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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Ma il siciliano é una lingua o un dialetto?
[2]
Grazie per la risposta.
[3]
linguista scrive:
[4]
1 agosto 2009 alle 21:00
[5]
Un dialetto.
[6]
Massimo Arcangeli
[7]
silvia scrive:
[8]
1 agosto 2009 alle 22:07
[9]
Qual è l'espressione più corretta tra "mi sono dimenticato di (innaffiare)" o "ho dimenticato di (innaffiare)"?
[10]
Grazie
[11]
linguista scrive:
[12]
1 agosto 2009 alle 22:08
[13]
Può usare tranquillamente entrambe le espressioni.
[14]
"Ho dimenticato di..." è però più elegante (o un po' meno informale) dell'altra.
[15]
Massimo Arcangeli
[16]
cecilia scrive:
[17]
1 agosto 2009 alle 23:46
[18]
si può usare l'aggettivo resistivo (nel senso di colui che oppone resistenza)?
[19]
grazie
[20]
linguista scrive:
[21]
1 agosto 2009 alle 23:58
[22]
Il Dizionario italiano, a cura di Tullio De Mauro, a proposito dell'aggettivo resistivo, riporta come un'unica accezione "di circuito o elemento circuitale, in cui la resistenza prevale rispetto alla capacità e all'induttanza".
[23]
Si tratta quindi di un termine tecnico, che rimanda al campo dell'elettrotecnica, e può essere usato con questo significato solo se riferito ad un congegno o ad una macchina.
[24]
Rocco Luigi Nichil
[25]
Vincenzo scrive:
[26]
2 agosto 2009 alle 00:20
[27]
Perchè si dice "il fine settimana" se la parola fine è di genere femminile?
[28]
Non si dovrebbe parlare de "la fine settimana"?
[29]
Grazie
[30]
linguista scrive:
[31]
2 agosto 2009 alle 00:42
[32]
Deve considerare fine settimana un'unica parola, come ferro da stiro o stanza da bagno.
[33]
Tecnicamente siamo di fronte a "polirematiche" o "unità lessicali superiori": 'gruppi di parole aventi un significato unitario, non desumibile da quello delle parole che lo compongono'.
[34]
Per declinare o definire il genere di tali espressioni, che si comportano in modo affatto simile ai composti, sarà opportuno individuarne la "testa", ovvero l'elemento che costituisce la parte fondamentale di un composto o di un sintagma (ad es. pesce nel composto pescecane, tenore in il celebre tenore dell'Opera).
[35]
Nel nostro caso, la testa della locuzione fine settimana non è settimana, come si potrebbe pensare, ma fine.
[36]
Ora, sebbene oggi la parola fine con il significato di 'momento in cui qcs. finisce, conclusione' sia sicuramente di genere femminile, si il caso che in questa accezione, nell'italiano antico e nel linguaggio poetico tradizionale, il fine e la fine potevano alternarsi molto più frequentemente di quanto accada nell'uso corrente (pensi ai versi leopardiani "e quando sarà giunto il fine / della sventura mia", Le Ricordanze, 95-97), in cui il genere maschile si è cristallizzato nella locuzione il lieto fine; per questa via allora il termine può essersi lessicalizzato nella forma maschile invariabile (del resto si può anche dire il fine Ottocento, il fine Millennio, ecc.).
[37]
Si aggiunga che fine settimana è un calco dell'inglese week-end (la prima attestazione in italiano è del 1932), e non sarà pertanto da escludere un'influenza di quest'ultimo, che in italiano è accompagnato dall'articolo maschile (ad es.: "ho trascorso il week-end al mare").
[38]
Rocco Luigi Nichil
[39]
Diego scrive:
[40]
2 agosto 2009 alle 01:20
[41]
Salve,
[42]
avendo avuto la fortuna di imparare + lingue straniere, mi sono trovato sempre impossibilitato a trovare una parola italiana che esprima lo stato psico-fisico di una persona dopo essersi ubriacato.
[43]
Oltre all'italiano parlo altre 3 lingue, ed in ognuna di esse esiste tale parola é:
[44]
Inglese, (hang over), Spagnolo (Resacca), Danese (tømmermænd).
[45]
I dizionari le traducono come: postumi di una sbornia.
[46]
Possibile che non vi sia una parola sola per tradurre tali termini?
[47]
E se non ce l'abbiamo, sapreste spiegarne il perché?
[48]
linguista scrive:
[49]
2 agosto 2009 alle 01:27
[50]
Sinceramente non capisco bene i termini della questione.
[51]
Se cerca una parola italiana che possa rendere lo stato confusionale di un soggetto vittima dei fumi dell'alcol ne troverà a iosa in un buon vocabolario dell'uso: ebbro, ubriaco, sbronzo, avvinazzato, alticcio, brillo, inebriato, ciucco, ecc., fino ad arrivare agli slang dialettali cionco, fracico, pittato, e così via.
[52]
Se vuole al contrario conoscere un termine tecnico-scientifico che indichi lo stato di dipendenza dall'alcol troverà nel vocabolario le parole alcolista, alcolizzato, o il più ricercato ebrioso.
[53]
Il tutto senza dimenticare che si sta facendo uso di un vocabolario, che pur aggiornato, non può (o meglio non sempre può) accogliere termini dello slang quotidiano, molto spesso effimeri e destinati a scomparire (come forse pittato).
[54]
Del resto, sebbene non possa dire di conoscere come lei le tre lingue straniere di cui fa menzione, i termini hang over, resacca, tømmermænd parrebbero appartenere alla sfera del parlato piuttosto che all'ambito specialistico.
