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Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
2 agosto 2009 alle 16:30
[2]
Se l'argomento viene affrontato in modo serio ("scientifico") non vedo dove sia il problema, per quanto, può ben comprendere, un pizzico di pudore nel trattare di bestemmie ci possa anche stare.
[3]
Un volume o un saggio rigoroso in tema, comunque, non c'è; può solo attingere ai tantissimi materiali, della tipologia più varia, che circolano in rete.
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Massimo Arcangeli
[5]
Cecilia Casini scrive:
[6]
2 agosto 2009 alle 16:50
[7]
Gentile prof.
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Arcangeli,
[9]
nella frase "Non sono di mangiare molto, tipica del parlato, come si qualifica "di mangiare molto"? Si potrebbe definire "frase nominale appositiva", inquanto in fondo significa "Non sono un gran mangione"? Esiste questa categoria?
[10]
Grazie, cordiali saluti,
[11]
Cecilia Casini
[12]
linguista scrive:
[13]
2 agosto 2009 alle 17:12
[14]
Nel costrutto che propone, che è di un parlato (oltreché brutto) trascuratissimo, "di mangiare molto" svolge il ruolo di parte nominale di un predicato, per l'appunto, nominale.
[15]
Una "frase appositiva" - inutile indicarla come "nominale" - consisterebbe in un'apposizione (la cui funzione è quella di affiancare un nome) più complessa di quella rappresentata da un semplice sostantivo o un elementare sintagma.
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Massimo Arcangeli
[17]
emanuele scrive:
[18]
2 agosto 2009 alle 17:12
[19]
In italiano abbiamo tre coniugazioni, are ere, ire.
[20]
Nei verbi in ire è possibile quando devo usare il suffisso isc.
[21]
Perchè dico capisco e non sentisco? c è una regola per i verbi che vogliono il suffisso isc ?
[22]
linguista scrive:
[23]
2 agosto 2009 alle 17:22
[24]
Non c'è una regola precisa.
[25]
I verbi in "-ire" che presentano il suffisso "-isc-", è stato calcolato, sono poco meno di cinquecento.
[26]
In alcuni casi, andrà precisato, si può però usare sia la forma con il suffisso indicato sia quella senza: "assorbo" e "assorbisco", "nutro" e "nutrisco", ecc.
[27]
Massimo Arcangeli
[28]
Marino scrive:
[29]
2 agosto 2009 alle 17:40
[30]
Sempre più spesso venditori, presentatori ed anche giornalisti usano espressioni tipo :
[31]
"vado a presentarvi ..."
[32]
"l'oggetto che andiamo a descrivervi ..."
[33]
"vado ad illustrarvi ..." etc.
[34]
E' corretto un tale modo di esprimersi ?
[35]
Grazie
[36]
Marino
[37]
linguista scrive:
[38]
2 agosto 2009 alle 17:50
[39]
Si tratta di una brutta e abusata costruzione.
[40]
Il verbo "andare" non fa proprio andare chi lo usa da nessuna parte, in tutti i sensi, e sovrappone qui perfettamente il suo significato a quello di "venire" adoperato nei medesimi o in analoghi contesti: da "vengo a presentarvi"... al celeberrimo "Signorina, veniamo noi con questa mia addirvi..." dell'esilarante, sgrammaticata lettera dettata da Totò a Peppino De Filippo in "Totò, Peppino e la malafemmina".
[41]
Un significato, quello dei due usi fraseologici in questione ("vado a" e "vengo a"), che intende esprimere l'imminenza dell'azione di altri costrutti come "mi appresto a" o "sto per".
[42]
Massimo Arcangeli
[43]
rossana scrive:
[44]
2 agosto 2009 alle 18:20
[45]
Buongiorno, sento sempre più spesso in televisione indicare le date separando le due prime cifre con la congiunzione E.
[46]
per es. mille novecento e cinquanta.
[47]
Io direi mille novecento cinquanta senza preposizione.
[48]
C'è una regola? grazie e complimenti per la rubrica
[49]
linguista scrive:
[50]
2 agosto 2009 alle 18:56
[51]
L'inserimento di una "e" nella pronuncia di una data è senz'altro da evitare.
[52]
Rompe peraltro inutilmente l'"armonia" fra le cifre che la compongono.
[53]
Massimo Arcangeli
[54]
paolo scrive:
[55]
2 agosto 2009 alle 20:34
[56]
buongiorno
[57]
da toscano inorridisco quando sento alla televisione e trovo sui giornali l'articolo GLI riferito ai PNEUMATICI(gli pneumatici-degli pneumatici).
[58]
Io userei l'articolo I.vorrebbe essere cosi gentile da chiarirmi le idee grazie.
[59]
linguista scrive:
[60]
2 agosto 2009 alle 20:35
[61]
Per quel che riguarda l'uso dell'articolo (e quindi della preposizione articolata) col sostantivo pneumatico, si può dire che l'alternanza degli articoli il/lo e un/uno (e naturalmente dei plurali corrispondenti i/gli, dei/degli) corrispondono i primi a un registro direi più familiare, e i secondi ad un uso un po' più sorvegliato.
