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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Probabilmente perché il "corpo fonico" di s' (in soldoni, la sua lunghezza), eccessivamente ridotto, potrebbe determinare qualche ambiguità: il contesto sintattico, ovviamente, risolverebbe ogni dubbio ma sta di fatto che s' potrebbe in linea teorica stare anche per "se".
[2]
In generale, comunque, una lingua è per molti versi capricciosa o irragionevole; anche per questo, per la resistenza che oppone alla logica, alla sensatezza, alla naturalità, affascina e stupisce di continuo chi la parla e la scrive e, tanto più, chi la studia.
[3]
Massimo Arcangeli
[4]
Pina scrive:
[5]
17 luglio 2009 alle 12:12
[6]
ieri sera in una discussione venne fuori:''Che si facessero''.
[7]
E' UNA FORMA GRAMMATICALE CORRETTA?
[8]
VI RINGRAZIO.
[9]
linguista scrive:
[10]
17 luglio 2009 alle 12:27
[11]
Non capisco bene la sua domanda: morfologicamente la forma "facessero" è corretta; se sia adeguata o meno alla situazione, dipende dal contesto linguistico in cui è inserita.
[12]
Può trascrivermi tutto il testo?
[13]
Francesco Bianco
[14]
mari scrive:
[15]
19 luglio 2009 alle 17:38
[16]
...sempre preposizioni...
[17]
...mi trovo in/a Parma,nella/alla via...
[18]
...sono domiciliato in/a Parma, alla/nella via...
[19]
...abito in/a Parma, alla/nella via...
[20]
Quale preposizione è corretta?
[21]
mille grazie
[22]
linguista scrive:
[23]
19 luglio 2009 alle 18:15
[24]
Il linguaggio formulare burocratico, se applichiamo i suoi esempi a questo contesto, imporrebbe innanzitutto "in Parma": "mi trovo in Parma" (ma suona strana qui la presenza del verbo "trovare", per giunta declinato alla prima persona; piuttosto "si trova in Parma", con riferimento a un'abitazione, un locale, ecc.; "mi trovo a Parma" comunque, ammesso che lo si voglia confrontare con l'alternativa, alluderebbe a permanenza temporanea rispetto a "mi trovo in Parma"); "sono domiciliato in Parma"; "abito in Parma" (in quest'ultimo caso, che si sgancia dal burocratese di "sono domiciliato" per la presenza dell'usuale "abitare", si potrebbe adoperare anche "abito a Parma", la soluzione corrente al di fuori del contesto indicato).
[25]
Quanto a "via", preferibile senz'altro in tutte le occasioni, formali e meno formali, "in via..." (anche se "a via..." trova ampio sostegno nell'uso).
[26]
Massimo Arcangeli
[27]
Piero scrive:
[28]
20 luglio 2009 alle 22:30
[29]
La lettera maiuscola si deve usare nei nomi che indicano particolari cariche, nei titoli onorifici e sim.
[30]
Se tali nomi sono seguíti da nome proprio di persona, è preferibile come scrive Nicola Zingarelli nel suo vocabolario la minuscola? o va bene anche mantenere la maiuscola?
[31]
Il Presidente della Repubblica, ma il presidente Napolitano.
[32]
Ma se volessimo scrivere per intero il nome unito al nome proprio della persona insignita della carica, dovremmo scrivere il presidente della repubblica Napolitano o il presidente della Repubblica Napolitano?
[33]
Il ministro della giustizia Alfano o il ministro della Giustizia Alfano.
[34]
linguista scrive:
[35]
21 luglio 2009 alle 11:25
[36]
La scelta tra la maiuscola e la minuscola prima di un nome proprio è opzionale.
[37]
Non a caso si parla di maiuscola reverenziale in relazione a situazioni in cui per motivi di prestigio sociale e simili si preferisce utilizzare la maiuscola.
[38]
Debora de Fazio
[39]
Piero scrive:
[40]
21 luglio 2009 alle 13:16
[41]
Grazie molte, gentile Debora.
[42]
Ma se si optasse per la minuscola, quale sarebbe la forma esatta tra «il presidente della repubblica Napolitano» e «il presidente della Repubblica Napolitano»; «il ministro della giustizia Alfano» e «il ministro della Giustizia Alfano»?
[43]
linguista scrive:
[44]
21 luglio 2009 alle 13:38
[45]
Il bon ton ortografico esige che i nomi designanti istituzioni importanti come quelle citate siano scritti con l'iniziale maiuscola (anche quando subito dopo segue il nome della persona che ricopre la carica): quindi il presidente della Repubblica, il ministro della Giustizia, e così via.
[46]
La decisione di scriverli con la minuscola potrebbe anche ingenerare nel lettore l'idea che chi scrive nutra una sorta di ostilità nei confronti dell'istituzione.
[47]
Alessandro Aresti
[48]
Carim scrive:
[49]
21 luglio 2009 alle 13:48
[50]
L'altro giorno ho sentito una signore dire "sono amichissimi".
