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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Nel primo caso "capo" è un X (il "capobranco" è il capo di un branco, come potrebbe esserlo di una stazione); nel secondo "sali" non è un X e "scendi" non è un Y (il "saliscendi" non è il *sali di uno *scendi e nemmeno lo *scendi di un *sali); nel terzo "soluzione" è un X (la soluzione è di comodo, come può essere provvisoria, di continuità, ecc); nel quarto "di violenza" non è un X e "premeditata" non è un Y (se avessimo detto "atto di violenza premeditata" il sintagma sarebbe stato endocentrico, con testa "atto").
[2]
Massimo Arcangeli
[3]
Luca scrive:
[4]
10 agosto 2009 alle 08:05
[5]
Gentile Professor Arcangeli, grazie: è stato davvero chiaro.
[6]
Se possibile vorrei però esser illuminato rispetto a ciò cui alludevo nel precedente messaggio.
[7]
In rete ho trovato del materiale che afferma, distinguendo tra composti e sintagmi..:"tutti i tipi di composti posson esser sia endocentrici che esocentrici(....
[8]
)un sintagma al contrario è sempre endocentrico.
[9]
La grammatica dunque non può contare su un'unica nozione di 'testa':la stessa nozione è diversa a seconda che si tratti di morfologia o sintassi"
[10]
grazie ancora.
[11]
Luca
[12]
linguista scrive:
[13]
10 agosto 2009 alle 09:01
[14]
Dipende anche dal significato che attribuiamo a "testa"; nella prospettiva di Scalise la nozione di "testa" non può essere applicata allo stesso modo a composti e sintagmi.
[15]
Quanto a questi ultimi, potremmo accettare di considerare tali, come faceva il distribuzionalismo classico (quello di Bloomfield) e come fanno ancora diversi studiosi, anche strutture enunciative complesse, per esempio quelle del tipo SVO ("Gianni guida piano"), SV ("Maria sta mangiando"), VO ("Piove a dirotto") o quelle che vedono susseguirsi una principale e una dipendente.
[16]
Nell'interpretazione di Bloomfield "Gianni guida piano", "Maria sta mangiando" e "Piove a dirotto" sarebbero stati tutti sintagmi endocentrici (testa: V), ma in realtà, più correttamente, un rapporto predicativo dovrebbe intendersi come esocentrico, un rapporto attributivo, appositivo e (con alcune limitazioni) avverbiale come endocentrico.
[17]
In questa prospettiva "Gianni guida piano" e "Maria sta mangiando" sarebbero sintagmi esocentrici, "Piove a dirotto" (nel quale il modificatore avverbiale svolge una mansione che gli antichi avrebbero definito "aggettivale", essendo sostanzialmente l'avverbio un "aggettivo del verbo") un sintagma endocentrico.
[18]
In questo settore, comunque, la ricerca deve ancora chiarire molti punti oscuri e bisogna inoltre stare attenti a non dare nulla per scontato.
[19]
Per gli stessi modelli che potrebbero sembrare di più sicura classificazione non mancano controesempi: anche un composto del tipo N+A, che dovrebbe in teoria poter selezionare facilmente il determinante (A) a partire dal determinato (N, la testa), può essere in realtà senza testa, e cioè esocentrico (come nel caso, citatissimo, di "pellerossa").
[20]
Massimo Arcangeli
[21]
Carlo Marcucci scrive:
[22]
10 agosto 2009 alle 22:39
[23]
Gentilissimo Arcangeli,
[24]
le chiedo un chiarimento su un argomento sicuramente già trattato in passato.
[25]
E' corretto dire : 'il 15% delle donne è vissuto in campagna '
[26]
oppure 'il 15% delle donne sono vissute in campagna'
[27]
Grazie per il tempo che dedicherà alla risposta.
[28]
linguista scrive:
[29]
10 agosto 2009 alle 23:26
[30]
l'abbiamo già trattato, ma per un caso un po' diverso.
[31]
In quello che propone lei la soluzione con il verbo al plurale è largamente ammessa dalle grammatiche e anche molto adoperata (si tratta di un classico esempio di concordanza a senso, come avviene anche in questo enunciato: alla manifestazione c’erano un centinaio di facinorosi).
