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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Cioè si scriverà: all'Avana o a L'Avana?
[2]
Dell'Avana o di L'Avana?
[3]
Dall'Avana o da L'Avana?
[4]
Grazie, cordiali saluti
[5]
linguista scrive:
[6]
24 agosto 2009 alle 19:09
[7]
Può usare entrambe le grafie, ciascuna delle quali ha i propri sostenitori.
[8]
Le segnalo, sull'argomento, la risposta data qualche tempo fa da Yahis Martari a un utente con un dubbio analogo (11/06/2009 alle 9:09:24).
[9]
Francesco Bianco
[10]
linguista scrive:
[11]
24 agosto 2009 alle 19:12
[12]
La questione è in effetti, come sottolinea Francesco, assai dibattuta.
[13]
I rilievi di Yahis sull'esattezza del nome (o del titolo di un'opera) che, con l'assorbimento dell'articolo, verrebbe meno, sono giustissimi.
[14]
Nondimeno, se proprio vuole un'opinione personale, in questi casi (salvo ovviamente situazioni particolari: "Raccogliere fondi per L'Aquila", non certo *"pell'Aquila") io preferisco adottare la soluzione più "naturale": non direi mai, come immagino nessuno direbbe mai, "Sono de L'Avana" o "Domani vado a L'Aquila".
[15]
Massimo Arcangeli
[16]
Giorgio scrive:
[17]
26 agosto 2009 alle 16:17
[18]
Ho ricevuto una mail da una collega svedese che conosce l'italiano in maniera abbastanza approfondita.
[19]
Al termine del messaggio mi scrive "divertiti la finesettimana" che mi ha immediatamente fatto pensare ad un errore.
[20]
Peró riflettendoci sopra mi sono fatto alcune domande:
[21]
-finesettimana scritto tutto attaccato esiste come termine nella lingua italiana o é una semplice trasposizione della versione inglese di weekend?
[22]
- Perché se fine e settimana sono entrambi termini femminili, finesettimana diventa maschile?
[23]
La ringrazio anticipatamente per la risposta.
[24]
Distinti saluti
[25]
Giorgio
[26]
linguista scrive:
[27]
26 agosto 2009 alle 16:38
[28]
"Finesettimana" non è accettato dalla norma corrente, e sarebbe anche francamente brutto e inutile.
[29]
Sul resto ha risposto tempo fa, in modo ineccepibile, Rocco Luigi Nichil (di seguito il suo "responso").
[30]
Massimo Arcangeli
[31]
Deve considerare "fine settimana" un’unica parola, come "ferro da stiro" o "stanza da bagno".
[32]
Tecnicamente siamo di fronte a polirematiche o unità lessicali superiori: gruppi di parole aventi un significato unitario, non desumibile da quello delle parole che lo compongono’.
[33]
Per declinare o definire il genere di tali espressioni, che si comportano in modo affatto simile ai composti, sarà opportuno individuarne la testa, ovvero l’elemento che costituisce la parte fondamentale di un composto o di un sintagma (ad es. "pesce" nel composto "pescecane", "tenore" in "celebre tenore dell’Opera").
[34]
Nel nostro caso, la testa della locuzione "fine settimana" non è "settimana", come si potrebbe pensare, ma "fine".
[35]
Ora, sebbene oggi la parola fine con il significato di momento in cui qcs. finisce, conclusione’ sia sicuramente di genere femminile, si il caso che in questa accezione, nell’italiano antico e nel linguaggio poetico tradizionale, "il fine" e "la fine" potevano alternarsi molto più frequentemente di quanto accada nell’uso corrente (pensi ai versi leopardiani e quando sarà giunto il fine / della sventura mia, "Le Ricordanze", 95-97), in cui il genere maschile si è cristallizzato nella locuzione "il lieto fine"; per questa via allora il termine può essersi lessicalizzato nella forma maschile invariabile (del resto si può anche dire "il fine Ottocento", "il fine Millennio", ecc.).
[36]
Si aggiunga che "fine settimana" è un calco dell’inglese "week-end" (la sua prima attestazione in italiano è del 1932), e non sarà pertanto da escludere un’influenza di quest’ultimo, che in italiano è accompagnato dall’articolo maschile (ad es.: ho trascorso il week-end al mare).
[37]
Rocco Luigi Nichil
[38]
pers scrive:
[39]
26 agosto 2009 alle 18:46
[40]
"prurire" da cui deriva "prudere" può essere considerato a sua volta un verbo pienamente italiano.
[41]
Anche se snobbato da molti dizionari l'ho trovato sul Treccani e anche sul De Mauro.
[42]
linguista scrive:
[43]
26 agosto 2009 alle 19:19
[44]
Si tratta del perfetto equivalente italiano, marcato dai vari dizionari con una bella croce (quando lo attestano) perché non più in uso, del lat. class. prurire, di cui "prudere" rappresenta un'"evoluzione".
[45]
Qualcuno, in passato, ha interpretato quest'ultimo come il risultato della contaminazione con "rodere", ma è ipotesi poco probabile; meglio pensare a quella che tecnicamente si definirebbe "dissimilazione" (r-r > r-d), accompagnata da un passaggio di coniugazione (-ire > -ere).
[46]
Massimo Arcangeli
[47]
pers scrive:
[48]
27 agosto 2009 alle 10:17
[49]
Ricollegandomi a una vostra vecchia discussione sul superlativo di amiche, "amicissime"; in rete ho trovato una regola secondo cui i suffissi -issim[o,-a,-i,-e] andrebbero aggiunti alla parola prendendone come forma base sempre il maschile plurale - ovviamente quando esistente, perché, per esempio, per "femmina" non esiste.