[51]
Ora ben sapendo che non si può usare -issimo per creare un superlativo inesistente nei sostantivi, la cosa mi fatto sorgere un dilemma: negli aggettivi che finiscono in -co e -go, e che al plurale possono fare, a seconda dei casi, -ci e -gi o -chi e -ghi, quale base bisogna prendere per ottenere correttamente il superlativo del plurale? si usa la base del singolare o quella del plurale?
[52]
linguista scrive:
[53]
21 luglio 2009 alle 14:47
[54]
Prenda il plurale: amici > amicissimi; fichi > fichissimi; carichi > carichissimi, ecc.
[55]
Alessandro Aresti
[56]
Fausto Raso scrive:
[57]
21 luglio 2009 alle 18:19
[58]
Se posso permettermi.
[59]
Forse sarebbe meglio dire che per formare il superlativo (singolare o plurale, non ha importanza)occorre togliere la desinenza e aggiungere il suffisso "-issimo". Da amico abbiamo, quindi, amic+"issimo" (amicissimo); amic+"issimi" (amicissimi)ecc.
[60]
linguista scrive:
[61]
21 luglio 2009 alle 19:21
[62]
, la procedura è quella da lei ricordata: prendere l'aggettivo al grado positivo e aggiungere il suffisso -issimo.
[63]
Per evitare però che nascano dubbi sul suono consonantico che precede il suffisso (la velare /k/ - il suono iniziale di "cane" - o la palatale /ch/ - il suono iniziale di "cena" - ?), ho ritenuto opportuno consigliare all'utente di partire direttamente dal plurale: infatti c'è il rischio che, nel creare il superlativo plurale di una parola come "amico", si opti erroneamente per un suono velare ("amichissimi", come è capitato di sentire all'utente).
[64]
Alessandro Aresti
[65]
linguista scrive:
[66]
21 luglio 2009 alle 20:23
[67]
Solo una piccola appendice alla questione "amicissimi".
[68]
La regola consigliata da Alessandro, giustissima, patisce un'importante eccezione, di quelle che, da paladino dell'uso "regolato", adoro annotare: data la coppia "porco"/"porci" dovremmo aspettarci "porcissimo" e abbiamo invece, in barba a ogni previsione, "porchissimo".
[69]
A tacere dei precedenti, e relativa sequela di piccole e grandi vicende, richiamo per l'oggi l'attraente modello rappresentato da "sporco"/"sporchi"/"sporchissimo".
[70]
Massimo Arcangeli
[71]
Rita C. scrive:
[72]
23 luglio 2009 alle 18:21
[73]
Salve.
[74]
Ho l'esame di linguistica italiana a breve e ho un dubbio: che differenza c'è tra ri- (o re-) iterativo e ri- (o re-) reversivo?
[75]
L'assistente del professore ha fatto in aula alcuni esempi.
[76]
Per intuito mi sembra di aver capito la differenza, ma vorrei essere in grado di dargli una risposta precisa se dovesse farmi qualche domanda.
[77]
Grazie.
[78]
linguista scrive:
[79]
23 luglio 2009 alle 18:30
[80]
In entrambi i casi, il prefisso re- (con il suo esito popolare ri) indica la ripetizione dell’azione espressa dal verbo.
[81]
Tuttavia, il prefisso è da considerarsi reversivo quando l’azione ripristina una determinata condizione iniziale che si è venuta modificando
[82]
Ad esempio, in una frase come mio fratello mi ha ridato indietro i soldi che gli ho prestato, il verbo ridare indica il ritorno alla condizione preesistente il passaggio dei soldi.
[83]
L’iterativo, più semplicemente, non possiede la specificazione del ripristino delle condizioni di partenza, per cui ha la mera funzione di indicare il ripetersi di un’azione.
[84]
Ad es.
[85]
ho riascoltato più volte questo brano non implica il ritorno a una condizione di partenza, ma semplicemente il fatto che chi parla abbia compiuto più volte lo stesso gesto.
[86]
Tenga comunque conto del fatto che il prefisso re- può avere numerose implicazioni semantiche: si pensi, per fare un solo esempio, alla coppia verbale amare / riamare, dove il prefisso ha lo scopo di indicare reciprocità.
[87]
Alessandro Di Candia
[88]
Rita C. scrive:
[89]
23 luglio 2009 alle 18:50
[90]
La ringrazio per la risposta.
[91]
Dunque, se mi si dovessero chiedere qualche altro esempio e se ho capito bene la sua spiegazione:
[92]
esempio di iterativo: "Gli abbiamo ri-fatto il piattino"
[93]
esempio di reversivo: "Lui ha provato a ri-pagarci della stessa moneta ma non c'è riuscito"
[94]
Giusto?
[95]
Grazie ancora e...speriamo bene per l'esame!
[96]
Rita C.
[97]
linguista scrive:
[98]
23 luglio 2009 alle 19:03
[99]
Direi che il secondo esempio (quello del reversivo) funziona.
[100]
Il primo, invece, funziona solo se il soggetto che "rifà il piattino" è lo stesso che lo ha già fatto una volta, altrimenti si torna nel campo del prefisso "ri-" con valore di reciprocità.

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