[32]
Preferibile, tuttavia, il modello con il verbo al singolare, accordato correttamente con il soggetto dell'enunciato.
[33]
Massimo Arcangeli
[34]
lucio scrive:
[35]
12 agosto 2009 alle 18:30
[36]
Ho delle domande sull'elisione della preposizione "da".
[37]
So che per non confonderla con "di", oggi è permesso eliderla solo in un numero ristretto di casi, quali formule cristallizzare - traggo dalla grammatica Serianni -: "d'ora in poi/ avanti, d'altronde, d'altra parte,", ma io aggiungerei anche dal DOP: "d'altro canto/lato"; esistono altri casi oltre a questi?
[38]
Poi, l'altro quesito riguarda la formula "d'accordo", dove penso che la D elisa stia sempre per "di", quindi credo che si possa scrivere riguardo due amici "che vanno d'amore e d'accordo", ma che in una lettera commerciale si debba sempre scrivere: "...come da accordo le invio..." , o sbaglio?
[39]
linguista scrive:
[40]
12 agosto 2009 alle 19:04
[41]
I casi di elisione di "da" che segnala sono quelli generalmente riconosciuti tali dalle varie grammatiche; non tutti, però, sono "cristallizzati": possiamo dire o scrivere sia "d'ora in poi/in avanti" che "da ora in poi/in avanti".
[42]
Quanto a "d'accordo", la sua osservazione è correttissima.
[43]
Il tipo "da accordo" non solo suona come più formale rispetto al concorrente (e dunque in linea di principio più adatto a una lettera commerciale), ma, se fa esplicito riferimento a un accordo tra interlocutori fra i quali non c'è un rapporto di familiarità (o tra parti, giuridicamente parlando), è l'unica soluzione "diafasicamente" - si legga: sul piano del registro linguistico - percorribile e, per giunta, ha una semantica avvertita come più ristretta: "d'accordo" 'secondo l'accordo o gli accordi' ma anche 'ok, va bene' da un lato, "da accordo" 'secondo l'accordo o gli accordi' dall'altro.
[44]
Massimo Arcangeli
[45]
lucio scrive:
[46]
13 agosto 2009 alle 08:05
[47]
Io ho riportato soltanto quelli perché, come dice lei, sono quelli che ho riscontrato sulle grammatiche e sui dizionari, però mi chiedo se la lista si esaurisce qui.
[48]
"D'allora", per esempio, sta sempre per "di allora" o può stare anche per "da allora..."?
[49]
linguista scrive:
[50]
13 agosto 2009 alle 08:29
[51]
Mi limiterei, per l'elisione, ai casi menzionati ("fin d'allora" a parte); è pur vero tuttavia che nell'uso, specialmente se a essere a contatto sono due vocali identiche, si tende a "risparmiare": "d'allora", "d'allora in poi", "pizza d'asporto" (lo si legge spesso sui pieghevoli pubblicitari di pizzaioli e ristoratori), ecc.
[52]
In margine alla sua prima domanda, per risolverle il dubbio residuo su "d'accordo", il suo "pensiero" è giusto: "d'accordo" è riflesso di un anteriore "di accordo" (Francesco De Sanctis, nella sua "Storia della letteratura italiana", usa "erano di accordo con...", in una novella del Verga troviamo "d'amore e di accordo", nel "Marchese di Roccaverdina" di Capuana "essere di accordo con...", "andava di accordo con...").
[53]
Il parlante comune, ovviamente, in genere non avverte la distinzione a monte fra "da accordo" e "d'accordo" [= "di accordo"].
[54]
Massimo Arcangeli
[55]
Ron scrive:
[56]
13 agosto 2009 alle 10:15
[57]
Un capoverso di un articolo su Repubblica.it, di qualche giorno fa, cominciava con "26".
[58]
Non ho tenuto traccia dell'indirizzo o dell'argomento, però mi ha colpito questo particolare.
