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Avete dubbi sulla grammatica? Scriveteli in questo forum e un gruppo di linguisti risponderà in tempo reale a ogni vostra singola domanda.

Language columnIl linguista
AuthorMassimo Arcangeli
Date 01 ottobre 2010


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[1]
Quindi: aborrisco il tradimento e aborrisco dal dal tradimento.
[2]
mari scrive:
[3]
13 giugno 2009 alle 14:10
[4]
Gentili Linguisti,
[5]
perdonate le mie ubbie sulle preposizioni, ma come comportarsi quando non c'è una regola precisa?
[6]
Penso che "a" e "in" siano le più ostiche.
[7]
Andare alla spiaggia o in spiaggia?
[8]
In pizzeria o alla pizzeria?
[9]
Mille grazie
[10]
linguista scrive:
[11]
13 giugno 2009 alle 14:20
[12]
Riguardo all'uso delle preposizioni non sempre siamo sostenuti da norme certe.
[13]
Una regola riguarda proprio "andare in pizzeria": nell'indicazione della direzione e della posizione nello spazio tutte le parole che terminano in "-ria", infatti, sono precedute dalla preposizione "in".
[14]
Si dice, dunque, "andare in pizzeria/birreria/salumeria".
[15]
Si usa "in" anche per "andare in spiaggia".
[16]
Se il nome comune "spiaggia" è accompagnato da un aggettivo, da un altro nome o da un complemento che lo determina, si può dire "alla": "vado alla spiaggia dell'albergo".
[17]
Simonetta Losi
[18]
Andrea scrive:
[19]
13 giugno 2009 alle 15:50
[20]
Gentili linguisti, leggo talvolta sui giornali un costrutto, secondo me, anomalo: la proposizione relativa usata come una principale, preceduta dal punto fermo.
[21]
Esempio: "L'inquinamento è nel mondo intero. Che avanza senza pause." La proposizione relativa non è una subordinata?
[22]
Grazie per la consulenza
[23]
linguista scrive:
[24]
13 giugno 2009 alle 16:05
[25]
L'uso del pronome o aggettivo relativo dopo il punto, cioè dopo una pausa forte, era abbastanza comune fra gli antichi scrittori, come forma di ripresa del discorso precedente.
[26]
Un esempio per tutti il Manzoni: "Il qual padre Cristoforo si fermò ritto sulla soglia..." (Promessi Sposi, cap. V), dove il collegamento non costituisce un nesso di dipendenza diretta come avviene nella proposizione relativa.
[27]
Oggi si registra una certa invadenza del punto fermo, che tende a sostituire, in alcuni casi, il campo degli altri segni di interpunzione.
[28]
Lo scrivente cerca, in questo modo, di ottenere effetti espressivi particolari: trasgredisce alla norma per fornire allo scritto una particolare coloritura e una maggiore incisività, oltre che per stimolare il lettore e favorire la comprensione del testo, "slegandolo" con una forzatura.
[29]
Nell'esempio da Lei citato, tuttavia, sarebbe più opportuno scrivere: "Nel mondo intero c'è l'inquinamento. Che avanza senza pause".
[30]
Non è molto giornalistico, è vero, ma evita ogni possibile ambiguità.
[31]
Simonetta Losi
[32]
cemmin scrive:
[33]
16 giugno 2009 alle 08:11
[34]
L'altro giorno in una nota trasmissione pre-pomeridiana ho letto come augurio per le vacanze "buon estate" senza l'apostrofo, ora "buon" non è solo troncamento di 'buono' al maschile, non avrebbero dovuto scrivere "buon'estate" se proprio si deve troncare quel quel buona
[35]
linguista scrive:
[36]
16 giugno 2009 alle 08:16
[37]
Ovviamente ha ragione.
[38]
Si scrive "buon uomo" (troncamento) ma "buon'estate" (elisione).
[39]
Se crede si può leggere, sull'argomento, la mia risposta del 6 giugno, ore 15,18.
[40]
Massimo Arcangeli
[41]
Piero scrive:
[42]
16 giugno 2009 alle 09:10
[43]
Salve a tutti!
[44]
Io sapevo che quando volere’, dovere’ e potere’ sono servili del verbo essere’, è d'obbligo l'ausiliare avere’.
[45]
Tuttavia m'è capitato piú volte di sentir usare l'ausiliare essere (saresti dovuto essere’).
[46]
È accettabile?
[47]
linguista scrive:
[48]
16 giugno 2009 alle 09:15
[49]
In casi del genere l'accordo viene fatto evidentemente con l'infinito anziché con il participio.
[50]
Dal momento che dico "saresti stato" posso essere indotto a dire anche, portandomi dietro "essere", "saresti potuto essere", "saresti dovuto essere", "saresti voluto essere".
[51]
Si applica cioè a "essere" la stessa norma che richiede quell'accordo quando l'infinito non è "essere": da "sono partito" si ha rispettivamente "sono potuto partire", "sono dovuto partire", "sono voluto partire".
[52]
In realtà le grammatiche (Fausto Raso, che ci scrive sull'argomento una lettera lunga quasi come un trattato, ha perfettamente ragione) optano in questo caso per i modelli "avresti potuto essere", "avresti dovuto essere", "avresti voluto essere".
