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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
La mia opinione in merito gliela ribadisco.
[2]
La marea di francesismi che ha sommerso il nostro paese nel Settecento non ha arrecato alcun danno alla stabilità dell'italiano e alla sua capacità di rinnovarsi e rigenerarsi internamente; analoghe riflessioni, credo, si potrebbero avanzare per le recenti ondate di anglicismi.
[3]
Questo non vuol dire però che dobbiamo supinamente accogliere tutto quel che l'angloamericano pretende di diffondere: se esiste un buon equivalente italiano di un determinato termine inglese dobbiamo adoperarlo e, se ne abbiamo la possibilità (da formatori, per esempio), dobbiamo sensibilizzare gli altri perché facciano lo stesso.
[4]
Quanto al suo quesito, la distinzione che lei fa è molto sottile; se consideriamo l'etimo di "destituito", e teniamo altresì conto del suo significato letterario di 'privato' (anziché 'privo'), è comunque legittima.
[5]
Massimo Arcangeli
[6]
Renato Sollima scrive:
[7]
5 agosto 2009 alle 16:16
[8]
Io sono meno ottimista per almeno due motivi:
[9]
a)nel Settecento le classi colte e snobistiche avevano minore capacità di penetrazione degli attuali potentissimi mezzi di comunicazione di massa che plasmano i giovani;
[10]
b)allo stato attuale è determinante il ritmo travolgente delle innovazioni tecnologiche che impone l'acquisizione tumultuosa di neologismi.
[11]
Questi elementi, uniti ad una mania insensata di scimmiottamento, possono creare danni irreversibili.
[12]
Ad es. termini italiani come "elaboratore" e "puntatore" sono morti quasi prima di nascere per l'uso di parole assai meno appropriate come "computer" (oggetto che conta) e "mouse" (topo).
[13]
Ma "de hoc satis" e speriamo bene
[14]
Maria scrive:
[15]
5 agosto 2009 alle 20:17
[16]
Buonasera!
[17]
Secondo lei come si può chiamare, in un programma scolastico, il periodo che uno studente degli istituti tecnici/professionali fa in un'azienda?
[18]
Tirocinio, apprendistato, pratica o altro?
[19]
grazie!
[20]
linguista scrive:
[21]
5 agosto 2009 alle 21:40
[22]
Il termine corretto, lo stesso che si usa in ambito universitario, è "tirocinio".
[23]
Massimo Arcangeli
[24]
Maria scrive:
[25]
5 agosto 2009 alle 21:49
[26]
La ringrazio per la celere risposta.
[27]
matteo scrive:
[28]
6 agosto 2009 alle 12:18
[29]
La parola "sottoscala" è da considerarsi un composto o un prefissato?
[30]
Se è vero che esistono sia composti formati con la preposizione "sotto", sia prefissati in "sotto-", come si può fare a riconoscerne la natura, anche alla luce del fatto che i vocabolari non differenziano le due serie?
[31]
linguista scrive:
[32]
6 agosto 2009 alle 13:05
[33]
Una forma come "sottoscala", a seconda delle scuole di pensiero, può essere effettivamente classificata tra i composti o i prefissati.
[34]
Direi che in casi del genere deve valere il buon senso.
[35]
Se limitiamo la possibilità di applicare il concetto di composto a quelle parole in cui il primo (un prefisso, un prefissoide o assimilati) o il secondo (un suffisso, un suffissoide o assimilati) elemento formativo abbiano una forte autonomia semantico-lessicale, allora "sottoscala" rientrerebbe fra i prefissati; "sotto-", che pure può essere adoperato come forma autonoma, rientra infatti tecnicamente nelle parole che si definirebbero "sinsemantiche" (comprendenti articoli e preposizioni e, rispetto alle parole "autosemantiche", meno semanticamente rilevanti).
[36]
Saremmo invece senz'altro di fronte a composti nel caso di "portacenere" o "tossicodipendente".
[37]
Massimo Arcangeli
[38]
Fausto Raso scrive:
[39]
6 agosto 2009 alle 18:21
[40]
A proposito di "sottoscala", il Treccani in rete considera la parola come "prefissata" ("sotto-" e "scala").
[41]
Concorda, quindi, col prof.
[42]
Arcangeli.
