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Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
L'osservazione riguarda la frequenza d'uso di una data forma rispetto a un'altra altrettanto valida.
[2]
Non tutti i vocabolari sono concordi, nel caso specifico, nell'attribuire alla forma "bagatella" un uso meno comune: ad es., lo Zingarelli 2009 la come mera variante grafica di "bagattella", senza ulteriori precisazioni.
[3]
Ovviamente, entrambe le forme risultano corrette.
[4]
Alessandro Di Candia
[5]
Piero scrive:
[6]
25 giugno 2009 alle 21:13
[7]
, certo.
[8]
Il DOP, però, è piú affidabile in materia.
[9]
In molti dizionari, compreso lo Zingarelli, si annidano imprecisioni.
[10]
Lo Zingarelli, per esempio, riporta la parola ciononostante’ senz'alcuna precisazione.
[11]
Ma ciò’ cogemina, ragion per cui, per univerbazione, avremo cionnonostante’, meno comune rispetto al piú diffuso ciò nonostante’.
[12]
Ciononostante’, per quanto comune, è meno corretto.
[13]
Il De Mauro in linea ammette leccòrnia’ insieme con leccornía’...
[14]
linguista scrive:
[15]
25 giugno 2009 alle 21:30
[16]
Teniamo distinte le nozioni di "meno corretto" e "meno comune".
[17]
Alcune varianti meno comuni di forme normalmente usate possono risultare particolarmente raffinate; uno scrittore o un giornalista un po' snob, per esempio, può preferirle a quelle correnti proprio per distinguersi dalla "massa" dei parlanti.
[18]
Massimo Arcangeli
[19]
Piero scrive:
[20]
25 giugno 2009 alle 21:34
[21]
, certamente.
[22]
Non ho detto che bagatella’ sia sbagliata, ma solo meno comune’.
[23]
Ciononostante’, invece, voce riportata dallo Zingarelli senz'alcuna precisazione, è meno corretta’ [per mancaza di raddoppiamento fonosintattico] ma piú diffusa della corretta ma meno comune’ cionnonostante’. Normalmente s'usa la forma scissa ciò nonostante’.
[24]
Laura scrive:
[25]
25 giugno 2009 alle 22:42
[26]
Vorrei sapere perchè Claudio Magris utilizza l'aggettivo "absburgico" e il nome proprio "Absburgo".
[27]
Li ho cercati sul vocabolario con la "b" ma non ne ho trovato traccia...
[28]
linguista scrive:
[29]
25 giugno 2009 alle 23:03
[30]
"Absburgico" è variante meno comune di "asburgico", più vicina di quest'ultima al termine tedesco ("Habsburg") da cui hanno tratto origine anche gli altri adattamenti italiani "Asburgo" e "Absburgo".
[31]
Quanto alle ragioni, ciò che ho scritto nella precedente risposta si adatta tutto sommato alla circostanza:
[32]
"Alcune varianti meno comuni di forme normalmente usate possono risultare particolarmente raffinate; uno scrittore o un giornalista un po’ snob, per esempio, può preferirle a quelle correnti proprio per distinguersi dalla massa dei parlanti".
[33]
Massimo Arcangeli
[34]
Zatteo scrive:
[35]
26 giugno 2009 alle 11:34
[36]
Scrivere " stesso" invece di "se stesso" è scorretto?
[37]
linguista scrive:
[38]
26 giugno 2009 alle 11:56
[39]
Si possono usare entrambe le forme.
[40]
Per altre informazioni la rinvio alle considerazioni di Massimo Arcangeli del 09/06/09 ore 23.
[41]
53.
[42]
Elisa De Roberto
[43]
Marco scrive:
[44]
26 giugno 2009 alle 13:12
[45]
E' corretto dire "Facessero pure quello che vogliono", o bisogna dire "Facciano pure quello che vogliono" ?
[46]
linguista scrive:
[47]
26 giugno 2009 alle 13:34
[48]
L'argomento è già stato trattato da Francesco Lucioli il 05/06/09 alle ore 18.
[49]
42.
[50]
La forma corretta è "Facciano pure quello che vogliono".
[51]
L'impiego del congiuntivo imperfetto è però molto diffuso nelle varietà centro-meridionali.
[52]
Elisa De Roberto
[53]
Piero scrive:
[54]
26 giugno 2009 alle 13:40
[55]
Mi permetto di segnalare cosa dice il linguista Luca Serianni: «Affine al congiuntivo esortativo è il congiuntivo che chiameremo permissivo’: è anch'esso un congiuntivo presente che si alterna con l'imperativo alla e alla persona; è accompagnato dall'avverbio pure’ e può connotarsi ora come forma di cortesia (padre, padre, venga pure’ avanti: qui non si fanno aspettare i capuccini Manzoni, I Promessi Sposi’, V 22), ora come espressione distaccata o ironica: se li tengano pure’, i loro soldi: non ne ho bisogno; le faccende degli italiani ora sembano minime, , tornino pure’ in Italia (Bocca, Storia dell'Italia partigiana’, 361).
[56]
linguista scrive:
[57]
26 giugno 2009 alle 14:08
[58]
Ringrazio Piero della segnalazione e mi permetto a mia volta di aggiungere una piccola nota.
[59]
La questione del congiuntivo imperfetto nelle cosiddette proposizioni esortative, volitive, augurative e iussive coinvolge fattori semantici e pragmatici (cioè il rapporto tra modalità e atti linguistici).