[53]
Quelle stesse grammatiche ritengono magari accettabili "avrei potuto partire", "avrei dovuto partire", "avrei voluto partire" - forme che, personalmente, detesto - ma si dimostrano assai meno disponibili per "saresti potuto/dovuto/voluto essere".
[54]
Massimo Arcangeli
[55]
marco scrive:
[56]
16 giugno 2009 alle 19:58
[57]
Anch'io sento sempre più spesso dire (e vedo anche scrivere) "saresti potuto essere più gentile", "saresti dovuto essere " o altre forme così.
[58]
I nostri "classici" che dicono?
[59]
linguista scrive:
[60]
16 giugno 2009 alle 20:27
[61]
L'argomento, trattandosi di una nota "criticità" dell'italiano, meriterebbe senz'altro un approfondimento in forma di post.
[62]
Lo faremo senz'altro.
[63]
Mi limito a fornire per ora una rapida risposta.
[64]
Limitando i rlievi alla tradizione otto-novecentesca, non v'è alcun dubbio: i modelli abbracciati dai più sono "avrei potuto essere", "avrei dovuto essere", "avrei voluto essere" (e tuttavia, per esempio, Giacomo Leopardi scrive anche: "S'ingannava pensandosi d'aver fatto un eroe che fosse potuto essere a quei tempi...", nello "Zibaldone"; "sarebbe potuto essere più onorevole", nelle "Lettere").
[65]
Del motivo per il quale i concorrenti "sarei potuto essere", "sarei dovuto essere", "sarei voluto essere" si sentono sempre più spesso ho già detto; si potrebbe aggiungere che un enunciato come "ci sarebbe dovuto essere" (/"avrebbe dovuto esserci") si porta dietro, anche in questo caso, una facile estensione "analogica": da "ci sarebbe dovuto essere" a "sarebbe dovuto essere" il passo, nella percezione (ingenua quanto si vuole) di un parlante medio, è davvero molto breve.
[66]
Massimo Arcangeli
[67]
eunice scrive:
[68]
16 giugno 2009 alle 21:44
[69]
Cari linguisti,
[70]
a proposito di pronuncia, la lettera "s" quando viene usata fra vocali non dovrebbe essere pronunciata sonora?
[71]
Ho visto sul dizionario DOP la pronuncia fonetica /kàsa/ e non /kàza/ come pensavo fosse la pronuncia standard.
[72]
linguista scrive:
[73]
17 giugno 2009 alle 07:08
[74]
Anche in questo, come in tantissimi altri casi, la questione è molto complessa.
[75]
La riassumo, come al solito, brevemente.
[76]
In alcune parole di trafila popolare o, come si usa dire, di tradizione "ininterrotta" (perché la loro storia è stata continua per tutto l'arco dei secoli che dal latino volgare hanno condotto all'italiano odierno), la "s" intervocalica costituisce eccezione - ma anche questo concetto andrebbe spiegato per bene - alla norma che la vorrebbe sonora: ciò avviene in "casa" o "naso", in forme participiali come "preso", in alcuni aggettivi in "-ese" relativi a nomi di popoli ("inglese", per esempio, mentre lo standard, per "francese", esigerebbe la sonora), ecc.
[77]
Massimo Arcangeli
[78]
Valentina scrive:
[79]
17 giugno 2009 alle 11:54
[80]
Salve!
[81]
Avrei un dubbio: per ricambiare un augurio, è più corretto dire "grazie e altrettante" o "grazie e altrettanto"?
[82]
Controllando sul dizionario compare solo la seconda forma, tuttavia io ho sempre usato la prima.
[83]
Devo dedurre che ho sempre inconsciamente sbagliato?
[84]
Grazie per la risposta.
[85]
linguista scrive:
[86]
17 giugno 2009 alle 12:12
[87]
"Altrettanto" è aggettivo e pronome quantitativo, e come tale può essere declinato: "Domani verranno altrettante ragazze"; "nella stanza accanto ce ne sono altrettanti", etc.
[88]
Ma i quantitativi si adoperano anche in funzione di avverbi, e in questo caso non sono declinabili: "Buon appetito".
[89]
"Grazie, e altrettanto"; "Buone vacanze".
[90]
"Altrettanto a te".
[91]
Francesco Lucioli
[92]
Piero scrive:
[93]
17 giugno 2009 alle 12:36
[94]
Grazie della risposta!
[95]
L'uso cristallizzato nella tradizione letteraria del verbo avere’ quando volere’, potere’ e dovere’ sono servili del verbo essere non dovrebbe far testo?
[96]
linguista scrive:
[97]
17 giugno 2009 alle 12:50
[98]
Ha ragione: secondo le grammatiche, quando "dovere", "potere" e "volere" sono servili dell'infinito "essere", l'ausiliare del verbo reggente dovrebbe essere "avere".
[99]
Per la tradizione letteraria e le "facili estensioni analogiche" la rinvio comunque alle considerazioni di Massimo Arcangeli del 29/05/2009 alle 13:23:03 e del 16/06/2009 alle 20:27:21, con promessa di un post più completo ed esaustivo sull'argomento.
[100]
Francesco Lucioli

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