[43]
matteo scrive:
[44]
7 agosto 2009 alle 11:45
[45]
Sto scrivendo una tesi sulla prefissazione e gradirei dei suggerimenti in merito.
[46]
Sergio Scalise, nel suo volume "Le strutture del linguaggio. Morfologia" (Il Mulino, 1994), utilizza la parola "sottoscala" come esempio di composto con la preposizione "sotto", contro le forme prefissate con il formante "sotto-" ("sottocommissione", "sottotenente", ecc.).
[47]
Alla radice della scelta di Scalise, che a prima vista parrebbe antieconomica (perché differenziare le varie forme inizianti per "sotto"?), vi è in realtà una sottile riflessione.
[48]
Partendo dal presupposto che tutte le categorie lessicali superiori concorrono a formare dei composti in italiano (nomi, verbi, aggettivi, preposizioni), l'autore sostiene che le parole come "sottoscala" sarebbero dei composti esocentrici, poiché farebbero riferimento ad una "testa" esterna, che veicola ("percola") le caratteristiche sintattiche che lo contraddistinguono (categoria lessicale, genere, ecc.).
[49]
Utilizzando le parole di Maurizio Dardano, diremo che la parola "sottoscala" ha come frase soggiacente "X[testa] che è sotto la scala".
[50]
Al contrario, in parole come "sottocommissione" la "testa" sarebbe interna, a destra, e corrisponderebbe alla seconda parte del derivato (base), secondo la canonica disposizione dei termini prefissati.
[51]
Il modo per verificare se una parola è un prefissato o un composto, secondo Scalise, sarebbe il test sintattico "è un", che consente in modo logico di individuare la "testa" di un termine.
[52]
Siamo ovviamente in una delle varie scuole di pensiero di cui parla il prof.
[53]
Arcangeli.
[54]
Ora, considerando che quanto stiamo dicendo varrà per l'intero insieme delle parole formate con prefissi derivanti da preposizioni e avverbi, è pur vero che altre scuole preferiscono non differenziare e ricondurre tutte le forme inizianti per "sotto" al dominio dell'omonimo prefisso.
[55]
Il problema tuttavia resta insoluto, poiché già più di un secolo fa Darmesteter negava il processo di prefissazione, riconducendolo al più ampio campo della composizione.
[56]
Dal canto suo, Tekav?i?
[57]
(in "Grammatica storica dell'italiano") scava un solco profondo fra i prefissi "non liberi" (s-, ri-, pre-, ecc.) e quelli invece che derivano da preposizioni e avverbi, che vengono anche visivamente avvicinati ai composti.
[58]
Nelle mie letture mi è parso di capire che la moderna letteratura scientifica (a parte Scalise) opta al contrario per riconoscere la specificità della prefissazione.
[59]
I vari linguisti concordano inoltre nel dire che le varie forme prefissate sarebbero accumunate da ragioni di ordine semantico (il prefisso veicola informazioni semantiche, piuttosto che sintattiche).
[60]
Se è vero tuttavia ciò che scrive Scalise a proposito del test "è un"e di "sottoscala", non sarebbero principalmente informazioni di ordine sintattico a dettare le leggi che sono alla base dei vari processi di formazione. So bene che il campo della morfologia non riflette le leggi sintattiche, ma se le parole come "sottoscala" appartengono alla categoria dei composti (che, si sa, sono più legati alla sintassi), uno studio analitico su tali forme non potrà forse rivelare che, come voleva Darmesteter, queste rientrano nell'ambito della composizione?
[61]
O, come è forse probabile, sto solo perdendo tempo affannandomi in inutili ricerche sintattiche?
[62]
Quanto poi all'analisi dei dizionari, devo dire che questi aiutano poco, poiché spesso non differenziano fra composizione e prefissazione: le parole "derivato" e "composto", che contraddistinguono la prefissazione, la prima, e composizione, la seconda, sono spesso sovrapposte e confuse (alcuni dizionari riportano ad esempio per "biscotto", "composto di bis- e cotto", e per "lavastoviglie", "derivato di lava e stoviglie").
[63]
Ci terrei a conoscere la sua opinione in merito, grazie.