[55]
Concludendo, non è opportuno, salutare fare delle facili sovrapposizioni fra lingue diverse.
[56]
Le lingue non sono semplici liste lessicali, facilmente confrontabili e sovrapponibili fra di loro, e il problema delle traduzioni è alquanto complesso (come ricordava, fra gli altri, Umberto Eco in un suo scritto di molti anni fa).
[57]
Ogni lingua seleziona dalle altre termini nuovi per indicare concetti nuovi o (purtroppo, se è lecito dirlo) per sostitutire parole cadute in disuso; tuttavia questa osmosi non è sempre di facile lettura, di facile soluzione.
[58]
Del resto lei come tradurrebbe in italiano le circa cento parole che nella lingua eschimese indicano i diversi stadi in cui è dato trovare la neve?
[59]
Rocco Luigi Nichil
[60]
stefano scrive:
[61]
2 agosto 2009 alle 02:40
[62]
il plurale di logo resta di fatto logo o è corretto dire / scrivere loghi?
[63]
Secondo me resta logo, come il plurale di Euro (per esempio).
[64]
Oltretutto logo deriva dalla parola logotipo la quale ha come plurale logotipi e non loghitipo o tipi.
[65]
A voi l'ardua sentenza....
[66]
Saluti
[67]
Grazie
[68]
linguista scrive:
[69]
2 agosto 2009 alle 02:42
[70]
Non vi è dubbio che il plurale di logo, accorciamento del termine logotipo, sia logo, in quanto si tratta di un sostantivo maschile invariabile.
[71]
Fin qui la norma.
[72]
Ma se le dicessi che il plurale di euro è in effetti euri, cosa mi direbbe?
[73]
Certo la parola euri suona alquanto strana, ma non sarebbe certo contraria alla normale morfologia dell'italiano: pensi ai plurali di nomi maschili in -o, come auri o sauri.
[74]
Di più.
[75]
Pensi che nella lingua italiana la parola euro non è nuova, anzi esisteva già prima del 1321, se è vero come è vero che il termine, con il significato di 'vento caldo umido proveniente da sud, scirocco' ricorre nella Commedia di Dante (Paradiso, VIII, 69).
[76]
E sa qual è il plurale di euro 'scirocco'?
[77]
Proprio euri.
[78]
Ora, c'è da dire che la questione del plurale della nuova moneta ha visto impegnati i migliori linguisti italiani in un'importante disputa scientifica.
[79]
La celebre Accademia della Crusca fu investita da una serie infinita di richieste da parte degli utenti che testimoniavano i dubbi, nonché le oscillazioni nell'uso del plurale di euro.
[80]
Finché l'allora Presidente dell'istituto, il Prof.
[81]
Francesco Sabatini, scrisse (nell'opuscolo La Crusca per voi, n. 23, dell'ottobre 2001) che "sul caso di euro l’opinione che, dopo ampio dibattito, si è formata in Accademia, è la seguente: il plurale ufficiale, in lingua italiana, è invariabile, e quindi si dovrà dire un euro, due euro e così via, fino a tanti euro".
[82]
Fra le ragioni che spinsero gli accademici a pronunciarsi per la forma euro, anche se "la morfologia naturale della nostra lingua porta, è vero, a flettere i nomi, e quindi a farci dire, spontaneamente, l’euro / gli euri, sulla scia di dollaro / dollari, marco / marchi", un posto di prima importanza spetta all'"uso".
[83]
Lo stesso "uso" che lei, io, il prof.
[84]
Sabatini facciamo ogni giorno della nostra lingua.
[85]
Lei scrive "A voi l’ardua sentenza...", ed è questo forse l'errore di fondo.
[86]
Perché lei, io, nessuna istituzione potrebbe frenare l'uso che si fa della lingua.
[87]
Un maestro romano del IV secolo dopo Cristo ammoniva i suoi allievi a scrivere (in latino corretto) "columna non colomna", aqua non acqua; eppure noi oggi diciamo colonna, acqua.
[88]
La lingua "corre e non s'arresta un'ora", e i suoi mutamenti si fondano sull'errore, sull'evasione dalla norma, sulla libertà e sulla ceatività di ogni singolo parlante.
[89]
Con questo non voglio dire che non esiste una norma a cui attenersi e a cui uniformarsi.
[90]
Il mio pensiero va piuttosto alla metafora del tribunale da lei suggerita con le sue ultime parole: come scrive il prof.
[91]
Luca Serianni, nel suo saggio Il sentimento della norma linguistica, la lingua non è paragonabile ad un tribunale, con giudici ed accusati, piuttosto ad una piazza affollata, in cui ogni utente ha il diritto di esprimere la propria opinione.
[92]
Infine le dirò: oggi il plurale di logo è logo.
[93]
Ma faccia pure una ricerca sul web e cerchi la parola loghi: troverà un'infinità di siti che la utilizzano.
[94]
Perciò devo concludere che non so se domani il plurale di logo sarà ancora lo stesso.
[95]
Lo decideremo insieme forse.
[96]
Ah dimenticavo, il plurale di euro è ancora euro.
[97]
Rocco Luigi Nichil
[98]
MARCOAUGUSTO scrive:
[99]
2 agosto 2009 alle 03:30
[100]
Esiste il verbo "stallare"o "ristallare"inteso come "ristagnare"?In un vecchio "Alto Gradimento"Arbore diceva :"La conversazione stalla..."Grazie

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