[60]
Occorre però distinguere nettamente il congiuntivo che sostituisce l'imperativo nelle forme di cortesia ("Venga, si accomodi"), dagli altri tipi di congiuntivo iussivo.
[61]
In particolare nella frase "Facciano pure quello che vogliono", e in quella marcata in diatopia "Facessero pure quello che vogliono", si determina una concessione indirizzata a un esecutore/interlocutore che non è presente nella situazione comunicativa: questo tipo frasale può dunque rientrare nel campo delle iussive indirette (tradizionalmente classificate come esortative).
[62]
Ora, rispetto alla questione del tempo verbale, nelle frasi iussive indirette il tempo verbale selezionato è di regola il congiuntivo presente; il congiuntivo imperfetto è ritenuto un tratto substandard.
[63]
Elisa De Roberto
[64]
Daniele scrive:
[65]
26 giugno 2009 alle 14:29
[66]
Come mai alcuni verbi come SPLENDERE non hanno il participio passato?
[67]
linguista scrive:
[68]
26 giugno 2009 alle 14:43
[69]
Splendere è un verbo "difettivo" che manca del participio passato (e di conseguenza di tutte le forme composte).
[70]
I verbi difettivi (dal latino deficere 'mancare') non presentano alcune voci, o perché cadute in disuso o perché mai esistite.
[71]
Rocco Luigi Nichil
[72]
ermin scrive:
[73]
26 giugno 2009 alle 14:48
[74]
In italiano si può ottenere l'opposto di una parola facendola precedere dalla lettera S.
[75]
Così come nei seguenti esempi: vestire, svestire; velare, svelare; gelare, sgelare e via di seguito.
[76]
Gli esempi potrebbero essere numerosissimi.
[77]
Vorrei chiedere se tale regola si possa applicare anche ai seguenti casi:
[78]
candidare - scandidare (togliere la candidatura, come ho letto su un testo di Marco Travaglio;
[79]
costante - scostante (col senso di non costante).
[80]
Ringrazio per la risposta.
[81]
linguista scrive:
[82]
26 giugno 2009 alle 15:34
[83]
S- è un prefisso di largo uso che, preposto a verbi, aggettivi e sostantivi (non inizianti per vocali), può indicare allontanamento e separazione (sfuggire, scampo), opposizione (scucire, scontentezza), privazione e detrazione (sfrondare, smozzicamento), assenza o cessazione (smettere, spiovere).
[84]
Inoltre può assumere molte sfumature di significato, con funzione derivativa (sgolarsi, spaurito), intensiva (spremere), peggiorativa (svergognato).
[85]
Non si tratta di ottenere sempre l'opposto di una parola (come nei casi da lei indicati, in cui il prefisso si chiama appunto "s- privativo"), quanto di variarne il significato, in modi diversi, rispettando tuttavia alcune regole di formazione della parola che associano al prefisso (s-) una determinata base (vestire, velare, gelare).
[86]
Si parla allora di "s- intensivo" (bandiera ? sbandierare, cancellare ? scancellare [correttissimo!]), o di "s- privativo" (buccia ? sbucciare, natura ? snaturare).
[87]
Come avrà notato, in molti casi di derivati verbali, ci si imbatte in formazioni parasintetiche (formate cioè contemporaneamente da un prefisso e da un suffisso), che comportano un transcategorizzazione della base (da nome a verbo), piuttosto che in semplici prefissati, che di norma non cambiano la categoria della base (N?N, V?V, ecc.).
[88]
Se nei parasintetici convivono i due valori (intensivo e privativo) del suffisso, nelle forme prefissate, pare essere prevalente l'aspetto negativo.
[89]
Esistono inoltre dei "blocchi" di natura fonologica o semantica, che impediscono la formazione di un derivato in s-: dal punto di vista fonologico, le parole inizianti per vocale non possono fungere da base del prefisso, e di conseguenza non è dato trovare derivati in cui s- sia seguito da vocale; dal punto di vista semantico, invece, spesso la presenza di un contrario di una base, già presente nella coscienza linguistica dei parlanti, blocca la formazione di derivati in s- con lo stesso valore.
[90]
Per ciò che concerne le forme da lei indicate (scandidare, scostante), le suggerisco di consultare un dizionario dell'uso aggiornato.
[91]
Da parte mia le posso dire che, da una ricerca effettuata sul Sabatini-Coletti, i due termini, per motivi diversi, non paiono essere dei prefissati in s-.
[92]
Il primo, che non risulta presente nel dizionario, parrebbe un neologismo (forse dello stesso Travaglio?), apparentemente derivato secondo la consueta regola di formazione che associa al prefisso un verbo (candidare).
[93]
Nel secondo caso il Sabatini-Coletti indica come base della parola scostante il verbo scostare: ciò vorrà dire che sussiste un processo derivativo alla fonte, e non è la parola scostante a subirlo, quanto piuttosto la sua base (accostare passa a scostare, con cambio di prefisso, da ad a "s- separativo").
[94]
Rocco Luigi Nichil
[95]
Roberta M scrive:
[96]
26 giugno 2009 alle 16:29
[97]
Può ancora essere utilizzata la forma avverbiale ''minormente''?
[98]
linguista scrive:
[99]
26 giugno 2009 alle 16:36
[100]
Sia il Sabatini-Coletti 2003, che lo Zingarelli 2009 riportano l'avverbio minormente, marcandolo come desueto.

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