[59]
E' ormai accettabile che i numeri comincino un capoverso o sono io a essere vecchio stampo, perché avrei scritto "Ventisei"?
[60]
linguista scrive:
[61]
13 agosto 2009 alle 11:20
[62]
Va da , ovviamente, che se il numero che apre un capoverso (o un titolo) indica una data non può esserci nulla da obiettare.
[63]
Detto questo, però, va registrata la sempre più diffusa tendenza a utilizzare le scritture numeriche, anziché quelle alfabetiche, nei diversi ambiti dell'italiano, compreso il settore giornalistico (in cui gioca un suo ruolo anche l'esigenza di stringatezza, dettata da spazi tiranni), e nei più diversi contesti, come nell'esempio da lei segnalato.
[64]
In quest'ultimo caso una tendenza che, salvo eccezioni (come quella indicata), non sono ancora pronto ad accogliere.
[65]
Massimo Arcangeli
[66]
lucio scrive:
[67]
13 agosto 2009 alle 12:11
[68]
Nei giornali trovo molto più sensato l'uso della cifre che non delle lettere anche per i numeri bassi, perché è provato che la scrittura in cifre aiuta la memorizzazione del dato e soprattutto la confrontabilità.
[69]
Se uno scrivesse che il pil della tal nazione è X è quello della tal altra Y in lettere ci vorrebbe un sacco per raffrontare le due grandezze.
[70]
fedorico scrive:
[71]
14 agosto 2009 alle 11:30
[72]
Ma perché tutti si ostinano a dire che Birichino si scrive solo con una C! ho letto che il teminie è di origine emiliana e io sono emiliano, e possono giurarvi che qui tutti lo pronunciano con due CC, Biricchino.
[73]
Inoltre ho letto che deriva da briccone o da birucco, entrambi con due CC.
[74]
Perché allora i dizionari ammettono soltanto quella con una e non si decidono ad ammettere anche quella con due visto che l'originario era senz'altro così
[75]
linguista scrive:
[76]
14 agosto 2009 alle 12:07
[77]
Sull'origine ha quasi sicuramente ragione; la voce è di probabilissima provenienza emiliana (le testimonianze sette- e ottocentesche dell'area ce l'hanno tramandata sia con una che con due "c").
[78]
Quanto alla norma vigente, che esige "bichirino" (ma, da parlante romano, dico "biricchino" anch'io), si dovrà in questo caso tener conto anche dell'orientamento della nostra tradizione letteraria fra Otto e Novecento: pochi i casi di "biricchino" (da De Amicis a Pirandello, che però predilige di gran lunga l'altra versione), molti quelli di "birichino" (D'Azeglio, Collodi, Fogazzaro, Carducci, Pascoli, Svevo, ecc.).
[79]
Massimo Arcangeli
[80]
fedorico scrive:
[81]
14 agosto 2009 alle 19:07
[82]
Vada pure per la tradizione letteraria ma perché considerare Biricchino addirittura errato nei dizionari, quanto si ammette Obbiettivo senza tante remore. e dire che biricchino ha dalla sua per lo meno l'origine e anche la pronuncia.
[83]
linguista scrive:
[84]
14 agosto 2009 alle 20:09
[85]
Non mi sento proprio di darle torto.
[86]
Massimo Arcangeli
[87]
marialuisa scrive:
[88]
16 agosto 2009 alle 09:38
[89]
Salve!
[90]
Mia figlia sostiene che l'espressione " Quasi sia" che usiamo spesso in casa, inserita in frasi del tipo:" Ti ingozzi di dolci? e quasi sia ti eri messo a dieta!
[91]
" sia da ritenersi esclusivamente gergale.
[92]
E' sempre così?
[93]
grazie
[94]
Marialuisa
[95]
linguista scrive:
[96]
16 agosto 2009 alle 10:34
[97]
"Quasi sia" per 'comunque sia' è un'espressione dialettale diffusa in particolare in area salentina (senz'altro a Lecce).
[98]
Più che un gergalismo, perciò, è una forma condizionata dal fattore geografico.
[99]
Massimo Arcangeli
[100]
linguista scrive:

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