[50]
Mi chiedo però se sia una vera regola di carattere generale e con valore prescrittivo - come quella sulla base del suffisso -mente per gli avverbi -, perché sulla grammatica del Serianni non ne ho trovata alcuna menzione esplicita.
[51]
linguista scrive:
[52]
27 agosto 2009 alle 10:44
[53]
Si tratta effettivamente di una "regola di carattere generale", come si evince anche dalla discussione a cui fa riferimento: "belli" > "bellissimo"; "maschi" > "maschissimo"; "mistici > "misticissimo"; "romantici" > "romanticissimo"; ecc. Come ogni regola che si rispetti, però, anche quella di cui parliamo ha le sue brave eccezioni: da "porci" (l'esempio che facevo) mi dovrei aspettare "porcissimo", ma l'italiano normativo esige "porchissimo". Se la presunta "-i" del maschile plurale, in realtà, non c'entra, perché è la prima "i" di "-issimo" a condizionare le varie forme, si tenga tuttavia presente che il maschile plurale di certi nomi è fondamentale per applicare correttamente la regola.
[54]
Se voglio ottenere il superlativo di "amico" non posso semplicemente agganciare "-issimo" al termine e, oplà, il gioco è fatto; devo invece partire da "amici", perché, se partissi da "amico", otterrei "amichissimo" e non "amicissimo".
[55]
Massimo Arcangeli
[56]
Jeko scrive:
[57]
27 agosto 2009 alle 21:31
[58]
Un piccola curiosità a cui spero vogliate rispondere: l'espressione dialettale "ndo coio coio" diffusa in tutta Italia a che dialetto appartiene e cosa vuol dire?
[59]
e poi dovendola inserire in un dialogo qual è la sua esatta grafia.
[60]
Grazie
[61]
linguista scrive:
[62]
27 agosto 2009 alle 21:51
[63]
Espressione romanissima.
[64]
Significa "dove colgo, colgo" (che è un po' come dire: "come va, va") e si dovrebbe scrivere 'ndo' cojo cojo ('ndo' Belli e Trilussa l'avrebbero scritto "indove").
[65]
Meglio però sopprimere, perché appesantirebbe la forma, l'apostrofo finale della prima parola e scrivere perciò 'ndo cojo cojo (fra parentesi: ricorderà senz'altro "Ma 'ndo vai se la banana non ce l'hai?" di "Polvere di stelle").
[66]
Massimo Arcangeli
[67]
Lucia scrive:
[68]
28 agosto 2009 alle 12:14
[69]
Il maiuscolo stampatello deve essere accentato, per esempio nell'indicazione toponomastica di città?
[70]
Grazie.
[71]
linguista scrive:
[72]
28 agosto 2009 alle 12:49
[73]
L'accento, quando previsto dalla norma, dev'essere sempre messo, indipendentemente dal carattere adoperato (anche se, purtroppo, capita sempre più spesso di veder scritto "SI" per indicare l'affermazione).
[74]
Massimo Arcangeli
[75]
nino scrive:
[76]
29 agosto 2009 alle 07:00
[77]
Vorrei ritornare su un argomento che mi sta particolarmente a cuore.
[78]
Desidero sapere se può essere utilizzato (oppure no) l'apostrofo dopo un articolo che precede una sigla.
[79]
Ad esempio, si deve scrivere "l'F.B.I." oppure "la F.B.I."?
[80]
Si scrive "l'L.P." oppure "il L.P."?
[81]
Si scrive "l'N.D.O." (NUMERO D'ORDINE) oppure "il N.D.O."?
[82]
Ripeto, sono interessato a sapere come si scrive più che come "si dice".
[83]
Grazie.
[84]
linguista scrive:
[85]
29 agosto 2009 alle 07:31
[86]
Sulla questione, come le aveva già fatto notare Alessandro Aresti, non c'è accordo fra gli studiosi (e l'uso è vario).
[87]
La mia posizione in materia, una volta tanto, è tuttavia molto lineare, pur avendo una diversa percezione degli infiniti esempi che si potrebbero fare.
[88]
Non scriverei mai "il LP" (o "il L.P.") o "il FBI", come più d'uno fa, ma non condannerei inappellabilmente "la FBI" (facendo un ulteriore sforzo potrei ammettere anche "lo FBI").
[89]
La ragione è molto semplice: parto proprio dalla pronuncia (lettera per lettera) e applico il procedimento alla scrittura.
[90]
Da "elle ppi" ed "effe bbi ai" non posso che ottenere "l'LP" (= "l'elle ppi") e "l'FBI" (= "effe bbi ai" o all'inglese, semplificando, "ef bi ai") o appunto, al limite, "la FBI" (= "la effe bbi ai") e "lo FBI" (= "lo effe bbi ai").
[91]
Lo stesso procedimento si può tranquillamente adottare a tutti i casi analoghi, compreso "NDO" (= "l'enne ddi o").
[92]
Se segue sempre questa regola può stare piuttosto tranquillo, perché è quella che pochi le potrebbero contestare.
[93]
Massimo Arcangeli
[94]
nino scrive:
[95]
29 agosto 2009 alle 16:54
[96]
Grazie per la risposta.
[97]
E, in tutta umiltà, condivido la sua posizione sul numero infinito degli esempi che si potrebbero fare prospettando soluzioni diverse da quelle esposte.
[98]
Tipo "la home page" oppure "l'home page" ecc. ecc.
[99]
rosy scrive:
[100]
31 agosto 2009 alle 10:53

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