[62]
Sebbene niente vieti di usare gli uni o gli altri, nello scritto e negli usi più formali, si ritiene che siano più indicate le forme "lo pneumatico, uno pneumatico, gli pneumatici, degli pneumatici"
[63]
Debora de Fazio
[64]
Valerio Congeduti scrive:
[65]
2 agosto 2009 alle 21:00
[66]
Ho da sempre un dubbio: Sapevo che quando SAREBBE calata la notte, la temperatura si sarebbe abbassata oppure Sapevo che quando FOSSE calata la notte, la temperatura si sarebbe abbassata.
[67]
Ad orecchio mi stona molto sentire due condizionali nello stesso periodo come nel primo caso.
[68]
Al tempo stesso però non capisco la ragione per usare il congiuntivo, non trattandosi di eventualità (non è un’eventualità che cali la notte, è una cosa certa) di obliquità (visto che chi parla è la stessa persona soggetto del sapevo iniziale).
[69]
Grazie
[70]
linguista scrive:
[71]
2 agosto 2009 alle 21:15
[72]
Infatti non deve usare il congiuntivo ma il condizionale.
[73]
Se si fosse detto "Sapevo che quando fosse calata la nebbia, la visibilità sarebbe scesa" non ci sarebbe stato nulla da eccepire.
[74]
La nebbia sarebbe potuta calare ma avrebbe anche potuto risparmiarci disagi.
[75]
Massimo Arcangeli
[76]
giulia scrive:
[77]
2 agosto 2009 alle 21:16
[78]
"voleva sincerarsi che tutto sarebbe filato liscio il giorno dopo"
[79]
oppure:
[80]
"voleva sincerarsi che tutto fosse filato liscio il giorno dopo"?
[81]
linguista scrive:
[82]
2 agosto 2009 alle 21:25
[83]
Voleva sincerarsi che tutto sarebbe filato liscio il giorno dopo (ma, attenzione: Voleva sincerarsi che tutto fosse filato liscio il giorno prima).
[84]
Massimo Arcangeli
[85]
italia studio scrive:
[86]
2 agosto 2009 alle 21:40
[87]
non capisco proprio e non so perchè non sia errore scrivere mezzogiorno con una sola g quando si intende il meridione di una nazione (es., Italia). secondo me mezzoggiorno è la sola ed unica forma corretta, con doppia g quando è nel senso sia del mezzodì che del meridione di qualcosa, Riprova ne è che posso tranquillamente dire mezzo giorno (staccato) nel senso di mezzodì (a metà del giorno intero), ma devo raddoppiare la prima consonante immediatamente dopo la preposizione mezzo, nel senso di meridione di qualcosa.
[88]
Mezzodì è poi una eccezione e la d consonante non raddoppia dopo la preposizione mezzo.
[89]
Sbaglio o no?
[90]
Grazie e saluti.
[91]
linguista scrive:
[92]
2 agosto 2009 alle 21:45
[93]
In realtà non c'è differenza fra la parola mezzogiorno 'la dodicesima ora del giorno' e Mezzogiorno 'parte meridionale di una regione geografica, di un paese; spec. con iniz. maiusc., l'Italia meridionale'.
[94]
La forma mezzoggiorno è semplicemente errata: basta fare un rapido controllo su un qualche dizionario dell'uso per rendersene conto, ma sarebbe finanche sufficiente pensare al nome del quotidiano "La Gazzetta del Mezzogiorno".
[95]
Il problema che lei solleva è quello del "raddoppiamento fonosintattico", il fenomeno per cui, nella realizzazione orale di una frase, la consonante finale (di provenienza latina) di alcune parole si assimila alla consonante iniziale della parola successiva (nella pronucia standard, la locuzione "a casa" presenta il raddoppiamento fonosintattico della consonante velare [ak'kasa]).
[96]
Il fenomeno è particolarmente evidente nell'univerbazione di molte parole italiane: pensi alla Treccani, forma univerbata di tre cani, o ancora a parole come piuttosto (più+tosto) o affinché (dalla locuzione a fin che).
[97]
Se inizialmente, come ho già detto, a provocare il raddoppiamento era l'originaria consonante finale latina (tres, plus, ad), in un secondo momento ha avuto un ruolo primario l'accentazione della prima parola: le parole tronche, nonché i monosillabi tendono a provocare il raddoppiamento della consonante successiva (già che diviene giacché; nella pronuncia dirò poi diviene [di'roppoi]).
[98]
Di norma le parole piane (come mezzo) non provocano raddoppiamento fonosintattico: avremo infatti poiché e non poicché, ancoraché e non ancoracché, e nel parlato standard dico poi diverrà ['dikopoi].
[99]
Qualche esempio con mezzo: mezzobusto, mezzodì, mezzofondo, mezzosoprano, e così via.
[100]
Come vede in nessun caso è presente il raddoppiamento.

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