[64]
linguista scrive:
[65]
7 agosto 2009 alle 17:54
[66]
Sul comportamento in merito dei dizionari, naturalmente, non posso che concordare.
[67]
Quanto al resto, provo a spiegare, e in parte a ribadire, la mia posizione.
[68]
Cosa distingue "sottoscala" da "sottotenente"?
[69]
Tratti semantici della testa a parte (non animata e "non figurata" in un caso, animata e "figurata" nell'altro), niente: un "sottoscala" è un 'X che sta sotto una scala', un "sottotenente" un 'X che sta sotto un tenente'.
[70]
Diverso il caso di "sottocommissione", che indica sempre una 'commissione che sta sotto un'altra commissione' ma i cui componenti sono interni e non esterni alla commissione "madre", numericamente più ampia; e senz'altro diverso il caso di "sottoposto", perché qui, come in "cerebroleso", si inverte in modo lampante la direzione delle precedenti letture: 'posto sotto X'; 'leso nell'attività cerebrale'.
[71]
Si può, su questa base, pensare di poter distinguere i vari casi in cui compare "sotto-"?
[72]
se attribuiamo un ruolo centrale all'aspetto sintattico in processi formativi come quelli osservati, no se ragionamo più sensatamente in termini di economia dell'analisi (che è quanto sottolinea anche lei).
[73]
Dardano e Trifone hanno ritenuto di poter ricondurre a un solo modello i tipi "asciugamano" e "antropofago" in quanto "la frase che 'sta sotto' ad entrambi ha un predicato verbale": da "(qualcosa) asciuga la mano" si otterrebbe il primo termine, da "(qualcuno) mangia (l')uomo" il secondo; anche questa interpretazione, tuttavia, comporta non pochi problemi.
[74]
Una buona soluzione mi parrebbe perciò quella che ho già indicato: le vie della grammatica saranno pure infinite, per carità, ma quella dell'"autonomia semantico-lessicale" mi pare consenta di intraprendere un cammino meno in salita, e meno tortuso o accidentato, di altri.
[75]
Massimo Arcangeli
[76]
matteo scrive:
[77]
7 agosto 2009 alle 19:50
[78]
La ringrazio.
[79]
Luca scrive:
[80]
8 agosto 2009 alle 19:45
[81]
Gentili professori e profesoresse,
[82]
intanto complimenti davvero sinceri perchè questa iniziativa oltre che utile è anche...simpatica.
[83]
Il caso ha voluto che vi trovassi senza cercarvi proprio in concomitanza con un impegno personale relativo a studi di linguisica.
[84]
Scopro una scienza molto meno "oggettiva" di quanto mi aspettassi.
[85]
Vorrei un chiarimento per voi banale: vorrei comprender la differenza tra sintagma esocentrico ed endocentrico, anche perchè in rete trovo indicazioni non sempre omogenee (su questo come su altri termini, per altro).
[86]
Grazie davvero di cuore.
[87]
Luca.
[88]
Luca scrive:
[89]
8 agosto 2009 alle 19:49
[90]
...ci volevano proprio un paio di orrori grammaticali in un blog di linguistica: chiedo scusa, è frenesia da tastiera.
[91]
Aggiungo una cosa a quanto sopra: ho letto su materiale che ho trovato in rete che un sintagma è sempre "endocentrico".
[92]
Aiutatemi, perchè sono confuso.
[93]
Grazie ancora.
[94]
Luca.
[95]
linguista scrive:
[96]
8 agosto 2009 alle 23:53
[97]
I sintagmi e i composti endocentrici sono quelli nei quali uno degli elementi costituenti funge da testa, i sintagmi e i composti esocentrici sono quelli senza testa.
[98]
Il test che si effettua più frequentemente per verificare l'una o l'altra proprietà è questo: se uno dei componenti del sintagma o del composto soddisfa la richiesta "è un" allora il sintagma o il composto sono endocentrici, altrimenti sono esocentrici.
[99]
Un composto o un sintagma XY in cui il primo elemento non è un X e il secondo non è un Y sarà allora esocentrico, un composto o un sintagma XY in cui il primo elemento è un X o il secondo è un Y sarà endocentrico.
[100]
Facciamo alcuni esempi: "capobranco", "saliscendi", "soluzione di comodo", "di violenza premeditata".

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