con il massimo impegno" può significare sia 'Ha lavorato con grandissimo impegno', ma anche 'Ha lavorato con il maggior impegno di cui era capace'.
[75]
L'interpretazione dipende dalla possibilità o meno di individuare un insieme di riferimento con il quale mettere a confronto la sequenza "nome + superlativo".
[76]
Ma accanto ai superlativi assoluto e relativo, esiste una terza classe di elementi in cui poter far rientrare alcuni usi di minimo e massimo , cioè la classe degli "elementi polari".
[77]
Gli elementi polari permettono di fare riferimento a una scala argomentativa di condizioni utili o meno per il raggiungimento di un determinato scopo.
[78]
Il concetto di polarità dei superlativi non è in genere trattato nelle grammatiche; tuttavia, mi sembra che spieghi in modo soddisfacente l'esempio cui lei fa riferimento.
[79]
"Un periodo minimo di 1-2 anni" è la condizione sufficiente affinché il trattamento sia valido: in questo caso, non ci interessa chiederci se il periodo in questione sia il più breve nell'ambito di una serie di periodi o se sia un periodo piccolissimo.
[80]
Lo stesso dicasi per un minimo di nella frase "Deve stare a letto per un minimo di tre giorni" (frase che in fondo non significa altro che "Devi stare a letto almeno tre giorni"): "un minimo di" indica una quantità più ridotta possibile ma utile al raggiungimento dello scopo.
[81]
Tali impieghi, sui quali si discute da tempo in ambito semantico, esulano dalle categorie grammaticali tradizionali.
[82]
Spero di aver risposto.
[83]
Grazie a lei per la domanda.
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Elisa De Roberto
[85]
Gianluca Erriu scrive:
[86]
15 settembre 2009 alle 15:10
[87]
Per quanto mi riguarda, ha risposto in maniera ottima.
[88]
Mi veniva assai difficile trovare una collocazione precisa o quantomeno ragionevolmente valida riguardo gli argomenti che le ho posto.
[89]
Grazie ancora per la sua attenzione.
[90]
Luca Piroddi scrive:
[91]
18 settembre 2009 alle 16:37
[92]
Buonasera, vorrei sapere gentilmente la definizione di anacoluto, grazie
[93]
linguista scrive:
[94]
18 settembre 2009 alle 17:50
[95]
In termini generali, per "anacoluto" si intende il cambiamento del progetto sintattico iniziale di una frase, la quale prende così strade non prevedibili rispetto all'avvio.
[96]
Il tipo di anacoluto più caratteristico, al quale normalmente si fa riferimento con questo termine, è quello per cui si tende ad avviare una frase con il soggetto logico (che ha maggiore rilevanza ai fini di quel che poi si dirà) attribuendogli la normale posizione del soggetto grammaticale (la parte del discorso che si riferisce a chi compie l'azione espressa dal verbo), e posponendo quindi tutto il blocco che vi fa riferimento.
[97]
Nei "Promessi Sposi", ad esempio, troviamo attestato "Il primo che va in giro di notte gli faremo la pelle", in cui il soggetto grammaticale sottinteso è "noi", ma ad avviare il costrutto è un soggetto logico che di fatto non compie l'azione e resta pertanto "sospeso".
[98]
Si tratta di un procedimento diffusissimo nell'italiano popolare e nella prosa che a questo si ispira, tant'è che lo troviamo frequentemente in andanti e proverbi quali "Chi pecora si fa, il lupo se lo mangia", "Tanti galli a cantar non fa mai giorno", ecc.
[99]
Spero di aver risposto in modo esauriente alla sua domanda.
[100]
Alessandro Di Candia

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